Carissima, ti quoto in pieno! Io ho lvorato come trasfertista per hli ultimi tre anni di Università. Quindi, per sei o sette mesi l'anno, ero in giro per l'Italia a fare il responsabile di produzione in impianti con un numero di occupati che andava dai 5 ai 200. Il bello è che mi ci hanno mandaro perché, anche se non sono uno psicologo del lavoro, nel corso di laurea sono riuscito ad impadronirmi di una serie di concetti (ascolto, empatia, lasciare spazio al pensiero dell'altro, non interferire con la vita dell'atro che è sua e non mia, ecc.) che mi sono tornati utilissimi nel risolvere le migliaia di noie, piccole e grandi, che ci sono in un impianto di produzione (quello che arriva sempre in ritardo, quello che ti offre il caffé per poi chiederti la malattia, il direttore che rompe...). Certo, facevo il responsabile di produzione, mica lo psicologo. Ma lo facevo con un occhio alla psicologia clinica (che non vuol dire necessariamente patologia). E ha ripagato, eccome.Originariamente postato da castagna
Ciao Willy e ciao Roberto...non bisogna piangersi addosso ma sentirsi psicologi ovunque siamo o saremo, ragionando in termini di complessità e di possibilità, lavorando sulla rete sociale e sui nostri sogni da realizzare!
Benedetta
È questo che intendo dire, quando affermo che si può essere psicologi ovunque.
Ciao e fammi sapere
Guglielmo







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....."MORBOSOooo"