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Discussione: Giugno 2013 unicatt

  1. #931
    Partecipante Esperto
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    283

    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Mi cronometro, mancherò per un paio d'orette se non mi stanco (o non mi dispero) prima!

  2. #932
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    s0cusate ma adesso mi sta venendo l'ansia......siamo sicuri che esce un caso di adulti VERO???perchè esiste questo link
    http://www.opsonline.it/forum/psicol...ca-125201.html

  3. #933
    Partecipante Assiduo L'avatar di Brontolona
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
    Mi cronometro, mancherò per un paio d'orette se non mi stanco (o non mi dispero) prima!
    Signorina,
    mancano esattamente 5 minuti alla sua consegna,
    inizi a concludere!

  4. #934
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    283

    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Brontolona Visualizza messaggio
    Signorina,
    mancano esattamente 5 minuti alla sua consegna,
    inizi a concludere!


    Ci ho messo 1 ora e 47 minuti! Il che vuol dire che conoscendomi lì mi ci vorranno due ore e mezza minimo! Speriamo ce ne diano almeno due e mezza

    L'ultima volta (molto più facile perché avevo già preparato il progetto e dovevo praticamente solo scriverlo) ci avevo messo 1h e 30 e lì 2.15... sono una lumaca...

    Ora lo riporto a pc così mi date una valutazione, vi va?

  5. #935
    Partecipante Esperto
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    15-06-2008
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Caso che ho svolto, qui il testo:

    A. ha circa 50 anni, è sposato e padre di una figlia adolescente. La moglie ha 40 anni e
    insegna. La famiglia d’origine è composta dal padre operaio, dalla madre casalinga e da
    tre fratelli di cui è il primogenito. Si è diplomato perito ed è dipendente di un’azienda in
    cui svolge il ruolo di capo servizio. Il motivo della richiesta d’aiuto è una crisi lavorativa
    diventata insostenibile. A scatenare la crisi riferisce dei cambiamenti organizzativi e lo
    spostamento di un collaboratore fidato cui faceva grande affidamento.
    La presenza di un nuovo collaboratore con cui non riesce a entrare in sintonia ha reso
    tutto ancora piu’difficile. Riferisce di altri periodi difficili, nella prima adolescenza la
    madre lo aveva portato dallo psicologo ma il fatto non aveva avuto seguito. Le
    motivazioni riferite per questo tentativo di cura sono un eccessivo attaccamento alla
    madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Descrive il problema
    attuale come difficoltà di rapporto sia coi superiori sia coi collaboratori. Si sente
    insicuro, indeciso e in cerca di continue conferme. Ogni cosa che fa non gli va bene e
    non è mai soddisfatto, ogni atto che comporti assunzione di responsabilità rappresenta un
    peso. Gli capita continuamente di prendere impegno e non riuscire a mantenerli. Si
    descrive come pessimista e da sempre attanagliato da dubbi e scarsa stima di sé. Soffre di
    insonnia.
    I rapporti con la moglie sono buoni, è stata la sua prima donna e l’unica, sente che lei
    lo sostiene e gli è molto d’aiuto in tutto quello che fa. I rapporti con i familiari li
    definisce freddi,loro gli rimproverano di essersi defilato quando avrebbero avuto piu’
    bisogno di lui. Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la
    famiglia, gli amici piu’ stretti, la moglie. Anche nel lavoro c’era quel suo collaboratore,
    poi trasferito, che lo aiutava e gli consentiva di sentirsi tranquillo. Della famiglia
    d’origine racconta che i rapporti col padre, morto alcuni anni prima dopo una malattia
    debilitante, “non erano molto aperti”. I ricordi piu’ significativi che ha di lui risalgono a
    quando ancora “era figlio unico e si sentiva seguito”. La madre, oltre 70 anni, risulta
    capace e forte a differenza del padre che era “troppo buono”. Fisicamente si presenta di
    altezza media, corporatura robusta, con un’espressione timorosa.
    Fare: Analisi e valutazione del caso. Definizione degli strumenti da usare e delle aree
    da sviluppare per l’approfondimento. Sviluppo ipotesi diagnostiche. Descrizione delle
    prospettive progettuali di indirizzo terapeutico.


    Tra l'altro mi sono resa conto ora che non ho fatto per punti come mi ero ripromessa, mamma mia sono proprio stordita...

  6. #936
    Partecipante Assiduo
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    24-03-2013
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    allora lo risolvo, mi cronometro e poi ve lo mando....ragazze sto crollando emotivamente....ho un ansia.....

  7. #937
    Partecipante Assiduo
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    24-03-2013
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    182

    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Il caso tratta di un uomo di 50 che si rivolge allo psicologo per via di una crisi correlata ad alcuni cambiamenti organizzativi all’interno di un’azienda dove svolge il ruolo di caposervizio. In particolare A. lamenta un acuta sofferenza emersa a seguito del trasferimento di un suo collaboratore a cui faceva grande affidamento. A. è sposato con una figlia. Descrive la sua vita famigliare come serena, caratterizzata da un buon rapporto con la moglie,la sua prima e unica donna, riferendo che quest’ultima l’ha sempre sostenuto ed ha un ruolo centrale nella sua vita. I rapporti con la famiglia d’origine li descrive come freddi in particolare descrive un rapporto distaccato con il padre deceduto alcuni anni fa. I ricordi più significativi li ha quando era figlio unico “e si sentiva seguito”. Nonostante i dati a disposizione non siano sufficienti per orientarci alla formulazione di ipotesi diagnostiche certe, è possibile inquadrare la sofferenza di A. all’interno di un Disturbo di Personalità Dipendende, un quadro caratterizzato da un eccessivo bisogno di accudimento e di timore della separazione . Tale disturbo è caratterizzato da sentimenti di incertezza, scarse capacità decisionali (A. infatti riferisce di sentirsi spesso insicuro,costantemente insoddisfatto e tende a svalutarsi). L’eziologia di tale sofferenza è spesso riconducibile da esperienze infantili di eccessivo accudimento e iperprotezione da parte delle figure genitoriali e da un quadro di rinforzo alla dipendenza in tutta l’età evolutiva (A. infatti dice che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno pronto a sostenerlo e ricorda come particolarmente significativi i momenti quando era figlio unico e si sentiva seguito. In seguito, in età adulta A età adulta riferisce di esser stato rimproverato dai genitori “per essersi defilato quando loto avrebbero avuto più bisogno di lui”) . Emerge inoltre un alterazione del sonno che potrebbe orientarci anche ad una possibile comorbilità con un disturbo dell’Umore (ma anche un quadro di pessimismo, svalutazione ..), tuttavia andrebbe ulteriormente indagata quest’area. Spesso la sofferenza di coloro che soffrono di DDP si manifesta quando termina una relazione rassicurante (la crisi di A. è infatti emersa a seguito del trasferimento di un suo fidato collaboratore). Infatti questi soggetti si definiscono all’interno della relazione con l’altro e provando un grande timore di essere abbandonato (A. infatti Sente che nella sua vita c’è sempre stato qualcuno a sostenerlo: la famiglia, gli amici piu’ stretti, la moglie). poiché quella formulata è soltanto un ipotesi e pertanto suscettibile a falsificazione andrebbero indagate alcune aree di funzionamento della persona, le sue risorse interne ed esterne attraverso l’osservazione, ulteriori colloqui e la somministrazione di alcuni test psicometrici. Andrebbe inoltre approfondita l’analisi della domanda : A. infatti si rivolge autonomamente dallo psicologo ma non si sa nulla rispetto i suoi bisogni e le aspettative connesse a tale richiesta. Una corretta analisi della domanda è fondamentale anche al fine di progettare un’eventuale trattamento terapeutico.Proporrei ad A. un ciclo di 5 colloqui dove andrei ad approfondire le seguenti aree:
    - Rapporto con la moglie : che ruolo ha nella vita di A. ? A. riferisce di sentirsi fortemente sostenuto da essa, tuttavia andrebbe approfondito il ruolo giocato da quest ultima : incoraggia l’autonomia del marito oppure rinforza la sua dipendenza funzionando da sostituto rinforzando ancor più la dipendenza di A.? Andrebbe approfondito anche il rapporto con la figlia che da quanto emerge è in età adolescenziale, e sarebbe opportuno indagare il ruolo di A. come padre e il suo ruolo nell’educazione della figlia.
    - Rapporto con le figure genitoriali : in particolare con la madre che viene descritta come “capace e forte”. Che ricordi ha della sua infanzia A. ? che rappresentazione ha della madre? Come ha vissuto le prime esperienze di separazione? I genitori incoraggiavano all’autonomia e l’individuazione del figlio? Che ruolo giocava A. all’interno del sistema famigliare? Soprattutto a seguito della nascita dei fratelli/o? Sarebbe opportuno approfondire il rapporto con la figura paterna che viene descritta come distaccata. È sarebbe utile approfondire come A. ha elaborato il lutto della perdita del padre avvenuto alcuni anni fa. Bisognerebbe anche indagare il rapporto che A. ha e aveva (in infanzia) con i fratello/i.
    - Area socio relazionale : frequentazioni, amici, interessi e hobby della persona. Dai dati emerge che A. ha amici “stretti” tuttavia non si hanno sufficienti informazioni rispetto a tale area che andrebbe ulteriormente approfondita.
    - Area lavorativa : A. lamenta conflitti all’interno dell’organizzazione dove lavora. Andrebbero approfondite le sue aspettative, la rappresentazione che ha dei collaboratori e dei colleghi, al fine di esplorare cosa qual è la percezione che A. ha degli altri e cosa generano i conflitti lamentati
    - somministrazione test rorschach e SCID- II.
    - restituzione e riflessione con il soggetto di quanto emerso dai colloqui e dai test somministrati. Qualora l’ipotesi diagnostica principale venisse confermata sarebbe opportuno indirizzare il signor A. a psicoterapia supportava espressiva (orientamento psicodinamico) finalizzata a, inizialmente supportare il soggetto, incoraggiandolo gradualmente all’autonomia e la capacità di pensiero e di azione, e in un secondo momento a favorire il processo di separazione-individuazione rielaborando tematiche di dipendenza e di angoscia abbandonica.

  8. #938
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Ecco il mio, non l'ho neanche riletto, ci sono 2000 ripetizioni ed è caotico, è uno dei peggiori che ho fatto credo -_-"
    QUindi criticate, mi raccomando!!!


    Per le finalità diagnostiche richieste si farà riferimento prevalentemente al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-IV-TR). A., 50 anni, sposato e padre di una adolescente, si rivolge allo psicologo per una consulenza a seguito di una grave crisi lavorativa nell’azienda in cui svolge il ruolo di capo di servizio, che il signore riconduce a cambiamenti organizzativi e allo spostamento di un collaboratore fidato, che ha costretto alla collaborazione non altrettanto efficace e soddisfacente con un altro collega. Il signore lamenta difficoltà di rapporto con i superiori e i collaboratori, senso di insicurezza, indecisione e grave difficoltà nell’assunzione di responsabilità. Quando ciò accade il paziente riporta una frequente incapacità di farvi fronte per tempo. Si descrive come caratterizzato da bassa autostima e pessimista. Soffre inoltre di insonnia. Sente che nella vita è sempre stato aiutato da qualcuno. Da quanto emerge dalla lettura del caso si potrebbe ipotizzare un Disturbo Dipendente di personalità. Innanzitutto A. pare descrivere difficoltà che si sono esacerbate in seguito ad un evento stressante, ma contemporaneamente appaiono caratteristiche piuttosto stabili nel tempo (i primi problemi sembrano apparire nella prima adolescenza). Ciò farebbe propendere verso un disturbo di personalità, seppure sarà necessario confermare tali ipotesi con successivi approfondimenti.
    In particolare il sig. A. riporta di essere stato sempre aiutato da qualcuno nella sua vita e sostenuto da questi. Si potrebbe ipotizzare che l’allontanamento del collega sul luogo di lavoro abbia alterato l’equilibrio raggiunto dal paziente. I soggetti con disturbo dipendente, infatti, tendono a sviluppare legami privilegiati con alcune figure di fiducia nei diversi ambienti sociali (familiare, lavorativo, ecc,) e ad “affidarsi” a loro. Tale ipotesi parrebbe confermata dal fatto che A. descrive la moglie come fonte di aiuto e sostegno, inoltre le motivazione addotte dal signore riguardo “altri periodo difficili” che lo avevano condotto a ricercare il sostegno dello psicologo riguardano un eccessivo attaccamento alla madre. Caratteristici di questo disturbo sono anche la scarsa autostima, il pessimismo, l’insicurezza (A. la descrive attraverso l’essere “attanagliato da dubbi” e l’indecisione, che comporta la ricerca di continue conferme). Tuttavia gli elementi presenti nella breve descrizione del caso non possono permettere di strutturare una diagnosi certa. Segni come scarsa autostima, pessimismo, insicurezza, associate ad insonnia e difficoltà sul lavoro potrebbero essere riconducibili ad un disturbo nella sfera dell’umore, in particolare sul versante depressivo. Per confermare la diagnosi differenziale, confutare l’ipotesi o eventualmente individuare una comorbilità tra i due disturbi sarà quindi fondamentale prevedere una serie di incontri al fine di sviluppare i necessari approfondimenti.
    Come primo aspetto è necessario svolgere un’analisi della domanda. Da quanto emerge sembra che il signor A. si rivolga autonomamente al consulente. Tuttavia è utile chiarire se non vi siano state spinte esterne, magari da parte della moglie. In ogni caso, il fatto che la richiesta appaia spontanea è un elemento positivo per il prosieguo della consulenza e per gli eventuali trattamenti successivi. Sarà necessario indagare, a questo riguardo, il livello di motivazione del signor A., correlato alle sue aspettative riguardo la consulenza ed il percorso. Cosa si aspetta? Quasi sono i suoi timori?
    Ricollegandosi a ciò sarà importante approfondire la precedente esperienza in adolescenza in cui era stato condotto dalla madre da uno psicologo: le due occasioni di disagio sono ricollegabili? O le vive come fonti di difficoltà con origini diverse? Non si comprende bene se l’intervento ha comportato esiti benefici o meno, è importante chiarirlo, per comprendere eventualmente cosa è stato percepito dal giovane A. come utile o cosa non ha funzionato.
    Si dovrebbe passare quindi all’approfondimento della storia anamnestica e sintomatica, indagando in particolare con che intensità e da quando questi si sono manifestati, sappiamo che un importante influenza è stata esercitata dalla riorganizzazione dell’azienda, ma bisogna chiarire se potessero essere presenti anche in precedenza, seppure tollerati da A.
    È consigliabile approfondire il vissuto di A. rispetto a tale sintomatologia, che pare determinare una grave compromissione a livello lavorativo, e indagare se il soggetto abbia messo in atto dei comportamenti volti alla loro attenuazione o gestione, per esempio attraverso l’utilizzo di farmaci o altre sostanze per una sorta di automedicazione.
    Per quanto riguarda l’area relazionale sarà opportuno indagare la storia familiare trascorsa e attuale con i genitori, definiti come “freddi” (i rapporti sembrano essersi deteriorati perché accusato dai genitori di essersi defilato quando necessitavano del suo supporto, comportamento di colpevolizzazione e di inibizione delle spinte all’autonomia tipicamente presenti nelle famiglie invischiate. Da indagare ulteriormente per comprendere se possa confermare la ipotesi diagnostica di disturbo dipendente di personalità). Com’è stata vissuta inoltre dal sig. A. la morte del padre?
    Da approfondire è anche il rapporto con la moglie e la figlia. La signora pare rappresentare un’importante risorsa per A., ma è opportuno comprendere le caratteristiche di tale rapporto (è un rapporto di dipendenza come si potrebbe ipotizzare lo siano gli altri indagati?). Un'altra questione è come si sviluppano le relazioni amicali nella storia del paziente e nel momento attuale.
    Un elemento centrale risulta, inoltre, il contesto lavorativo. Oltre ad indagare il contesto attuale, le relazioni con i colleghi presenti e passate ed eventuali problemi vissuti come meno gravi, ma comunque incontrati in passato, si dovrebbero approfondire anche eventuali esperienze lavorative passate e la presenza/assenza di eventi similari a quello attuale.
    A. infatti pare vivere con particolare difficoltà l’ambiente scolastico/lavorativo, poiché anche in adolescenza le problematiche maggiori erano emerse in relazione al contesto scolastico. Tali contesti rappresentano, forse per A. degli ambienti più complessi da gestire, per via del particolare tipo di responsabilità che comportano. Ci si potrebbe chiedere, inoltre, perché A. fatica a terminare i compiti che si assume.
    Infine sarebbe fondamentale valutare il tono emotivo espresso dal signor A. durante i colloqui e i vissuti riportati rispetto al problema.
    Per integrare le informazioni raccolte con i colloqui sarebbe consigliabile proporre al paziente una batteria di test comprendente:
    - SCID-II: intervista semistrutturata, al fine di indagare e quindi confermare o confutare l’ipotesi diagnostica, prestando particolare attenzione al modulo relativo al disturbo dipendente di personalità.
    - MMPI-2: inventario di personalità autosomministrato, permette di ottenere un quadro più globale della personalità del soggetto e di valutare la validità delle risposte grazie alle scale di validità. Per il caso specifico si dovrà prestare attenzione in particolare alle scale Anx (ansia), Wrk (problemi lavorativi), Lse (bassa autostima).
    - Rorschach (secondo il sistema comprensivo di Exner): test proiettivo, permette di far emergere aspetti non consci grazie alla proiezione, quindi può offrire una visione degli aspetti meno accessibili della personalità del soggetto. Relativamente al caso specifico si dovrà prestare particolare attenzione ai cluster dei controlli e dello stress, della rappresentazione di sé e delle rappresentazione degli altri e dei rapporti interpersonali.
    Nel caso gli approfondimenti confermassero l’ipotesi diagnostica si potrebbe suggerire (dopo aver valutato motivazione e grado di adesione al progetto) una psicoterapia supportivo-espressiva di orientamento psicodinamico con l’obiettivo di promuovere un rafforzamento dell’Io, una maggiore consapevolezza del disturbo e dei propri conflitti e di promuovere una maggiore autonomia in A. per rafforzare anche il senso di autoefficacia del paziente.

  9. #939
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Bravissima sury, mi sembra fatto molto molto bene!!!

  10. #940
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Mi sono resa conto che mi sono dimenticata di mettere nell'mmpi il fatto che può essere utile per valutare una possibile depressione e di indagare l'insonnia negli approfondimenti...

  11. #941
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Citazione Originalmente inviato da Brontolona Visualizza messaggio
    CI PROVO..
    Per l'inquadramento diagnostico [...]

    Ho letto, mi sembra fatto bene anche il tuo...anche se ovviamente non so cose tanto dettagliate, parlo più che altro per struttura, ragionamento e completezza! Interessante il ragionamento sul PTSD, non ci avrei pensato...

    Ma se io avessi ipotizzato un disturbo di ansia da separazione, con test come blacky pictures test e disegno della famiglia incantata, trattamento una psicoterapia psicodinamica... sarebbe stato sbagliato/incompleto?

    Io ho difficoltà soprattutto con i test per lo sviluppo, magari meglio un CAT?

  12. #942
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Domani provo a farlo anche io. Non leggo i vostri per non influenzarmi

  13. #943
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    eccomi: ci ho messo un'ora e mezza ma al computer scrivo moooolto più velocemente X_x aiuto!!!
    sono stata piuttosto sbrigativa, appunto perché avevo paura di non stare nei tempi. ora posto il mio, e poi leggo i vostri e vi commento

    Dalla lettura del caso emerge che A. è un uomo di 50 anni, sposato , con una figlia, e lavora come capo servizio in un’azienda. Si presenta dallo psicologo (forse spontaneamente) per dei problemi lavorativi; lo spostamento di un collaboratore fidato, e l’incapacità di entrare in sintonia con il nuovo arrivato, è ciò che ha mandato in crisi A.
    Dai dati riportati emerge che l’area di sofferenza di A. sembra essere collegabile ai disturbi di personalità. Infatti il modello abituale di comportamento e di esperienza interna di A. risultano essere inflessibili e pervasivi sia nelle situazioni personali che sociali. Inoltre tale modello ha determinato disagio clinicamente significativo compromettendo il funzionamento sociale e soprattutto lavorativo. In particolare, con riferimento al DSM-IV TR, la difficoltà di instaurare rapporti, sia con i superiori che con i collaboratori, il senso di insicurezza, indecisione e la ricerca di continue conferme farebbero pensare a un disturbo dipendente di personalità. A. inoltre non riesce ad assumersi responsabilità, e non è mai soddisfatto di ciò che fa, quindi spesso si prende impegni che non riesce a mantenere. Anche la scarsa stima che A. ha di sé e i continui dubbi che lo attanagliano potrebbero essere collegati al disturbo dipendente di personalità. Dalla lettura del suo contesto relazionale emerge infatti che A. da sempre ha avuto una figura importante che potesse sostenerlo. Sembrerebbe quindi che A. abbia bisogno di una persona che lo sostenga, che lo affianchi in ogni decisione, e che lo faccia sentire competente. Infatti A. riferisce di star vivendo una situazione lavorativa insostenibile da quando il suo collaboratore fidato è stato spostato. Questo collaboratore avrebbe potuto rappresentare la figura di riferimento di cui A. ha bisogno, e la sua mancanza ora avrebbe potuto far emergere le sue insicurezze .
    Tuttavia questo evento potrebbe far pensare anche ad un disturbo dell’adattamento: infatti il cambiamento significativo che si è venuto a creare sul posto di lavoro ha scatenato in A. una crisi, recandogli sofferenza e disagio significativi (come ad esempio l’insonnia). QUI NON SO PIU' COME SPIEGARE CHE IN REALTà NON PUò ESSERE SEMPLICEMENTE UN DISTURBO DELL'ADATTAMENTO, VISTO CHE IL SUO PROBLEMA è COSTANTE, E SI PRESENTA SOLO QUANDO VIENE A MANCARE LA SUA FIGURA DI RIFERIMENTO...

    Siccome i dati a disposizione non sono sufficienti proporrei ad A. un ciclo di 4 incontri in cui raccoglierei informazioni anamnestiche, approfondirei meglio alcune aree del suo funzionamento generale tramite colloquio e somministrazione di test. Infine gli darei una restituzione finale delle considerazioni diagnostiche.
    Fondamentale è cominciare con un’analisi della domanda. A. infatti sembra presentarsi spontaneamente dallo psicologo, ma non sappiamo se questa scelta è stata autonoma o consigliata dai familiari. Sarà importante allora capire quali sono le motivazioni, le aspettative e i bisogni che A. ha espresso nella sua richiesta d’aiuto. In questa fase andrà poi indagato il motivo che ha spinto A. a richiedere un colloquio psicologico proprio ora. Sappiamo che da qualche tempo sta vivendo una situazione difficile sul lavoro; da quanto precisamente? In che senso ora è diventata insostenibile? Come ha reagito fino ad oggi alle difficoltà? Indagando l’insorgenza dei sintomi sarà opportuno capire quali strategie ha già adottato per far fronte ai suoi problemi (in modo da riconoscere le strategie disfunzionali da disinnescare, e quelle funzionali, e quindi da sviluppare), e se ci sono stati precedenti percorsi terapeutici. Sappiamo che A. è stato portato dalla madre da uno psicologo durante l’adolescenza per un problema di eccessivo attaccamento alla madre, timidezza e difficoltà ad affrontare le prove scolastiche. Sarebbe da capire come mai questo intervento non ha avuto seguito, e quali sono le eventuali aspettative che sono state deluse. Bisognerà capire poi come da allora è evoluta la sintomatologia di A.. per esempio, se ci sono periodi in cui si acutizza, o in cui si allevia. QUI AVREI VOLUTO ACCENNARE AL FATTO CHE GIà DALL'ADOLESCENZA C'ERANO SEGNI CRITICI CHE MOSTRAVANO PROBLEMI DI DIPENDENZA, MA NON VOLEVO SBILANCIARMI, E NON VOLEVO PARLARE TROPPO DELLA SUA INFANZIA, VISTO CHE LE INFORMAZIONI SONO TORPPO POCHE. di certo
    Parlando del contesto relazionale indagherei meglio i rapporti con la famiglia d’origine; in che senso lo accusano di essersi defilato quando avrebbero avuto bisogno di lui? Come vive A. queste accuse? Sappiamo che il padre è morto solo un paio di anni fa, che effetto ha avuto su A.? approfondirei anche il rapporto con la madre descritta come “capace e forte” a differenza di un padre “troppo buono”.
    Infine sarebbero da chiarire i rapporti con la moglie e con la figlia. Sua moglie è la figura di riferimento di A. colei che lo sostiene e lo aiuta quotidianamente, sembra quindi rappresentare per A. una risorsa importante. Non sappiamo nulla invece circa la figlia adolescente, e sarebbe opportuno raccogliere maggior informazioni a riguardo.

    somministrerei ad A.
    - MMPI-2: questionario self-report
    - TAT: test di personalità proiettivo

    Dato il riconoscimento che A. ha del suo disagio, e la sua adesione alla realtà proporrei ad A. un intervento espressivo con l’obiettivo di , restituirgli una immagine di sé più competente, rafforzare la sua stima di sé, il suo senso di autoefficacia e favorire un processo decisionale.
    Successivamente invierei A. e la moglie (previo consenso) da uno psicoterapeuta sistemico, per una terapia di coppia (eventualmente familiare convocando anche la figlia) i cui obiettivi saranno favorire lo svincolo e l’individuazione dei membri del sistema, ridefinire in modo chiaro i confini e i ruoli, e sviluppare una comunicazione diretta e chiara.

  14. #944
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    Buongiorno!
    Chiara mi sembra fatto bene anche il tuo, io non avevo pensato ad un disturbo dell'adattamento, più che altro perché dice che in generale fa fatica con le responsabilità e quindi (magari dandolo troppo per scontato) l'ho escluso.

    Ho solo un appunto:

    Tuttavia questo evento potrebbe far pensare anche ad un disturbo dell’adattamento: infatti il cambiamento significativo che si è venuto a creare sul posto di lavoro ha scatenato in A. una crisi, recandogli sofferenza e disagio significativi (come ad esempio l’insonnia)
    Non si dice se l'insonnia sia conseguenza di questo problema, ma che ne soffre!

    Per il resto molti ragionamenti li abbiamo fatti similissimi

  15. #945
    Partecipante Assiduo L'avatar di Chiara_cookie
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    Riferimento: Giugno 2013 unicatt

    alt: ho messo i test a caso!!! volevo mettere un test proiettivo oltre al MMPI-2 e da qualche parte mi ricordo che qualcuno (forse salomex) mi aveva detto che il tat (ma non ne sono più per niente sicura, e non trovo il punto in cui ce lo siamo detto) era utile per le tematiche di dipendenza. sto delirando??? potrei in alternativa mettere il rorschach

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