Hai detto però che ci sono terapie più efficaci in assoluto nel far star meglio certe persone e che si può misurare questa cosa qua, ed io questo contesto. Nel dire questo bisogna chiarire che sono più efficaci rispetto a certi obiettivi definiti in un certo modo e non allo star meglio, e che questa maggiore efficacia è relativa soltanto a questi obiettivi terapeutici definiti così (che per qualcuno potrebbero non risultare terapeutici a monte, non c'è nemmeno bisogno di applicarla la terapia).
Ad esempio questi due tipi di terapie mi avrebbero messo in grado entrambe di fare la stessa cosa in astratto se si definisce l'obiettivo solo in base a certi parametri, ma funzionano in modo ben diverso. Entrambe le psicoterapie magari mi permettono di avere amici (ecco questo magari è il parametro valutato in comune), ma una mi avrebbe permesso di averli adattandomi alle esigenze medie delle persone disponibili nella maggior parte dei luoghi pubblici, l'altra invece ha cercato di indirizzarmi verso certe amicizie che preferisco senza modificare le mie preferenze, ed in questi punti poi si colgono delle divergenze sostanziali rispetto all'obiettivo terapeutico.
Ad esempio si può osservare che le terapie di sopra sono entrambe efficaci rispetto all'obiettivo "trovare amici", ma a ben vedere sono efficaci in modo ben diverso, agiscono su elementi diversi, alla fine in qualche modo sempre la mente viene influenzata, un'informazione o la costruzione di uno spazio sociale in cui vivere influenza il comportamento, l'umore e il funzionamento mentale (perciò la differenza tra MONDOterapia e PSICOtepapia non riesco a capire come la si fa a tracciare, non è così intelligibile come sostieni, che mezzi si dovrebbero usare in una PSICOterapia per differenziarla da una MONDOterapia?), ma è un'influenza ben diversa da quella di cui parlavi tu in cui si dovrebbe costringere qualcuno a pensare che non dovrebbe piacergli più tanto il Pan di Stelle o qualsiasi altra cosa perché è necessario non stare di cattivo umore, cosa che io ad esempio non condivido per nulla, per me non rappresenta un aumento del benessere operare in questo modo qua, anche se molte persone come te e tanti altri possono giudicarlo tale un cambiamento del genere e riconoscere questa cosa qua come positiva. Siete d'accordo voi rispetto a questi valori qua e a questi modi di vivere? Bene praticate questa cosa qua liberamente e fate quello che volete e vi pare, ma poi non tiratemi in ballo anche a me, facendomi rientrare in certe statistiche in cui si afferma che questi interventi dovrebbero far stare meglio anche me oggettivamente, visto che sulla definizione di cosa è meglio o peggio non è detto che ci troviamo d'accordo.
Ora è proprio la bontà e l'adeguatezza della definizione dell'obiettivo terapeutico sulla quale non ci troviamo d'accordo a monte. Perciò non puoi dire che per me risultava efficace anche l'altra terapia rispetto a mio star meglio, per me l'altra terapia non lo era efficace già prima di applicarla al mio star meglio perché l'obiettivo da raggiungere secondo l'altra terapia era stato definito diversamente, ed in fin dei conti non era questo qua che desideravo raggiungere io visto che l'intenzione di modificare certe preferenze io non ce l'avevo.
In astratto possiamo riconoscere che permettono entrambe all'organismo di svolgere una funzione, ma poi a ben vedere non agiscono allo stesso modo. L'obiettivo terapeutico non è lo stesso. Ora provo a spiegarmi meglio...
Se io dicessi "Conosco un sistema sicuro al 100% per ridurre la disoccupazione", ecco non è difficile afferrare che questa cosa si può raggiungere in vari modi, prendo i disoccupati, li porto in diversi campi di concentramento e un po' alla volta sfrutto la forza lavoro disponibile (senza cercare affatto il loro consenso) fino a che non li elimino tutti, come cercò di fare Hitler, con ebrei e quant'altro.
Ora è vero che s'è raggiunto l'obiettivo definito in questo modo qua con questo sistema, ma sullo sfondo ci sono altri obiettivi (esigenze) da soddisfare che comunque sono importanti per certi tipi di società, per questo poi chi ritenesse corretto ridurre la disoccupazione, non riterrebbe corretto ridurla in questo modo qua (con questo mezzo che finisce col negare la soddisfazione di altre esigenze) e non riconoscerebbe questo sistema come una soluzione del problema anche se è efficace rispetto all'obiettivo definito in modo astratto "ridurre la disoccupazione".
Il fine giustifica i mezzi è un detto scorretto, questo detto è vero solo quando il fine nell'insieme non entra in conflitto con i mezzi che vengono utilizzati.
Se è vero questo, che i mezzi che sono stati usati entrano in conflitto con l'obiettivo di benessere di certe persone, questi mezzi non li si può utilizzare e riconoscere più come efficaci, ed è razionale ragionare così, non c'è niente di irrazionale in questo.
Quando si misura l'efficacia di un sistema, bisogna decidere nell'insieme cosa misurare e come misurarlo, questa decisione però non è qualcosa che risulta poco importante, influenza anche la definizione stessa di cosa sia e quale sia l'obiettivo terapeutico, se misuri solo il parametro disoccupazione, ovviamente il sistema "sterminio" funziona rispetto a questo obiettivo definito operativamente in questo modo qua più di altri sistemi, ma se sposti l'attenzione su altri parametri che ritieni importanti (definendo l'obiettivo diversamente) si potrebbe non riconoscere più la soluzione come una soluzione, perché l'obiettivo da raggiungere è divenuto ben diverso e più difficile da soddisfare (dato che dobbiamo controllare anche che altri parametri raggiungano certe soglie) e questa nuova definizione ci potrebbe impedire proprio di utilizzare gli stessi mezzi che prima risultavano, per così dire, leciti.
Magari abbassando il valore di un parametro con un certo sistema produciamo l'innalzamento di un altro che desideriamo comunque abbassare, ma che nella verifica precedente non era stato preso in considerazione come significativo perché non presente proprio nella definizione operativa dell'obiettivo da raggiungere.
Ad esempio l'obiettivo "trovare un partner" con maggiori probabilità, può essere raggiunto in molti casi anche modificando le preferenze sessuali, ma se tra i vincoli dell'obiettivo da raggiungere è presente anche il fatto che non si vogliono modificare queste preferenze, non si riconoscerà più questo mezzo terapeutico come efficace nel produrre benessere o migliorare la qualità delle relazioni, perché è vero che risulta efficace nel trovare un partner, ma è vero anche che contemporaneamente per raggiungere questa cosa cerca di modificare praticamente sempre ed in ogni caso le preferenze sessuali. Se per qualcuno l'obiettivo terapeutico consiste nel trovare un partner senza modificare queste preferenze, questo sistema qua diventa totalmente inefficace.
Cambia l'obiettivo o definiscilo diversamente, ed un sistema può diventare inefficace relativamente a questo nuovo obiettivo definito diversamente.
In conclusione per me è scorretto e fuorviante affermare senza altre specificazioni che ci sono terapie che fanno star meglio in assoluto certi tipi di persone che rientrano in certe categorie diagnostiche (concretamente cosa si è verificato?), a meno che non si è andato a verificare e domandare a questi tipi di persone se erano tutte d'accordo riguardo a cosa debba consistere il loro "star meglio" prima della psicoterapia relativamente al proprio disagio.
Insomma sei d'accordo o no rispetto a questa affermazione in rosso Keblish, se non sei d'accordo perché non lo sei? Io ancora non l'ho capito.
L'efficacia è sempre relativa all'obiettivo che hai definito in qualche modo (e ovviamente ai mezzi che vincolano in cosa consista l'obiettivo stesso da raggiungere). Non esiste un metodo per trisezionare un angolo con riga e compasso, punto, non è che poi si può dire che è efficace un altro sistema, l'obiettivo "trisezionare l'angolo con riga e compasso" è insoddisfacibile, in questo caso non esiste soluzione e basta, se cambiamo obiettivo "trisezionare l'angolo con le funzioni meccaniche" (e quindi anche i mezzi leciti che si possono usare) possiamo risolvere un altro problema simile, ma non è più lo stesso problema.
Rispetto a cosa poi dovrebbe produrre benessere o un miglioramento, è completamente relativa ed arbitraria la cosa. Definito in un certo modo il benessere puoi riconoscere che una terapia efficace rispetto ai propri obiettivi lo aumenta, definiscilo diversamente e la stessa terapia magari puoi constatare che contribuisce a ridurlo. L'efficacia non garantisce nulla in tal senso.
Penso che comunque debba essere efficace rispetto ai propri obiettivi una terapia per poterla usare, altrimenti è come un coltello che non taglia, prima di acquistarlo magari cerchi di capire se funziona in tal senso, poi se fuor di metafora non ti serve proprio alcun coltello, ossia se gli obiettivi terapeutici della terapia X non si condividono proprio è un'altra questione che per me non è scientifica. Un ente pubblico che voglia usare le persone che praticano un certo tipo di terapia dovrà porsi comunque il problema:
A) Ma la terapia X in che senso funziona? Ipoteticamente cosa permetterebbe di ottenere? Tornano utilili secondo il nostro ente questo tipo di modifiche? Il nostro ente condivide questi obiettivi?
se la risposta è positiva poi ha senso porsi la seconda domanda
B) Ma la terapia X funziona davvero rispetto ai propri obiettivi? E quanto?
Se la risposta è negativa già all'ultima domanda in A è inutile chiedere se una terapia è efficace. Se l'unica domanda che pone un ente pubblico ad uno psicoterapeuta è "ma la tua terapia è efficace?" è un ente che dovrebbe proprio chiudere i battenti per me. La domanda relativa all'efficacia ed al funzionamento effettivo è importante, ma ce ne sono altre più fondamentali e a monte rispetto agli obiettivi che sarebbe necessario porre.
Io non riesco a capire perché questa cosa sembra così strana.
Saluti








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