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Discussione: Giugno 2013 unicatt

  1. #871
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da cutiehoney Visualizza messaggio
    Ciao a tutte!
    Ho visto che quando proponete dei test non mettete mai (o forse ho perso dei pezzi...) la WAIS-R... Io al tirocinio ero abituata a somministrare WAIS-R, Rorschach (Exner) e TAT (o Blacky) a tutti: nevrotici, psicotici, disturbi di personalità... Per evitare l'impostazione psicodinamica all'esame metterei MMPI-2 al posto del TAT, ma non so se lasciare anche la WAIS-R... Voi cosa ne pensate? Grazie
    Non credo sia un errore, io non lo metto perché prediligo altri test e non voglio metterne 15, ma in effetti dovrei riflettere anche sulla cara wais-r...

  2. #872
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    283

    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Sto facendo il caso dell'avvocato ma mi sta venendo troppo lungo, come fate ad essere così sintetiche ed efficaci??

    Il signor P. è un avvocato di 45, che giunge in consulenza su insistenza della moglie, che lo descrive come emotivamente freddo, rigido, prepotente e caratterizzato da disinteresse sessuale. Tuttavia il signore non riconosce alcun disagio nel rapporto matrimoniale, al contrario descrive delle ingravescenti difficoltà nella gestione del suo lavoro. L’aumento del carico di lavoro è determinato soprattutto dall’incapacità del signor P. di delegare e affidarsi ai collaboratori a causa dell’eccessivo criticismo per gli errori commessi da altri.
    Anche in famiglia tende ad organizzare e pianificare la vita familiare irritandosi se tali pianificazioni non vengono seguite. Le relazioni con la famiglia di origine non vengono descritte nel dettaglio, ma risulta figlio di genitori in carriera, estremamente dediti al lavoro. Nell’infanzia e adolescenza si descrive come un “topo di biblioteca” impopolare tra i coetanei. D’altra parte si descrive come da sempre competitivo e ambizioso, tanto che evita di giocare o competere in sport che ama se non è al massimo della forma, mostrando gravi difficoltà a perdere (questo riassunto va messo o è inutile??).
    Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-TR)
    Alla luce di quanto emerso si potrebbe propendere verso un’ipotesi di disturbo ossessivo compulsivo di personalità. In particolare a sostegno di tale ipotesi vi sono i comportamenti di pianificazione dei propri e altrui comportamenti, l’eccessivo perfezionismo che non permette la delega delle mansioni e la conseguente difficoltà di portare a termine i compiti, la critica (come riportato dalle segretarie, che addirittura lasciano il lavoro) e quindi la mancanza di fiducia nei collaboratori, tutti aspetti che provocano compromissione a livello lavorativo e sociale. Anche l’emotività ridotta e apparentemente distaccata riporta a questo disturbo, nonostante provi affetto nei confronti dei figli. I comportamenti lamentati dalla moglie sono vissuti come egosintonici e per questo non riconosciuti come problematici, tale peculiarità, associata all’apparente assenza di rituali, parrebbe fare escludere un disturbo ossessivo-compulsivo di asse I (sarà necessario comunque indagare l’eventuale presenza di rituali, poiché il fatto che non siano citati non esclude che possano essere presenti). Inoltre dalle parole del signor P. sembra emergere uno stile di comportamento piuttosto stabile nel tempo (riporta competitività e ambizione già in infanzia e adolescenza), cosa che farebbe propendere verso il disturbo di personalità. Tuttavia le difficoltà lamentate dal signore, ovvero la crescente fatica nella gestione del carico lavorativo paiono essere cresciute negli ultimi tempi. Sarà utile indagare se vi è stato un elemento scatenante per tale diminuzione della resa lavorativa. I comportamenti di estrema competitività e ambizione, il perfezionismo e l’immagine di sé come unico in grado di lavorare in modo soddisfacente sono tratti comuni anche con il disturbo narcisistico di personalità, tuttavia l’affetto per la moglie e i figli, per quanto in un contesto relazionale vissuto dai familiari come distaccato, non è del tutto riconducibile ad una personalità narcisistica, così come l’incapacità di portare a termine i compiti. In genere, infatti, soggetto narcisistico, infatti, piuttosto che farsi carico di lavoro che potrebbe non eseguire in modo soddisfacente, lo limiterebbe.
    Tuttavia, poiché l’estrema dedizione al lavoro e al successo è un tratto tipico anche della personalità narcisistica sarà necessario approfondire questi aspetti nei colloqui successivi, in modo da poter confermare l’ipotesi diagnostica o confutarla a favore di questa seconda.
    Durante i colloqui sarà quindi importante innanzitutto valutare l’analisi della domanda. Il signor P. ammette di rivolgersi allo psicologo dietro insistenze della moglie, non riconoscendo alcuna difficoltà nella propria vita di coppia. In realtà, nel prosieguo del colloquio, emergono delle difficoltà che sembrano preoccupare notevolmente il paziente. Tale aspetto andrebbe indagato approfonditamente per comprendere se possa essere stato un elemento più o meno conscio che ha portato il paziente alla consultazione. Andrebbero quindi approfondite, oltre alle motivazioni della richiesta, anche le aspettative del paziente. Come già detto sarà necessario indagare in modo più approfondito i segni del disagio, sia quelli riferiti dalla famiglia, sia quelli riportati dal signor P. per comprendere effettivamente da quanto questi siano emersi, la loro intensità, cosa ne consegue e il livello di compromissione ad essi conseguente.
    Durante i colloqui si potrebbe approfondire con il signor P. anche l’area relazionale. Il signore, infatti, racconta poco delle proprie relazioni. Sarà importante quindi indagare i rapporti con la moglie (ad esempio indagando quando è emerso quello che la moglie descrive come disinteresse sessuale o la freddezza emotiva, le motivazioni a cui il paziente riconduce tali atteggiamenti o se il paziente è in grado di comprendere perché la moglie si lamenta di tali comportamenti che per lui parrebbero non anomali…) e con i figli, a cui vi è solo un breve accenno (sono stati desiderati? Se sì da entrambi? Sono state nascite programmate? Come ha vissuto il paziente la nascita dei figli? Come si rapporta con loro?...). Ulteriore attenzione si dovrebbe prestare alla relazione con la famiglia di origine e al tipo di rapporto affettivo sviluppatosi durante l’infanzia. I genitori erano infatti come lui “professionisti in carriera” ed è interessante notare che questo pare essere l’unico elemento riportato a loro riguardo. Si potrebbe eventualmente indagare anche una familiarità del disturbo.
    Poiché da quanto espresso nella descrizione del caso non emerge quasi niente a riguardo, infine, si riterrebbe utile indagare anche le relazioni amicali ed eventuali difficoltà a strutturarne a partire dall’infanzia fino alla realtà attuale, al fine di avere un quadro più chiaro e completo della situazione.
    Un’altra area che sembra importante nel caso specifico del signor P. è quella emotiva. La moglie lo descrive, infatti, come emotivamente freddo. Oltre alla valutazione del tono emotivo e dell’espressione delle emozioni durante i colloqui, sarebbe interessante approfondire tale aspetto nel vissuto del paziente.
    Oltre ai colloqui, per ottenere altri spunti informativi e per confermare o confutare l’ipotesi diagnostica si potrebbe proporre la somministrazione di una batteria di test, nello specifico: SCID-II (intervista strutturata per la valutazione dei disturbi di personalità di asse II del manuale diagnostico DSM-IV-TR), con particolare attenzione per il modulo del disturbo ossessivo compulsivo di personalità e il modulo del disturbo narcisistico di personalità per la diagnosi differenziale; SCID-I (intervista strutturata per la valutazione dei disturbi di asse I del manuale diagnostico DSM-IV-TR) per la valutazione di eventuali comorbilità; Rorschach secondo il sistema comprensivo di Exner (test proiettivo) per la valutazione di aspetti proiettivi e quindi difficilmente raggiungibili a livello della consapevolezza, prestando particolare attenzione ai cluster di immagine di sé e delle relazioni interpersonali, ma anche ad aspetti qualitativi della somministrazione (tempi di risposta molto dilatati ad esempio), verbalizzazioni, etc. Seppure potrebbe risultare molto informativo eviterei l’MMPI-2 per evitare che divenga un compito eccessivamente gravoso per il paziente, a causa dell’apparente suo estremo perfezionismo (questo non so se metterlo).
    Nel caso in cui gli approfondimenti diagnostici e i colloqui confermassero l’ipotesi diagnostica e nel caso in cui si valutasse nel paziente un grado di motivazione sufficiente, si potrebbe consigliare al paziente una terapia supportivo-espressiva individuale di tipo psicodinamico al fine di imparare a tollerare le frustrazioni e introdurre un processo di consapevolizzazione e comprensione del proprio stato di sofferenza psichica. Per le caratteristiche peculiari che paiono emergere riguardo il paziente, nella prima fase sarà importante lavorare sull’alleanza terapeutica.



    se lo leggete e mi date qualche commento ne sarò felice, poi non quotatemi che così io lo cancello, altrimenti impallo il forum con un post così lungo! Per favore ditemi anche le critiche, ne ho bisogno!!!
    Ultima modifica di Saloméxx : 17-07-2013 alle ore 14.01.13

  3. #873
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    a mio parere è fatto bene, io sono arrivata alla tua stessa diagnosi. mi piace anche il modo in cui ti esprimi molto preciso, e non approssimativo. io ho messo come diagnosi differenziale doc di asse1 sottolineando che in quel caso le ossessioni e comp. sarebbero state egodistoniche. poi ho iniziato con l'analisi della domanda e solo dopo con l'ipotesi diagnostica.

  4. #874
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    secondo me hai fatto bene il caso dell'avvocato. il riassuntino iniziale non è inutile.
    era un caso lungo, io a un certo punto ho solo scritto che avrei rimandato tutti gli elementi a un disturbo di personalità oss-comp. per non dilungarmi troppo qui sul forum, però sembrava proprio un caso preso a partire dai criteri diagnostici di quel disturbo O.o tornava tutto!! gli mancava solo la tendenza ad accumulare oggetti e poi le aveva tutte
    per l'MMPI-2 effettivamente hai ragione. non ci avevo pensato, ma ha senso quello che dici. ma anche la SCID non è un test infinito?
    per il resto non so che altro aggiungere, mi sembra molto ben fatto! mi mandate in crisi con dei casi svolti così bene

  5. #875
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Grazie per i pareri, siete utilissime... per la scid hai ragione, poi scid-II+scid-I mi sparerei, ma almeno sono interviste e non self report, sul self report ci metterebbero davvero 6 ore gli ossessivo-compulsivi

  6. #876
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Chiara_cookie Visualizza messaggio

    per il resto non so che altro aggiungere, mi sembra molto ben fatto! mi mandate in crisi con dei casi svolti così bene
    Comunque leggendo il tuo svolgimento dell'avvocato mi sembra fatto bene, tu se non lo richiedono eviti di mettere gli approfondimenti con i test?

  7. #877
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Brontolona Visualizza messaggio
    [I]Per le finalità diagnostiche richieste verrà fatto riferimento al manuale diagnostico e statistico dei
    disturbi mentali (DSM-IV).
    Dai dati disponibili emerge che l'analisi della domanda è relativa alla richiesta di intervento da parte dei genitori. quindi dovremo fare in modo, in caso di intervento, di coinvolgere pienamente J. ...[cut]
    Wow, ho letto questo, ero arrivata alla tua stessa ipotesi diagnostica ma non sarei mai riuscita a svolgerlo così. In effetti io non sono di sviluppo, volevo prepararmi anche su questo ambito ma temo di essere troppo a zero sui trattamenti e anche sulle diagnosi differenziali, mi sa... Tipo io avrei proposto teacch o aba, ma mi sa che il teacch è sovraordinato all'aba e che l'aba si fa prevalentemente in casa e con i familiari, no?

  8. #878
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Comunque leggendo il tuo svolgimento dell'avvocato mi sembra fatto bene, tu se non lo richiedono eviti di mettere gli approfondimenti con i test?
    sì, io in questo caso ho escluso il test perché i colloquio avevano già fatto tutto (intendo la diagnosi). magari sarebbero più indicati per quelle situazioni un po' ambigue dove il test aiuterebbe a decidere meglio. in generale non sono una che somministra test a tutto spiano, perché purtroppo non li conosco bene, e ho paura di sbagliare (tipo che l'MMPI l'avrei usato quasi in ogni situazione, senza pensare per esempio che in questo caso sarebbe stato inopportuno :/) però mi riprometto di studiare entro lunedì un po' di test adatti a varie situazioni

  9. #879
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Non è sbagliato quello che dici. Io come già detto sto facendo un master in psicodiagnostica e per le docenti il test è una parte fondamentale dell'indagine che ti dà moltissime informazioni non unicamente utili per la diagnosi ma anche per il percorso successivo, anche solo per scegliere quello più adatto. Quindi se li metti anche se ci sono molte informazioni per le diagnosi non è un errore, però se ti senti insicura e non lo chiedono allo stesso modo non credo sbaglieresti...! Certo che se il contesto è quello istituzionale (metti una tutela minori o un cps) è ancora più difficile proporre 600 test, bisogna riflettere anche su questo (visto che non c'è già abbastanza a cui pensare )

    Anche io devo farmi un bello studio di test, ad esempio per i disturbi d'ansia non so se e quando proporre la STAI Y (che ho letto essere più utile dopo la diagnosi) e devo studiarmi qualcosa sui disturbi alimentari... poi mi chiedo per cosa vada bene la scl-90-r, perché leggendo così sul sito della giunti sembra applicabile per quasi qualsiasi cosa...

  10. #880
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    29-09-2012
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    ho provato a fare velocemente quello che ha proposto stamattina. l'ho fatto di corsa e non sono assolutamente soddisfatta

    Dalla lettura dei dati emerge che Marco è un ragazzo di 20 che arriva al colloquio psicologico inviato dal medico di base e spinto dai genitori. È studente universitario, ma nell’ultimo periodo (da quando è stato lasciato dalla ragazza con cui aveva una storia da un annetto) non sta più sostenendo esami, avendo così preoccupato i genitori. Marco infatti sta passando sempre più tempo al bar e a un teatro dove è impegnato sia come attore che come regista. I genitori hanno accompagnato Marco da uno psicologo in quanto pensano che abbia bisogno di aiuto, nonostante egli dichiari di stare benissimo.

    Sulla base dei dati a disposizione, l’area di disagio di Marco potrebbe essere inquadrata all’interno di un disturbo di personalità, infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di Marco risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale, affettivo e universitario. In particolare, con riferimento al DSM-IV, il suo atteggiamento di distacco, il senso di superiorità e di controllo, e la mancanza di relazioni profonde e stabili farebbero propendere per un disturbo di personalità narcisistico. Tale ipotesi potrebbe essere confermata anche dalla fantasia di successo che Marco ha riguardo il suo futuro da attore o regista. In oltre Marco mostra un certo senso di importanza quando parla della sua ex ragazza, dicendo che “si accorgerà che gli mancherà”, dimostrando in questo modo anche un’empatia carente(infatti la ragazza l’ha lasciato dicendo di voler cambiare interesse e avere una vita sociale più stimolante, ma Marco sembrerebbe incapace di riconoscerlo). La grandiosità può emergere anche in episodi maniacali o ipomaniacali, ma mancano in questo caso alterazioni dell’umore. Inoltre il ritiro sociale, la mancanza di rapporti stabili e intimi potrebbero far pensare anche un disturbo di personalità schizoie e schizotipico, ma Marco più che essere incapace di intimità sembra soddisfatto della sua solitudine, in quanto questo gli permette di sentirsi “diverso”, e in un certo senso superiore. Infine, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di un disturbo di personalità antisociale, in quanto sono presenti la disinvoltura, la superficialità e la mancanza di empatia, tuttavia mancano altri elementi fondamentali per una diagnosi di questo tipo, come l’impulsività, l’aggressività, e la disonestà. In oltre a Marco manca una storia di disturbo della condotta nella fanciullezza, che anzi, sembra essere caratterizzata da successo scolastico.

    Non essendo i dati a disposizione sufficienti, proporrei un ciclo di tre incontri con Marco per indagare meglio alcune aree del suo funzionamento, tramite colloqui, e dargli una restituzione del risultato finale delle considerazioni diagnostiche.

    In particolare con Marco sembra essere di fondamentale importanza la motivazione a un intervento psicologico. Dall’analisi della domanda emerge che egli infatti ha accettato l’incontro con lo psicologo solo per assecondare i genitori, e sembra del tutto inconsapevole del proprio disagio. Risulta quindi indispensabile trasformare questa motivazione da estrinseca ad intrinseca e instaurare una buona alleanza terapeutica.

    Negli incontri successivi raccoglierei maggiori informazioni sul suo rapporto con i genitori e con i fratelli. Sappiamo che la nascita dei fratelli ha comportato un cambiamento nella condotta di Marco, e sarebbe quindi opportuno indagare quel periodo dell’infanzia, da cui sembra siano emersi risentimenti.
    Indagherei poi il funzionamento generale a livello sociale, affettivo e scolastico/universitario, sia attuale che premorboso. Indagherei come ha vissuto Marco la separazione con la sua ragazza, e come questo evento ha avuto impatto nella sua vita. Marco non si mostra dispiaciuto dell’accaduto, ma il fatto che questo sia stato il suo unico rapporto intimo a seguito di numerosi incontri occasionali potrebbe essere stato molto più importante di quanto dimostra.
    Sappiamo inoltre che i genitori attribuiscono a questa rottura l’allontanamento di Marco dall’università; è importante quindi fare chiarezza su questa separazione.

    Infine proporrei a Marco (inviandolo a uno psicoterapeuta) una terapia di gruppo inizialmente supportava e poi anche espressiva, per favorire il riconoscimento dei limiti personali, la percezione dell’altro e quindi supportare l’Io negli aspetti dove è disfunzionale. Il lavoro di gruppo sarà utile per dare a Marco la possibilità di operare un confronto tra l’immagine grandiosa di se stesso e la percezione degli altri. Tra gli obiettivi sarà fondamentale riportare Marco su un piano di realtà, promuovere una percezione realistica di sé e gli altri, e favorire un processo di messa in discussione delle proprie problematiche. questo trattamento l'ho preso dall'abc della psicopatologia. mi sembra strano proporre una terapia di gruppo, ma mi voglio fidare della dott.sa Falabella!!!

    non so che test somministrare. solo l'MMPI-2. cosa dite?

  11. #881
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Chiara_cookie Visualizza messaggio
    ho provato a fare velocemente quello che ha proposto stamattina. l'ho fatto di corsa e non sono assolutamente soddisfatta

    Chiara ora provo a farlo anche io, poi ti dico cosa ne penso! Non ti abbattere però, finora i tuoi mi sembrano fatti bene, secondo me l'anno scorso sei stata sfortunata...


    Intanto mi auto-quoto perché questo dubbio mi è rimasto...

    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Buongiorno, ci ho dormito sopra.
    Ho un dubbio. Questo caso presenta comunque un problema che può essere non solo della bambina, ma della madre (come abbiamo evidenziato io e Sury pensando fosse un caso per adulti). In tal caso, mettendo fossero due adulti per esempio, come si procede? si fa l'ipotesi di diagnosi per entrambi o ne metti una sola, quella preponderante (vai a deciderlo però)?

    Io in questo caso per esempio avevo deciso di procedere con tutto il ragionamento sulla madre dopo la diagnosi fatta per entrambe, ma essendo un caso evolutivo ho l'impressione (ma giusto un pochino eh) di avere sbagliato
    E non solo per questo ma perché non sono sicura si possa fare una cosa del genere.
    Va be' sbagliando si impara, ma vorrei chiarirmi che fare in una situazione simile.

    Poi. Voi quando mettete l'ipotesi diagnostica la spiegate con i sintomi/segni? Ad esempio:



    ps. sì la AAI deve essere somministrata da chi ha seguito dei corsi, ma teoricamente è così per qualsiasi test, non dovresti studiarteli tu da sola, ma seguire dei corsi... al massimo si potrebbe ipotizzare di scrivere tra parentesi "dopo opportuna formazione" o qualcosa del genere? Boh probabilmente non rischierei...

  12. #882
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Chiara_cookie Visualizza messaggio
    ho provato a fare velocemente quello che ha proposto stamattina. l'ho fatto di corsa e non sono assolutamente soddisfatta

    [cut]
    Allora, a me sembra fatto bene anche questo, però se proponi dei test devi proporre sempre una batteria, almeno due complementari insomma.

    Io qui ero arrivata ad un disturbo evitante, ma con moltissimi dubbi con il narcisistico. Infatti il fatto che lui comunque abbia un contraccolpo per la perdita della relazione mi ha spostata più verso l'evitante, ma credo sia più corretto il narcisistico.
    Per il narcisistico quindi come test avrei proposto scid-II e forse scid-I perché ho l'impressione che ci possa essere un "sottofondo" depressivo (parlo come mangio al momento, ovviamente sarei pià attenta a termini e condizionali vari nella stesura), però onestamente ancora devo ripassarmi bene il disturbo narcisistico e quindi non ricordo se la comorbidità è frequente o meno. Io gli farei anche un bel rorschach e un mmpi, solo che non sono sicura che abbia senso mettere mmpi e anche scid...
    Se fosse stato evitante invece forse avrei messo scid/mmpi/tat che è molto sull'aspetto legame/abbandono etc.

    Per il trattamento sì ho letto anche io che si consiglia il trattamento di gruppo per il narcisista, ma io lo metterei o successivo o cmq affiancato ad una terapia individuale perché il tizio narcisista deve prima prendere coscienza del disturbo e se no dominerebbe e accentrerebbe l'attenzione.

    Ah un unico commento "critico": il fatto che manchi di empatia dove lo leggi? Secondo me è un'interpretazione un po' azzardata per i dati che abbiamo, ma magari mi sfugge qualcosa...


    Edit: ho detto una cavolata grandiosa, non può essere evitante visto che va al bar e a recitare, scusate, mi era sfuggito, questa è la conseguenza di farlo solo mentalmente senza scrivere...!
    Ultima modifica di Saloméxx : 17-07-2013 alle ore 18.26.36

  13. #883
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    ragazze i casi che avete svolto sono molto ben fatti a mio avviso.
    Saloméxx: il riassunto prima delle diagnosi lo faccio anch'io!ho letto diversi casi strutturati in questo modo.
    concordo anche per l'AAI è uno strumento importante quindi sarebbe opportuno scrivere "dopo adeguata formazione"
    condordo la diagnosi di narcisistico per il povero marco (a me aveva molto colpito la frase della sua ragazza che l'ha lasciato " se ne pentirà" che riflette una visione egocentrica e onnipotente sia della realtà che di se stesso tipico della personalità narcisistica) il Gabbard per questo tipo di utenza consiglia psicoterapia individuale associata a quella di gruppo (anche si quest'ultima molto ardua data la loro eccentricità che potrebbe disturbare gli altri membri)

  14. #884
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Ragazze mi sa che per stasera non penserò ai casi, mi sono resa conto che mi manca una rispolverata del mio caro vecchio Gabbard, che questa volta ho un po' trascurato!


    ok scusate, avevo detto di no, ma sono incappata in un caso:

    FIGLIA UNICA, 20 AA. vive in casa con i genitori, prima abitava con loro anche la nonna deceduta 5 anni fa. la madre casalinga,42 a, il padre dipendente ente pubblico, 45 a.
    Da un anno la famiglia ha un’attività commerciale dove la figlia lavora. Vita familiare isolata, non frequentano amici. Due anni fa il padre ha avuto un infarto, è lui che accompagna la figlia dallo psicologo. La sintomatologia è: paura d’ingrassare, crisi comportamentali con aggressioni verbali e fisiche soprattutto nei confronti della madre, difficoltà di rapporto con gli altri, in particolare con i coetanei, amenorrea da circa un anno. In un altro colloquio si evidenzia che il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre, la paura di uscire è legata al fatto che teme di sporcarsi prima di uscire mentre si trucca, allo stesso modo non pulisce mai la sua stanza perché teme di non saperla pulire. Ha avuto un ragazzo un anno fa ma lo ha lasciato perchè non andava bene al padre. Sia la madre, che il padre, che la figlia hanno un tono depresso.
    Proporre un diagnosi.
    Ultima modifica di Saloméxx : 17-07-2013 alle ore 20.54.38

  15. #885
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Ragazze mi sa che per stasera non penserò ai casi, mi sono resa conto che mi manca una rispolverata del mio caro vecchio Gabbard, che questa volta ho un po' trascurato!


    ok scusate, avevo detto di no, ma sono incappata in un caso:

    FIGLIA UNICA, 20 AA. vive in casa con i genitori, prima abitava con loro anche la nonna deceduta 5 anni fa. la madre casalinga,42 a, il padre dipendente ente pubblico, 45 a.
    Da un anno la famiglia ha un’attività commerciale dove la figlia lavora. Vita familiare isolata, non frequentano amici. Due anni fa il padre ha avuto un infarto, è lui che accompagna la figlia dallo psicologo. La sintomatologia è: paura d’ingrassare, crisi comportamentali con aggressioni verbali e fisiche soprattutto nei confronti della madre, difficoltà di rapporto con gli altri, in particolare con i coetanei, amenorrea da circa un anno. In un altro colloquio si evidenzia che il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre, la paura di uscire è legata al fatto che teme di sporcarsi prima di uscire mentre si trucca, allo stesso modo non pulisce mai la sua stanza perché teme di non saperla pulire. Ha avuto un ragazzo un anno fa ma lo ha lasciato perchè non andava bene al padre. Sia la madre, che il padre, che la figlia hanno un tono depresso.
    Proporre un diagnosi.
    Mi sembra una palese anoressia nervosa, no?

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