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Discussione: Funerali del Papa...

  1. #31
    agex
    Ospite non registrato
    "Originariamente postato da wrubens: Ma chi avrebbe paragonato la morte del papa alla festa per l' elaborazione del lutto?. Rubens" "Postato da Rubens: Sulle culture che festeggiano un lutto mantengo una riserva. Sono troppo lontano da questa mentalità per poterla capire e giudicare. Azzardando, forse anche la festa può consentire, al pari di una comunione di anime sofferenti, l' elaborazione del lutto e la creazione di un 'oggetto interno'."
    Dobbiamo continuare?????

    "Ciao Rubens, ho l'impressione che gli agex facciano riferimento ad una mia considerazione, fra l'altro equivocata. Io ho semplicemente detto che le modalità di elaborazione del lutto sono cambiate, probabilmente per una serie di fattori sociali e culturali. Senza dubbio si è verificato un fenomeno mediatico senza precedenti nel quale penso abbia inciso il ruolo dell'evoluzione tecnologica delle comunicazioni che ha trasformato un evento luttuoso in un'occasione di incontro per i cristiani di nazioni e culture differenti."
    Concordiamo. Ma la nostra proposta era di parlarne clinicamente.

    "Come ho detto, io mi trovavo nei paraggi e quello che è saltato immediatamente agli occhi a me, come ad altre persone era l'atmosfera vacanziera che si respirava, i fedeli rumoreggiavano per le strade equipaggiati di chitarre e attrezzature da picnic.....capisco che chi ha seguito l'evento per televisione possa avere letto diversamente il fenomeno, avendo prevalentemente visto la piazza ricolma di gente affranta. Non discuto il dolore reale di molti presenti, ma non escluderei neanche la stanchezza fisica di molti altri, dopo avere fatto 20 ore di viaggio in pullman e 20 ore di coda!
    D'altro canto, so per certo che molti altri il lutto lo hanno vissuto pregando in silenzio nelle proprie case...."
    Conosci "Morte e pianto rituale" di Ernesto de Martino???

    "Ho detto che non ho visto una atmosfera di lutto, così come lo si intende nella tradizione cristiana che fa riferimento alla mia esperienza personale, dove alla morte di una persona fanno seguito una serie di rituali, come l'espressione manifesta della sofferenza per la perdita, il raccoglimento, il silenzio. Generalmente il vissuto del cordoglio passa, per quel che mi riguarda, attraverso questi elementi che francamente non ho ravvisato, in questo senso posso dire di aver visto di tutto fuorchè segni di lutto.""Non voglio assolutamente permettermi di paragonare Alberto Sordi al Pontefice, ma avendo avuto modo di assistere alle commemorazioni di Albertone, in cui si sentiva forte e accorata l'espressione del cordoglio, non ho potuto fare a meno di avvertire l'incongruo."
    Lo abbiamo avvertito anche noi e così ne volevamo parlare, grazie del contributo. Se vuoi possiamo proseguire il dibattito chiedendoti se possiamo tenere conto del contributo del de Martino come base o spunto per la riflessione, a presto

  2. #32
    Partecipante Figo L'avatar di Pandora
    Data registrazione
    21-02-2005
    Residenza
    Roma, nata e vissuta :)
    Messaggi
    906
    Originariamente postato da agex
    Conosci "Morte e pianto rituale" di Ernesto de Martino???

    Se vuoi possiamo proseguire il dibattito chiedendoti se possiamo tenere conto del contributo del de Martino come base o spunto per la riflessione, a presto [/B]
    Non ho letto "Morte e pianto rituale" del de Martino, ma terrò sicuramente presente il suggerimento di documentarmi in questo senso.

    Vi farò sapere il mio pensiero, se ne presenterà nuovamente l'occasione, fermo restando un doveroso augurio di lunga vita al successore del defunto!

    A presto e grazie per il suggerimento

    Dove c'è la Ragione c'è il dispotismo, dove ci sono le ragioni c'è la libertà.
    (P. Martinetti)

    Giace l'alta Cartago, appena i segni
    dell'alte sue ruine il lito serba.
    Muoiono le città, muoiono i regni
    copre i fasti e le pompe arena et erba...

    (T. Tasso)

    -Membro del Club Del Giallo - tessera n°6-SEGRETARIA DI REDAZIONE

    TUTTO CIO' CHE NON CI UCCIDE CI RENDE PIU' FORTI

  3. #33
    Ciao ho letto con attenzione il vostro post anche se un pò di fretta e volevo sviluppare con voi un paio di intuizioni
    credo che l'argomento elaborazione del lutto non possa prescindere dalle considerazioni che ognuno di noi ha del trapasso all vita terrena.
    in un'ottica di "civiltà occidentale" due sono a mio parere due subculture che si affrontano e si oppongono sul tema del trapasso.
    la prima che potremmo idntificare come subcultura di stampo anglosassone che vede nella morte una delle tappe della vita da accettare e l'altra che potremmo identificare come Subcultira latina che vede tutt'altro che un evento della vita nella morte la morte è un evento da allontanare che si può sublimare nella trasposizione di un altra vita in questa ultima subcultura ci sono sia gli atei che i credenti i primi ritengono che ci sarà qualcosa gli atei credono (passatemi questo paradonno nel nulla entrambi si esprimono su qualcosa di ovviamente "non sperimentabile empiricamente".
    Credo che un'analisi non possa prescindere da questo assunto

  4. #34
    Originariamente postato da ezechiele
    Ciao ho letto con attenzione il vostro post anche se un pò di fretta e volevo sviluppare con voi un paio di intuizioni
    credo che l'argomento elaborazione del lutto non possa prescindere dalle considerazioni che ognuno di noi ha del trapasso all vita terrena.
    in un'ottica di "civiltà occidentale" due sono a mio parere due subculture che si affrontano e si oppongono sul tema del trapasso.
    la prima che potremmo idntificare come subcultura di stampo anglosassone che vede nella morte una delle tappe della vita da accettare e l'altra che potremmo identificare come Subcultira latina che vede tutt'altro che un evento della vita nella morte la morte è un evento da allontanare che si può sublimare nella trasposizione di un altra vita in questa ultima subcultura ci sono sia gli atei che i credenti i primi ritengono che ci sarà qualcosa gli atei credono (passatemi questo paradonno nel nulla entrambi si esprimono su qualcosa di ovviamente "non sperimentabile empiricamente".
    Credo che un'analisi non possa prescindere da questo dato

  5. #35
    agex
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da ezechiele
    Ciao ho letto con attenzione il vostro post anche se un pò di fretta e volevo sviluppare con voi un paio di intuizioni credo che l'argomento elaborazione del lutto non possa prescindere dalle considerazioni che ognuno di noi ha del trapasso all vita terrena. In un'ottica di "civiltà occidentale" due sono a mio parere due subculture che si affrontano e si oppongono sul tema del trapasso.

    1)la prima che potremmo idntificare come subcultura di stampo anglosassone che vede nella morte una delle tappe della vita da accettare e l'altra che potremmo identificare come Subcultira latina che vede tutt'altro che un evento della vita nella morte. La morte è un evento da allontanare che si può sublimare nella trasposizione 2)di un altra vita in questa ultima subcultura ci sono sia gli atei che i credenti i primi ritengono che ci sarà qualcosa gli atei credono (passatemi questo paradossoo nel nulla entrambi si esprimono su qualcosa di ovviamente "non sperimentabile empiricamente". Credo che un'analisi non possa prescindere da questo dato”.

    Noi pensiamo che la morte sia una perdita, un evento improvviso che impone una realtà di accettazione, al di là di qualsiasi religione o filosofia, è un “momento critico dell’esistenza” e come tale noi lo lavoriamo, con metodo scientifico si intende. Riteniamo che i rituali che si accompagnano hanno una funzione di plasmazione non tanto del dolore che si accompagna alla crisi ma alla rabbia che si accompagna alla crisi…Ezechiele grazie del contributo….di nuovo conoscete i lavori di Ernesto de Martino????

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