Sono d'accordo ed è quello che ho inteso dire nel mio post. L'ho vissuto come paziente nel rapporto con la mia psicoterapeuta: l'estrema correttezza professionale e nello stesso tempo l'attenzione alla persona, a quella persona, nel contesto della relazione.
Quindi seguire e saper applicare la regola, tenendola però come sfondo di base su cui muoversi, senza che diventi un vestito stretto.
Le polarità estreme sarebbero da una parte l'anarchia, dall'altra l'adesione ossessiva dello psicologo alla norma, nello specifico lo specialista che "fa quel che vuole" vs. specialista che imposta la relazione con il codice alla mano, chiedendosi "Lo potrò dire? Lo potrò fare? Sarà opportuno?". In entrambi i casi si perde di vista il paziente.
Credo che, con i tempi che stiamo vivendo, questi rischi potenzialmente (forse anche concretamente, non so) ci siano: da una parte una gran confusione (intorno a noi ce n'è veramente tanta), dall'altra un ricorrere, in certi casi in maniera esagerata, alla regola fissa, con la paura di commettere chissà quale infrazione. Probabilmente due facce della stessa medaglia.








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. Sennò a quel punto, visto che si tratta solo di un innocente suggerimento, arriveremo a suggerire anche il taglio di capelli, il colore dello smalto per unghie e il discount dove si risparmia di più per fare la spesa (anche se quest'ultimo suggerimento indubbiamente rinsalderebbe l'alleanza terapeutica, almeno per me
: che bisogno inconscio induce lo psicologo a consigliare i fiori di bach, o la camomilla, o ad approvarne l'utilizzo o a rispondere cmq a una domanda del genere? Bah, 'sti rimedi li lascerei tranquillamente ai new-agisti...

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