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  1. #136
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da Lucio Regazzo Visualizza messaggio
    Secondo me, é una applicazione della psicologia che va a formare un "sistema emergente" quindi non valutabile scientificamente con i metodi attualmente usati.
    P.S.: i farmaci non funzionano sempre, per questo si é sviluppata la farmacogenomica
    Quindi in pratica l'idea che sia uno strumento usato da qualcuno per far qualcosa è sbagliata a monte?
    E' come il matrimonio, ti illudi che sposandoti dirigerai il carroccio dove vuoi tu, e poi invece finisce con l'essere la particolare accoppiata che forma il carroccio (la nuova struttura emergente) che si sposterà dove vuole lei , e ti chiederai: ma a questo punto qua (sia in positivo che in negativo a seconda dei casi) come ci sono arrivato?

    Faccio qualche altra domanda: che tipo di sistema emergente è una psicoterapia e come lo si distingue da altri sistemi emergenti? Basta sapere che uno dei partecipanti viene riconosciuto socialmente dagli altri come psicoterapeuta?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-05-2012 alle ore 14.34.57

  2. #137
    Partecipante Esperto L'avatar di Keblish
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Ci ho riflettuto molto in questi giorni. Poi, dopo ore e ore di intensissima riflessione, sono caduto in una specie di stato ipnotico, oppure semplicemente mi sono addormentato, e ho fatto il seguente sogno:

    Arriva Cartesio e mi dice "Oh, porcoddue! devo troppo raccontarti un sogno che ho fatto stanotte, in pratica ho sognato te che venivi da me e mi dicevi che dovevi raccontarmi un sogno, un sogno in cui io venivo da te e ti dicevo che dovevo raccontarti un sogno, un sogno in cui tu venivi da me e dicevi che dovevi raccontarmi un sogno, un sogno in cui.." a quel punto mi sono svegliato e ho scritto di getto quello che segue..

    (..musichetta intrigante in background..)


    Prendiamo la terapia t.

    Si tratta di una tecnica che promette di ottenere questi due risultati:

    (1) Sviluppo o miglioramento della capacità di interpretare gli eventi in modo meno catastrofico.
    (2) Sviluppo o miglioramento della capacità di non farsi "sopraffare" dalle emozioni.

    Interpretare gli eventi in modo catastrofico significa pensare che essi possano essere causa di altri eventi (percepiti come molto negativi) senza avere basi sufficienti per pensarlo. Significa eagerare i possibili esiti negativi di un evento. Quando ti accade qualcosa, puoi decidere di interpretarla in diversi modi: alcune di queste interpretazioni possibili sono ingiustificatamente pessimistiche.

    Essere sopraffatti dalle emozioni significa non riuscire a mettere le emozioni sullo sfondo, a tenerne conto ma senza lasciarle prendere il comando totale nelle decisioni e nelle interpretazioni. Stai male per qualcosa e non riesci a vedere altro, la tua capacità di giudizio ha un campo visivo ridotto, monotematico. Ti comporti in modo automatizzato, fuggi, oppure ti disperi, senza riuscire a fermarti un attimo e controllare un minimo le tue emozioni. Le emozioni, se non sono bilanciate da una valutazione non emotiva degli eventi, possono portare a comportamenti anche pericolosi, ovviamente (un esempio ai limiti: ti incazzi, quindi ammazzi). Così come le valutazioni esclusivamente non emotive portano a comportamenti altrettanto pericolosi (ti conviene amazzare, non provi emozioni all'idea di farlo, l'idea non ti repelle affatto, quindi ammazzi). Ci vorrebbe un bilanciamento, e se sei sopraffatto dalle emozioni sei sbilanciato.

    Esempi di interpretazioni catastrofiche e di sopraffazione emotiva:

    (a) La sua ragazza lo lascia e lui pensa che nessun'altra ragazza vorrà stare con lui in futuro, quindi che la sua vita è finita, allora si chiude in casa e marcisce nel letto.
    Si può dire abbastanza ragionevolmente che in realtà non è detto che nel futuro non gli possa accadere di stare con un'altra ragazza. Non si sa come andrà in futuro, non si vede per quale motivo egli debba precludersi le possibilità future in questo modo. Questa interpretazione è catastrofica, tende ad amplificare ingiustificatamente gli esiti negativi di un evento negativo. Il soggetto fa una previsione sul futuro e dà per certo il suo verificarsi. La qualità di questa previsione dipende dal suo stato umorale attuale, che è molto negativo per via della perdita appena subìta. Probabilmente, ad un certo punto, non riesce più a mettere parzialmente sullo sfondo le proprie emozioni, e l'interpretazione quindi permane (potrebbe permanere anche semplicemente in virtù di una certa "rigidità cognitiva" e non necessariamente sulla base delle emozioni straripanti, ma non è importante qui). Tale interpretazione degli eventi poi lo porterà a un prolungamento e intensificazione della sua attuale sofferenza.


    (b) I sintomi ossessivi, lei, li ha sempre avuti, ma negli ultimi 6 anni sono diventati assai evidenti e addirittura pericolosi per la sua salute fisica. Allo stato attuale si lava integralmente circa 15 volte al giorno utilizzando spesso candeggina. È stata ricoverata per ustioni cutanee, diverse volte. Questi comportamenti sono egodistonici: non vorrebbe averli, ma li mette in atto lo stesso perché sente che se non lo facesse potrebbero accaderle cose orribili. Nello specifico, pensa che se non si lavasse così tanto svilupperebbe una qualche forma di infezione da parassiti, o altro, insomma pensa di ammalarsi e questo la fa stare malissimo. Ha provato, sotto consiglio di un medico, a non lavarsi così spesso, ma questo le ha causato degli attacchi di panico. Se non mette in atto questi rituali, va in panico. Va in panico perché interpreta l'evento "non lavarsi 15 volte al giorno" in modo che da esso conseguano certamente altri eventi sgradevolissimi per lei. Ma questa previsione, di ammalarsi se non si lavasse così tanto, non è poi così giustificata, non è giustificata neanche la certezza con la quale giudica che tale previsione si possa verificare. Il panico, l'ansia che lei prova nel momento in cui non mette in atto questi comportamenti, poi, non fa altro che esacerbare i comportamenti stessi, e non permette una verifica empirica della previsione catastrofica. Semplicemente la previsione è protetta da qualunque tentativo di valutazione. Le emozioni straripanti e le interpretazioni catastrofiche vanno a costituire un circolo che mantiene la sofferenza del soggetto.

    Ci sono un sacco di persone, la struttura della cui sofferenza è sovrapponibile a quelle descritti sopra: per comodità chiamiamole persone depresse (a) e ossessive (b). O con struttura depressa o ossessiva. Solo per comodità, eh: tenete a bada il vostro moto antipsichiatrico ..

    Alcuni vanno in depressione per alcuni eventi, altri per altri. E così per le ossessioni, alcuni hanno l'ossessione di controllare se hanno effettivamente memorizzato la tal frase ecc.. La struttura è sempre quella comunque. Nella struttura voglio farci rientrare anche il fatto che essi soffrono, e non vogliono più soffrire così tanto e per questo decidono di andare in terapia. Questo per affermare che, se un soggetto del genere non va in terapia, per me, non bisognerebbe affatto costringerlo a farlo. Se ci va, allora ok, altrimenti, ancora, ok: cazzi suoi.
    Voglio precisare, ancora, che per me questi soggetti non sono dei malati mentali, e le etichette "depressione" ecc, non sono etichette di patologie mentali. Loro sono persone, persone che stanno male in un certo modo, secondo certe modalità più o meno diffuse: le etichette denotano tali modalità di sofferenza.

    Ora, se i soggetti descritti in a e b andassero in terapia t (quella che ho descritto sopra) e la terapia funzionasse con loro, avremmo i cambiamenti descritti ai punti 1 e 2.
    Se il modello utilizzato dalla terapia t (modello che fa ricorso ai concetti di interpretazione catastrofica ecc) è un modello corretto, o un modello abbastanza corretto, allora i cambiamenti a e b, per come sono strutturate le sofferenze dei due soggetti, avrebbero come effetto una cessazione o una attenuazione della sofferenza. I soggetti, soffrendo di meno, si sentiranno meglio e quindi avranno aumentato la loro "meglitudine".

    Come mai avremmo una cessazione o una attenuazione della sofferenza?
    Abbiamo visto che la sofferenza dei due soggetti deriva dal loro interpretare gli eventi in modo ingiustificatamente (o anche, inconvenientemente) pessimistico e anche forse dal loro lasciarsi sopraffare dalle emozioni. La terapia t agisce su questi due punti: dopo di essa, saranno più capaci di generare, valutare e lasciarsi orientare da interpretazioni alternative, e non soltanto da quelle negative; riusciranno a fare previsioni sobrie, e non sbilanciate in senso negativo. Questo attenuerà le loro emozioni negative, che sono ingiustificatamente (o inconvenientemente) sproporzionate ed esclusive. Impareranno poi, a non lasciarsi sopraffare dalle emozioni, e questo a sua volta li metterà in grado di generare interpretazioni meno sbilanciate, ecc, in modo circolare.

    Se la terapia t funzionasse con loro, quindi, loro avrebbero un aumento di meglitudine dovuto alle modifiche 1 e 2.

    Sì possono valutare sia le modifiche 1 e 2, che l'aumento di meglitudine. Si mettono in piedi dei questionari, o dei test impliciti, e si valuta tramite essi la tendenza ad interpretare più o meno sbilanciatamente gli eventi a seconda delle emozioni. Lo stesso si farà per la sopraffazione emotiva. Ovviamente per poter valutare questo bisogna che i pazienti vengano valutati pre- e post-trattamento. Lo stesso si fa per la meglitudine, si valuta la sensazione di meglitudine dei soggetti. Soggetti che, volendo concludere la terapia, essendo ormai liberi di proiettarsi verso il futuro senza pessimismo o addirittura con (ingiustificato, ma conveniente forse, o forse no ma non fa niente) ottimismo, nel caso a, e in grado di fare senza ansia quello che si vuole fare durante la giornata, invece di stare li a lavarsi per ore e ore e ore, nel caso b, di tutto possono essere accusati tranne che di stare peggio di prima o come prima. E questo basterebbe anche per la questione della "meglitudine", anche senza misurala.. Ma già che ci siamo, facciamoglieli anche sti test impliciti e sti questionari..
    Questi soffrono per le dinamiche circolari che ho descritto sopra. Se tu le fotti queste dinamiche, ma le fotti bene, allora hai che questi non soffrono più, o molto meno. Poi va be', può essere sbagliato il modello dei circoli ecc, ma in quel caso allora avremmo una terapia che non funziona quasi per niente...

    Una volta che la terapia t è stata testata in questo modo, abbiamo una serie di dati, ad esempio: efficace sui depressi nel 90 % dei casi. Efficace sugli ossessivi nel 91 % dei casi. Dove si intende che circa 90 depressi su 100, finita la terapia, hanno ottenuto i cambiamenti 1 e 2 e una conseguente riduzione della sofferenza, quindi un aumento di "meglitudine".

    Una volta che abbiamo questi dati, vediamo un po' cosa possiamo fare.
    Se io soffro, ma non voglio soffrire più o lo voglio ma voglio soffrire di meno, e ho buone ragioni di pensare che la struttura della mia sofferenza sia abbastanza sovrapponibile alle strutture a o b, allora è possibile che io abbia il 90 o il 91 % di probabilità di ridurre la mia sofferenza (senza suicidarmi, ad esempio) andando da un terapeuta t (se, ovviamente, il terapeuta t riuscisse ad applicare correttamente la terapia t).
    Poi valuto le altre terapie: ci sono alcune terapie che sono state testate ma hanno una bassa efficacia, e altre che non sono state testate. Mi informo comunque e cerco di capire se i cambiamenti 1 e 2 (cambiamenti che otterrei con un 90 % di probabilità) mi garbano o se mi garbano di più i cambiamenti 4 e 5 che le altre tecniche suppongono di poter ottenere. Poniamo che sia così, cosa faccio? Io sostengo che varrebbe la pena tentare con la terapia t, anche in questo caso. Infatti, anche se non mi garbano quei cambiamenti, magari mi fanno bene lo stesso. Le altre terapie invece, buh, anche se mi garbano, magari non mi fanno bene, e poi cmq non so nemmeno con quale grado di probabilità riuscirei ad ottenere i cambiamenti che mi garbano ma che non so se sono efficaci. E se lo so, so che la probabilità è addirittura molto bassa. E poi, se io decidessi di scegliere le altre terapie, per quale motivo ciò sarebbe un problema per la questione della valutazione della psicoterapia?
    Ci sono certamente dei casi in cui il soggetto decide di andare dalla terapia meno valutata del mondo perché la giudica congruente alle sue esigenze, e ha ottimi risultati.. Trattasi della minoranza, cmq.. Poi ci sono anche i casi in cui la psicoterapia più indicata del mondo risulta inefficace con qualcuno: ma niente di obiettabile, si tratta del 10 % di cui sopra..

    La maggior parte della gente che soffre starebbe meglio se non soffrisse. Se per qualcuno "stare meglio", ha un altro significato, tipo stare peggio, tipo continuare a soffrire, o a soffrire di più, allora questo qualcun altro si fotte. La variabilità del significato di "meglitudine" si fotte. Come ho già detto, la psicoterapia non è roba per tutti..

    Poniamo il caso dei soggetti in a e b. Quale significato di "benessere" potrebbero avere in testa? Loro semplicemente non vogliono soffrire più, questo è il benessere.

  3. #138
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da keblish
    (a) La sua ragazza lo lascia e lui pensa che nessun'altra ragazza vorrà stare con lui in futuro, quindi che la sua vita è finita, allora si chiude in casa e marcisce nel letto.
    Si può dire abbastanza ragionevolmente che in realtà non è detto che nel futuro non gli possa accadere di stare con un'altra ragazza. Non si sa come andrà in futuro, non si vede per quale motivo egli debba precludersi le possibilità future in questo modo. Questa interpretazione è catastrofica, tende ad amplificare ingiustificatamente gli esiti negativi di un evento negativo. Il soggetto fa una previsione sul futuro e dà per certo il suo verificarsi. La qualità di questa previsione dipende dal suo stato umorale attuale, che è molto negativo per via della perdita appena subìta. Probabilmente, ad un certo punto, non riesce più a mettere parzialmente sullo sfondo le proprie emozioni, e l'interpretazione quindi permane (potrebbe permanere anche semplicemente in virtù di una certa "rigidità cognitiva" e non necessariamente sulla base delle emozioni straripanti, ma non è importante qui). Tale interpretazione degli eventi poi lo porterà a un prolungamento e intensificazione della sua attuale sofferenza.
    Ma tu come fai a sapere che è realmente catastrofico questo pensiero? Un tipo come quello che ho riportato in fotografia a fianco, secondo te quanto può risultare desiderabile?
    Se questo avesse trovato una ragazza carina disposta a stare con lui (in un momento di pazzia probabilmente) e questa lo avesse mollato per un altro magari più carino e più in gamba, credi davvero che il suo sia un pensiero catastrofico?
    Se resta così com'è, quasi spiantato, non bello, con pochi soldi e poco successo, che probabilità ha di trovarne un'altra? Poche, e quindi la perdita secondo me è realmente di questa portata qua. Dipende dai casi per me. Non si può dire che sia sempre "catastrofico", ossia "esagerato" un pensiero del genere, nel senso che non è rispondente alle probabilità reali in determinate condizioni.

    Io se non fossi andato con una prostituta e mo la vedevo una donna che mi piacesse nuda e dal vivo ... Viceversa avrei dovuto avvicinarmi a certi modelli di uomo per avere più successo e non mi andava per certi motivi, quindi dov'è situato il modo irrazionale di leggere e interpretare gli eventi?
    Se uno psicoterapeuta m'avesse convinto che non era vero che non possedendo determinate caratteristiche non avrei avuto realmente poche probabilità di trovare una donna ben disposta a stare con me, come mi avrebbe aiutato?

    Se non fossi stato "catastrofico" in certi sensi, da ottimista sarei stato ancora ad aspettare una relazione sessuale in certe condizioni, e per me non è meglio star di buon umore così, preferisco stare di buon umore quando ce l'ho una donna e non pensare di avere chissà quali possibilità che poi non ci sono realmente pur di stare di buon umore. Non riesco a giudicare mentalmente migliore questa situazione davvero, se sto di cattivo umore perché una donna non la vedo da anni che pensiero catastrofico ho? Per me nessuno.

    Mi piacerebbe fare una bella scommessa con gli psicologi "non catastrofisti" in tal senso. Se non si trova una bella donna entro i prossimi dieci anni disposta a far sesso gratis (insomma che sia interessata al paziente in quel senso là), tu psicoterapeuta ti spari un bel colpo di rivoltella alla tempia. Se sei così sicuro che non andranno così le cose e che è il paziente a distorcere le probabilità reali, tu non rischi quasi nulla.

    Visto che sei così sicuro che il paziente pensa in maniera catastrofica, scommetti a favore delle probabilità che possa accadere 'sta cosa insieme a lui, rischiando, così forse può risultare convincente quel che dici e racconti.

    Cosa scommetti Psicoterapeuta? Scommetti direttamente la tua vita!

    Quanto meno è remota la possibilità per il paziente di trovare questa donna, più remote saranno le probabilità che la pallottola vada a finire nelle cervella ottimiste dello psicoterapeuta e queste saranno salve.
    Io vorrei non averli pensieri catastrofici, quando la catastrofe che mi sono figurato è realmente fittizia, e non così giusto per stare di buon umore. Il buon umore per me non è un bene in sé. La mia personale sofferenza non consiste nel cattivo umore, è solo un modo per comunicare la sofferenza.

    Citazione Originalmente inviato da Keblish
    Loro sono persone, persone che stanno male in un certo modo, secondo certe modalità più o meno diffuse: le etichette denotano tali modalità di sofferenza.
    Che siano modalità che rappresentano in sé stati di sofferenza è una tua interpretazione ingiustificata. Non rappresenta usare un'etichetta come sostieni, un'etichetta equivale a dire "la persona sta di cattivo umore, così e colà", tu stai dicendo molto di più e cioé che "lo stare così della persona è equivalente a soffrire" e questo è un giudizio di valore che altre persone potrebbero non condividere.

    Essere di cattivo umore non significa avere una modalità sofferente (ossia implicitamente negativa da voler scacciare), io sto di cattivo umore quando certe cose non mi stanno tanto bene, se continuano a restar tali il cattivo umore personalmente preferisco che resti, il problema per me personalmente non consiste nel fatto che sono di cattivo umore. La sofferenza ad esempio per me consiste in tutt'altro.

    Se le stime dell'evento temuto del cosiddetto paziente catastrofista sono errate e la probabilità di trovare una donna carina ben disposta a stare con lui equivalgono alla probabilità di essere colpiti da un fulmine, tu psicoterapeuta scommetti... cosa rischi? Quasi nulla.

    A me è questa cosa qua a monte che già non mi convince più di tanto. Il liquidare velocemente certi pensieri come "catastrofici" perché producono cattivo umore, ma se la situazione è davvero di un certo tipo, e si giudica questo tipo come indesiderabile, il buon umore a che serve? Io voglio stare di buon umore quando la situazione in cui sono immerso mi piace davvero, se no chi se ne frega. Se la situazione reale non mi piace perché devo convincermi che le cose non stanno così? Per stare di buon umore?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-05-2012 alle ore 19.03.10

  4. #139
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Lucio Regazzo
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Quindi in pratica l'idea che sia uno strumento usato da qualcuno per far qualcosa è sbagliata a monte?

    Saluti
    secondo me é uno strumento che non funziona allostesso modo per tutto e tutti.
    Lucio Demetrio Regazzo

  5. #140
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma tu come fai a sapere che è realmente catastrofico questo pensiero? Un tipo come quello che ho riportato in fotografia a fianco, secondo te quanto può risultare desiderabile?
    Se questo avesse trovato una ragazza carina disposta a stare con lui (in un momento di pazzia probabilmente) e questa lo avesse mollato per un altro magari più carino e più in gamba, credi davvero che il suo sia un pensiero atastrofico?
    Se resta così com'è, quasi spiantato, non bello, con pochi soldi e poco successo, che probabilità ha di trovarne un'altra? Poche, e quindi la perdita secondo me è realmente di questa portata qua. Dipende dai casi per me. Non si può dire che sia sempre "catastrofico", ossia "esagerato" un pensiero del genere, nel senso che non è rispondente alle probabilità reali in determinate condizioni.
    Ha poche probabilità, ma qualcuna ce l'ha, infatti già la ha avuta la ragazza.. La sua previsione è catastrofica perché è perentoria: ha la sicurezza di non avere mai più una ragazza, e questo è falso.. Infatti cosa fa sto tizio? Rimane in casa per il resto della sua esistenza, e in questo modo non sfrutta le (poche) probabilità che ha di trovare una ragazza nuovamente.. Sarebbe meglio invece cercare di tentare la fortuna, e sfruttare la probabilità di un'altra tipa impazzita..

    Oppure buh, mettiamo che il tizio sia privo di tutti gli arti e dell'apparato riproduttivo.. Ancora più improbabile che trovi un'altra ragazza.. Ma è sempre meglio provarci che rimanere in casa senza fare una sega..

    Immaginiamo poi un tizio che per qualche motivo non avrà mai più la ragazza (noi siamo in questo caso onniscenti, ce l'ho ha detto dio, tipo.. e lo ha detto anche allo psicoterapeuta) eh, in questo caso allora per il tizio non c'è scampo.. La terapia, per lui, non serve.. Potrebbe rivolgersi ad altri.. No problem..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Io se non fossi andato con una prostituta e mo la vedevo una donna che mi piacesse nuda e dal vivo ... Viceversa avrei dovuto avvicinarmi a certi modelli di uomo per avere più successo e non mi andava per certi motivi, quindi dov'è situato il modo irrazionale di leggere e interpretare gli eventi?
    Se uno psicoterapeuta m'avesse convinto che non era vero che non possedendo determinate caratteristiche non avrei avuto realmente poche probabilità di trovare una donna ben disposta a stare con me, come mi avrebbe aiutato?

    Se non fossi stato "catastrofico" in certi sensi, da ottimista sarei stato ancora ad aspettare una relazione sessuale in certe condizioni, e per me non è meglio star di buon umore così, preferisco stare di buon umore quando ce l'ho una donna e non pensare di avere chissà quali possibilità che poi non ci sono realmente pur di stare di buon umore. Non riesco a giudicare mentalmente migliore questa situazione davvero, se sto di cattivo umore perché una donna non la vedo da anni che pensiero catastrofico ho? Per me nessuno.
    Non sai cosa sarebbe successo se non lo avessi fatto..
    Non so, magari ne hai altri di pensieri catastrofici, oppure no, potresti essere un caso non modellizzabile nel modo della psicoterapia t.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Che siano modalità che rappresentano in sé stati di sofferenza è una tua interpretazione ingiustificata. Non rappresenta usare un'etichetta come sostieni, un'etichetta equivale a dire "la persona sta di cattivo umore, così e colà", tu stai dicendo molto di più e cioé che "lo stare così della persona è equivalente a soffrire" e questo è un giudizio di valore che altre persone potrebbero non condividere.

    Essere di cattivo umore non significa avere una modalità sofferente (ossia implicitamente negativa da voler scacciare), io sto di cattivo umore quando certe cose non mi stanno tanto bene, se continuano a restar tali il cattivo umore personalmente preferisco che resti, il problema per me personalmente non consiste nel fatto che sono di cattivo umore. La sofferenza ad esempio per me consiste in tutt'altro.
    Non rappresentano sofferenza in sé, la rappresentano per i soggetti di cui parlo. Che quei tizi soffrono è una cosa che non dico io, né è il terapeuta a dirlo.. Sono quei tizi stessi..


    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    A me è questa cosa qua a monte che già non mi convince più di tanto. Il liquidare velocemente certi pensieri come "catastrofici" perché producono cattivo umore, ma se la situazione è davvero di un certo tipo, e si giudica questo tipo come indesiderabile, il buon umore a che serve? Io voglio stare di buon umore quando la situazione in cui sono immerso mi piace davvero, se no chi se ne frega. Se la situazione reale non mi piace perché devo convincermi che le cose non stanno così? Per stare di buon umore?

    Saluti
    Se la situazione è di un certo tipo, come nel caso famoso degli operai, allora la PSICOterapia, non serve a un cazzo.. Gli operai dovrebbero rivolgersi al sindacato, non ai terapeuti..
    Nei casi di cui io sto parlando la situazione non è tale da giustificare la qualità catastrofica delle previsioni dei soggetti.. Non è certo che il tizio non trovi piu una ragazza, quindi è meglio uscire che rimanere in casa.. Hai piu probabilità se esci !! Non è certo, che se non ti lavi 15 volte al giorno ti infestano i parassiti.. ecc..

  6. #141
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    scusa, ma tu li convinceresti con questi ragionamenti LOGICI, che sono solo tipici tuoi, del tuo modo di ragionare, oppure useresti quali mezzi?

    Secondo te, scusa Keblish, il ragazzo e la ragazza ragionerebbero come te?

    E se invece hanno altri modi?

    Tu dici che non è certo, quell'altro ti risponde che è possibile, e t'ha fregato, sembra la previsione del terremoto, moh?

    Se io mi strappo tutti i capelli durante il giorno, per dominare la mia ansia, e manco me ne accorgo, te mi verresti a dire cosa?

    che so' deficiente?

    e se mi mangiucchio tutte le unghie, uguale, ma tanto non mi convinceresti a non mangiarmele dicendomi che ho un pensiero sbagliato, perchè io ti risponderei che in quel momento non ho assolutamente nessun pensiero catastrofico o ossessivo, il mio comportamento viene dalla mia infanzia, toh, e non è in relazione con nessuna carenza presente.

    La ragazza che dici te ti dice per quale motivo lo fa, ragiona bene,è fin troppo facile come caso, e se invece non te lo dicesse perchè non lo sa?
    Ultima modifica di complicata : 07-05-2012 alle ore 21.20.25

  7. #142
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    Citazione Originalmente inviato da Keblish
    Non rappresentano sofferenza in sé, la rappresentano per i soggetti di cui parlo. Che quei tizi soffrono è una cosa che non dico io, né è il terapeuta a dirlo.. Sono quei tizi stessi..
    Ma dov'è che glielo hai chiesto? Tu prima hai riportato questa descrizione qua che fa un po' a cazzotti con questa idea che esprimi...

    (a) La sua ragazza lo lascia e lui pensa che nessun'altra ragazza vorrà stare con lui in futuro, quindi che la sua vita è finita, allora si chiude in casa e marcisce nel letto.
    Si può dire abbastanza ragionevolmente che in realtà non è detto che nel futuro non gli possa accadere di stare con un'altra ragazza. Non si sa come andrà in futuro, non si vede per quale motivo egli debba precludersi le possibilità future in questo modo. Questa interpretazione è catastrofica, tende ad amplificare ingiustificatamente gli esiti negativi di un evento negativo. Il soggetto fa una previsione sul futuro e dà per certo il suo verificarsi. La qualità di questa previsione dipende dal suo stato umorale attuale, che è molto negativo per via della perdita appena subìta. Probabilmente, ad un certo punto, non riesce più a mettere parzialmente sullo sfondo le proprie emozioni, e l'interpretazione quindi permane (potrebbe permanere anche semplicemente in virtù di una certa "rigidità cognitiva" e non necessariamente sulla base delle emozioni straripanti, ma non è importante qui). Tale interpretazione degli eventi poi lo porterà a un prolungamento e intensificazione della sua attuale sofferenza.
    Se uno già viene da te con l'idea "adesso mi tolgo dalla testa questo pensiero catastrofico qua" non avrebbe bisogno di te perché lo sa già che il pensiero è catastrofico. Che ci viene a fare se sa già quali sono i suoi pensieri catastrofici?
    Ora questo dovrebbe supporre di averne e non sapere quali sono, ma se non ne conosce nessuno e sei tu a svelargli quali sono questi pensieri catastrofici, come fa a dire di averne prima di venire da te che glieli fai conoscere?

    Parte del tuo intervento consiste proprio nel definire (o ridefinire) il suo disagio (e questa operazione per me un po' manipolativa lo è), chi viene da te non viene con questa definizione qua di sofferenza che hai posto tu, e magari non ci viene nemmeno con l'intenzione di ridefinire qualcosa, dice dottore sto male perché mi ha lasciato la ragazza, sei tu che lo influenzi a ridefinire il suo problema in tal senso.

    Alla fine, qua non lo può sapere di certo chi si rivolge a te se è uno di quelli che ce li hanno o meno i pensieri catastrofici, perché se glielo chiedi e ti risponde:

    "Sì, mi ha lasciato la ragazza e sto male perché penso in modo catastrofico al fatto che non ne avrò un'altra se non con scarsissime probabilità, ma è del tutto immaginaria questa stima probabilistica qua, in realtà ho buone probabilità di trovarne un'altra che mi piace, per questo mi sono rivolto a lei"

    Già siete d'accordo e da te uno così che ci viene a fare?

    Se invece non è d'accordo, lo stesso non ci verrebbe da te spontaneamente nel caso in cui gli presentassi chiaramente quel che fai. Per questo non può essere la motivazione "voglio star bene e meglio secondo questo senso qua (la tua definizione di sofferenza in termini di stime probabilistiche non realistiche) quella che può spingere una persona a rivolgersi a te".

    Che chi chiede un qualche aiuto a qualcuno abbia un qualche disagio insomma s'è capito, in cosa debba consistere un miglioramento secondo l'interessato, no, se non si indaga meglio, per nulla.

    Tu ne definisci uno (di senso di sofferenza mentale) di cui chi ne è affetto non può sapere di esserne affetto, ma se è così questo come fa a sapere e scegliere a chi rivolgersi? Se sei tu che devi convincerlo che ha pensieri catastrofici, vuol dire che prima che tu lo riesca a convincere, questo non lo sa nemmeno di avere questo problema qua, ma se non lo sa come fa a dire che ha bisogno del tuo tipo di terapia che consiste nel convincerlo che ha dei pensieri catastrofici?

    Come fai a sostenere che chi si rivolge a te la definisce in questo modo qua la sua sofferenza? Per forza di cose non lo potrai mai informare prima rispetto a quel che farai. Una persona dovrebbe venire da te già con lo scopo di eliminare un pensiero catastrofico in relazione ad una delusione, ma se in fin dei conti sa già che è catastrofico o irreale il suo pensiero riguardo a certe stime probabilistiche perché avrebbe bisogno di sentirselo dire da te?

    Non rappresentano sofferenza in sé, la rappresentano per i soggetti di cui parlo. Che quei tizi soffrono è una cosa che non dico io, né è il terapeuta a dirlo.. Sono quei tizi stessi..
    Proprio in base a come l'hai definita tu questo tipo di sofferenza, si deduce che quei tizi stessi che ne dovrebbero essere affetti non possono esserne consapevoli di esserne affetti da questo tipo di sofferenza qua finché uno come te non li convince, e non possono dirlo loro stessi d'essere malati in tal senso prima di venire da te ed essere sottoposti alla tua terapia. Scoprono di cosa erano malati poco dopo la guarigione, o poco dopo che li hai convinti che fossero malati di quel che sostieni tu .

    E' comunque un tuo modo di metterla che non è detto debba essere condiviso negli scopi. Prendiamo un campione e possiamo verificare quante persone riesci a convincere che queste eseguivano stime probabilistiche errate in relazione ad una delusione, questo si può fare, non lo nego mica.

    Rispetto al fatto che li faccia star meglio 'sto sistema, bah, io non lo so, davvero sospendo il giudizio (razionale), non so in che modo si possa valutare questa cosa in generale. Possiamo valutare se piangono, ridono, cosa fanno, cosa non fanno, ma che una certa persona stia meglio fuori dal letto o dentro a un letto io non lo so dire, secondo quale punto di vista? Il suo, il mio, quello di un altro? Come faccio a saperlo in generale? Certe volte in certi momenti delle persone si convincono che qualcosa le fa star bene, poi dopo cambiano idea e dicono che le fa star male, poi la cambiano di nuovo e fa bene... Poi c'è qualcuno pure che non la cambia mai...

    Io non credo che ci siano dei buoni criteri oggettivi per verificare queste cose qua. In fin dei conti penso che ci sia una lotta persuasiva per accaparrarsi questi spazi di valore lasciati liberi dall'oggettività. Ci può essere una scienza descrittiva che lasci spazio completo all'esistente, ma non una scienza finalistica che lasci spazio ad ogni possibile fine, perché di scopi ce ne possono essere diversi ed in conflitto tra di loro, quel che è meglio per me potrebbe non esserlo per te e così via.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 07-05-2012 alle ore 23.38.03

  8. #143
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    Ma dov'è che glielo hai chiesto? Tu prima hai riportato questa descrizione qua che fa un po' a cazzotti con questa idea che esprimi...
    Il fatto che vanno in terapia significa che non stanno bene come stanno, che vogliono stare diversamente da come stanno..
    Non vedo la scazzottata..


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    Se uno già viene da te con l'idea "adesso mi tolgo dalla testa questo pensiero catastrofico qua" non avrebbe bisogno di te perché lo sa già che il pensiero è catastrofico. Che ci viene a fare se sa già quali sono i suoi pensieri catastrofici?
    Ora questo dovrebbe supporre di averne e non sapere quali sono, ma se non ne conosce nessuno e sei tu a svelargli quali sono questi pensieri catastrofici, come fa a dire di averne prima di venire da te che glieli fai conoscere?
    Ma chi l'ha detto che lo sa? Io non l'ho detto.. Mica lo sanno.. Cioè magari non si rendono conto che sono catastrofici, per loro sono giusti, buh..
    Ma cmq lo sapranno presto, dopo un paio di sedute: il fatto è che la difficoltà sta nel modificarli, e per questo ci sono alcune tecniche fiche che possono essere utilizzate.. E serve il terapeuta..
    Magari leggendo qualche roba su internet si chiede, "ma sono catastrofico?" e scopre di sì, no? In quel caso non è che guarisce.. Ci vuole la terapia, forse.. Se guarisce ok, autoterapia.. Dove sono le obiezioni?

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    Parte del tuo intervento consiste proprio nel definire (o ridefinire) il suo disagio (e questa operazione per me un po' manipolativa lo è), chi viene da te non viene con questa definizione qua di sofferenza che hai posto tu, e magari non ci viene nemmeno con l'intenzione di ridefinire qualcosa, dice dottore sto male perché mi ha lasciato la ragazza, sei tu che lo influenzi a ridefinire il suo problema in tal senso.
    Eh, sì.. Cerco di interpretare la situazione in base ai modelli di riferimento che utilizzo..I vari circoli ecc.. Embe? E' un po manipolativo, sì, embé? Un sacco di cose sono manipolative.. Io e te ci stiamo manipolando, ora..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Alla fine, qua non lo può sapere di certo chi si rivolge a te se è uno di quelli che ce li hanno o meno i pensieri catastrofici, perché se glielo chiedi e ti risponde:

    "Sì, mi ha lasciato la ragazza e sto male perché penso in modo catastrofico al fatto che non ne avrò un'altra se non con scarsissime probabilità, ma è del tutto immaginaria questa stima probabilistica qua, in realtà ho buone probabilità di trovarne un'altra che mi piace, per questo mi sono rivolto a lei"

    Già siete d'accordo e da te uno così che ci viene a fare?

    Se invece non è d'accordo, lo stesso non ci verrebbe da te spontaneamente nel caso in cui gli presentassi chiaramente quel che fai. Per questo non può essere la motivazione "voglio star bene e meglio secondo questo senso qua (la tua definizione di sofferenza in termini di stime probabilistiche non realistiche) quella che può spingere una persona a rivolgersi a te".
    Ma non è che deve sapere di avere i pensieri catastrofici, deve sapere di essere depresso.. Ma cmq oh di fatto succede che i depressi ce li hanno sti cazzo di pensieri catastrofici.. Lui sa che è depresso, sa che non vuole esserlo e va dal terapeuta indicato. Poi, se ha i pensieri catastrofici ecc allora li si fotte..
    Cmq, se siamo d'accordo uno così ci viene a mettere in pratica quello che pensa, ossia a cercare di rompere il circolo dei pensieri catastrofici, perché da solo magari non ci riesce. Ci sono tecniche, te l'ho detto..
    Se non siamo d'accordo perché non dovrebbe venire? Sta male e ci viene.


    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Che chi chiede un qualche aiuto a qualcuno abbia un qualche disagio insomma s'è capito, in cosa debba consistere un miglioramento secondo l'interessato, no, se non si indaga meglio, per nulla.
    Ma secondo l'interessato il miglioramento sarà l'eliminazione del disagio.. Poi si deve vedere se condivide i modi di eliminazione..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Tu ne definisci uno (di senso di sofferenza mentale) di cui chi ne è affetto non può sapere di esserne affetto, ma se è così questo come fa a sapere e scegliere a chi rivolgersi? Se sei tu che devi convincerlo che ha pensieri catastrofici, vuol dire che prima che tu lo riesca a convincere, questo non lo sa nemmeno di avere questo problema qua, ma se non lo sa come fa a dire che ha bisogno del tuo tipo di terapia che consiste nel convincerlo che ha dei pensieri catastrofici?
    Ma come non può saperlo? Certo che lo sa.. Sta male, che non lo sa? Su questo non ci stanno santi, lol..
    Poi, per i pensieri catastrofici, se ci sono ci sono, se no no.. Io non lo convinco, io cerco di fagli vedere che ci sono. Lui osserverà se stesso, e magari mi darà ragione, riuscirà a vedere questa cosa..
    Ma che stava male lo sapeva già. Lo sentiva, lol.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Come fai a sostenere che chi si rivolge a te la definisce in questo modo qua la sua sofferenza? Per forza di cose non lo potrai mai informare prima rispetto a quel che farai. Una persona dovrebbe venire da te già con lo scopo di eliminare un pensiero catastrofico in relazione ad una delusione, ma se in fin dei conti sa già che è catastrofico o irreale il suo pensiero riguardo a certe stime probabilistiche perché avrebbe bisogno di sentirselo dire da te?
    Eh, vedi sopra

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Proprio in base a come l'hai definita tu questo tipo di sofferenza, si deduce che quei tizi stessi che ne dovrebbero essere affetti non possono esserne consapevoli di esserne affetti da questo tipo di sofferenza qua finché uno come te non li convince, e non possono dirlo loro stessi d'essere malati in tal senso prima di venire da te ed essere sottoposti alla tua terapia. Scoprono di cosa erano malati poco dopo la guarigione, o poco dopo che li hai convinti che fossero malati di quel che sostieni tu .
    Ma come no, vedi sopra..

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    E' comunque un tuo modo di metterla che non è detto debba essere condiviso negli scopi. Prendiamo un campione e possiamo verificare quante persone riesci a convincere che queste eseguivano stime probabilistiche errate in relazione ad una delusione, questo si può fare, non lo nego mica.
    Loro sono sofferenti, e vengono in terapia spontaneamente.. Io se vedo che ci sono i pensieri catastrofici gli dico guarda un po'? Non vedi? Loro magari vedono.

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Rispetto al fatto che li faccia star meglio 'sto sistema, bah, io non lo so, davvero sospendo il giudizio (razionale), non so in che modo si possa valutare questa cosa in generale. Possiamo valutare se piangono, ridono, cosa fanno, cosa non fanno, ma che una certa persona stia meglio fuori dal letto o dentro a un letto io non lo so dire, secondo quale punto di vista? Il suo, il mio, quello di un altro? Come faccio a saperlo in generale? Certe volte in certi momenti delle persone si convincono che qualcosa le fa star bene, poi dopo cambiano idea e dicono che le fa star male, poi la cambiano di nuovo e fa bene... Poi c'è qualcuno pure che non la cambia mai...

    Io non credo che ci siano dei buoni criteri oggettivi per verificare queste cose qua. In fin dei conti penso che ci sia una lotta persuasiva per accaparrarsi questi spazi di valore lasciati liberi dall'oggettività. Ci può essere una scienza descrittiva che lasci spazio completo all'esistente, ma non una scienza finalistica che lasci spazio ad ogni possibile fine, perché di scopi ce ne possono essere diversi ed in conflitto tra di loro, quel che è meglio per me potrebbe non esserlo per te e così via.

    Saluti
    Ci basiamo sul loro punto di vista.. E poi anche su criteri più o meno oggettivi, ossia se ora si sfondano la pelle con la candeggina, o se passano la giornata nel letto senza mangiare ecc.. Oppure gli facciamo dei test impliciti.. Poi magari eseguiamo una serie di controlli distanziati, dopo un anno dal trattamento ad esempio, per vedere come va.. Quelli che non cambiano mai ci sono sì..

    Certo, ma di solito quello che è meglio per una persona che soffre, secondo il suo punto di vista, è non soffrire più..

  9. #144
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    Citazione Originalmente inviato da keblish
    Certo, ma di solito quello che è meglio per una persona che soffre, secondo il suo punto di vista, è non soffrire più..
    In genere la persona che sta nel letto tutto il giorno, è proprio per questo che sta nel letto tutto il giorno, per soffrire di meno . E pure chi si butta da un ponte spesso è proprio per questo che lo fa. In cosa consiste non soffrire più o soffrire di meno, per me è sempre discutibile, c'è poco da fare.

    Se trovo un buon sistema per star meglio come dico io, comunque l'adotterò di sicuro .

    Tu dici che essere depressi implica avere pensieri catastrofici, ma viceversa potrebbe significare anche avere un contatto con la realtà per così dire più realistico.

    Magari chi non sa dove vive e non è consapevole fino in fondo in quali condizioni vive sta più di buon umore di chi lo sa. Il tipo che vive nel piscio, magari sta di buon umore perché non pensa catastroficamente al fatto che "se vivo nel piscio non è così improbabile trovare un bella donna, ho le stesse possibilità di chi non vive così, che ha un reddito, una casa vestiti e ha un bell'aspetto".

    In fin dei conti Leopardi o Schopenhauer credo potessero rientrare tra quelli che si possono dire depressi, ma avevano pensieri catastrofici? Avevano bisogno di questo tipo di cure qua per star meglio? A me sembra ci vedessero pure molto meglio di molti altri.

    Tu poi ora sostieni che la tua cura elimina i pensieri catastrofici a chi ce li ha (catastrofico qua per come l'hai definito significa usare una stima probabilistica non rispondente a quella reale), ma voi l'avete verificato questo? E dove e quando?

    Il fatto che li togliete solo a chi ce li ha davvero e non pure a chi non li ha realmente, ad esempio lo avete verificato? Alla fine vengono da voi le persone depresse, quelli che hanno certi sintomi che dovrebbero captare la presenza di questo disagio, e poi osservate che l'80% (o un'altra percentuale) di quelli che credevano a certe cose, dopo la terapia non ci credono più, ma alla fine quella che modifica la tua terapia è una credenza soggettiva, non hai verificato in nessun punto quanto fosse rispondente alla realtà questa credenza... O questo l'avete misurato e verificato? E come? Avete aspettato che questi pazienti trovassero un'altra donna che gli piacesse? E contato quante volte hanno avuto successo davvero?

    Lo hai dato per scontato tu che non fosse realistica la stima iniziale affermando che fosse errata in qualsiasi caso in cui il paziente fosse depresso, ma non lo hai verificato chi avesse ragione davvero in nessun punto, ti sei adoperato solo affinché la persona cambiasse idea in questo senso qua.

    Che si verifica qualcosa l'ho pure capito e posso capirlo bene, ma spesso si sostiene che s'è verificato tutt'altro rispetto a quello che s'è verificato davvero effettivamente, e questo per me non va affatto bene, lo trovo sempre scorretto introdurre informazioni aggiuntive.
    Tornando all'esempio del teorema di Goedel ci sono persone che hanno estrapolato da un teorema di logica matematica conclusioni generali che non c'entrano praticamente nulla con quel che s'è dimostrato effettivamente.

    Come avete fatto a sapere che chi è depresso (poi non so come lo si riconosce questo, una persona che è di cattivo umore molto spesso) usa delle stime probabilistiche errate di certi asserti?

    Questa cosa qua l'avete verificata? E come? Perché a me sembra proprio che sia vero il contrario (però è un'opinione discutibile come di chi crede il contrario).
    Certi depressi (che sono stati classificati così) io ho osservato che ci vedono molto meglio in tal senso di chi non lo è depresso, usano pure stime migliori degli altri. In realtà spesso non è questo che porta gli occhiali grigi (il depresso), sono gli altri che portano lenti a colori .

    Comunque alla fine più che convincermi io di essere un gran bel tipo, mi piacerebbe convicere le belle donne di esserlo pur non essendolo , a me servirebbe di più convincere gli altri che me stesso di avere buone probabilità di successo, così davvero diventa probabile che lo avrò questo successo senza faticare troppo, che ci credo solo io che ho tante possibilità sociali, per me cambia poco, è importante in ambito sociale che arrivino a crederci le persone con cui dovrei interagire, posso dirmi da solo d'essere molto attraente, ma poi se non vedo riscontri effettivi a cosa mi può servire? Per stare di buon umore e pensare che ho possibilità che concretamente poi non ci sono?

    Un rifiuto in fin dei conti è comunque un esito negativo, ora come lo si spiega? "Quella donna non aveva buon gusto?" ... Oppure con il "Non mi merita" , poi il rifiuto quando lo si sente così non è un elemento isolato, ed in genere è praticamente impossibile che una persona si deprima per un rifiuto solo, ce ne saranno stati parecchi prima ad altri livelli affinché questo lo si senta di più.
    Un'idea questa persona se la sarà fatta del mondo in cui vive, non pensi Keblish? O credi che di punto in bianco venga fuori questa cosa qua per magia? Non piaccio, perché non piaccio a quella tipa?

    L'idea "ci credo io quindi ci crederanno anche gli altri", non è mica vera in generale, tanto è vero che non ti riesco a convincere . Non bisogna difendere se stessi dalla verità non sapendo in che condizioni si vive, bisogna riuscire a dissimulare bene le cose... Se uno psicoterapeuta m'aiutasse a fare cose del genere mi tornerebbe utile.



    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-05-2012 alle ore 14.23.59

  10. #145
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    che brutta cosa, ti vuoi fare insegnare a manipolare la gente?

    Questo perchè keblish con le sue idee ti sta mettendo in testa che si possono manipolare con delle manovre i pensieri altrui, ibò.

    La mia terapia comunque è diversa, meno male.

    Il mio terapeuta non li fa questi discorsi sui pensieri catastrofici e neanche su quelli ossessivi, è lì per ascoltare e offrire il suo punto di vista di essere umano con esperienza di vita, poi ogni tanto ti fa un po' d'analisi delle parole, mette in evidenza certi lapsus, mi aiuta a interpretare i sogni, mi racconta storie molto significative, ad esempio la storia dei ricci di Schopenauer, così mi allarga un po' anche gli orizzonti culturali, cerca di aiutarmi a trovare una attività per me gratificante, tutte cose semplicissime.

    Non si è mai sognato di dire che c'avevo i pensieri catastrofici, e quando sono andata lì, per la cronaca,non sapevo neanche che c'ero andata a fare, figurati se sapevo qualcosa di me.

    se gli dicessi che usa dei sistemi, sono convinta che mi direbbe "ma lei pensa che io usi i trucchetti con lei? Per chi m'ha preso, per uno qualunque?"

    Lo sapete cos'ha detto, pure? che in questi sei anni ci siamo scambiati e regalati un sacco di cose, e io gliene ho insegnate parecchie a lui, come lui a me.
    altro che cambiare i pensieri.
    Ultima modifica di complicata : 08-05-2012 alle ore 12.43.13

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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    che brutta cosa, ti vuoi fare insegnare a manipolare la gente?

    Questo perchè keblish con le sue idee ti sta mettendo in testa che si possono manipolare con delle manovre i pensieri altrui, ibò.

    La mia terapia comunque è diversa, meno male.
    Ma se alla fine riesco a convincere qualche donna "Pan di stelle" di non andarsi a cercare alcun "Pan di stelle" maschile e di scegliere qualche bel "Pan di stalle" come me, ho risolto buona parte dei problemi. Se si potesse fare 'sta cosa qua mi aiuterebbe. A tutte 'ste donne che cercano l'"uomo vero", in fin dei conti bisogna dirglielo, noi uomini siamo tutti tonni, su su, che sulla scatoletta ci sia scritto non so Architetto, Richard Gere o il mio nome, o quello di qualche spiantato che sta per strada e vive nel piscio, non importa, possono considerarci tutti quanti equivalenti e desiderabili allo stesso modo ... Qualsiasi caratteristica abbiamo ora abbiamo tutti le stesse probabilità di risultare desiderabili.
    Cerchi un uomo? Sì, e io fino a prova contraria lo sono, certo non sono come quello che ti aspetti, ma un tonno vale l'altro, come le scatole di biscotti, sono tutti biscotti, non ti fissare col "Pan di stelle", il "Pan di Stalle" der "Mulino nero" è buono lo stesso, buonissimo, convincitene!
    Più che convincermene io di 'ste cose, mi piacerebbe riuscire a convincere diversi altri, visto che alla fine non me lo devo mangiare io. Io mi pappo il "Pan di stelle" e visto che per loro è uguale gli lascio il "Pan di stalle".
    Tu dici complicata che non si può fare?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 08-05-2012 alle ore 13.15.57

  12. #147
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    Riferimento: La scelta della scuola di psicoterapia basata su prove di

    te l'ho già detto, tesoro, cerca una donna a cui piacciano le tue qualità, ne hai da vendere, però bisogna che tu la cerchi, di donne ce ne sono di tutti i tipi, quelle che apprezzano i soldi, quelle che si fanno abbagliare dall'aspetto fisico, quelle che cercano un cretino, quelle che cercano un intelligentone, c'è solo l'imbarazzo della scelta, però bisogna che tu ti faccia attraente, piacevole, affettuoso, gentile, bisogna che tu ti dia di fare, ho visto certi cretini accoppiati che la metà basterebbe, da montelupo si vede capraia( sono due paesini gemelli su due colline che si fronteggiano, dalle nostre parti), da qui il detto: da Montelupo si vede Capraia, Dio fa le persone e poi le appaia.
    Datti da fare a trovare Capraia, se sei Montelupo, ma bisogna che tu la veda dalla tua collina.

    esempio, invece di stare a elucubrare in modo poco pratico, visto che sei una mente matematica, indubbiamente, questo lo abbiamo appurato, aumenta le probabilità di trovare una partner, andando a ballare in discoteca o comunque nei luoghi comunemente frequentati dalle single almeno una volta a settimana.

    poi: sii meno selettivo, non ti fermare alle apparenze, contentati, puà darsi che quella che inizialmente ti fa schifo poi abbia delle qualità insospettate.

    Non escludere le brutte, a volte sono più profonde di altre, perchè hanno sofferto di più.
    Privilegia le intelligenti,e soprattutto quelle che ti sembrano più sensibili, potrebbero essere più affini alla tua sensibilità.
    attacca conversazione con tutte, alle donne piace essere corteggiate, ma te l'ho già detto.
    Che la conversazione sia semplice e guai a rammentare un problema, nessuno ama essere messo di cattivo umore, quello riservalo al terapeuta
    Falle ridere)
    Ognuno ha i suoi cavoli, e ama evadere..
    E così via, scusate l'OT, ma a furia di sentire le solite solfe, mi sono annoiata))
    Ultima modifica di complicata : 08-05-2012 alle ore 14.02.36 Motivo: q

  13. #148
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    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    te l'ho già detto, tesoro, cerca una donna a cui piacciano le tue qualità, ne hai da vendere, però bisogna che tu la cerchi, di donne ce ne sono di tutti i tipi, quelle che apprezzano i soldi, quelle che si fanno abbagliare dall'aspetto fisico, quelle che cercano un cretino, quelle che cercano un intelligentone, c'è solo l'imbarazzo della scelta, però bisogna che tu ti faccia attraente, piacevole, affettuoso, gentile, bisogna che tu ti dia di fare, ho visto certi cretini accoppiati che la metà basterebbe, da montelupo si vede capraia( sono due paesini gemelli su due colline che si fronteggiano, dalle nostre parti), da qui il detto: da Montelupo si vede Capraia, Dio fa le persone e poi le appaia.
    Datti da fare a trovare Capraia, se sei Montelupo, ma bisogna che tu la veda dalla tua collina.

    esempio, invece di stare a elucubrare in modo poco pratico, visto che sei una mente matematica, indubbiamente, questo lo abbiamo appurato, aumenta le probabilità di trovare una partner, andando a ballare in discoteca o comunque nei luoghi comunemente frequentati dalle single almeno una volta a settimana.

    poi: sii meno selettivo, non ti fermare alle apparenze, contentati, puà darsi che quella che inizialmente ti fa schifo poi abbia delle qualità insospettate.

    Non escludere le brutte, a volte sono più profonde di altre, perchè hanno sofferto di più.
    Privilegia le intelligenti,e soprattutto quelle che ti sembrano più sensibili, potrebbero essere più affini alla tua sensibilità.
    attacca conversazione con tutte, alle donne piace essere corteggiate, ma te l'ho già detto.
    Che la conversazione sia semplice e guai a rammentare un problema, nessuno ama essere messo di cattivo umore, quello riservalo al terapeuta
    Falle ridere)
    Ognuno ha i suoi cavoli, e ama evadere..
    E così via, scusate l'OT, ma a furia di sentire le solite solfe, mi sono annoiata))
    L'unica cosa che mi dispiace è che ti ho annoiata di nuovo . La smetto, per oggi . Pure questo forum comunque è un buon sistema di sfogo.

    Saluti

  14. #149
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    : Char_Lie :

    Quello che succede a quelli che, per soffrire di meno, si buttano dai ponti o marciscono nel letto è che perdono la possibilità di vivere meglio. Se provassero a non fare quello che fanno, ossia buttarsi dai ponti o marcire nel letto, potrebbero vivere meglio. Invece, facendo quello che fanno, ossia buttarsi dai ponti o marcire nel letto, si precludono ogni possibilità.

    I tizi di cui ho parlato sopra, quelli in a e b, non sono realisti. Sono catastrofisti. Un realista direbbe, ok, magari ho poche possibilità, ma ci provo comunque, non si può mai sapere.. in effetti già mi è successo di mettermi con una ragazza.. Oppure direbbe, ok, la gente si ammala a volte, ma non per questo devo scorticarmi la pelle con la candeggina, non è detto che non facendolo io mi ammali..

    Poi, purtroppo, ci sono casi in cui la terapia non serve a nulla.. In alcuni, anche, il realismo è controproducente, addirittura.. In quest'ultimo caso, bisogna vedere quali sono le priorità per questi tizi: essere realisti o stare meglio..

    Leopardi e Shopenauer magari erano depressi, magari avevano pensieri catastrofici sotto sotto.. Magari stavano male, che ne sai? Anzi, Leopardi stava male no? Oh, Godel stava male di bbrutto: pensieri catastrofici a tutto spiano (è morto per consunzione, aveva paura che gli avvelenassero il cibo, lol). Però non c'entra dai.. Se avesse voluto andare in terapia avrebbe potuto e magari non sarebbe morto in quel modo.. Ciò nondimeno avrebbe prodotto comunque quelle figate spettacolari di teoremi, che ne sai?

    Be' sì è stato verificato che i pensieri catastrofici vengono modificati: prima o poi te li trovo gli studi.. La terapia che ho descritto, la t, è una specie di terapia cognitiva, nello stile di Alber Ellis, ecc..
    Anche senza studi, per il momento, puoi facilmente immaginarlo il processo. Il tizio si rende conto che i propri pensieri sono catastrofici, focalizza la propria attenzione su questo. Il compitino a casa è quello di annotare tutte le volte che gli vengono quei pensieri. Focus, ancora. Si impegna a confutarli. Piano piano si abitua a pensare diversamente... Lo so, voi siete abituati a ben altri processi terapeutici, robe contorte e affascinanti, e questo vi sembra terribilmente macchinoso e semplice.. Peggio per la fascinazione e per le robe contorte, dico io.. Se una roba funziona, funziona.

    Cosa dovrei verificare? Dovrei verificare la proposizione "non avrò mai più una ragazza"? Non si può fare.. Il punto non è questo.. Non serve verificarla, è sbagliata semplicemente.. E' una cosa che non si sa, e quindi non puoi agire come se fossi certo della sua verità, semplicemente..

    Gli psicoterapeuti non possono agire sulla realta esterna. Non possono trovarti la ragazza, non possono migliorare le tue condizioni lavorative. Né si può pretendere che lo facciano..

    Però possono, in una certa misura, metterti in grado di agire meglio in funzione dei tuoi obiettivi..

    No va be'.. Ma io posso pure essere realista e dire, ok a quella tipa non sono piaciuto perché per lei sono brutto, lol.. Poi però dico, ok, magari per
    qualcun'altra non lo sono, o addirittura per qualcun'altra non conta un cazzo l'aspetto fisico.. Ecc.. Quindi poi dico, ok, allora mica ha senso rinunciare così? Magari per la maggior parte delle ragazzed sono brutto e la maggior parte delle ragazze dà peso all'aspetto fisico.. Ma cmq ho delle possibilità, con le minoranze, ad esempio..

  15. #150
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