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Discussione: Poesie

  1. #106
    Partecipante Esperto L'avatar di Keblish
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    Riferimento: Poesie

    «Quando hanno tolto la luce
    la morte si è ricomposta
    per apparire subito dopo
    più nitida, più vergine».

    Ivano Ferrari

  2. #107
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    Riferimento: Poesie

    "Un regalo giusto per me?
    Uno che sia regalo di Natale, ma anche di tutti i miei giorni futuri?
    Questo, semplicemente…
    Voglio una persona con cui riposare l’anima e invecchiare dolcemente."

    (Jack Kerouac)

  3. #108
    Antonia
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    Riferimento: Poesie

    Al di là d’ogni singolo passo.

    Ti offro mio padre e mia madre,
    come da un film in bianco e nero
    i miei avi tutti.
    Ti offro i colori giovanili
    e i pianti da ragazzo,
    le voglie aspettate.
    Ti offro gli amori che ho avuto,
    i pensieri perduti
    e quelli scoperti col tempo.
    Ti offro il sonno del giusto
    e tutto il rancore nascosto tra i denti.
    Il destino che ho avuto
    e quello che ho perso.
    Ti offro i fiumi sazi del loro cercare
    e le correnti che affiancano me
    nel mulinare di foglie
    liberate dal vento di fine stagione.
    Ti offro le bolle di sapone incontrate
    e i trionfi casuali, non cercati,
    il vino buono da me custodito
    e l’affinata adornezza d’un canto,
    accaparrandomi i sensi tuoi tutti,
    ballatoio dell’impronta più vera.
    Ti offro un affetto scolpito,
    bassorilievo del tempio mio immenso,
    strepitoso romanzo di vita,
    accreditata cosmopoli di lustrezza infinita.
    Ti offro di me il mio capito e il rifiutato,
    con tutto l’amore che posso,
    al di là d’ogni singolo passo.

    Poesia di Mango tratta dal libro "Di quanto stupore".

  4. #109
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di riripane93
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    Riferimento: Poesie

    Nazim Hikmet

    Il più bello dei mari

    Il più bello dei mari
    è quello che non navigammo.
    Il più bello dei nostri figli
    non è ancora cresciuto.
    I più belli dei nostri giorni
    non li abbiamo ancora vissuti.
    E quello che vorrei dirti di più bello
    non te l’ho ancora detto.

  5. #110
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Very_Viky
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    Riferimento: Poesie


  6. #111
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    Riferimento: Poesie

    Si incrociarono un breve istante
    il tuo sguardo e il mio.

    E seppi all’improvviso
    - non so se anche tu -
    che in un tempo
    senza anni né orologi,
    un altro tempo,
    i tuoi occhi e i miei
    si erano incontrati,
    e quella di allora
    non era che un’eco,
    l’onda che ritorna,
    attraversando mari,
    all’antica spiaggia.

    (Meira Delmar)


    (Può anche accadere...)

  7. #112
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    Riferimento: Poesie

    SE (lettera al figlio)
    di Rudyard Kipling

    Se riesci a non perdere la testa quando tutti
    Intorno a te la perdono, dandone la colpa a te.
    Se riesci ad avere fiducia in te stesso, quando tutti dubitano di te,
    Ma anche a tenere nel giusto conto il loro dubitare.
    Se riesci ad aspettare senza stancarti dell'attesa,
    O essendo calunniato, a non rispondere con calunnie,
    O essendo odiato, a non abbandonarti all'odio
    Pur non mostrandoti troppo buono, né parlando troppo da saggio.

    Se riesci a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni,
    Se riesci a pensare, senza fare dei pensieri il tuo fine;
    Se riesci, incontrando il Trionfo e la Sconfitta
    A trattare questi due impostori allo stesso modo.
    Se riesci a sopportare il sentire le verità che hai detto
    Travisate da furfanti che ne fanno trappole per sciocchi,
    O vedere le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
    E chinarti e ricostruirle con i tuoi strumenti logori.

    Se riesci a fare un cumulo di tutte le tue vincite
    E a rischiarlo tutto in un solo colpo a testa o croce,
    E perdere, e ricominciare dall'inizio
    Senza dire mai una parola su ciò che hai perso.
    Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi tendini
    A sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più
    E di conseguenza resistere quando in te non c'è niente
    Tranne la tua Volontà che dice loro: "Resistete!"

    Se riesci a parlare con le folle mantenendo la tua virtù
    O a passeggiare con i re senza perdere il senso comune,
    Se né nemici, né affettuosi amici possono ferirti;
    Se tutti gli uomini per te contano, ma nessuno troppo,
    Se riesci a riempire l'inesorabile minuto
    Con un momento del valore di sessanta secondi,
    Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
    E, quel che più conta, sarai un Uomo, figlio mio!

  8. #113
    Antonia
    Ospite non registrato

    Riferimento: Poesie

    Sibilla Aleramo "Nome non ha".

    Nome non ha,
    amore non voglio chiamarlo
    questo che provo per te,
    non voglio tu irrida al cuor mio
    com’altri a' miei canti,
    ma, guarda,
    se amore non è
    pur vero è
    che di tutto quanto al mondo vive
    nulla m’importa come di te,
    de’ tuoi occhi de’ tuoi occhi
    donde sì rado mi sorridi,
    della tua sorte che non m’affidi,
    del bene che mi vuoi e non dici,
    oh poco e povero, sia,
    ma nulla al mondo più caro m’è,
    e anch’esso,
    e anch’esso quel tuo bene
    nome non ha.

  9. #114

    Riferimento: Poesie

    Si deve sapere che una banalità, anche se torna continuamente a capo, non è ancora una poesia.

    Italo Tavolato
    Zibaldone, 1914

  10. #115
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    Riferimento: Poesie

    Quando tu sarai vecchia, e grigia e sonnolenta,
    Col capo tentennante accanto al fuoco, prenditi questo libro,
    E lentamente leggilo, e sogna del tenero sguardo
    Che gli occhi tuoi ebbero un tempo, e delle loro ombre

    Profonde; quanti furono ad amare i tuoi attimi
    Di grazia felice, e quanti amarono, con falso o vero amore,
    La tua bellezza; ma uno solo amò l’anima peregrina
    Che era in te, e il dolore del tuo volto che muta.

    Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora
    Con una lieve tristezza, come Amore fuggì, come percorse,
    Passando, i monti che ci stanno alti sul capo,
    E nascose il suo volto fra un nuvolo di stelle.

    (William Butler Yeats - Traduzione di Roberto Sanesi)

  11. #116
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    Riferimento: Poesie

    A tarda notte
    (Eugenio Montale)


    Il colloquio con le ombre
    non si fa per telefono.
    Sui nostri dialoghi muti non s’affaccia
    “giraffa” o altoparlante.
    Anche le parole però servono
    quando non ci riguardano
    captate per errore di una centralinista
    e rivolte a qualcuno che non c’è,
    che non sente.
    Vennero da Vancouver una volta
    a tarda notte
    e attendevo Milano. Fui sorpreso
    dapprima, poi sperai che continuasse
    l’equivoco. Una voce dal Pacifico,
    l’altra dalla laguna. E quella volta
    parlarono due voci libere come non mai.
    Poi non accadde nulla, assicurammo
    l’intrusa del servizio che tutto era perfetto,
    regolare e poteva continuare,
    anzi, doveva. Né sapemmo mai
    su quali spalle poi gravasse il prezzo
    di quel miracolo.
    Ma non ne ricordai la parola.
    Il fuso orario era diverso, l’altra
    voce non c’era, non c’ero io per lei,
    anche le lingue erano miste, un’olla
    podrida di più gerghi, di bestemmie e di risa.
    Ormai dopo tanti anni l’altra voce
    non lo rammenta, e forse mi crede morto.
    Io credo che lo sia lei. Fu viva almeno un attimo
    e non se n'è mai accorta.
    Ultima modifica di Hermes Ankh : 20-12-2014 alle ore 18.22.04

  12. #117
    Antonia
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    Riferimento: Poesie

    Falsetto

    Esterina, i vent'anni ti minacciano,
    grigiorosea nube
    che a poco a poco in sé ti chiude.
    Ciò intendi e non paventi.
    Sommersa ti vedremo
    nella fumea che il vento
    lacera o addensa, violento.
    Poi dal fiotto di cenere uscirai
    adusta più che mai,
    proteso a un'avventura più lontana
    l'intento viso che assembra l'arciera Diana.
    Salgono i venti autunni,
    t'avviluppano andate primavere;
    ecco per te rintocca
    un presagio nell'elisie sfere.
    Un suono non ti renda
    qual d'incrinata brocca percossa!;
    io prego sia
    per te concerto ineffabile
    di sonagliere.
    La dubbia dimane non t'impaura.
    Leggiadra ti distendi
    sullo scoglio lucente di sale
    e al sole bruci le membra.
    Ricordi la lucertola
    ferma sul masso brullo;
    te insidia giovinezza,
    quella il lacciòlo d'erba del fanciullo.
    L'acqua è la forza che ti tempra,
    nell'acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
    noi ti pensiamo come un'alga, un ciottolo
    come un'equorea creatura
    che la salsedine non intacca
    ma torna al lito più pura.
    Hai ben ragione tu! Non turbare
    di ubbie il sorridente presente.
    La tua gaiezza impegna già il futuro
    ed un crollar di spalle
    dirocca i fortilizi
    del tuo domani oscuro.
    T'alzi e t'avanzi sul ponticello
    esiguo, sopra il gorgo che stride:
    il tuo profilo s'incide
    contro uno sfondo di perla.
    Esiti a sommo del tremulo asse,
    poi ridi, e come spiccata da un vento
    t'abbatti fra le braccia
    del tuo divino amico che t'afferra.
    Ti guardiamo noi, della razza
    di chi rimane a terra.

    (Eugenio Montale, Ossi di seppia)
    Ultima modifica di Antonia : 20-12-2014 alle ore 14.10.12

  13. #118
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    Riferimento: Poesie

    Canto notturno di un pastore errante dell'Asia - Giacomo Leopardi

    Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
    silenziosa luna?
    Sorgi la sera, e vai,
    contemplando i deserti; indi ti posi.
    Ancor non sei tu paga
    di riandare i sempiterni calli?
    Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
    di mirar queste valli?
    Somiglia alla tua vita
    la vita del pastore.
    Sorge in sul primo albore
    move la greggia oltre pel campo, e vede
    greggi, fontane ed erbe;
    poi stanco si riposa in su la sera:
    altro mai non ispera.
    Dimmi, o luna: a che vale
    al pastor la sua vita,
    la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
    questo vagar mio breve,
    il tuo corso immortale?
    Vecchierel bianco, infermo,
    mezzo vestito e scalzo,
    con gravissimo fascio in su le spalle,
    per montagna e per valle,
    per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
    al vento, alla tempesta, e quando avvampa
    l'ora, e quando poi gela,
    corre via, corre, anela,
    varca torrenti e stagni,
    cade, risorge, e piú e piú s'affretta,
    senza posa o ristoro,
    lacero, sanguinoso; infin ch'arriva
    colà dove la via
    e dove il tanto affaticar fu vòlto:
    abisso orrido, immenso,
    ov'ei precipitando, il tutto obblia.
    Vergine luna, tale
    è la vita mortale.
    Nasce l'uomo a fatica,
    ed è rischio di morte il nascimento.
    Prova pena e tormento
    per prima cosa; e in sul principio stesso
    la madre e il genitore
    il prende a consolar dell'esser nato.
    Poi che crescendo viene,
    l'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre
    con atti e con parole
    studiasi fargli core,
    e consolarlo dell'umano stato:
    altro ufficio piú grato
    non si fa da parenti alla lor prole.
    Ma perché dare al sole,
    perché reggere in vita
    chi poi di quella consolar convenga?
    Se la vita è sventura,
    perché da noi si dura?
    Intatta luna, tale
    è lo stato mortale.
    Ma tu mortal non sei,
    e forse del mio dir poco ti cale.
    Pur tu, solinga, eterna peregrina,
    che sí pensosa sei, tu forse intendi,
    questo viver terreno,
    il patir nostro, il sospirar, che sia;
    che sia questo morir, questo supremo
    scolorar del sembiante,
    e perir dalla terra, e venir meno
    ad ogni usata, amante compagnia.
    E tu certo comprendi
    il perché delle cose, e vedi il frutto
    del mattin, della sera,
    del tacito, infinito andar del tempo.
    Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
    rida la primavera,
    a chi giovi l'ardore, e che procacci
    il verno co' suoi ghiacci.
    Mille cose sai tu, mille discopri,
    che son celate al semplice pastore.
    spesso quand'io ti miro
    star cosí muta in sul deserto piano,
    che, in suo giro lontano, al ciel confina;
    ovver con la mia greggia
    seguirmi viaggiando a mano a mano;
    e quando miro in cielo arder le stelle;
    dico fra me pensando:
    a che tante facelle?
    che fa l'aria infinita, e quel profondo
    infinito seren? che vuol dir questa
    solitudine immensa? ed io che sono?
    Cosí meco ragiono: e della stanza
    smisurata e superba,
    e dell'innumerabile famiglia;
    poi di tanto adoprar, di tanti moti
    d'ogni celeste, ogni terrena cosa,
    girando senza posa,
    per tornar sempre là donde son mosse;
    uso alcuno, alcun frutto
    indovinar non so. Ma tu per certo,
    giovinetta immortal, conosci il tutto.
    Questo io conosco e sento,
    che degli eterni giri,
    che dell'esser mio frale,
    qualche bene o contento
    avrà fors'altri; a me la vita è male.
    O greggia mia che posi, oh te beata,
    che la miseria tua, credo, non sai!
    Quanta invidia ti porto!
    Non sol perché d'affanno
    quasi libera vai;
    ch'ogni stento, ogni danno,
    ogni estremo timor subito scordi;
    ma piú perché giammai tedio non provi.
    Quando tu siedi all'ombra, sovra l'erbe,
    tu se' queta e contenta;
    e gran parte dell'anno
    senza noia consumi in quello stato.
    Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra,
    e un fastidio m'ingombra
    la mente, ed uno spron quasi mi punge
    sí che, sedendo, piú che mai son lunge
    da trovar pace o loco.
    E pur nulla non bramo,
    e non ho fino a qui cagion di pianto.
    Quel che tu goda o quanto,
    non so già dir; ma fortunata sei.
    Ed io godo ancor poco,
    o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
    se tu parlar sapessi, io chiederei:
    - Dimmi: perché giacendo
    a bell'agio, ozioso,
    s'appaga ogni animale;
    me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale? -
    Forse s'avess'io l'ale
    da volar su le nubi,
    e noverar le stelle ad una ad una,
    o come il tuono errar di giogo in giogo,
    piú felice sarei, dolce mia greggia,
    piú felice sarei, candida luna.
    O forse erra dal vero,
    mirando all'altrui sorte, il mio pensiero:
    forse in qual forma, in quale
    stato che sia, dentro covile o cuna,
    è funesto a chi nasce il dí natale.

  14. #119
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    Riferimento: Poesie

    TEMPO E TEMPI
    (Eugenio Montale)

    Non c'è un unico tempo: ci sono molti nastri
    che paralleli slittano
    spesso in senso contrario e raramente
    s'intersecano. E' quando si palesa
    la sola verità che, disvelata,
    viene subito espunta da chi sorveglia
    i congegni e gli scambi. E si ripiomba
    poi nell'unico tempo. Ma in quell'attimo
    solo i pochi viventi si sono riconosciuti
    per dirsi addio, non arrivederci.

  15. #120
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    Riferimento: Poesie

    "Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita."

    (Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari)
    Ultima modifica di Hermes Ankh : 20-12-2014 alle ore 20.56.25

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