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  1. #1
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
    Data registrazione
    16-06-2007
    Residenza
    vivo a Genova
    Messaggi
    2,302

    Riferimento: Teatro: e se non servisse ai timidi?

    Aggiungo una riflessione - trovo l'argomento molto interessante - che mi pare sia stata messa in luce anche dalla persone che sono intervenute prima di me: perché il teatro in sé dovrebbe cambiare anche quello che una persona è "fuori", nella vita normale, diciamo?
    Credo che per questo, per quanto sia realizzabile (credo che lo sia ma anche che a volte abbiamo anche aspettative irrealistiche), ci voglia altro.
    Mi viene da pensare a Maria Callas, ad esempio (*): penso a come poteva essere nella vita professionale e a come deve essere stata la sua vita personale...e chissà quanti altri artisti..
    Penso che lo studio, la conoscenza, la messa in atto nel teatro possano fare qualcosa, che l'abbinamento con la terapia possa fare altro, il tutto con coscienza delle differenze e dei limiti (cosa si può fare in un caso, cosa nell'altro, rispettivamente come attori o come partecipanti e/o conduttori). Penso che sia una cosa bellissima, ma che debba passare, prima, in prima persona.
    Credo, ed è auspicabile, che chi si occupa di teatro-terapia (e si suppone quindi sia in grado di lavorare anche sulla formazione di altre persone), abbia fatto prima un buon percorso su di sé.
    Detto questo, l'idea di iscrivermi a teatro, come soggetto che si mette in gioco (che un po' conosce i propri punti deboli..) è una cosa a cui penso da anni e che prima o poi farò. A Genova, dove vivo, ci sono ottime scuole (messaggio subliminale), bisogna non solo trovare il tempo, che a volte è un po' una scusa, ma anche vincere le proprie resistenze. Se è vero infatti che ci si può iscrivere ad un corso di teatro per vincere la timidezza, può anche accadere che la paura di esporsi, degli sguardi (mica cose da poco!), impedisca di fare questo passo, e non credo che basti darsi l'ordine "vado", come fosse una sorta di comando esterno: insomma, bisogna prima "prepararsi.." (ognuno trova il proprio modo) e sentire quando è il momento..

    (*) i riferimenti, per chi fosse interessato, li ho attinti da questo libro: Elena Riva (2014). Il mito della perfezione. Fragilità e bellezza nei disturbi del comportamento alimentare. Milano: Mimesis.
    Ultima modifica di Lyanne : 25-01-2016 alle ore 12.04.48

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