ho provato a svolgere questo caso partendo dall'analisi della domanda. non mi ci trovo molto... forse partirò da un riassunto e dall'ipotesi diagnostica
Un avvocato di 45 anni P., richiede un trattamento su insistenza della moglie, che è stanca del loro matrimonio, non può più tollerare la sua freddezza emotiva, le richieste rigide, la sua prepotenza, il disinteresse sessuale, i lunghi orari di lavoro e i frequenti viaggi d'affari. Il paziente non prova alcun disagio particolare nel suo matrimonio e ha accettato la consulenza solo per accontentare la moglie.
Ben presto,tuttavia,emerge che il paziente è preoccupato da problemi lavorativi. E' conosciuto come l'uomo di punta di uno studio legale ben avviato. E' stato l più giovane socio nella storia dello studio ed è famoso per la sua capacità di gestire molti casi contemporaneamente. Recentemente si trova sempre più incapace di sostenere quei ritmi. E' troppo orgoglioso per rifiutare un nuovo caso e troppo perfezionista per rimanere soddisfatto dal lavoro svolto dai suoi assistenti. Scontento dello stile di vita e della struttura delle sìfrasi che scrivono, si trova costantemente a correggere le loro difese giudiziarie ed è quindi incapace di stare al passo con i suoi impegni. I suoi collaboratori lamentano che la sua attenzione per i dettagli, la sua incapacità di delegare la responsabilità stanno riducendo la sua efficienza. In 15 anni ha cambiato 2 o 3 volte segretarie all'anno; nessuna di esse può tollerare di lavorare con lui per molto tempo, perchè è troppo critico riguardo agli errori commessi dagli altri. Quando vengono assegnati i compiti, non riesce a decidere quale discutere per primo, comincia a fare programmi per sè e per i collaboratori, ma poi non riesce a rispettarli e lavora 15 ore al giorno. Trova difficile essere risoluto adesso che il suo lavoro è aumentato al di là del suo diretto controllo.
Il paziente tratta i suoi figli come se fossero delle bambole meccaniche, ma tuttavia prova per loro un affetto evidente anche se nascosto. Descrive sua moglie come una "compagna adeguata" e ha difficoltà a capire perchè sia insoddisfatta. E' puntiglioso nei modi e nell'abbigliamento, il suo eloquio è lento e monotono, arido e privo di humor con una testarda determinazione nel far intendere le sue ragioni.
E' figlio di due genitori "in carriera", estremamente dediti al lavoro. E' cresciuto con la sensazione di non lavorare mai abbastanza, di avere molto da raggiungere e poco tempo a disposizione. E' stato uno studente modello, un "topo da biblioteca", goffo e impopolare nelle attività sociali adolescenziali. E' sempre stato competitivo e ambizioso. Ha difficoltà a rilassarsi in vacanza, sviluppa complessi programmi di attività per ciascun membro della famiglia e diventa impaziente e furioso se essi rifiutano di seguire i suoi piani. Gli piacciono gli sport, ma ha poco tempo per praticarli e rifiuta di giocare se non è al massimo della forma. Sui campi da tennis è ferocemente competitivo e ha difficoltà a perdere
Occorre innanzi tutto capire quale sia la domanda di P. Sembra infatti che P. sia arrivato a chiedere un colloquio psicologico solo a causa dell’insistenza della moglie, mostrando quindi di non essere realmente motivato a un intervento psicologico. La moglie ha spinto P. a richiedere un trattamento per dei problemi di coppia e rimprovera il marito di freddezza emotiva, di eccessiva rigidità e dedizione al lavoro, e di disinteresse sessuale. P non riconosce questi problemi, non trova problematico il suo matrimonio, ma nonostante accetti una consultazione psicologica solo per accontentare la moglie, emerge presto che anche P soffre un disagio importante.
Bisognerà allora comprendere le motivazioni e le aspettative sia di P, che della moglie, e cercare di rendere consapevole P. dei disagi riscontrati dalla moglie, approfondendo le rappresentazioni del disagio da parte della moglie, e conseguentemente da parte del paziente. Siccome P è arrivato alla consultazione solo su insistenza della moglie, occorrerà instaurare una buona alleanza terapeutica, che ci consentirà di comprendere le motivazioni profonde, che al di là delle contingenze, lo hanno portato a intraprendere un percorso psicologico. Andranno quindi indagati i motivi per cui P. ha richiesto un colloquio proprio ora (quindi, i motivi per cui P. ha ceduto all’inisistenze della moglie proprio ora; è stata la moglie con le continue esortazioni a farlo decidere, o P ha iniziato a riconoscere qualche disagio?).
Il problema che affligge P da qualche tempo è legato alla situazione lavorativa; è molto preoccupato di non riuscire più a sostenere i ritmi molto elevati, e conseguentemente di non essere più all’altezza di quel ruolo. P è infatti un avvocato di successo, vanta la capacità di saper occuparsi di più casi contemporaneamente, ed è riconosciuto come l’uomo di punta del suo studio legale, ma da qualche tempo (INDAGARE DA QUANTO) non si sente più capace di sostenere il ritmo di questo lavoro. Il disagio di P. sembra essere legato all’impostazione rigida e puntigliosa di come svolge il suo lavoro: egli infatti è così perfezionista che continua ad operare correzioni sia al proprio che al lavoro altrui, ed è talmente orgoglioso che non accetta l’aiuto di nessuno. Questa situazione ha influenzato il suo rendimento lavorativo, che a sua volta ha avuto ripercussioni sulla sua vita affettiva (P. infatti si trova costretto a passare più ore in ufficio per poter svolgere tutto il lavoro secondo i suoi canoni, e la moglie se ne lamenta).
Sulla base dei dati a disposizione, l’area di sofferenza di P potrebbe essere inquadrata all’interno di un disturbo di personalità, infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di P. risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale e soprattutto lavorativo. In particolare, con riferimento al DSM-IV, l’attenzione ai dettagli al punto che va perduto lo scopo dell’attività, e il perfezionismo esagerato, farebbero propendere per un disturbo di personalità ossessivo-compulsivo. Tal ipotesi potrebbe essere confermata anche dall’eccessiva dedizione al lavoro e dall’incapacità di P di delegare compiti ad altri.
Sebbene anche gli individui con disturbo di personalità narcisistico possano mostrare dedizione al perfezionismo, e credere che gli altri non possano fare le cose altrettanto bene, l’autocriticità di P. mi porterebbe a differenziarlo da questo tipo di disturbo.
P. mostra un’affettività piuttosto limitata (la moglie si lamenta della sua freddezza, il paziente tratta i figli come fossero delle bambole) che potrebbero far pensare a un disturbo schizoide o schizotipico di personalità, ma in questo caso P sembra trovarsi a disagio nella manifestazione delle emozioni, piuttosto che mostrare un’incapacità di intimità.
IN REALTà TUTTI I DATI EMERSI DAL CASO FANNO PENSARE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE AL DISTURBO DI PERSONALITà OSSESSIVO-COMPULSIVO!!!!! Quindi mi metterei a commentare tutti i dati spiegado perché mi fanno pensare a questa diagnosi.
Non riesco a fare una diagnosi differenziale vera e propria (non riesco a tenere aperta la possibilità tra almeno due disturbi) perché sembra davvero troppo inequivocabile il disturbo di personalità oss-comp. Immagino che non sarà così in sede d’esame ☹
Proporrei un ciclo di tre incontri con P per raccogliere maggior informazioni e indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloqui, e infine dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche. Sarebbe importante raccogliere più informazioni anamnestiche (chiarire il rapporto con i genitori, e come il fatto che egli li consideri “in carriera e estremamente dediti al lavoro” abbia influenzato il suo sentimento di non lavorare mai abbastanza). È necessario poi capire da quanto tempo è presente la sintomatologia descritta, e quali sono le circostanze dell’insorgenza. Fin’ora sappiamo cosa pensa la moglie delle problematiche di P, sarebbe utile capire anche come vivono i figli questa situazione. infine, sarà necessario comprendere quali siano le aspettative nei confronti dello psicologo e del percorso da intraprendere (egli si aspetta un percorso di collaborazione oppure si aspetta che sia lo psicologo a risolvere la situazione? Ha aspettative relative ai tempi e modi attraverso cui la sua sofferenza sarà alleviata?)
Dai dati sin qui rilevati, il paziente sembra avere un buon esame di realtà, ma una scarsa capacità di insight (ha difficoltà a capire i motivi per cui la moglie è insoddisfatta), pertanto si potrebbe effettuare un intervento individuale di tipo inizialmente supportivo, e diventare poi espressivo, finalizzato a comprendere più approfonditamente il disagio attuale e ad attribuirgli un significato.
Non so cos’altro aggiungere nel trattamento. Io coinvolgerei anche la moglie, perché è evidente che hanno un problema di comunicazione, ma forse all’inizio è utile un percorso individuale per aiutare P ad essere più consapevole del suo disagio???? Booooooooooo
X___x ho sonno, volevo fare anche l’altro caso ma sarà meglio che vada a letto! Domani spero di riuscire a farlo
Ho provato a fare il caso di Olivia e Sara. Ho letto anche quello di Sury e l'ho fatto diversamente, ma sinceramente non sono certa di aver fatto bene, anzi, mi sono complicata la vita!
Non sto a riportarvi tutto, ma io ho inizialmente fatto il ragionamento sulla bambina, perché la signora non parla di sé, ma di lei. Quindi all'inizio ho pensato di assecondarla. Propongo un disturbo oppositivo provocatorio con dd con ADHD, disturbi pervasivi dello sviluppo (boh) e disturbo d'ansia di separazione. Però dico che i dati non sono sufficienti e che si dovrebbero approfondire tutti gli elementi che ho considerato per fare le diagnosi differenziali, in modo da poterli escludere effettivamente. Quindi a questo punto ho pensato di passare alla signora, dicendo che in realtà dato che non abbiamo la versione del padre e per i sentimenti mostrati dalla signora durante il racconto, potremmo ipotizzare che la difficoltà di relazione con la figlia sia percepita come tanto grave dalla signora a causa di un proprio disagio o che siano delle difficoltà interdipendenti. Riguardo la signora ipotizzo quindi la presenza di un disturbo dell'umore, da approfondire se sia unipolare o bipolare, dato che in realtà la signora non ci parla mai di sé, quindi non abbiamo strumenti per definirlo al momento. Diagnosi differenziali: disturbo paranoide di personalità, perché queste idee di essere l'oggetto preferenziale degli attacchi della figlia emergono dopo la nascita e non in adolescenza (pare, approfondire); Per i primi colloqui ci focalizzeremo quindi sulla signora per capire il suo stato emotivo/psicologico ed eventualmente ci si focalizzerà successivamente sulla bambina.
Quindi approfondimenti:
- indagine supplementare e approfondita sul disagio espresso dalla signora (frustrazione, rabbia) e su eventuali altri sintomi non raccontati. Per questi indagare insorgenza, durata, vissuti, livello di compromissione sociale/lavorativo
- storia personale/di coppia, relazioni interpersonali, in particolare con marito e famiglia d'origine che è descritta come problematica per entrambi i coniugi.
- indagine approfondita sulla gravidanza (desiderata/ottenuta rapidamente -vista l'età dubito-/fantasie sulla nascita e sul bambino/aspettative) e i primi due anni
- analisi della domanda: si è rivolta autonomamente, ma capire aspettative e convinzioni riguardo l'intervento che ha richiesto, poiché descrive la scelta di rivolgersi al Servizio come un'azione istintuale più che ragionata. Indagare che idea ha del disagio per cui ha contattato il Servizio.
- indagare le rappresentazioni della signora riguardo l'intervento
- indagare opinione del marito riguardo il problema e riguardo la scelta della signora di rivolgersi al Servizi. Possibilità di coinvolgimento del marito nel percorso
Propongo quindi di effettuare ulteriori approfondimenti attraverso una batteria di test. Inserisco Rorschach, MMPI-2, Scid-I (sono in dubbio se mettere un'AAI).
Per il trattamento, nel caso si confermasse l'ipotesi di disturbo dell'umore potremmo suggerire un intervento di tipo supportivo-espressivo di tipo sistemico-familiare (in modo da coinvolgere anche la bambina e il marito) anche alla luce dei rapporti difficoltosi con la famiglia d'origine (da aggiungere obiettivi della terapia).
E' un casino, mi sa che tutta la parte sulla bambina non ha senso![]()
Ultima modifica di Saloméxx : 17-07-2013 alle ore 00.25.16
Secondo me l'ho fatto malissimo... è la prima volta che mi capita un caso con due persone, anche se una è solo descritta, boh. Dopo averlo finito forse eviterei gli accenni sulla bambina, al massimo li metterei solo nell'approfondimento del vissuto della madre. Però per me è centrale il rapporto madre-bambina/moglie-marito e figli/famiglie d'origine. Onestamente il disturbo depressivo è l'unica cosa che mi è venuto in mente, ma mi pare un po' riduttivo. Anche le diagnosi differenziali sono fatte con i piedi, boh, non ci ho perso molto tempo. Che casino
comunque mi chiedevo la terapia supportivo-espressiva può essere anche familiare?
Non avevo pensato che il problema poteva anche essere di Sara, ho dato per scontanto che era la madre che non fosse in grado di gestirla.....devo fare più attenzione.
Per quanto riguarda l'AAI anch'io sinceramente ci avevo pensato poi mi è venuto in mente che il mio tutor mi disse che per farlo bisognava fare un corso apposta e specifico, altrimenti non si piò applicare. Ne sapete qualcosa? se fosse così bisognerebbe cercare un test alternativo che vada ad indagare l'attaccamento perchè secondo me è importante. Oppure anche con il colloquio?
Il caso Di Olivia, non era semplice. Poteva essere tutto, anche un disturbo sul versante psicotico come hai ipotizzato tu con il paranoide anche se io sinceramente non ci avevo pensato, spunti di deliri di persecuzione ci sono anche nel disturbo delirante di persecuzione appunto, oppure potrebbe anche essere una depressione con manifestazioni psicotiche. Dai pochi dati mi sono subito orientata ad DDM ma non sono assolutamente da escludere gli altri. Il problema riportato è della figlia tuttavia emergono anche sentimenti di rabbia e impotenza e alla basa sembrabo esserci trascuratezze emotive e affettive da parte della famiglia d'origine.
Salomèxx io terapia supportiva espressiva non è che l'abbia capita molto, e quella che hai fatto è una domanda che mi faccio anch'io. Qualcuno di voi sa sono possibili, inizialmente, dei percorsi di supporto ad una famiglia.? O si va subito ad intervenire sul sistema attraverso una terapia espressiva?
A me questi due termini continuano a confondere.
ciao ragazze! scusate se ho omesso dei dettagli. il caso si Sara è un caso evolutivo. è uscito nella sede di firenze a novembre 2102.
io ho messo come diagnosi principale di Sara disturbo d'ansia da separazione in possibile comorbilità con ADHD. come differenziale ho me sso disturbo dell'umore della bambina
LA MIA SCALETTA SOLITAMNETE (IO FACCIO CASO EVOLUTIVO)
ANALISI DELLA DOMANDA DEL GENITORE
IOTESI DIAGNOSTICA COMORBILITà E DIFFERENZIALE
APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI CON COLLOQUIO CON GENITORI E BAMBINO
TEST
TRATTAMENTO
![]()
ciao ragazze! scusate se ho omesso dei dettagli. il caso si Sara è un caso evolutivo. è uscito nella sede di firenze a novembre 2102.
io ho messo come diagnosi principale di Sara disturbo d'ansia da separazione in possibile comorbilità con ADHD. come differenziale ho me sso disturbo dell'umore della bambina
LA MIA SCALETTA SOLITAMNETE (IO FACCIO CASO EVOLUTIVO)
ANALISI DELLA DOMANDA DEL GENITORE
IOTESI DIAGNOSTICA COMORBILITà E DIFFERENZIALE
APPROFONDIMENTI DIAGNOSTICI CON COLLOQUIO CON GENITORI E BAMBINO
TEST
TRATTAMENTO
![]()
AMBITO CLINICO CASO CLINICO ESAME DI STATO PADOVA GIUGNO 2012
Marco, un ragazzo di 20 anni vestito in modo informale ma curato, si rivolge al Servizio di Igiene Mentale accompagnato dai genitori, su indicazione del medico di medicina generale. Inizia il colloquio dichiarando di non avere problemi e che é solo perché lo lascino “in pace” che ha acconsentito di sottoporsi alla visita. I genitori dicono di essere preoccupati perché, dopo un inizio brillante, Marco è sempre più incostante negli studi universitari e, nelle ultime due sessioni, non ha sostenuto esami; in seguito al fatto che la ragazza lo ha lasciato, trascorre tutte le sere al bar o in un piccolo teatro rionale dove è impegnato come regista-attore.
I genitori hanno la sensazione che, dietro al suo contegno sicuro di sé, Marco abbia dei problemi e che dovrebbe essere aiutato. Lo descrivono come un bambino molto bello, felice, dotato e brillante, molto amato e coccolato che però, con la nascita dei suoi due fratelli quando aveva 8 anni circa, era diventato pieno di risentimento. Fin dai primi anni di scuola materna, Marco giocava ed interagiva poco con gli altri bambini e preferiva stare con gli adulti. In seguito spesso manifestava “disdegno” per i compagni di scuola e per i fratelli ed invece una grande ammirazione per alcuni insegnanti e per personaggi importanti della cultura. Aveva mantenuto sempre un eccellente profitto.
Nel colloquio individuale, il suo atteggiamento appare distaccato, ma gentile e, nel complesso, mostra un atteggiamento di curiosa condiscendenza verso lo psicologo e la valutazione, mantenendo un senso di superiorità e di controllo. Si sofferma volentieri sui propri interessi (l’arte e il cinema) da cui è certo di ricavare successo. Dice di avere molte relazioni, ma superficiali e di essere spesso solo, ma che non si lamenta della solitudine perché ci tiene molto ad “essere diverso” dai suoi coetanei. A proposito della vita sentimentale Marco racconta di aver avuto, fino a qualche tempo prima, solo degli incontri occasionali, ma non una ragazza stabile. Con qualche difficoltà ammette che la ragazza (la cui perdita sembrava aver condotto alla difficoltà di studiare) è stata la prima persona alla quale si era legato e con la quale ha avuto una relazione più lunga delle altre (sono stati insieme quasi un anno). La relazione si è interrotta dopo che lei aveva espresso il desiderio di coltivare interessi diversi dai suoi e di avere una maggiore vita sociale. “Si accorgerà però che le manco” - conclude.
Il/la candidato/a sviluppi delle riflessioni cliniche sul caso presentato ed in modo specifico: • delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli strumenti
psico-diagnostici adeguati, • ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione al ragazzo e ai genitori ed i
possibili percorsi di intervento.
MBITO ETA’ EVOLUTIVA - PADOVA GIUGNO 2012
I genitori di una ragazzina di quasi 11 anni, che frequenta da 3 mesi la 1° classe della Scuola secondaria di primo grado, chiedono una consulenza psicologica per la figlia. Al primo colloquio con i genitori B. viene descritta come “timida e un po’ chiusa” già dalla scuola dell’Infanzia. Rispetto alla scuola nomina qualche ‘amica’, ma a casa non chiede di frequentarne. Evita il più possibile le esperienze di gruppo, sia a scuola che nel tempo libero. La famiglia attribuisce ciò alla timidezza, come tratto costituzionale. I genitori evidenziano invece soddisfatti che B. ha iniziato la Scuola Primaria “prima”, (compiendo i 6 anni a fine marzo) e che ha risultati adeguati, anche se quando glielo si chiede, B. non ama parlarne, e non esprime grande interesse. Ha una sorella maggiore di lei di 10 anni, che la madre definisce “come una seconda mamma per lei”. B. tende a chiedere ancora di dormire nel letto con la sorella, come faceva da piccola, e nell’ultimo periodo più di frequente. Talvolta le viene concesso. B. ha difficoltà di addormentamento e risvegli frequenti da diversi mesi. Inoltre, dall’estate, lamenta frequenti episodi di malessere, in particolare cefalea e nausea, che non hanno trovato riscontro in particolari condizioni somatiche o mediche. I genitori accennano a episodi simili nella prima infanzia, ma non sanno specificarli. Infine, pur continuando a frequentare la Scuola, portata dai genitori, da circa 2 mesi al mattino tende a chiedere di restare a casa, esprimendo disagio emotivo nel dover andare, con agitazione e chiusura in sé. I genitori trovano questo incomprensibile, dati i “risultati normali”.
Il/la candidato
° delinei gli approfondimenti diagnostici che ritiene utili effettuare e indichi gli
strumenti psico-diagnostici adeguati,
° ipotizzi un'area diagnostica e delinei una possibile restituzione ed i possibili percorsi
di intervento.
scusate rettifico la mia diagnosi di Sara. ho ricontrollato il quaderno: diagnosi princi. ansia da separazione in possibile comorbilità con disturbo umore depresso. differenziale ADHD fatemi sapere se per voi è ok!![]()
Buongiorno, ci ho dormito sopra.
Ho un dubbio. Questo caso presenta comunque un problema che può essere non solo della bambina, ma della madre (come abbiamo evidenziato io e Sury pensando fosse un caso per adulti). In tal caso, mettendo fossero due adulti per esempio, come si procede? si fa l'ipotesi di diagnosi per entrambi o ne metti una sola, quella preponderante (vai a deciderlo però)?
Io in questo caso per esempio avevo deciso di procedere con tutto il ragionamento sulla madre dopo la diagnosi fatta per entrambe, ma essendo un caso evolutivo ho l'impressione (ma giusto un pochino eh) di avere sbagliato![]()
E non solo per questo ma perché non sono sicura si possa fare una cosa del genere.
Va be' sbagliando si impara, ma vorrei chiarirmi che fare in una situazione simile.
Poi. Voi quando mettete l'ipotesi diagnostica la spiegate con i sintomi/segni? Ad esempio:poiché la signora mostra un vissuto che appare caratterizzato da rabbia alternato a momenti di commozione, si potrebbe ipotizzare un'alterazione del tono dell'umore in senso depressivo. A causa di ciò potremmo ipotizzare un disturbo depressivo maggiore...
ps. sì la AAI deve essere somministrata da chi ha seguito dei corsi, ma teoricamente è così per qualsiasi test, non dovresti studiarteli tu da sola, ma seguire dei corsi... al massimo si potrebbe ipotizzare di scrivere tra parentesi "dopo opportuna formazione" o qualcosa del genere? Boh probabilmente non rischierei...
Ultima modifica di Saloméxx : 17-07-2013 alle ore 12.44.39
Ciao a tutte!
Ho visto che quando proponete dei test non mettete mai (o forse ho perso dei pezzi...) la WAIS-R... Io al tirocinio ero abituata a somministrare WAIS-R, Rorschach (Exner) e TAT (o Blacky) a tutti: nevrotici, psicotici, disturbi di personalità... Per evitare l'impostazione psicodinamica all'esame metterei MMPI-2 al posto del TAT, ma non so se lasciare anche la WAIS-R... Voi cosa ne pensate? Grazie![]()
qualcuno ha svolto il caso EVOLUTIVO di Luca pag 170 kaneklin?