Lo so, è una vecchia domanda. Non so nemmeno se questo sia il posto giusto. La mia domanda non è tanto relativa ad uno stile di vita quanto forse alla capacità di credere? Mah! Comunque il mio dilemma è questo:
Ho vissuto molti anni come un classico pseudo-credente, convinto dell'esistenza di Dio per semplice tradizione culturale. Brutti avvenimenti fecero di me un ateo convinto. In seguito, un sempre maggior contatto con il mondo del lavoro ha fatto di me una persona molto razionale, arrivando a credere, come alcuni, che le emozioni fossero necessità della sopravvivenza (qui però gia avevo preso contatto con la psicologia). Poi, ovviamente, le emozioni sono tornate a tracciare una strada profonda dentro di me, nel bene e nel male, modificando nuovamente il mio pensiero, sia sul valore della spiritualità che delle emozioni stesse. Ed ecco, le domande che mi pongo oggi sono: 'fin dove sia giusto mantenere la parte razionale che faccia da supervisione al nostro agire, soprattutto nei rapporti umani, e quando sia meglio lasciare che i sentimenti scorrano liberamente? e quanto ha a che vedere una nostra eventuale parte spirituale con le emozioni?'
Mi interessa sapere come la pensate, spero che l'argomento non vi sembri banale o vi annoi troppo. Ma spero anche che mi aiutiate ad aprire la mente e, chissà, a trovare una risposta migliore di quella che mi sono finora dato.
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Dunque, innanzitutto vorrei chiederti qual'è la tua idea "new age" di fede... Magari poi ti metterò a conoscenza della mia di idea
... Non so, io credo che tutto quello che facciamo ci sia in qualche modo funzionale, o al benessere o eventuali problemi. Cioè i comportamenti che noi attuiamo servono cmq a qualcosa nel bene o nel male... Quindi anche catapultarsi in continuazione in esperienze che ci distruggono in qualche modo evidentemente ha un suo senso... Cavolo, che thread complesso...
