Però c'è il criterio di perdita di interesse per attività prima considerate piacevolmente...
Però c'è il criterio di perdita di interesse per attività prima considerate piacevolmente...
Ele!
Dipende...Se non è più in fase acuta e dopo un certo periodo di terapia potrebbe essere possibile (ma dipende da caso a caso, questa cosa va specificata)
Non so se gli interventi psicoeducazionali abbiano un orientamento, forse cognitivo-comportamentale, ma non ne sono certa...E' una sorta di educazione sul disturbo...
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
Esatto, quello mi fa propendere per il depressivo maggiore (nel distimico non c'è), però non mi convince al 100%...Non riuscirei a specificarne una precisa, riuscirei a motivarne due, ma pur sempre da indagare ulteriormente...
Secondo voi, è sempre necessario proporne una principale??? Perché io spesso ne ho più di una, ma da valutare...
Altra cosa...Panico e disperazione: io proprio gli obiettivi delle terapie non riesco a ricordarli...Ci riesco solo con quelli d0nai perché li ho riformulati proponendo un approccio integrato (cognitivo-comportamentale e psicodinamico), ma per il resto non mi appartengono molto e quindi non riesco a memorizzarli decentemente![]()
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
Altra cosa è che nei primi due anni di dist distimico non deve essere diagnosticano le un episodio depressivo maggiore... Questa cosa è un po' strana ma l'ho trovata scritta da qualche parte...
Ele!
Sì, è nei criteri del DSM ed è quello che mi manda in confusione, perché è difficile scindere le due cose, i criteri sono molto simili...
Io l'ho interpretato così: se i sintomi ci sono stati tutti insieme per almeno una settimana, quello è un Episodio Depressivo Maggiore (e sono sintomi più "forti" rispetto alla Distimia), nel caso in questione non si sa come siano distribuiti, per cui lascio aperta la possibilità (non sono certa che sia corretto, però...)
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
CASO KANEKLIN PAGINA 135: A. DI 40 ANNI
Il motivo della richiesta di aiuto è una crisi lavorativa scatenata da cambiamenti organizzativi che hanno comportato lo spostamento di un collaboratore fidato e la sua sostituzione con uno nuovo con cui non c’è sintonia.
L’episodio infantile in cui è stato portato dallo psicologo per eccessivo attaccamento alla madre e timidezza a scuola andrebbe ulteriormente indagato: potrebbe essere fisiologico oppure indice di un possibile disturbo d’ansia da separazione.
L’insicurezza, l’indecisione, la ricerca di continue conferme, e la responsabilità sentita come peso eccessivo possono fare pensare ad un problema di disturbo di personalità dipendente.
Il prendere impegni e non riuscire a mantenerli può fare pensare ad un problema di instabilità di funzionamento, che potrebbe essere una diretta conseguenza del suo modo pervasivo di approcciarsi agli altri e al mondo.
La mancanza di soddisfazione per quello che fa potrebbe derivare da una scarsa stima di sé oppure da una tendenza al perfezionismo (DOC di personalità) ma non ci sono altre indicazioni in questo senso.
L’insonnia, il pessimismo, la scarsa stima di sé, possono rientrare in un quadro di disturbo dell’umore, in particolare un disturbo depressivo maggiore, o in un quadro di disturbo dell’adattamento, causato dall’evento stressante sul lavoro. Il fatto che tuttavia si dichiari così “da sempre”, può fare propendere per una modalità più pervasiva e radicata come un DDP. In particolare i DDP evitante e dipendente si distinguono dagli altri per la poca fiducia nelle proprie capacità e la considerazione di sé come inetti o incapaci. La difficoltà di rapporto con superiori e collaboratori potrebbe essere di varia natura; concorderebbe con questi disturbi nel caso dipendesse dal disagio relazionale e dalla difficoltà a riporre la propria fiducia (evitante) oppure dalla sua scarsa capacità di assumersi responsabilità e dal bisogno continuo di rassicurazione (dipendente).
Numerosi altri sintomi potrebbero rientrare in una diagnosi di DDP dipendente: il fatto che ci sia sempre stato qualcuno a sostenerlo, che il suo collaboratore rientrasse tra questi e il suo spostamento abbia causato la crisi, il fatto che di fronte al “bisogno” della famiglia egli si sia defilato, forse perché non sopporta la responsabilità.
L’ipotesi diagnostica principale potrebbe essere di disturbo dipendente, quella differenziale di disturbo evitante. L’insonnia attuale è da indagarsi; potrebbe essere sorto un disturbo d’ansia o dell’umore su di un DDP premorboso.
Giovane uomo di 23 anni, inviato dal medico di base, al quale si è rivolto ripetutamente nell'arco dell'ultimo mese.
Teme di aver contratto il virus HIV.
Operaio in un mobilificio. Recentemente i dipendenti della sua azienda sono stati sottoposti a degli esami medici. Lui è convinto che il medico abbia usato con lui, per un prelievo di sangue, la stessa siringa utilizzata per un suo collega, il quale poco tempo prima gli aveva confidato di essere stato con delle prostitute. Per questo motivo teme di aver contratto il virus.
Ha la licenza media inferiore, vive con i genitori e una sorella, con i quali riferisce di avere buoni rapporti. Descrive la madre come ansiosa ed invadente con i figli.
Non fuma, non beve, non si droga. Pratica sport a livello agonistico.
Non ha mai avuto una relazione sentimentale, né rapporti sessuali completi.
Costruire una prima ipotesi diagnostica.
Specificare quali altri strumenti (test, indici, scale di livello) sarebbero necessari per la validazione dell'ipotesi e perché.
Specificare quali altre aree del colloquio andrebbero approfondite per il completamento dell'anamnesi.
In base all'ipotesi fatta e alle ulteriori indagini ipotizzare un progetto di intervento.
CASO KANEKLIN PAGINA 136: F, 51 anni
F riporta distacco e freddezza nelle relazioni con gli altri, nonostante una vita sociale piena. La quantità di contatti relazionali escluderebbero un isolamento sociale come ci si aspetterebbe in un disturbo depressivo, o in un ddp schizoide o schizotipico. Sono invece comuni a molti altri disturbi di personalità, tra cui narcisistico, DOC. la notevole attività finalizzata non si accompagna ad un umore elevato, il che esclude un aspetto maniacale.
L’imprecisione altrui provoca rabbia in F, mentre una deviazione dai piani provoca frustrazione. Questo potrebbe essere un segnale di perfezionismo e bisogno di ordine e precisione, che si ritrovano nei DOC d’ansia e di personalità. Anche la presenza di rituali, la mancanza di umorismo, la continua preoccupazione, vanno in questa direzione.
L’infelicità percepita di F farebbe propendere per un egodistonia di questa modalità di comportamento, più simile ad un disturbo d’ansia DOC che non di personalità, ma mancano anche dati relativi alla presenza di vere ossessioni e compulsioni, come da definizione di Doc d’ansia. Inoltre la modalità della signora sembra piuttosto pervasiva.
CASO KANEKLIN PAGINA 136, X, 30 anni
I sintomi fisiologici riportati da X rientrano nel quadro di un attacco di panico. Anche nei disturbi somatoformi e dell’umore si ritrovano sintomi fisiologici, ma solitamente non sono accompagnati dalla paura di morire dovuta ad essi. Nell’ipocondria questa può esser presente ma è maggiormente connessa alla paura di una malattia sottostante ad essi che non causata dalla sintomatologia di per sé.
La richiesta di accompagnamento del collega può essere sintomatica di agorafobia. Se gli atatcchi fossero inaspettati e seguiti da almeno un mese di preoccupazione a riguardo (come in effetti ammette alla fine) si potrebbe porre la diagnosi di disturbo di panico con agorafobia. Non si potrebbe invece porre la diagnosi di agorafobia senza anamnesi da disturbo di panico, poiché gli attacchi non sembrerebbero paucisintomatici (ci sono 4 o + criteri).
Gli attacchi di panico sono tipici anche di altri disturbi, ad es, i disturbi d’ansia fobici; tuttavia in una fobia sociale la presenza di un accompagnatore peggiora il disturbo.
La metafora del viaggiatore e del treno potrebbe richiamare un sintomo dissociativo di depersonalizzazione, compatibile con disturbi somatoformi o d’ansia (PTSD e acuto da stress), o con periodi di stress in un DDP.
La paura di rifiuti e delusioni affettive si può inserire entro un quadro di personalità evitante, di timore abbandonico borderline o istrionico (ma non mi sembra vi siano ulteriori indicazioni in merito) o di fobia sociale (nel caso la paura del rifiuto fosse dovuta all’imbarazzo che ne segue). Tuttavia egli ricerca attivamente i contatti sociali, quindi anche evitante e fobia sociale sarebbero da escludere.
Ipotesi diagnostica: disturbo di panico con agorafobia. Differenziale: non ce l’ho.
Ho messo anche io Disturbo di Attacco di Panico con Agorafobia, poi negli approfondimenti ho scritto che, nel caso in cui emergesse che sono legati a situazioni specifiche (es. la macchina o il contatto coi clienti in quanto consulente), si dovrebbe prendere in considerazione la diagnosi di un altro disturbo d'Ansia, quale ad esempio la Fobia Sociale o Specifica...
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...