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Discussione: Guarire… Ma da cosa?

  1. #16

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Vorrei comunque allargare la discussione se no parliamo solo io e te Willy (il mio caso personale c'entra, però alla fine c'entrano un po' tutti) e discutere di cosa sia la guarigione in ambito psicoterapeutico. Se il modello medico classico è scorretto in questo ambito, che modello viene attuato praticamente?

    Se io ad esempio dopo una cura psichiatrica, psicoanalitica o psicoqualcosa sono ancora scontento e insoddisfatto dell'esistenza, posso ritenermi comunque guarito?

  2. #17
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Ciao DerTodesking (sì, ho fatto una piccola ricerca su internet, scoprendo che è il nome di u film "horror" di un regista a me sconosciuto. Quindi, innanzitutto, un grazie di cuore per avermelo fatto conoscere).

    Guarire, in senso psicoanalitico, è un termine privo di senso, dal mio punto di vista. Non si può "guarire", per due ragioni: perché la distinzione tra "malattia" e "saità" è questione di grado e quantità, non qualità; e perché non si guarisce mai dallo scontro tra desiderio e realtà.

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  3. #18
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da DerTodesking Visualizza messaggio
    Ora vorrei capire cosa c'è di scorretto in questo mio ragionamento e dove ho affermato qualcosa di falso.

    Saluti
    Provo a iniziare da qui:

    Il sistema sanitario italiano è tutto fuorché gratuito. Come ogni altra azione di assistenza o di previdenza (che sia gestita dallo Stato o da privati non fa alcuna differenza).
    Il sistema sanitario può sembrare gratuito, perché a volte l'utilizzatore non paga nulla. Ma il denaro necessario a mantenerlo attivo non spunta dal nulla.
    In parte pagherà l'utente tramite ticket ("compartecipazione alla spesa sanitaria"), in parte tramite il contributo sanitario incluso nell'assicurazione auto, in parte attraverso le ritenute in busta paga (se è dipendente) o attraverso la tassazione IRPEF (se è un lavoratore autonomo).
    Se l'utente è disoccupato, in cassa integrazione, in mobilità o - in ogni caso - è privo di redditi tassabili, paga comunque qualcun altro.

    Questo penso lo sai. E, quindi, mi chiedo il motivo di questo errore di ragionamento da parte tua, che mi sembri una persona abituata ad utilizzare la logica e la conoscenza.

    Questo vale per tutte le tue ipotesi di "pasto gratis". Dove, ovviamente, "gratis" significa "gratis per te". E, altrettanto ovviamente, se è gratis per te è un costo per altri, che possono, legittimamente, ritenere di non doverti assolutamente nulla.
    Puoi agevolmente ipotizzare una società in cui il denaro non esista, nella quale i beni ed i servizi prodotti siano gratuiti per chiunque.

    Rimane la questione del come realizzarla. E, se seguo la tua logica, tu non contribuiresti mai a realizzarla, dato che - per farlo - dovresti lavorare, impegnarti, faticare... Nemmeno la realizzazione dei tuoi sogni può avvenire "gratis".
    Persino per tentare di convincere me, o uno qualunque dei lettori di questo forum, avrai bisogno di elaborare idee, progetti, intenzioni. E, a livello fisico, avrai la necessità di pigiare i tasti del tuo pc, o del tuo tablet o del tuo cellulare.

    E, naturalmente, credo sarebbe interessante comprendere come mai tu non intenda elargire a nessuno alcun pasto gratis (non mi rispondere che non ne hai la possibilità... non vale).

    In ogni caso, non ritengo sia questione di
    chi si adatta ed è contento di vivere in questo ambiente qua, competitivo, fatto di sacrificio e sangue bene, altrimenti che muoia
    . Intanto perché non ti ci vedo a nuotare in un lago di sangue, né mi pare tu viva in una compagnia di gladiatori che debbono decidere ogni giorno se uccidere o morire... Capisco il senso della metafora che utilizzi ma, per l'appunto, di una metafora si tratta, e non puoi chiedermi di prenderla per vera.

    Per gli psicoterapeuti (quantomeno, per me) il mondo non va né bene, né male. Non è né il mio mestiere né il mio compito quello di fare il giudice, il prete o il politico. Ce n'è già più che a sufficienza, mi pare. E non mi importa nulla di adattare chiunque a un qualsiasi mondo. Mi permetto, semplicemente, di dubitare della possibilità che una persona, da sola, senza un continuo confronto con altre persone e col mondo, riesca a rendersi conto delle possibilità che gli sono date.
    Perché ogni possibilità passa attraverso una relazione, non attraverso oggetti, cose, materiali o denaro (che esistono, e servono, ma - se ci fai caso - vengono ottenuti sempre attraverso relazioni con altre persone. Relazioni di lavoro, affettive, amicali, di appartenenza, di solidarietà, di gruppo... relazioni che sono reciproche e biunivoche).
    Persino se ottieni qualcosa da una macchina ti devi relazionare con delle persone (quelle che ti hanno spiegato come utilizzare quella macchina, ad esempio).

    Quindi, l'insistenza mia circa la responsabilità, deriva proprio dalla conoscenza che "occorre metterci benzina in un'auto, se vuoi che cammini". Per farlo, però, con un benzinaio ci dovrai pur parlare.

    Come vedi, non si tratta tanto di errori "formali", o di falsità. Dal mio punto di vista si tratta di un "disconoscimento", nel senso che mi pare tu disconosca il valore ed il senso della relazione tra persone. E' dalla relazione che ci vengono possibilità e opportunità; se non riesci a riconoscerla, se non riesci ad entrarci, il problema è capire come mai. Il resto viene dopo.

    Secondo me.

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #19

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Il sistema sanitario italiano è tutto fuorché gratuito. Come ogni altra azione di assistenza o di previdenza (che sia gestita dallo Stato o da privati non fa alcuna differenza).
    Il sistema sanitario può sembrare gratuito, perché a volte l'utilizzatore non paga nulla. Ma il denaro necessario a mantenerlo attivo non spunta dal nulla.
    In parte pagherà l'utente tramite ticket ("compartecipazione alla spesa sanitaria"), in parte tramite il contributo sanitario incluso nell'assicurazione auto, in parte attraverso le ritenute in busta paga (se è dipendente) o attraverso la tassazione IRPEF (se è un lavoratore autonomo).
    Se l'utente è disoccupato, in cassa integrazione, in mobilità o - in ogni caso - è privo di redditi tassabili, paga comunque qualcun altro.
    Scusa ma prima tu hai scritto questa cosa qua

    Trova il cibo, preparalo, cucinalo, mettilo in tavola... e mangia.
    Oppure paga il conto del ristorante.
    In ogni caso, non ci sono pasti gratis, su questo pianeta. Per nessuno.
    E non hai mica messo nell'elenco l'ipotesi che pagasse qualcun altro o preparasse il pasto qualcun altro...
    Avevi detto una cosa ben diversa, a leggere bene quel che hai scritto. Poi l'ho scritto che il servizio sanitario è quasi gratuito e non completamente gratuito. Di sicuro non lo paga l'utenza che ha un reddito basso o è disoccupata. Non è necessario richiedere qualcosa è un servizio che viene assicurato.

    Questo penso lo sai. E, quindi, mi chiedo il motivo di questo errore di ragionamento da parte tua, che mi sembri una persona abituata ad utilizzare la logica e la conoscenza.
    L'errore dov'è?

    Questo vale per tutte le tue ipotesi di "pasto gratis". Dove, ovviamente, "gratis" significa "gratis per te". E, altrettanto ovviamente, se è gratis per te è un costo per altri, che possono, legittimamente, ritenere di non doverti assolutamente nulla.
    Puoi agevolmente ipotizzare una società in cui il denaro non esista, nella quale i beni ed i servizi prodotti siano gratuiti per chiunque.

    Rimane la questione del come realizzarla. E, se seguo la tua logica, tu non contribuiresti mai a realizzarla, dato che - per farlo - dovresti lavorare, impegnarti, faticare... Nemmeno la realizzazione dei tuoi sogni può avvenire "gratis".
    L'unica cosa possibile per far questo è sviluppare tecnologie che producano beni e servizi e riescano ad autoriprodursi e muoversi con poche risorse disponibili, in linea di principio potrebbe essere attuabile ma ci vogliono tempo e ricerche e probabilmente ancora molti secoli. Attualmente è solo un'utopia però comunque ho l'impressione che le risorse disponibili oggi stiano comunque nelle mani di poche persone, moltissimo cibo prodotto e pure cucinato viene buttato via, perciò qualcosa e molto più di qualcosa non funziona. L'idea di far lavorare un po' tutti e di meno in maniera tale che il lavoro non sia così faticoso, non ci sia competizione (perché pure per inserirti a fare cose semplici devi n'altro poco ammazzare i concorrenti e dimostrare in continuazione d'esser migliore di questi e più produttivo) e distribuire le risorse non la posso di certo attuare così da solo. Tre o quattro ore di lavoro al giorno (e una cosa del genere non rappresenta un lavoro per come viene inteso oggi e ieri lavorare) a mettere a posto scartoffie io ad esempio sarei in grado di sostenerle grazie ad un guadagno non eccessivamente misero, ma se ci sono persone capaci di far questo per un guadagno minore vengo comunque escluso.

    Ora parlo con te grazie all'uso di una forma di teconologia e non faccio tanta fatica per farlo, probabilmente in un qualche secolo precedente questa possibilità non l'avrei proprio avuta. In un altro contesto, te l'ho già detto, io sarei già morto.

    Persino per tentare di convincere me, o uno qualunque dei lettori di questo forum, avrai bisogno di elaborare idee, progetti, intenzioni. E, a livello fisico, avrai la necessità di pigiare i tasti del tuo pc, o del tuo tablet o del tuo cellulare.
    Ma nel far questo non faccio fatica . Se mi pagassero per farlo come lo faccio ora (senza troppe costrizioni), avrei risolto molti problemi.

    Al resto ti rispondo nel pomeriggio o più tardi, ora devo andare.

    Saluti

  5. #20

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    E, naturalmente, credo sarebbe interessante comprendere come mai tu non intenda elargire a nessuno alcun pasto gratis (non mi rispondere che non ne hai la possibilità... non vale).
    Se me lo passano già a me ora gratis il pasto, come lo faccio a fau uscire un altro pasto da passare? Perché non vale? ... Cosa passo se non ho niente da passare? Comunque a parte i miei genitori, a me nessuno ha mai dato nulla gratis, ma davvero nulla, manco una carezza... Oltre ai servizi offerti a tutti dallo stato e quel che mi danno i miei. Sono stato io spesso a prendere le risorse passate dai miei genitori a me per passarle ad altri perché in un certo senso mi dispiaceva che io mangiavo e loro no (che mi sembrava avessero più bisogno) ad un certo punto però si esauriscono, su questo hai ragione, ma la soluzione quale sarebbe?

    A me non preoccupa il fatto d'essere in una certa misura indigente adesso, mi preoccupa il fatto che questa cosa finirà comunque e mi troverò davvero in una situazione di indigenza a lottare per la sopravvivenza come i gladiatori abbastanza presto, non è che uno muore solo con accoltellamenti vari in un'arena, si può morire anche in svariati altri modi in quella arena che è il mondo circostante. Sarà una metafora ma non è che sia così non azzeccata come sostieni.

    Tu poi nel lavorare (perché suppongo che tu lavori) sei abbastanza felice o no?
    Io lo chiedo a te... perché tu lo fai effettivamente... Se lo fai e ti pesasse farlo non dovresti farlo e ti troveresti nella mia stessa situazione, le motivazioni che ti spingono a lavorare non ti fanno avvertire il negativo che avverto io di sicuro. Ora io sono fatto in una certa maniera e secondo la logica così non posso sopravvivere (almeno nel mondo da te prospettato) quindi se non cambia l'ambiente in qualche modo morirò quando le risorse non ci saranno più a disposizione per me (se non mi adatto).

    In ogni caso, non ritengo sia questione di . Intanto perché non ti ci vedo a nuotare in un lago di sangue, né mi pare tu viva in una compagnia di gladiatori che debbono decidere ogni giorno se uccidere o morire... Capisco il senso della metafora che utilizzi ma, per l'appunto, di una metafora si tratta, e non puoi chiedermi di prenderla per vera.
    Se capisci che è una metafora allora puoi afferrarne il senso.

    Per gli psicoterapeuti (quantomeno, per me) il mondo non va né bene, né male.
    Bah, e cosa fai se un tuo cliente è sopravvissuto a un campo di prigionia? Davvero sostieni di restare neutrale? Non ti credo per nulla, non sei sincero nell'affermare questo secondo me. Non sei neutrale nemmeno nei miei confronti.

    Non è né il mio mestiere né il mio compito quello di fare il giudice, il prete o il politico. Ce n'è già più che a sufficienza, mi pare. E non mi importa nulla di adattare chiunque a un qualsiasi mondo. Mi permetto, semplicemente, di dubitare della possibilità che una persona, da sola, senza un continuo confronto con altre persone e col mondo, riesca a rendersi conto delle possibilità che gli sono date.
    Ma quali possibilità ci sono di cui io non mi rendo conto? Il "fuori" appunto quale sarebbe?

    Perché ogni possibilità passa attraverso una relazione, non attraverso oggetti, cose, materiali o denaro (che esistono, e servono, ma - se ci fai caso - vengono ottenuti sempre attraverso relazioni con altre persone. Relazioni di lavoro, affettive, amicali, di appartenenza, di solidarietà, di gruppo... relazioni che sono reciproche e biunivoche).
    Se è possibile mettere a posto certe cose e soddisfare davvero certi miei desideri meglio di sicuro mi può essere utile ma me lo si dovrà mostrare effettivamente questo e non far leva sempre sulla modifica di quel che desidero.

    Persino se ottieni qualcosa da una macchina ti devi relazionare con delle persone (quelle che ti hanno spiegato come utilizzare quella macchina, ad esempio).
    Basta che per spiegarglielo non devo utilizzare più risorse del mettermelo a fare io effettivamente.

    Quindi, l'insistenza mia circa la responsabilità, deriva proprio dalla conoscenza che "occorre metterci benzina in un'auto, se vuoi che cammini". Per farlo, però, con un benzinaio ci dovrai pur parlare.
    Per me è facile parlare, il difficile è procurarmi i soldi da dare senza spendere di più.

    Come vedi, non si tratta tanto di errori "formali", o di falsità. Dal mio punto di vista si tratta di un "disconoscimento", nel senso che mi pare tu disconosca il valore ed il senso della relazione tra persone. E' dalla relazione che ci vengono possibilità e opportunità; se non riesci a riconoscerla, se non riesci ad entrarci, il problema è capire come mai. Il resto viene dopo.
    Qua non ho proprio capito devi spiegarti meglio

    Saluti

    Secondo me.

    Buona vita[/QUOTE]
    Ultima modifica di DerTodesking : 29-10-2012 alle ore 11.31.52

  6. #21
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da DerTodesking Visualizza messaggio
    Qua non ho proprio capito devi spiegarti meglio

    Saluti
    E me lo immaginavo... D'altra parte, dal mio punto di vista, la questione fondamentale è questa, non altre.

    Per il resto...

    Il sistema sanitario italiano non è gratis per nessuno. Lo paghiamo tutti (chi più, chi meno) in funzione dei propri redditi. L'errore che fai sta nel pensare che se tu non paghi, non paga nessun altro. Tutto lì.

    E, ovviamente, non è vero. Data una torta, se ne mangi metà tu, qualcun altro starà senza. Perché le torte non sono infinite. A te può non piacere, come a me non piacciono gli alberi verdi (li preferirei tra il blu e il grigio), ma così sono.

    E, sì, sono contento del lavoro che faccio. Sono stato contento - e felice in alcuni momento della mia vita - di ognuno dei lavori che ho fatto. Perché io so, a differenza di te, cosa vuol dire sentire di essere vivo. Vedi, quel che scrivi mi fa venire in mente un aggettivo: "mortificante". Che, ovviamente ha a che fare con l'essere morto, e con il far morire ciò che c'è attorno.
    Posso sbagliarmi di grosso, ma così ti sento: mortificante. Verso te stesso e verso altri. E, capiscimi bene, non implica alcun giudizio morale da parte mia. Se ti va di essere così, a me va bene. Se non ti va... tocca a te.

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  7. #22
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da DerTodesking Visualizza messaggio
    Bah, e cosa fai se un tuo cliente è sopravvissuto a un campo di prigionia? Davvero sostieni di restare neutrale? Non ti credo per nulla, non sei sincero nell'affermare questo secondo me. Non sei neutrale nemmeno nei miei confronti.
    E come potrei essere neutrale? Semplicemente impossibile. Mi accontento di riuscire ad essere "distaccato". Che vuol dire: volerti bene, nel senso di essere interessato a te, ma non avere gli occhi foderati di pancetta (in bergamasca il prosciutto è roba da festa grande...) e, di conseguenza, osservarti da esterno. E' "uno spazio tra i mondi" nel quale tu, al momento, non riesci ad abitare. Ma che puoi abitare.

    In ogni caso, non penso che n campo di prigionia sia - in ogni caso, sempre e comunque - una condanna o una cosa da condannare. So che scandalizzerà molti, ma tra le persone che ho conosciuto c'è stato un uomo, serbo bosniaco, al quale hanno mozzato tre dita perché si era rifiutato di combattere per l'esercito serbo contro i suoi vicini di casa bosniaci. Questo non mi fa condannare né Milosevic, né la Serbia. Se vedo qual'è lo stato della Bosnia oggi, mi viene da piangere.

    Le donne di Kakanj me le ricordo ancora. Nel 1994 a Kakanj c'era un contingente di mijaheddin afghani, integralisti islamici con le barbe dipinte con l'henné e i turbanti neri degli sciiti. E le donne dicevano: "Io sono mussulmana, ma non voglio che vincano loro. Altrimenti non potrò decidere di me stessa, non potrò sposare chi voglio io, non potrò andare in discoteca a divertirmi". E avevano ragione.

    Cosa conta di più? Prova a rispondere.

    Buona vita
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  8. #23
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da DerTodesking Visualizza messaggio
    Se me lo passano già a me ora gratis il pasto, come lo faccio a fau uscire un altro pasto da passare? Perché non vale? ... Cosa passo se non ho niente da passare?
    E perché mai dovrebbe valere per altri? In base a quale assurdo "dover essere" gli altri dovrebbero consentirti di pranzare gratis a costo loro?

    Non vale. Perché non ci sei solamente tu al mondo. Punto. E, sinceramente, come non interessa a te il dove altri troveranno le risorse per dare a te quel che vuoi, non interessa un fico secco a me dove TU troverai le risorse per dare a me quel che voglio. Se mi dai l'indirizzo, domani vengo a casa tua, mi siedo sul divano e attendo che arrivi il pranzo. Se non arriva, protesto e ti prendo a pugni, anche.



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    Ultima modifica di willy61 : 29-10-2012 alle ore 12.26.09
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  9. #24

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    [QUOTE=willy61;2693063]E me lo immaginavo... D'altra parte, dal mio punto di vista, la questione fondamentale è questa, non altre.

    Per il resto...

    Il sistema sanitario italiano non è gratis per nessuno.
    E io come faccio a pagarlo se non ho reddito?

    Lo paghiamo tutti (chi più, chi meno) in funzione dei propri redditi.
    E appunto io non lo pago, cioé pago il ticket, ma il servizio intero comunque lo paga qualcun altro al posto mio.

    L'errore che fai sta nel pensare che se tu non paghi, non paga nessun altro. Tutto lì.
    E dov'è che ho affermato una cosa del genere?

    Ho pure detto prima che per abbattere davvero certi costi probabilmente ci vorranno secoli e secoli.

    E, ovviamente, non è vero. Data una torta, se ne mangi metà tu, qualcun altro starà senza. Perché le torte non sono infinite. A te può non piacere, come a me non piacciono gli alberi verdi (li preferirei tra il blu e il grigio), ma così sono.
    A me infatti non piace 'sta cosa, se le torte sono poche, altri restano senza e a me non piace affatto 'sta situazione (l'altro potrei essere anche io)... A te piace che le cose stiano così? Vanno bene per te?
    Io almeno lo vedo che sono così, ma mi esprimo e lo affermo che non dovrebbero stare così, non scarico la responsabilità su ogni singolo dicendogli che del suo destino è responsabile solo lui, ma sul mondo appunto, e lo dico... Non mi sta bene e non mi starà proprio mai bene.
    E' come credere che una cellula sia responsabile del proprio destino, ma incastrata in un ambiente con altre cellule non potrà mai autodeterminare da sola le risorse adatte per star bene. Se tutta l'organizzazione non produce un ambiente adatto a quel tipo, il tipo muore o vive male, le cose stanno così, eh e che stanno ciò non elimina la sofferenza.

    Comunque nemmeno le persone sono infinite, per risolvere davvero il problema ci vorrebbe una torta a testa, se non ci sono oggettivamente abbastanza torte e risorse disponibili per tutte le persone, per me il problema dell'infelicità di quelli a cui non è toccato nulla o ai quali tocca poco in cambio di molto non sta affatto nelle persone e nei singoli individui e nelle loro scelte ma nel fatto che di torte disponibili non ce ne sono abbastanza per tutti.

    Per te invece il problema sta nelle persone ed è un modo etico di vedere le cose diametrametalmente opposto al mio. In un ambiente di merda ed inadatto a star bene per un tipo, affinché attecchisca una forma di benessere individuale, non si può chiedere agli individui d'essere abbastanza felici ed assumersi la responsabilità del fatto che non lo sono abbastanza (sostenendo che si può vivere comunque in svariati modi basta adattarsi alle possibilità disponibili).

    E, sì, sono contento del lavoro che faccio. Sono stato contento - e felice in alcuni momento della mia vita - di ognuno dei lavori che ho fatto. Perché io so, a differenza di te, cosa vuol dire sentire di essere vivo. Vedi, quel che scrivi mi fa venire in mente un aggettivo: "mortificante". Che, ovviamente ha a che fare con l'essere morto, e con il far morire ciò che c'è attorno.
    Posso sbagliarmi di grosso, ma così ti sento: mortificante. Verso te stesso e verso altri. E, capiscimi bene, non implica alcun giudizio morale da parte mia. Se ti va di essere così, a me va bene. Se non ti va... tocca a te.
    Eh va be'... Nessun giudizio morale , questa è bella, io non faccio morire proprio oggettivamente nessuno, se la tua è una metafora è una metafora negativa, è associata alla morte, e perciò è comunque un giudizio.
    A me il mondo e la vita così com'è non piace e lo affermo, è così per me, ed è proprio quel che penso davvero e non chiedo a nessuno che me la si faccia piacere così com'è ma che si riesca in una certa misura a trasfigurarlo in altro.
    Se per mortificante intendi dire che a me l'idea che non ci siano torte per tutti è un qualcosa che pensare in atto mi dà fastidio e desidererei che non stessero così le cose, allora è vero sono mortificante verso questo stato di cose e verso gli individui che in fin dei conti affermano "Va tutto bene così com'è"...
    Alla fine lo vedo come te che stanno così certe cose, ma a differnza di te non sento affatto che vanno bene.

    Il dedurre "le cose stanno così quindi dovrebbero stare bene così a me e a tutti" è scorretta anche là dove non è possibile modificarle con nessun mezzo.

    Io lo sono allora all'ennesima potenza mortificante, se il mondo è davvero così e c'ho visto giusto, andrebbe realmente mortificato, ma per il semplice fatto che bisognerebbe far notare a tutti che puzza come un cadavere da sempre, che lo spettacolo della natura è destinato a restare un'ecatombe e che non ci sarà mai nessun riscatto da nessuna parte, per me non si può mortificare davvero quel che è stato da sempre morto e che non può essere più rianimato in nessun modo.

    Comunque cosa dovrei fare o pensare effettivamente per non essere mortificante? E intendi quel che ho scritto? Così capisco come vuoi che io sia e cosa desideri che io pensi, perché lo hai espresso indirettamente questo, non fare il finta di non saperne nulla ... Potevi usare anche una metafora meno negativa immagino ma non l'hai fatto.
    Ad esempio pure dire a qualcuno che si comporta da stronzo è una metafora, ma contiene un giudizio data la negatività dell'associazione.

    Io i miei giudizi li esprimo, non sono neutro, e nemmeno credo sia possibile davvero sforzarsi di esserlo là dove non lo si è veramente.
    Ultima modifica di DerTodesking : 29-10-2012 alle ore 15.24.34

  10. #25
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da DerTodesking Visualizza messaggio
    A me infatti non piace 'sta cosa, se le torte sono poche, altri restano senza e a me non piace affatto 'sta situazione... A te piace che le cose stiano così? Vanno bene per te?
    Che mi vada bene o meno, non cambia la sostanza delle cose.

    Se ci sono "m" risorse e "n" persone, o "m" è maggiore di "n" oppure devi sperare che "n-x" persone rinuncino ad utilizzare le risorse in questione.
    Punto.

    Le preferenze, i vorrei, i "mi piacerebbe che..." non hanno alcuna importanza.
    Se le risorse sono in quantità minore di chi le desidera, o resti senza tu, o rimane senza qualcun altro.

    Peraltro, tu, pagando solo il ticket, obblighi altri a pagare per te. Immagina che tutti vogliano fare come te, e decidano di pagare solamente il ticket.
    Poi immagina di trovare qualche medico che voglia curarti, alla condizione di non venire pagato (e dopo che ha sostenuto le spese necessarie alla formazione).
    A mio parere, la tentazione di somministrarti stricnina ad alte dosi, invece di aspirina, sarebbe dannatamente forte

    Buona vita

    P.S.: Rimango del parere che "mortificante" è il termine corretto. Che tu lo percepisca come negativo è una tua valutazione. A me non interessa un ciufolo di come le parole vengano percepite. Sono parole. E basta.
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  11. #26

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Ultima modifica di DerTodesking : 29-10-2012 alle ore 18.02.24

  12. #27
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    E sai bene che significa... Io so solo una cosa... Di sicuro non è il lavoro che può rendere libero un individuo se nel lavorare questo sta male, bisogna trovare per forza di cose altre forme di organizzazione e finché non le si trova il male resta.
    Bisogna..

    Per forza...

    Oh, dico, non è che sto scrivendo all'inventore della scritta di Auschwitz, per caso?

    Buona vita
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  13. #28
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  14. #29

    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Bisogna..

    Per forza...

    Oh, dico, non è che sto scrivendo all'inventore della scritta di Auschwitz, per caso?

    Buona vita
    Penso proprio di no, per me sinceramente sarebbe più appropriato il motto "Lavorare stanca" . Un'organizzazione migliore per me servirebbe per non lavorare e lavorare meno (ammesso che sia possibile mettere su un'organizzazione del genere, infatti la cosa per ora è utopica) e non per sfruttare fino all'osso le risorse individuali come avviene attualmente.
    Comunque non ho mica idea di come si possa mettere su una cosa del genere, so solo che attualmente le cose non funzionano bene, e tanto basta.

    Io tanto sono ridotto ad una cosa funzionale, se non produco reddito all'interno del sistema non posso ricevere alcun riconoscimento... In pratica non conto nulla, nessuno mi vorrebbe certo bene così tanto per volermene se faccio delle cose inutili e improduttive in tal senso, è sempre tutto basato su questi scambi qua (pure lo psicoterapeuta appunto lo devi pagare per avere quella parvenza di empatia, e che empatia è? Una finta empatia), per questo per me ci vorrebbe davvero qualcosa di gratuito per venirne fuori.

    In fin dei conti io so che la realtà è questa e che le cosiddette relazioni mature su questo sono basate, tu dai una cosa a me io do una cosa a te... Io probabilmente 'ste benedette relazioni le vorrei proprio immature. Vorrei che esistessero spazi in cui non vige davvero più questa regolazione economica che stermina i meno adatti, e tutti questi "vorrei" non è vero che non contano nulla, almeno per me.

    Se non ci fossero stati che problema avrei avuto? Tutto mi sarebbe stato bene.

    La logica e la razionalità mi fanno osservare com'è fatto quel che ho attorno, ma non sento qualcosa di positivo di certo quando vedo e guardo tutto questo, più vedo e guardo e più vorrei che le cose fossero messe in modo del tutto diverso, senza riuscire mai ad avere in mano gli strumenti adatti per cambiare quel che vorrei che davvero cambiasse, per questo non posso fare altro che sperare in una modifica su larga scala per star meglio.

    Alla fine tante specie sono state sterminate dalla mancanza di adattamento, può darsi che io sono uno dei tanti esperimenti naturali non riusciti che non possono vivere bene in questo mondo o magari in questo periodo qua, un po' come i panda, se non si crea un ambiente adatto per farli sopravvivere e favorirne l'accoppiamento spariranno.

    Le possibilità tanto queste sono:

    1) O vivo come te e tanti altri cercando un lavoro produttivo, e così vivrei davvero molto male per certi motivi...
    2) O vivo come sto vivendo ora finché è possibile, e così vivo meno peggio (del punto uno), ma vivo abbastanza male lo stesso.
    3) O non vivo proprio.


    Se in questi tre punti s'esaurisce tutta la realtà possibile e non c'è nient'altro da aggiungere e nulla può cambiare nemmeno nei secoli dei secoli (aggiungendo altre possibilità a questo quadro qua) sono fregato all'infinito, non è che c'è ancora qualcosa da analizzare o capire.

    Saluti
    Ultima modifica di DerTodesking : 29-10-2012 alle ore 21.07.16

  15. #30
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: Guarire… Ma da cosa?

    No, su una cosa (almeno una) ti sbagli: l'empatia di un terapeuta non è finta. Non è un atteggiamento messo lì per tecnica, o per efficienza.
    E' una "conditio sine qua non". Se non c'è, non c'è terapia possibile.

    Gli vogliamo bene davvero, ai nostri pazienti. E so quanto bene mi hanno voluto i miei terapeuti. Tanto che tante volte mi viene voglia di dire a qualcuno cosa "dovrebbe" fare, e non è sempre semplice ricordarsi che ognuno ha diritto a vivere come preferisce, come riesce, anche come non mi piace.

    Vale anche per te.

    E vale anche per i tuoi "Si deve", "Bisogna". Ché ci si mette poco a sapere quel che è meglio per gli altri, specie quando quel "meglio" significa "meglio per me". In fondo, non è esattamente questo atteggiamento, questa sovrapposizione tra "a me piace" e "dev'essere così per chiunque", ad aver portato a quel cancello?

    Ora, immagino che protesterai vivacemente quando leggerai il seguito: se quelle parole sono dentro di te, non è forse dentro di te anche la scritta su quel cancello? E non c'è, forse, una parte di te che vorrebbe spedirci qualcuno, attraverso quel cancello?

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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