CIAO kia, ho letto il tuo caso, fatto bene. Solo una cosa, secondo me, (poi magari mi sbaglio), io Non parlerei di sintomi in un disturbo della personalità : si tratta di un organizzione stabile dove devono essere presi in considerazione fattori soggettivi, contestuali, le varie dinamiche sottostanti allo sviluppo di tale strutturazione della personalità e le significazioni che il soggetto fa alla messa in atto di quel comportamento, non sono sintomi (come può essere l'insonnia o lo scarso appetito della depressione), ma un organizzazione di personalità di cui il soggetto non ne è nemmeno consapevole che sia disfunzioanale
2) eviterei di parlare di terapia di coppia in un caso del genere. Non si hanno informazioni se la comunicazione tra i due è disfunzionale. Piuttosto una consultazione di coppia che fai tu, per capire se la moglie rinforza la dipendenza o incoraggia l'autonomia del marito. Non sbilanciarti troppo se nn sei sicura. Io metterei espressiva, perchè pare, che il problema sia individuale e NN di coppia.
CORREGGETEMI SE SBAGLIO , PARLIAMENE.
ho fatto un altro caso....lo posso postare così mi date un vostro parere? grazie!!!
esatto, ho appena letto il tuo e mi fa piacere che alcune cose siano similimi rincuora
![]()
grazie per l'insonnia, hai ragione!!!!!! cavoli devo stare più attenta :O :O
il tuo è fatto davvero bene!!! non ho fatto la differenziale con depressione maggiore, non ci avevo pensato. effettivamente i sintomi ci sono!!! è che sono partita in quarta con il disturbo dipendente!!! anche se sembra chiaro che sia dipendente sarà opportuno discutere i sintomi con un'altra categoria diagnostica, come i disturbi dell'umore! per il disturbo dell'adattamento l'ho messo solo per completezza, ma sembra chiaro che non possa essere quello!!
giusto indagare il contesto lavorativo!!!!!! dovrei metterlo anche io!
Enrico, (anni 37) chiede un appuntamento ad uno psicologo di un servizio pubblico per adulti. Al primo colloquio Enrico descrive uno stato di acuta sofferenza che lo sta attanagliando da qualche mese e che di giorno e di notte non lo lascia mai, impedendogli anche il riposo. Ha un buon lavoro impiegatizio. È sposato da 17 anni con Laura, sua coetanea. Il matrimonio è stato allietato dalla nascita di due figlie adesso adolescenti, anzi, Enrico e Laura si sono sposati molto giovani proprio a causa del concepimento della prima figlia, Margherita. Enrico stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari. Elena, la seconda figlia è nata a distanza di un anno e mezzo e la moglie si è dedicata a tempo pieno all'accudimento delle figlie, che sembrano essere cresciute abbastanza bene.
"In questi anni il mio primo pensiero è sempre stato per la mia famiglia, per mia moglie e per le bambine. Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me. Mia moglie Laura, ha avviato, da circa due anni, con buon successo, insieme ad una sua amica, un negozio di abbigliamento per bambini. Laura ha raggiunto la sua indipendenza economica, anzi, attualmente il suo contributo finanziario alla famiglia è più consistente del mio. In alcuni momenti ho l'impressione di non aver vissuto la mi vita, di non essere riuscito a costruire qualcosa di importante con le mie mani. Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura. Mi sembra di aver perso anche l'interesse verso mia moglie, che pure da qualche tempo si cura molto di più e comunque è sempre stata una donna affettuosa e piena di attrattive. Mio padre è mancato un anno e mezzo fa, dopo una lunga malattia invalidante. Al funerale ero così impietrito che non sono riuscito a piangere. Può darsi che questo fatto abbia un qualche collegamento con il mio soffrire. Mi aiuti, per favore!"
Quali sono le possibili aree di sofferenza di Enrico, quale la sequenza e la modalità di conduzione dei colloqui, quale il plausibile profilo psicodiagnostico e la restituzione con la eventuale proposta di successivo intervento?
Il caso tratta di Enrico un uomo di 37 anni che si rivolge allo psicologo autnomamente lamentando di star attraversando un periodo di grande sofferenza. Riferisce alterazione del sonno, anedonia, autosvalutazione di sé stesso. Dai dati a disposizione emerge che Enrico ha visione del mondo alquanto pessimista e un’insoddisfazione rispetto a quanto ha fatto e costruito nel suo passato. Nonostante i dati a disposizione non siano sufficienti ad orientarci rispetto ad un quadro diagnostico certo,ed escludendo una condizione medica generale o abuso di sostanze, è possibile inquadrare la sofferenza di Enrico all’interno dei disturbi Affettivi, in particolare è possibile ipotizzare un disturbo depressivo maggiore. Tuttavia, un calo del tono umorale, si può anche riscontrare nel disturbo distimico, anch’esso rientrante dei disturbi dell’umore, ma caratterizzato ma un periodo di alterazione dell’umore più lungo (almeno due anni) che compromette la qualità della vita e il benessere della persona ma non determina gravi alterazioni del funzionamento globale (una possibile sofferenza affettiva è possibile rintracciarla quando Enrico ha perso il padre? A che punto è Enrico con l’elaborazione di questo grande lutto?). Inoltre, è opportuno ricordare, che l’umore depresso, sentimenti di autosvalutazione e tendenza all’autocritica sono anche presenti nel Disturbo Dipendende di Personalità, un quadro caratterizzato da grave menomazione dell’autonomia e da tendenza alla sottomissione : andrebbero indagate ulteriormente alcune aree di funzionamento per poter fare ipotesi certe, e per valutare l’eventuale comorbilità tra un disturbo dell’umore e un disturbo dipendente di personalità.
Andrebbe ulteriormente indagata l’analisi della domanda di Enrico : quali sono le sue aspettative, quali bisogni connessi a tale richiesta d’aiuto? Qual è la rappresentazione che E. ha rispetto ad un possibile intervento psicologico (Psicologo come mago che risolve magicamente i problemi o piuttosto colui che accompagna le persone nei periodi sofferenza ?) , la motivazione è intrinseca oppure estrinseca (viene per esempio spinto alla consultazione dalla moglie o dai famigliari a causa della sua anedonia e sofferenza?).
Sono dunque fondamentali approfondire alcune aree, le risorse interne ed esterne, attraverso strumenti quali : l’osservazione diretta, colloqui, somministrazione di alcune batterie te stitiche. Proporrei dunque ad Enrico un ciclo di 4 incontri finalizzati ad approfondire le seguenti aree:
-Area Affettiva , rapporto con la moglie : dai dati a disposizione sembra che enrico nutra sentimenti di invidia nei confronti della moglie (in particolare,in seguito al raggiungimento di una maggiore indipendenza economica di quest’ultima inoltre sembra attribuirle un maggior ruolo nell’educazione e nella crescita delle figlie (“Perfino le mie figlie mi sembrano un merito soprattutto di Laura”). Andrebbero anche indagati i rapporti affettivi pregressi (Enrico riferisce di essersi sposato con laura molto presto –a 20 anni- a seguito di una gravidanza, andrebbe indagata se quest’ultima era desiderata oppure no, poiché dai dati sembra che Enrico abbia dovuto rinunciare alle sue aspettative e desideri personali ( stava frequentando il biennio di ingegneria ed era in pari con gli esami; ma in seguito al matrimonio ha trovato un posto da geometra in Comune e ha rinunciato ai suoi studi universitari), rispetto a quest’ultimo dato sarebbe opportuno indagare che aspettavive e che bisogni sono stati frustrati.
- Rapporto con le figlie : che ora sono in età adolescenziale. Enrico sembra non accettare la graduale autonomia, propria dell’età adolescenziale, delle figlie (“Adesso loro stanno crescendo, la domenica si rifiutano di venire in montagna con noi, hanno i loro amici, mi sembra che non abbiano più bisogno di noi, di me”)..
Area socio relazionale: le amicizie di Enrico i suoi interessi e hobby.
Famiglia d’origine : andrebbero approfonditi i rapporti con le figure genitoriali. Dai dati a disposizione non si parla della figura materna, viene soltanto fatto riferimento al padre deceduto un anno e mezzo fa. Andrebbe indagato se c’è stata una perdita in infanzia (della figura materna visto che non viene rievocata?ciò è di importanza crusciale, perchè una perdita in infanzia può generale una maggiore vulnerabilità a sviluppare depressione in età adulta). Rapporto con il padre: com’è stata interiorizzata sua figura? Che ruolo ha avuto Enrico nella cura della disabilità del padre? come ha elaborato il lutto (è tale perdita ad aver scatenato il nucleo depressivo?). Inoltre sarebbe opportuno sapere se Enrico ha fratelli e/sorelle che nel testo non vengono citati.
- Processi di crescita : infanzia (compresi i ricordi rispetto alle prime esperienze di separazione, per esempio ingresso a scuola), adolescenza (intimità con l’altro sesso, costruzione dell’identità, rapporto con il gruppo dei pari.
-Area lavorativa: nonostante emerga che Enrico abbia un buon lavoro (geometra presso comune) sembra che vi sia un certo rimorso per non aver potuto proseguire i suoi studi di ingegneria, a causa della gravidanza della moglie e del matrimonio (era realmente voluto da Enrico?).
- Somministrerei ad Erico un Rorschch (importante test proiettivo che si basa sul presuttosto che di fronte a stimoli ambigui e poco strutturati l’individuo proietta i propri bisogni, esperienze, impulsi. In tal modo è possibile avere un quadro più compelto rispetto al funzionamento dell’Io di enrico, oltre che la sfera affettiva ed intellettiva. In particolare, sarebbe opportuno rivolgere particolare attenzione a come il soggetto interpreta le tav. 1 e 4 che rappresentano l’interiorizzazione della figura paterna) e un MMPI-II (attenzione alla scala D).
- restituzione alla persona rispetto alle tematiche emerse dai colloqui e dai test. Qual’ora quest’ultimi confermassero l’ipotesi principale (DDM) (e dopo un accurata indagine dei livelli di motivazione della persona ) indirizzerei enrico ad una psicoterapia supportava- espressiva, dove inizialmente si dovrà lavorare a stabilire un alleanza terapeutica e a supportare il soggetto favorendo una percezione più realistica di sé stesso, degli altri e del mondo (favorire la maggiore integrazione e strutturazione dell’Io), successivamente, il versante espressivo sarà rivolto ad elaborare vissuti e tematiche inconsce connesse a : rabbia e aggressività inespressa, dipendenza,perdita, colpa cercando inoltre di trovare dei nessi rispetto al passato e all’attuale sofferenza. Sarà inoltre essenziale promuovere una maggiore autostima e autoefficacia della persona.
- In alterantiva potrebbe essere utile indirizzare Enrico a psicoterapia cognitivo – comportamentale : dove da un lato si lavorerà al fine di modificare le distorsioni e le interpretazioni distorte della realtà, di se stessi e del mondo,degli altri. Dall’altro si cercherà di ridurre la passività e l’anedonia, assegnando gradualmente dei compiti e attraverso la stesura di un diario giornaliero.
Cavolo sury hai ragione, non credo che sarebbero grossi problemi, ma quelle sottili sfumature per cui è meglio non rischiare... anche io ho parlato di sintomatologia, dovrò stare attenta...
Dai un'occhiata anche al mio?
Io ora pranzo, magari provo a fare il tuo caso (rapidamente, mica come ieri) e ti do un parere su quello che hai svolto![]()
hai ragione!!!!!!!!!!!!! non sono sintomi!! hai assolutamente ragione!!! aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!! hai fatto stra bene a dirmelo, devo stare assolutamente più attenta!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!CIAO kia, ho letto il tuo caso, fatto bene. Solo una cosa, secondo me, (poi magari mi sbaglio), io Non parlerei di sintomi in un disturbo della personalità : si tratta di un organizzione stabile dove devono essere presi in considerazione fattori soggettivi, contestuali, le varie dinamiche sottostanti allo sviluppo di tale strutturazione della personalità e le significazioni che il soggetto fa alla messa in atto di quel comportamento, non sono sintomi (come può essere l'insonnia o lo scarso appetito della depressione), ma un organizzazione di personalità di cui il soggetto non ne è nemmeno consapevole che sia disfunzioanale
2) eviterei di parlare di terapia di coppia in un caso del genere. Non si hanno informazioni se la comunicazione tra i due è disfunzionale. Piuttosto una consultazione di coppia che fai tu, per capire se la moglie rinforza la dipendenza o incoraggia l'autonomia del marito. Non sbilanciarti troppo se nn sei sicura. Io metterei espressiva, perchè pare, che il problema sia individuale e NN di coppia.
CORREGGETEMI SE SBAGLIO , PARLIAMENE.
ho fatto un altro caso....lo posso postare così mi date un vostro parere? grazie!!
per la terapia: io effettivamente pensavo che il problema è sì del marito, ma siccome la moglie è un po' la sua figura di riferimento questo avrebbe potuto aiutare A nella terapia. e poi pensavo che un rapporto di coppia dove c'è la moglie che fa da balia al marito non è troppo funzionale. però qui ho lavorato troppo di fantasia. effettivamente non ci sono elementi per dirlo. ho IMMAGINATO (-__-) che fa comodo al marito "sottomettersi" alla moglie, così come alla moglie prendersi cura del marito. per questo negli obiettivi ho messo di riorganizzare i ruoli e i confini! cioè... è una cosa che mi ero già chiesta studiando il disturbo dipendente: è patologico il dipendente, ok... ma anche la persona che si prende cura di lui va un po' oltre al suo ruolo!! e poi ho pensato che da piccolo lui era attaccato alla madre, che infatti era quella considerata forte, mentre il padre era quello debole. e ho pensato che lui si vede un po' come "il debole" e ha bisogno di legarsi a persone forti; prima la madre, ora la moglie. e non vorrei che l'essere forti per lui significa che "si sostituiscono a lui". e questo rapporto dovrebbe essere disinnescato, lavorando tanto su di lui, quanto sulla persona che lo sopraffanno. però questi pensieri non li metto per iscritto, perché mi rendo conto che sono più fantasie che ragionamenti. E' CHE HO UNA FORMAZIONE DAVVERO MOLTO SISTEMICA, E SONO SEMPRE STATA ABITUATA A GUARDARE I PROBLEMI MAI COME INDIVIDUALI. infatti ogni volta mi chiedo gli effetti che i comportamenti disfunzionali hanno a livello familiare.
lunedì starò più con i piedi per terra. hai ragione a farmelo notare. dopotutto la richiesta viene da lui, prenderò in carica solo lui!
ora guardo il tuo![]()
Ragazze mi avete messo in ansia con questo fatto del caso di comunità......non saprei da dove cominciare......per quello che ho visto nel Kaneklin è tipo un progetto.....non credo che si azzardino...... tuttavia riflettendo e conoscendo Mr Scaratt quello che mi sembra possibile nell'area clinica sono i disturbi neuropsicologici. Memoria in primis. Io purtroppo me ne sono accorta adesso di questa eventualità e non ho niente...visto che mancano 48 ore se qualcuno ha sopratutto i test per la diagnosi e gli strumenti mnemotecniche può postarli? Thanks!!!![]()
Ma no dai nemmeno i disturbi neuropsicologici su....!!!!non è possibile che esca un afasia di wernike o un neglet su..troppo specifico e in cattolica manco c'è una specialità di scienze della mente..e nemmeno comunità, l'ho già detto ieri, in cattolica manco c'è la specialistica di comunità perchè dovrebbero metterla !!!
Se esce qualcosa sulla memoria cmq o è depressione o demenza (o trauma cranico).....test wais...
Sury dato che fai sempre delle osservazioni centratissime e argute non è che mi "correggi" il caso di A.?
Pleeeease![]()
http://www.uniroma1.it/sites/default...ratica0612.pdf
casi evolutivo e clinica usciti alla sapienza a roma 2012
uhhh è vero scusa l'ho letto stamattina , e non avevo nulla da dire per quello non ti ho detto nulla!! cmq l ho riletto A parte sintomatologico (che stamattina non l'avevo notato) secondo me va benissimo ed è anche scritto molto bene, coerente e chiaro (cosa che io non sono in grado di fare). Non parlerei nemmeno di intensità e circostanze d'insorgenza ma piuttosto di manifestazione di questa sofferenza in seguito a... (rottura di una relazione etc.). e nemmeno delle strategie messe in atto per far fronte al malessere (non ne è consapevole e fa parte del suo modo d'essere, quindi a mio avviso, non ha messo in atto un bel nulla), piuttosto di attribuzioni di significato a quel comportamento ..
x Chiara hai ragione , se hai una formazione sistemica diventa difficile leggere un caso dietro ad altre lenti, il disturbo dipendente si manifesta sicuramente in ambito relazionale,e andrebbero capite le dinamiche famigliari che sottostanno al mantenimento di questo quadro, tuttavia è anche una cosa troppo in là, secondo me, che caso mai arriva ben oltre le nostre capacità di indirizzamento ad una terapia supportiva od espressiva.....da quanto ho studiato questo disturbo deriva da un mancato superapemento del processo di sepazione - individuazione, che è un processo strettamente individuale, che avviene in età evolutiva e sono i genitori a promuoverlo oppure ad inibirlo.....boh nn so poi magari sbaglio, anzi corregetemi, io dico il mio parere e sono mie considerazioni personali e non confutate scientificamente!!!!!
Grazie, hai ragione, ci farò più caso la prossima volta![]()
E comunque a me sembra che i tuoi siano coerenti e chiari, non te lo dico per farti un piacere (non avrebbe nessun senso), ma perché soprattutto l'ultimo mi è sembrato davvero perfetto
Comunque a me anche quelli che all'inizio sembrano semplici poi alla fine mettono in difficoltà (vedi Enrico). Uff...