
Originalmente inviato da
Psichedelic
E' molto chiaro il modo in cui procederesti, ma temo che spiegare i confini e le distanze in terapia non sia il solo problema da affrontare e che non sia del paziente la sola responsabilità di rispettare i diversi ruoli al di fuori dello studio. Non si può impedire a nessuno di frequentare un locale o uno spazio pubblico e se già è abbastanza complicato lavorare in condizioni ottimali, in questo modo si vanno a creare tutta una serie di altri impicci. Secondo me quando si sceglie una professione di una certa responsabilità (medico, avvocato, commercialista, psicologo...) l'immagine ha una sua importanza perchè trasmette fiducia e serenità, si fa una scelta che determina altre scelte e a volte delle rinunce. Ad uno psicologo che abbia bisogno di un altro lavoro si prospettano delle scelte che possono essere coerenti e in sintonia con la sua strada: invece di servire ai tavoli di un pub e rischiare di provocare imbarazzo e spendere tempo ed energie nella risoluzione di problemi evitabili, potrebbe collaborare in alcuni progetti, fare ripetizioni, scrivere tesi, aiutare i bambini con difficoltà scolastiche o fare un lavoro che non richieda di stare in un locale pubblico dove potrebbero verificarsi situazioni di imbarazzo comprensibili, le scelte sono varie.