Non penso che si possa confrontare la vita di coppia delle generazioni precedenti con la situazione quale oggi è.
Sono diverse le premesse, diversi i fatti culturali, diversissimo il modello sociale, e spesso quello che funzionava una volta, non poteva 'permettersi' di non funzionare.
Figuratevi se una donna poteva provare a lasciare il marito negli anni '50, era impensabile anche e soprattutto per motivi materiali (il mantenimento).
Ma lasciamo stare il passato.
Premesso che non si può generalizzare, e quindi decidere se le storie funzionano o meno, restano i fatti.
E i fatti, per me (quindi le esperienze avute o quelle con cui ho avuto a che fare) sono che, la maggior parte dei miei amici, partiti bene, troppo spesso si sono separati in seguito ad un matrimonio evidentemente mal riuscito. Io stesso ho le mie ferite, come tutti.
Quindi mi ritengo appartenente al gruppo dei 'disincantati'.
Ma attenzione, essere disillusi non vuol dire non credere più nell'amore, e nelle storie che funzionano. Semplicemente (almeno per me è così) si tratta di essere più realisti, più capaci di non 'chiedere' all'amore più di quanto è lecito pretendere, sapere che, pur se imporantissimo, non risolve da solo la vita. Quella ce la dobbiamo risolvere da soli.
E quando arrivano i momenti buoni, o l'amore, assaporarne il momento, costruire anche, ma non contare sul fatto che duri per sempre, perchè la certezza che sia così non è reale.
Le persone cambiano, noi cambiamo, come possiamo essere certi che ciò che oggi funziona, funzionerà anche domani?
Possiamo solo sperarlo. Ma questo, ovviamente, non deve fermare nessuno dal vivere credendo nell'amore.






