
Originalmente inviato da
willy61
Sai fiona, su un forum è assai difficile usare qualcosa di diverso dalle parole... purtroppo!
Qui sono un po' obbligato dal mezzo ad utilizzare solo quelle. Mi viene un poco difficile dire a minimino: "Cosa senti, e dove, nel corpo, quando parli di...".
Sia perché i mod. potrebbero vedere un intervento del genere come violazione del regolamento, sia perché non ho modo, qui, di utilizzare il mio strumento principale: me stesso, interamente, in corpo e intelletto e spirito.
Anche se la mia formazione "di scuola" è bioenergetica, su un lettino ci ho passato quattro anni, e la mia formazione universitaria era psicodinamica (il buon Mangini a Padova me lo ricordo ancora...). Quindi, quella tradizione e quella teoria non mi è affatto estranea.
E ho avuto modo di vedere, sia da un lato che dall'altro della scrivania, come il concetto di "frustrazione" non sia estraneo nemmeno alla tradizione bioenergetica. Quando passare al contatto corporeo, ad esempio? In quale momento della seduta? Come distinguere se il contatto serve al paziente, oppure se è - invece - più una necessità del terapeuta? Questi sono temi con cui ci siamo confrontati spesso, sia con Christoph Helferich, sia con Iniotakis, sia con Rolando (per citare solo tre dei miei insegnanti).
Se una riflessione mi viene da questa discussione, è la misura dello sforzo che ci pesa (o che sento mi pesa) sulle spalle: quello di riuscire a fornire a chi legge una descrizione accurata ed aggiornata di quello che significa OGGI psicoanalisi. Oggi, non cent'anni fa. Vedo una grande carenza di informazione, da questo punto di vista. E ritengo che noi, come psicologi e psicoterapeuti, ne portiamo la responsabilità.
Anche altri... Consegnare agli studenti, o al pubblico, libri che descrivono non la psicoanalisi di questi anni, ma la psicoanalisi di 50 o cent'anni fa, è un'operazione che non rende un buon servizio a nessuno: né ai potenziali pazienti, né al pubblico interessato agli avanzamenti della scienza psicologica, né a noi.
Vedo che, per quanto attiene la fisica, la biologia, o la storia, le cose stanno in modo diverso. Libri, serie televisive, articoli sui quotidiani parlano quotidianamente degli aspetti più avanzati di questa disciplina (particelle, teorie sull'origine dell'universo, cosmologia... ma anche aspetti relativi alla genetica, alla chimica). In psicologia, e soprattutto in psicoterapia psicoanalitica, mi pare non si faccia lo sforzo necessario per diffondere le conoscenze, o per far sì che siano comprensibili al pubblico i concetti di "attaccamento", "plasticità neurale", "inconscio", "sensazione", "linguaggio del corpo", e cose del genere.
Ed è un peccato, davvero. Quando posso, quando ne trovo l'occasione, cerco di portare il mio contributo, a diversi livelli. Sperando di condividere conoscenze. Non per il gusto della polemica (che pure esiste; non sono così ingenuo da pensare che le mie azioni non abbiano anche - e forse soprattutto - un fine "narcisistico"). Ma (anche) perché la conoscenza non condivisa è morta e inutile. Non serve né a chi la possiede, né a chi non la riceve.
Buona vita