
Originalmente inviato da
willy61
Sono molto meno drastico di minimino, sull'argomento del pagamento sedute saltate.
La mia analista, se avvertivo il giorno prima - o se si trattava di un'emergenza - non mi faceva pagare le sedute saltate. Accadde una volta che mi "dimenticai" la seduta e me ne ricordai mezz'ora dopo l'orario stabilito. Presi la bicicletta, andai dalla mia analista, feci 8 minuti di seduta e pagai. Giudicatelo come volete, per me fu un'esperienza responsabilizzante e utile.
Da un punto di vista teorico, secondo me, non ci sono ragioni per far pagare le sedute saltate. Non trovo indicazioni e vedo molte controindicazioni. Tranne nel caso in cui il saltare la seduta sia una manifestazione di ostilità del paziente (e non venitemi a raccontare che i pazienti non provano odio, rabbia, invidia e antagonismo nei confronti dei terapeuti, per cortesia. Siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti a disposizione un'intera gamma di emozioni e sentimenti).
Da un punto di vista pratico, occorre ricordare che lo psicoterapeuta vive del suo lavoro con i pazienti. Se i pazienti non lo pagano lui/lei non mangia (e non paga le tasse, l'albo e la previdenza). Quindi la regola è nata probabilmente più per ragioni economiche che teoriche e, da questo punto di vista, avrebbe anche un senso.
Completamente diverso è il discorso delle ferie. Come ogni professionista e ogni azienda, anche i terapeuti vanno in ferie. E, ovviamente, ci vanno quando vogliono loro. Prova a cercare un idraulico in agosto, o un componente meccanico raro. Poi mi saprai dire se i terapeuti sono gli unici a comportarsi in questo modo. L'azienda è mia e decido io quando l'azienda chiude. Punto.
La mia prassi è che i miei pazienti non pagano le sedute saltate, ma io mi riservo tranquillamente lo stesso diritto (cioè, se non posso essere in studio, avviso e propongo un'altra data).
Per le ferie, ovviamente, decido io quando e per quanto tempo ci vado. Su questo non vedo la possibilità di obiezioni di sorta.
Buona vita
Guglielmo
P.S.: Immagina di essere un analista che, per lavorare, ha affittato uno studio in una città differente da quella in cui vive. Ovviamente, in questo caso, far pagare le sedute saltate ha un senso - economico, non teorico. Le spese dello studio, del trasferimento e della permanenza l'analista le deve sostenere comunque. E, se il paziente non si presenta e lui è andato lì per quell'unico paziente, il costo può essere elevato.
Spesso si tende a pensare che il lavoro degli psicoterapeuti sia una specie di missione religiosa motivata da chissà quali nobili sentimenti. E' un lavoro, onesto e difficile ma un lavoro. E, come ogni lavoro, viene retribuito.
Prova a chiamare un qualsiasi artigiano, farlo venire a casa tua e non farti trovare. Il viaggio e la trasferta glie li paghi di sicuro. E giustamente, perché lui ha perso tempo e soldi, e non vive d'aria.