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Discussione: la retta via?

  1. #16
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
    Messaggi
    4,192
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    281
    Originariamente postato da castagna
    Ciao Willy e ciao Roberto...non bisogna piangersi addosso ma sentirsi psicologi ovunque siamo o saremo, ragionando in termini di complessità e di possibilità, lavorando sulla rete sociale e sui nostri sogni da realizzare!
    Benedetta
    Carissima, ti quoto in pieno! Io ho lvorato come trasfertista per hli ultimi tre anni di Università. Quindi, per sei o sette mesi l'anno, ero in giro per l'Italia a fare il responsabile di produzione in impianti con un numero di occupati che andava dai 5 ai 200. Il bello è che mi ci hanno mandaro perché, anche se non sono uno psicologo del lavoro, nel corso di laurea sono riuscito ad impadronirmi di una serie di concetti (ascolto, empatia, lasciare spazio al pensiero dell'altro, non interferire con la vita dell'atro che è sua e non mia, ecc.) che mi sono tornati utilissimi nel risolvere le migliaia di noie, piccole e grandi, che ci sono in un impianto di produzione (quello che arriva sempre in ritardo, quello che ti offre il caffé per poi chiederti la malattia, il direttore che rompe...). Certo, facevo il responsabile di produzione, mica lo psicologo. Ma lo facevo con un occhio alla psicologia clinica (che non vuol dire necessariamente patologia). E ha ripagato, eccome.
    È questo che intendo dire, quando affermo che si può essere psicologi ovunque.

    Ciao e fammi sapere

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #17
    Cosa dirti Guglielmo...la tua esperienza prova quanto profondamente credo: chi ha l'aspirazione a diventare "apprendista stregone" non FA, E' , si comporta, vive, guarda il mondo con gli occhi di chi conosce l'importanza di essere ascoltati, guardati...io lavoro da 6 anni come assitente di un Chirurgo Plastico e puoi immaginare con quante persone depresse, sconfitte, arrabbiate ho a che fare. Spesso torno a casa sapendo che la mia voce al telefono ha rasserenato qualcuno, che io ed il Dottore siamo riusciti ad indirizzare qualche ragazza (il cui reale problema non era ovviamente il naso!) da un terapeuta ecc. Insomma dobbiamo sentirci responsabili della nostra identità professionale, con umiltà ma anche con l'intraprendenza e la capacità di VEDERE "cose che al momento non ci sono" attingendo alla nostra personale follia creativa.
    Ti ringrazio davvero di avermi stimolato alla riflessione critica con nuovi pensieri positivi!
    Benedetta
    "io sono Pessoa e...la Quarta...!"
    ....."MORBOSOooo"
    "Amo il rigore Bauhaus...cravattina nera, camicia bianca...stailosisssima"

    "...mi disturbi esteticamente..."

    http://www.radiodd.com

  3. #18
    Psicopaola
    Ospite non registrato
    "Le statistiche mi dicono che la prevalenza di disturbi dello spettro schizofrenico (schizofrenia, disturbo schizoide e disturbo schizotipico) è pari a circa il 2-2,5% della popolazione."

    Non vorrei fare la parte della pessimista. Ma avere dei dati statistici che ci dicono quanti potenziali pazienti ci sono nel nostro territorio non ci dà certo la possibilità di aiutarli. E' vero, potenzialmente il lavoro ci sarebbe ma non è così semplice.

    "L'università che non indirizza e non dà conoscenze tecniche specifiche. Boh, io ho imparato parecchio in Uni. Certo, tante volte per preparae un esame ho letto il triplo dei testi rispetto a quello che la bibliografia mi richiedeva, ma non mi sembra che su quesi testi non ci sia scritto proprio nulla. "

    Dai testi si impara sicuramente molto, ma se avessi avuto pazienti solo con la preparazione che mi ha dato l'università non so davvero cosa avrei combinato!

    "Se volete fare gli psicoterapeuti, credo che sarebbe opportuno trovarsi un posto da saldatore, tornitore o trasfertista per un poco. Così da mettere da parte due lire (pardon, euri) e potersela cavare da soli"

    Su questo sono già più d'accordo. soprattutto per quanto riguarda il mettersi da parte un pò di soldi!
    Comunque è vero che lavorando con gli altri si impara molto, e sono d'accordo anch'io che siamo psicologi sempre anche se facciamo un altro tipo di lavoro... la psicologia c'è sempre in ogni lavoro, in ogni contesto, noi probabilmente riusciamo a interpretare meglio le cose che ci girano attorno, saremo più empatici e tranquillizziamo un mucchio di gente, ma non era a questo che pensavo quando ho scelto di fare psicologia! E non mi sembra così assurdo se voglio fare il mio lavoro...
    Grazie comunque per la ventata di ottimismo!

  4. #19
    checifaccioqui
    Ospite non registrato
    Ognuno ha una diversa esperienza e per questo parla da un angolo visuale diverso. Che non siano tutte rose e fiori lo sappiamo già, ma penso che nessuno sia così poco saggio da aspettarsi di "essere assunto". Per quanto mi riguarda, il malessere che mi ha spinto a lanciare questo messaggio era relativo non tanto al fare (che è già un passaggio successivo) quanto all'iniziare. Ovviamente un disagio, questo, che, dato il mio carattere, non mi impedisce di provarci ancora. Tuttavia è sul numero di prove che bisogna fare che mi ponevo qualche interrogativo. Ho letto decine di messaggi di gente che ha smesso di cercare di formare il proprio bagaglio culturale e pratico perché ha ricevuto un'infinità di porte in faccia. E francamente non me la sento di mettermi dall'alto, anzi dal basso, della mia esperienza e rintracciare nel loro operato ciò che li ha condotti sulla strada sbagliata. Io ho 25 anni, ma non credo che una singola scelta sia quella che ti cambia la vita e sono assolutamente convinta del fatto che ci sono migliaia di strade diverse che si possono percorrere. Ovviamente considerando quanto soddisfino le proprie aspettative. La difficoltà è quella di iniziare non a lavorare, ma a continuare la formazione che, perdonami caro Guglielmo, all'università è veramente lontana dall'essere quello che dovrebbe. E ti parlo così perché l'università la frequento ancora da pseudo-assistente. Homo faber fortunae suae? Certamente, ma è bene che questa dimensione del fare passi per il ragionamento, per il pensiero, altrimenti si rischia anziché si seguire la dimensione conforme soprattutto alle proprie capacità, di mettersi nella posizione di "dò cojo, cojo..." e scusate se l'ho scritto male.

  5. #20
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da checifaccioqui
    Ognuno ha una diversa esperienza e per questo parla da un angolo visuale diverso. Che non siano tutte rose e fiori lo sappiamo già, ma penso che nessuno sia così poco saggio da aspettarsi di "essere assunto". Per quanto mi riguarda, il malessere che mi ha spinto a lanciare questo messaggio era relativo non tanto al fare (che è già un passaggio successivo) quanto all'iniziare.
    ...
    . La difficoltà è quella di iniziare non a lavorare, ma a continuare la formazione che, perdonami caro Guglielmo, all'università è veramente lontana dall'essere quello che dovrebbe. E ti parlo così perché l'università la frequento ancora da pseudo-assistente. Homo faber fortunae suae? Certamente, ma è bene che questa dimensione del fare passi per il ragionamento, per il pensiero, altrimenti si rischia anziché si seguire la dimensione conforme soprattutto alle proprie capacità, di mettersi nella posizione di "dò cojo, cojo..." e scusate se l'ho scritto male.
    Beh, probabilmente hai delle buone e solide ragioni. Ora, sicuramente è necessario che il fare sia accompagnato dal sapere, dal ragionare, dal confronto continuo con gli altri. Vedi, a me l'Università ha dato alcune conoscenze teoriche (secondo me preziose e difficili da recuperare in altro modo), ma soprattutto mi ha consentito di costruire un "habitus" di apprendimento. I miei docenti mi hanno insegnato ad imparare, in sostanza, per cui sono ora nella condizione di riuscire ad imparare da quello che mi accade attorno e dalle persone che incontro (e su questi newsgroups ho imparato e sto imparando moltissimo). Più che i libri, l'Università mi ha consentito di costruire una rette di rapporti con persone che studiavano (o studiano ancora) psicologia, che sono estremamente preziosi per me. Di indirizzi differenti, alcuni cognitivi, altri sistemici, altri psicodinamici, sono tutti preziosi per me, perché mi consentono di cogliere sfaccettature diverse di quelle meravigliose pietre preziose che sono gli esseri umani. ALtre cose, invece, necessariamente, le ho apprese dal mio lavoro, dalla mia compagna o da mia figlia, o dai compagni di gioco a carte al bar... Forse il fattore età conta più di quanto mi immaginassi. Perché resta vero che, nel momento in cui deciderò di mollare il lavoro a tempo pieno che mi dà uno stipendio per fare lo psicologo a tempo pieno, avrò pur sempre una liquidazione che mi consentirà di andare avantio per almeno un anno anche se non dovessi fare nulla di nulla. E questa è una situazione differente rispetto a chi ha 25 anni e non ha ancora iniziato a lavorare. D'altronde, io a 25 anni ero già stanco di lavorare.

    Chissà se c'è qualche dinosauro che ha voglia di dire la sua sulla questione?
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

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