Ciao Marco,
innanzitutto complimenti per il livello di discussione che apporti tramite questo post.
Il WCST è un test che analizza alcune funzioni esecutive, in particolare le abilità di categorizzazione e set-shifting.
La parte visuo-attentiva di cui parli è ovviamente implicata (come in qualsiasi test con stimoli visivi), tuttavia non possiamo considerarlo un vero e proprio test per misurare la capacità di attenzione visiva.
Il motivo è che i test di attenzione selettiva visiva (in senso stretto) sono costituiti da molti stimoli con caratteristiche specifiche, in funzione delle quali assolvono il "ruolo" di target oppure di distrattori.
Nel WCST non c'è tutta questa complessità attentiva, nè a livello di stimoli (sono poche carte), nè di caratteristiche (colori, forme, quantità sono facilmente discriminabili sul piano percettivo). Visivamente non sono richieste chissà quali risorse attentive per un'elaborazione bottom-up.
Lo sforzo del soggetto è invece impiegato da processi di più "alto livello" (appunto i processi esecutivi).
Quando un paziente sbaglia, è perchè non è stato in grado di ragionare e aggiornare le sue strategie d'azione, e non perchè non ha focalizzato abbastanza l'attenzione sulle carte (sebbene quest'ultima possibilità sia cmq ammissibile in pazienti con deficit di attenzione visiva, ma in questo caso non gli farei il WCST, poichè il risultato sarebbe sporco, poco attendibile).
Solitamente i pazienti che cadono al WCST sono quelli con lesione in aree frontali, i quali tendono a mantenere un set di risposta rigido e non flessibile nonostante i feedback (da qui le famose perseverazioni).
Rispetto al tuo quesito sulle teorie sull'attenzione da applicare al WCST, non ce ne sono di specifiche, quindi valgono quelle ormai riconosciute come valide e generali da psicologia cognitiva: Feature Integration Theory di Treisman e Bias Competition di Duncan.
Messe insieme in modo ultra-sintetico:
la persona elabora in modo pre-attentivo in parallelo tutto, poi interviene l'attenzione
- per integrare tra loro le diverse caratteristiche (forma, colore, ecc.) in un'unico stimolo tramite un'elaborazione seriale (teoria FIT)
E
- in caso di alta complessità percettiva, per risolvere la competizione tra stimoli, tramite un'elaborazione in parallelo (teoria Bias Competition)







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