anche se il titolo è di ispirazione politica, apro questa discussione in “psicologia clinica” perché propongo un argomento inerente la psicologia clinica e sociale:
cosa porta, dal punto di vista psicologico-sociale, un giovane immigrato di seconda generazione, i cui genitori sono immigrati in Occidente e a cui l’Occidente non ha fatto mancare nulla, a rincitrullirsi e partire in guerra per la causa dell’islam?
e quali sono i meccanismi che porta a fare ciò a un giovane occidentale?







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...considera anche che spesso gli immigrati di seconda generazione sono soggetti a traumi e difficoltà non sempre comprensibili: spesso subiscono l'allontanamento dei genitori, che vengono in Italia magari lasciandoli alle cure dei nonni o di altri parenti assortiti; poi ad un certo punto i genitori fanno il ricongiungimento famigliare, e questi adolescenti e bambini vengono strappati (un'altra volta) da chi si prendeva cura di loro e catapultati in una realtà completamente diversa, di cui non "comprendono" nulla (proprio in senso cognitivo, non solo emotivo), magari dovendosi adattare a genitori e famiglie che nel frattempo sono molto cambiati (o perché inaspriti dalle condizioni di vita molto dure che spesso sperimentano nel paese ospitante, o perchè costretti a lavorare di più e con più fatica che nel paese d'origine, o perchè nel frattempo sono nati altri figli che questi bambini letteralmente non conoscono)