Io nel caso di F ho ipotizzato un DOC di personalità.... Perché più di tanto non ci ho visto delle ossessioni alla base delle compulsioni... Solo rituali... Poi magari sbaglio...
Episodio depressivo maggiore sono almeno due settimane...
Io nel caso di F ho ipotizzato un DOC di personalità.... Perché più di tanto non ci ho visto delle ossessioni alla base delle compulsioni... Solo rituali... Poi magari sbaglio...
Episodio depressivo maggiore sono almeno due settimane...
Ele!
CASO KANEKLIN PAGINA 137, Alberto 21 anni
I disturbi somatici di vario tipo possono essere inseriti in un quadro di disturbo somatoforme. Se vi fossero ulteriori segnali di problemi somatici si potrebbe andare nella direzione di un disturbo di somatizzazione; in caso contrario un disturbo somatoforme indifferenziato. Sono tuttavia anche dei sintomi che si ritrovano negli attacchi di panico, che sarebbero situazionali, e potrebbero riferirsi ad un disturbo somatoforme, d’ansia, o d’umore.
Il vissuto di inadeguatezza e inferiorità rientra in un disturbo depressivo, in una fobia sociale, o in un DDP evitante o dipendente. Le condotte di evitamento che ne conseguono fanno pensare ad un DDP evitante o ad una fobia sociale; se fossero invece principalmente dovute agli attacchi di panico si andrebbe nella direzione di agorafobia.
Inappetenza, disturbi del sonno, ecc, mi fanno pensare ad un disturbo depressivo maggiore, eventualmente instauratosi su un disturbo ciclotimico… bisognerebbe vedere bene la tempistica.
La paura di impazzire o morire se si trova solo può essere riferita agli attacchi di panico, e il bisogno di legarsi alla madre è tipico del DDP dipendente. Anche la madre ipercontrollante mi fa pensare al dipendente…
Ipotesi: DDP dipendente con disturbo depressivo maggiore
VS
Fobia sociale con disturbo depressivo maggiore
VS
DDP evitante con disturbo depressivo maggiore
CASO KANEKLIN PAGINA 138, Anna
Perdita di passione ed entusiasmo, umore basso (“cupa”) e irritabilità, isolamento sociale, autosvalutazione (teme di fare pena al partner), mancanza di concentrazione, insonnia, peggioramento al mattino, faticabilità e mancanza di piacere possono fare pensare ad un disturbo depressivo. Sembra ci siano abbastanza criteri per un disturbo depressivo maggiore.
Non trovo altre possibili diagnosi. Forse un disturbo dell’adattamento cronico con umore depresso ?
Ne parlavamo qualche post fa con pimpa: il mio dubbio era tra disturbo depressivo maggiore e distimia, per cui non ho indicato un'ipotesi principale, li ho citati entrambi, spiegando che per la distimia non è soddisfatto il fattore temporale ( 2 anni), per il depressivo maggiore non è certo che ci sia un episodio depressivo maggiore (i sintomi ricorrono insieme o "sono spalmati" lungo questi mesi?), inoltre nel caso di disturbo depressivo maggiore ad episodi ricorrenti non è chiaro se ci siano dei periodi di eutimia o se invece questi sintomi siano "permanenti" nel tempo (più tipico del distimico)
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
paura di avere una malattia → ipocondria (VS paura di entrare in contatto con una malattia : fobia specifica). Anche il rivolgersi continuamente al medico mi da questa idea. Non mi sembra però che ci siano sintomi somatici che egli interpreta male: piuttosto la convinzione si basa su un’idea di riferimento.
La mancanza di relazione sentimentale può indicare un DDP schizoide, o schizotipico. In questo caso la convinzione che il medico abbia usato con lui la stessa siringa può essere un’idea di riferimento al limite del delirante, oppure una sospettosità e sfiducia pervasiva che rientra appunto nel quadro schizotipico o paranoide. Pratica sport, quindi forse lo schizoide è meno plausibile. Non può essere di sicuro schizofrenico perché il funzionamento è abbastanza buono, nonostante ci siano segni che è possibile interpretare come sintomi negativi.
In conclusione: non saprei.
In conclusione: non saprei.
Sono giunta a conclusioni analoghe!
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
si, penso che andrebbero indagati entrambi infatti... !
ma un DD adattamento non ce lo vedi? sarebbe tutto ok a parte il fatto che i problemi sembrano cominciati prima del trasloco e dello spostamento sul lavoro. per il resto i sintomi c'erano tutti.
a me fa molto strano che la stiano curando con i farmaci eppure lei continui a stare male. se fosse depressione dovrebbe migliorare invece sembra che da alcuni mesi sia addirittura peggiorata.
Non saprei, ci ho pensato ad un disturbo dell'adattamento, ma in questi casi faccio molta fatica a distinguerlo dai disturbi dell'umore! =(
Anche quella dei farmaci è strana, ma potrebbe anche essere che la terapia farmacologica non vada bene per lei (non vorrei dire cavolate, ma mi pare d'aver letto che la terapia farmacologica unita a psicoterapia ha effetti migliori rispetto alla sola terapia farmacologica, si potrebbe dire che sarà opportuno verificare, dopo un tot di sedute, se vi siano dei miglioramenti, una sorta di follow-up insomma...Inoltre, bisogna capire se segua il trattamento o meno, in caso contrario la psicoterpia potrebbe essere utile per favorire l'aderenza al trattamento farmacologico)
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...
manco io ricordo gli obiettivi.
quindi per sicurezza proporrò sempre e soltanto una terapia psicodinamica in cui sono sempre gli stessi:
supportiva:
- interiorizzazione di un oggetto buono per favorire la separazione-individuazione
- ridurre l'angoscia
- canalizzare le pulsioni
espressiva:
- rielaborare il conflitto sottostante i sintomi
- immagine di sé più integrata, migliore contatto con la realtà, buon funzionamento
Ve ne sottopongo un altro che sto facendo in questo momento...
Soggetto maschile di 40 anni, impiegato. Si presenta raccontando che da alcuni anni non riesce più a dormire bene, si agita per ogni piccolo stress e perfino gli eventi positivi, come la nascita di una figlia, lo mettono in ansia.
L’anamnesi rivela che il paziente, figlio unico, ha goduto di uno stato di “assoluto benessere” fino alla morte dei genitori, scomparsi a distanza di un anno l’uno dall’altro, prima il padre per una malattia cardiaca (all’età di 57 anni) e poi la madre per un cancro (all’età di 52 anni).
La sua compagna, che ha sposato da poco, l’ha aiutato moltissimo in questo periodo e spesso ha pensato che senza di lei non ce l’avrebbe fatta.
Si è deciso a chiedere aiuto solo ora perché ha notato qualcosa di nuovo: gli capita da qualche mese di sentire come una strana paura che gli possa capitare qualcosa di brutto, come una grave malattia fisica o di perdere il controllo e impazzire.
Finora ha utilizzato, su consiglio del suo medico, dei tranquillanti minori che hanno alleviato la sua ansia, ma si chiede se non si debba fare qualcos’altro, soprattutto per rassicurarsi che non avvenga ciò che teme di più: che i suoi problemi incrinino il rapporto che ha con la sua compagna e che non corra il rischio di trasmettere la sua ansia e le sue paure alla figlioletta.
Il Candidato illustri gli strumenti diagnostici che impiegherebbe e i percorsi di valutazione che intraprenderebbe per formulare un progetto terapeutico adeguato al caso.
Picciosa hai dimenticato il fantomatico "rafforzamento dell'Io" ahahahhahaha
Obiettivi macro di terapie cognitivo comportamentali???
Ele!
Sembrerebbe un Disturbo D'Ansia Generalizzato (la paura di una malattia potrebbe inzialmente far pensare ad un somatoforme, quale l'Ipocondria, ma generalmente nell'Ipocondria si ha paura di avere già una malattia, mentre è più tipica dei disturbi d'ansia la paura di contrarla)
Tra gli approfondimenti vari (analisi della domanda), direi di cercare di capire se vi sia un collegamento tra la malattia dei genitori e la sintomatologia attuale (conflitti e sentimenti irrisolti relativi alla morte dei genitori?), indagare le paure attuali (in che senso ha paura di impazzire?, l'ansia si verifica maggiormente in certi momenti della giornata? In particolari situazioni? In che modo la moglie funga da sostegno (vi sono vantaggi secondari? Un'eventuale terapia può in qualche modo alterare le dinamiche di coppia?)
Indicazione al trattamento: espressivo integrato cognitivo-comportamentale (al fine di renderlo in grado di affrontare le situazioni ansiose e favorire una remissione relativamente breve del sintomo, sostituendo i pensieri disfunzionali con altri più funzionali, fornendo conoscenze specifiche che lo aiutino a fronteggiare le situazioni ansiose, valutando quanto i pensieri angoscianti siano realistici) e psicodinamica (al fine di capire cosa vi "sia dietro" la sintomatologia ansiosa, valutando il conflitto e le dinamiche più profonde e connettendo la sintomatologia attuale con gli eventi di vita più rilevanti che possono in qualche modo aver influenzato lo sviluppo e il mantenimento dell'ansia).
Ultima modifica di Picciosa : 17-07-2012 alle ore 17.11.31
E' meglio avere rimorsi che rimpianti...