Ciao a tutti, non scrivo da un po' e sono qui col duplice obiettivo di aggiornarvi su come sta andando la mia esperienza - se può essere utile per qualcuno - e di approfondire alcuni aspetti che ancora non mi sono chiari.
Mi scuso in anticipo se il mio intervento risulta ripetitivo: ho cercato di cogliere tutte le informazioni possibili postate di recente ma qualcosa di sicuro mi sarà sfuggito...
Allora: da circa sei mesi lavoro come Support Worker in un ospedale privato. Sto facendo moltissima esperienza ma riconosco che questo non può che essere solo un inizio. Mi spiego: non vorreste fare gli educatori a vita, con una laurea e magari una specializzazione in psicologia, pur essendo pagati, no? Ecco, è il caso di dire che questi lavori di solito sono al di sotto delle nostre potenzialità. Per farvi capire, i laureati sono in pochi, la maggior parte non ha alcuna formazione specifica...
La cosa positiva del mio ospedale è che investe molto nella formazione dello staff, tutto: ho fatto una settimana di training prima di entrare (su psicologia, terapia occupazionale, cura della persona, alimentazione, gestione del rischio, health and safety e tutte queste cose qui) e periodicamente siamo richiamati a fare dei nuovi corsi che, indubbiamente, un domani potremo spendere altrove.
Ho applicato come assistant psychologist lì dove lavoro e non ho avuto il posto (a detta del clinico che mi ha intervistato) per una sfortunata coincidenza che ha voluto che non ricevessi l'allegato con le istruzioni sull'interview. Ho sostenuto il colloquio cavandomela più o meno bene ma quando mi hanno chiesto di fornire ciò che mi avevano richiesto via email sono caduta dalle nuvole
Anche i ruoli di assistant psychologists non sono cose avanzatissime: a parte un po' di analisi dei dati, scrittura di reports e pianificazione di sessioni riabilitative... non si fa molto (almeno dove sono io). "Basic level", mi hanno assicurato. Il che è pure giusto, se considerate che qui possono ottenere queste posizioni con la sola triennale... Per gli specialisti o anche semplicemente per coloro che hanno già esperienza lavorativa una posizione tale potrebbe risultare noiosa.
Quello che ho capito è che soprattutto per noi stranieri, avere un po' di esperienza da SW vale tanto, quindi (sfortunatamente) è una specie di tappa obbligatoria. Da non sottovalutare è il fatto che lavorando si conoscono clinici che saranno le nostre future referenze.
Qualche consiglio al volo per chi sta pensando di fare il passo oltre il confine:
non aspettare di avere tutta la documentazione in regola: NON SERVE. Se hai anche solo un po' di esperienza (tirocinio, volontariato, tutto conta!!) ed una laurea in tasca (certificata in inglese dalla tua università) non ti resta che prendere un aereo e metterti in gioco (con un buon CV in mano!). BPS, HCPC, tutto può aspettare (persino l'EDStato!!)... sono investimenti economici e di tempo pressochè inutili quando non si mastica ancora bene la lingua, non si conosce il gergo tecnico, non ci si sa relazionare coi pazienti e il loro slang.
Cerca di restare coerente con le esperienze e gli studi (ad es. tesi) che hai fatto. Se hai lavorato coi bambini cerca di restare nell'ambito. La ragione? Un vantaggio per te, in termini di "confidence"; un aiuto nei loro confronti, chè in pratica non ti conoscono e non sanno interpretare CFU, iscrizioni all'albo ecc... si devono fidare.
Buttati e non fare lo schizzinoso, anche se ti chiedono di pulire una sedia a rotelle. Il 110 e lode, qui, non conta... non se sei un SW alla prima esperienza. Anzi per molti - purtroppo - sarai "l'ennesimo immigrato che non si capisce niente quando parla con quell'accento strano"! E' frustrante, ma vero.
Passando ad altro: mi hanno detto che l'NHS sta cambiando le regole. Pare che a un certo punto (anno prossimo?) si dovrà avere almeno un anno di esperienza nel settore indipendente (privato) per accedere alla loro selezione.
Infine: HCPC, ahimè.
Se si è psicologi abilitati in italia si dovrebbe ottenere la qualifica di practitioner psychologist (secondo i miei calcoli).
Ora: per essere clinical psychologist ci vuole un dottorato clinico di 4 anni (in UK) e non si scappa. Pare sia difficilissimo accedere a causa della competizione.
La mia domanda da un milione di dollari allora è: cosa può fare un practitioner psychologist, cioè quello che saremmo noi? C'è speranza di essere riconosciuti come clinical avendo fatto una scuola di psicoterapia italiana? Qualcuno ci è riuscito? E' una cosa che dipende da caso a caso o ci sono equilavenze fisse?
Non esitate a contattarmi per delucidazioni e altre info su come sono approdata quì!
Non so se è ritenuto spam ma io la butto lì, semmai i moderatori faranno il loro lavoro: se volete seguirmi, parlo spesso della mia esperienza qui in UK su una pagina FB che amministro che trovate al link
https://www.facebook.com/pages/Hafri...52771328100688
In bocca al lupo a tutti e a presto! Mangiate una pizza per me...
