Ok, vado a raffica, ne ho fatto un altro:
Novembre 2009, ambito clinico.
Giulia viene accompagnata al colloquio ed è la madre che ne fa richiesta. Questo potrebbe far pensare ad una motivazione alla consultazione estrinseca ma la paziente riferisce di essere stata d'accordo sulla visita e che vuole capire cosa stia accadendo.
Pertanto, sebbene sia stata la madre a fare richiesta di un colloquio, dopo aver consultato la figlia, è ravvisabile anche una motivazione intrinseca.
I sintomi riportati da Giulia sono relativi ad un'attenzione costante circa le calorie assunte, abbinata ad un evitamento delle situazioni di contatto con il cibo (gli amici la invitano, ma lei rifiuta) e ad una recente abbuffata con conseguente autoinduzione di vomito.
Per le finalità diagnostiche, in riferimento al DSM-IV-TR, potrebbe essere presa in considerazione la categoria dei disturbi dell'alimentazione.
Gli episodi da Giulia riportati sembrano essere insorti da poco tempo, nonostante la scorsa estate abbia intenzionalmente perso peso, raggiungendo, però, il proprio peso forma.
Sarebbe consigliabile un'altra serie di incontri (3-4) per approfondire le tematiche emerse ed acquisire ulteriori informazioni.
Gli aspetti da esplorare riguarderanno la relazione oggettuale, il processo di separazione-individuazione, la percezione di sè ed il livello di autostima.
Sarebbe consigliabile esplorare anche la relazione con la madre e conoscere le modalità comunicative nonchè le dinamiche all'interno del sistema familiare.
Altro aspetto da esplorare sarebbe quello relativo al rapporto tra senso della propria identità e mito della magrezza.
Giulia ha 17 anni e nell'adolescenza il soggetto si trova a rispondere a un interrogativo inquietante: chi sono io? Per rispondere a tale domanda, il soggetto potrebbe mutuare l'identità sociale preconfenzionata proposta dai mass-media e costruire un falso sè.
Sarebbe opportuno conoscere anche la vita affettiva e sessuale della paziente per verificare se è presente un ritiro da essa (nei casi in cui è presente un disturbo dell'alimentazione, si assiste ad un ritiro dalla vita affettiva e sessuale).
Qualora, a seguito di ulteriori colloquio finalizzati ad un approfondimento psicodiagnostico, dovesse emergere un disturbo relativo all'alimentazione, sarebbe consigliabile, come approccio terapeutico maggiormente indicato, una terapia supportivo-espressiva con approccio sistemico-familiare, dopo aver approfondito la possibilità con la famiglia.
Il fatto che Giulia, infine, riconosca il proprio disturbo sembrerebbe essere un indice positivo relativo alla motivazione al lavoro terapeutico.
Ragazzi, un'ennesima domanda: ma quando, tra i sintomi, c'è "paura che i genitori possano morire" oppure "paura di far male agli altri", in che tipologia di disturbo rientra tale paura?
Grazie mille.