Secondo un recente rapporto del World Economic Forum L’Italia occupa il 45mo posto (tra la Tailandia e l’Indonesia) per l’uguaglianza tra i sessi. I dati drammatici e incontrovertibili sono accessibili qui:
http://news.bbc.co.uk/1/shared/bsp/h...gender_gap.pdf
Pensando alla condizione delle donne nel nostro paese mi viene spontaneo fare un parallelismo con lo stato della professione psicologica. Ci sono infatti alcune caratteristiche della nostra professione che, secondo me, hanno molto a che fare con la questione femminile in Italia. E’ risaputo che la stragrande maggioranza degli psicologi sono donne, ma c’e’ qualcosa di piu’ e piu’ sottile che lega la professione psicologica e la femminilita’. Avete mai riflettuto su come la professione viene in genere rappresentata nei diversi contesti? Non pensate che la visione degli psicologi come inconcludenti, tutte chiacchere e niente fatti, con la testa per aria, non faccia altro che contribuire alla “femminilizzazione” (in senso negativo) della disciplina e di coloro che la praticano? Non pensate che questo serva allo scopo di riprodurre inequalita’ e discriminazione? Non pensate che in Italia lo sforzo delle donne per un maggiore riconoscimento sociale possa trovare un terreno d’intesa e collaborazione con lo sforzo simile della psicologia? Mi piacerebbe avere l’opinione delle dirette interessate in merito.







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non capisco willy....