Non puoi domare
un cavallo selvaggio
lo uccideresti
e gli toglieresti la libertà
di essere com'è.
Però se vuoi puoi imparare
a corrergli al fianco
imparando che cosa sia
quell'infinito brivido
chiamato libertà.
(Paulo Coelho)
Non puoi domare
un cavallo selvaggio
lo uccideresti
e gli toglieresti la libertà
di essere com'è.
Però se vuoi puoi imparare
a corrergli al fianco
imparando che cosa sia
quell'infinito brivido
chiamato libertà.
(Paulo Coelho)
Il balcone
Pareva facile giuoco
mutare in nulla lo spazio
che m'era aperto, in un tedio
malcerto il certo tuo fuoco.
Ora a quel vuoto ho congiunto
ogni mio tardo motivo,
sull'arduo nulla si spunta
l'ansia di attenderti vivo.
La vita che dà barlumi
è quella che sola tu scorgi.
A lei ti sporgi da questa
finestra che non s'illumina.
(Eugenio Montale)
Cademmo nell'abbraccio,
ci separammo dal mondo,
non sapevamo se eravamo due corpi
o due anime
o un corpo e un’anima
o se semplicemente
non eravamo
perché era amore solamente
e poi solamente fu
la marea d’argento del nulla
(Wisława Szymborska)
Ci restammo dentro
come il mare resta dentro le conchiglie
per sempre
(Pablo Neruda)
Solitudine
La solitudine è come la pioggia.
Si alza dal mare verso sera;
dalle pianure lontane, distanti,
sale verso il cielo a cui da sempre appartiene.
E proprio dal cielo ricade sulla città.
Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,
allorché tutti i vicoli si volgono verso il mattino
e i corpi, che nulla hanno trovato,
delusi e affranti si lasciano l'un l'altro;
e persone che si odiano a vicenda
sono costrette a dormire insieme in un letto unico:
è allora che la solitudine scorre insieme ai fiumi.
( Rainer Maria Rilke)
Poichè non mi veniva nessuna parola
(la parola era “addio”, ma non riuscivo a dirla)
ti ho dato il mio silenzio
ed ho ascoltato il tuo,
e non è stato un vuoto, ma condivisa pienezza
e ancora gioia, mentre accettavamo,
come la terra, un nostro tempo di neve,
bianco grembo d’attesa delle future estati.
Margherita Guidacci
Riflessi (Antonia Pozzi)
Parole - vetri
che infedelmente
rispecchiate il mio cielo -
di voi pensai
dopo il tramonto
in una oscura strada
quando sui ciotoli una vetrata cadde
ed i frantumi a lungo
sparsero in terra lume.
26 settembre 1933
Echi di lingua madre
Scottate la lingua sulla fiamma viva
levatele la pelle
tagliatela a fettine.
Fate appassire in frasi fatte le parole.
Aggiungete una rosa, petali e spine,
portate a bollore
con un po' di buon rimpianto,
salate, leggete.
Il tempo di cottura non è stabilito
provate a parlare di tanto in tanto.
Se qualcuno vi risponde
o qualcosa vi risuona dentro
staccate dal fondo
spegnete il fuoco.
Servite caldissima.
Eva Taylor
Ultima modifica di Antonia : 11-10-2015 alle ore 12.07.59
Mi fermerò, senza dubbio stupito,
se mai ci ritroveremo in una vita futura,
nel cammino e alla luce d'un altro mondo lontano.
Capirò che i tuoi occhi, simili alle stelle dell'alba,
sono appartenuti a questo cielo notturno, e dimenticato,
d'una vita passata.
Sì, comprenderò che la magia del tuo viso
è pronta ancora al balenare appassionato del mio sguardo
in un incontro immemorabile,
e che al mio amore tu devi un mistero
di cui non conosci più l'origine.
(da "Petali di cenere" di R. Tagore)
Ogni principio è un’illusione.
Ogni principio è solo un intrecciarsi
d’inizio e fine lungo la catena
del tempo, ed è l’istante
in cui credemmo di veder la nascita
e la nascita è solo un atto
dell’incessante continuo rinascere
- ovvero, queste linee somigliano a un principio
ma il principio risorge ad ogni istante,
come la pioggia che stasera
ho visto cadere sul mare
e stasera è soltanto una sera del tempo che rinasce
in eterno ricominciare
e la pioggia e la sera sprofondate nel tempo
in cui ruotano sempre le nuvole ammassate
sopra i marmi celesti
e la linea iniziale è un principio
e la linea finale è un principio.
(Andrès Sànchez Robayna)
Decotto di vuoto
Scegliete le mani
pulitele bene
ponetele su una carta assorbente
che perdano i giorni acidi
le rughe della noia
il sudore dell’abitudine.
Cospargete con rosmarino
salate
adagiatele a strati sul vostro viso
che ogni carezza sia abbondante.
Lasciate passare almeno 12 ore
prima di aggiungere qualche parola.
Eva Taylor
ll viaggio finisce qui:
nelle cure meschine che dividono
l'anima che non sa più dare un grido.
Ora I minuti sono eguali e fissi
come I giri di ruota della pompa.
Un giro: un salir d'acqua che rimbomba.
Un altro, altr'acqua, a tratti un cigolio.
Il viaggio finisce a questa spiaggia
che tentano gli assidui e lenti flussi.
Nulla disvela se non pigri fumi
la marina che tramano di conche
I soffi leni: ed è raro che appaia
nella bonaccia muta
tra l'isole dell'aria migrabonde
la Corsica dorsuta o la Capraia.
Tu chiedi se così tutto vanisce
in questa poca nebbia di memorie;
se nell'ora che torpe o nel sospiro
del frangente si compie ogni destino.
Vorrei dirti che no, che ti s'appressa
l'ora che passerai di là dal tempo;
forse solo chi vuole s'infinita,
e questo tu potrai, chissà, non io.
Penso che per i più non sia salvezza,
ma taluno sovverta ogni disegno,
passi il varco, qual volle si ritrovi.
Vorrei prima di cedere segnarti
codesta via di fuga
labile come nei sommossi campi
del mare spuma o ruga.
Ti dono anche l'avara mia speranza.
A' nuovi giorni, stanco, non so crescerla:
l'offro in pegno al tuo fato, che ti scampi.
Il cammino finisce a queste prode
che rode la marea col moto alterno.
Il tuo cuore vicino che non m'ode
salpa già forse per l'eterno.
(Casa sul mare, Eugenio Montale)
Nella moltitudine
(Wisława Szymborska)
Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.
In fondo avrei potuto avere
altri antenati;
e così avrei preso il volo
da un altro nido;
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.
Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
di ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.
Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.
Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.
Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.
Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.
E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?
Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?
La sorte, finora,
mi è stata benigna.
Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.
Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.
Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.
Broken glass (Brenda Porster)
E' soltanto un bicchiere rotto
le cui schegge si sono conficcate nelle dita
mentre facevi le pulizie
non c'è bisogno di farne una metafora,
una similitudine, un simbolo,
meno che mai una poesia
per immaginarsi il dolore.
Ultima modifica di Antonia : 21-10-2015 alle ore 22.19.52
Note per una breve commedia sentimentale (Brenda Porster)
Loro si vogliono bene ma
lui talvolta sta male perché
insoddisfatto di sé.
Lei si dispiace
che lui stia male
e scrive una poesia sul male di lui
gliela fa vedere.
Lui sta veramente male
quando legge la poesia di lei
dice che lei è ipersensibile
e decide di rompere il rapporto
così
alla fine
stanno male tutti e due.
The end