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Discussione: aracnofobia

  1. #31
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da -Pandora-
    Qualcuno potrebbe dirmi che tipo di farmaci vengono somministrati per il trattamento delle fobie?

    Personalmente non ho mai sentito parlare di terapie farmacologiche in questo ambito e l'unica cosa che mi viene in mente è che prendono lo sventurato aracnofobo e lo imbottiscono di lexotan fino alla remissione del sintomo!

    spero vivamente che non sia così...

    Bezodiazepine e antidepressivi triciclici;hanno però un'efficacia scarsa e anzi sono controproducenti perchè diminuiscono gli effetti di una terapia comportamentale.In pratica chi sceglie di curare le fobie con i farmaci compie deliberatamente una scelta sbagliata e dannosa.

  2. #32
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da Accadueo
    letyzzetta , non capisco se c'è differenza fra il "non aver paura dei ragni" e "il superare la PAURA dei ragni".

    Domanda: io persona, non posso avere reali problemi di relazione con un (i) ragno? Perchè deve esserci qualcosa di 'altro', di 'nascosto' dietro una fobia?
    Può accadere che i miei genitori mi dicano, con voce spaventata, di non entrare nella stanza perchè è piena di ragni (mostri, scarafaggi, lucertole, topi, alieni) e che io, inesperto del mondo e parecchio fantansioso, inizi a considerare l'idea che i ragni siano pericolosi e da evitare.. come quella stanza. Quante volte sentiamo la nonna rincoglionita che dice al nipotino di farsi il bagno a riva perchè ci sono gli squali o le meduse assassine?
    Naturalmente, ci sarà il bambino informato del fatto che la nonna spara cavolate a raffica, come naturalmente ci sara il bimbo che starà tutta la giornata a fianco della nonna a giocare con la sabbia e a immaginarsi che se dovesse fare una buca profonda fino a trovare l'acqua protrebbe spuntare lo squalo e amputargli la mano con tutto il braccio. Tornano a casa e la nonna contenta racconterà ai genitori che il figlioletto è stato un angelo!
    Dunque, se una persona viene a chiedere un consulto perchè sente di avere reali problemi con i ragni e l'analista parte dall'idea che non crede che quello sia il punto, non pensi che si prenda in giro la parola del cliente/utente già prima di iniziare? A questo punto, io paziente, potrei benissimo pensare che l'analista, dato che evita il discorso, ha più paura dei ragni di me.. come si chiama.. meccanismo di evitamento?

    Solo dopo parecchi anni di analisi finalmente si seppe che la nonna per non fare andare il nipotino a mare (per stare tranquilla) diceva che gli squali gli mozzavano gambe, braccia e tutti vissero felici e contenti.

    Storia non realmente accaduta. Tutti i personaggi e situazioni sono di pura invenzione. Gli animali della storia stanno bene e godono di ottima salute.

    Grande Accadueo: un intervento intelligente e anche un esempio bellissimo e fantasioso

  3. #33
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    loco??

    un'intervento così.. giusto stilistico.. se vogliamo sulle modalità o rimandi di pensieri.
    una volta la mia ragazza (facevo il II anno circa di corso), modestamente aracnofobica, mi chiese di provare a capire questo suo terrore..
    uscì fuori... Ragni >>>> mani
    mani >>>> papà
    da postmettere che suo padre ha delle manone ampiamente provviste di peli neri..
    vedi Vedova nera.. o taranta (oggi è il 27 e da me c'è la notte della Taranta stessa).. per la serie, Aracnofobici lontani dal salento.

    (lo so, ero entusiasta del maestro.. ma mi sebrò/a interessante.)

    salute
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

  4. #34
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da letyzzetta
    Purtroppo si!
    Il fatto è che con altre forme di terapia (compresa quella farmacologica) puoi magari riuscire a prendere un ragno in mano. Stai pur certo, però, che poco tempo dopo svilupperai una fobia per qualcos'altro.
    Purtroppo se hai una fobia ci sono dei motivi ben più profondi di un ragno o di qualunque altro oggetto o situazione.
    Pur non essendo un medico, ai pazienti che mi consultano e che non possono, per vari motivi, sostenere un'analisi consiglio una terapia farmacologica piuttosto che un mare di chiacchiere che gli darebbero solo l'illusione di aver superato i problemi.
    ...
    ..
    ..
    Ma siete psicologi oppure ammaestratori di ragni? Volete parlare con i vostri pazienti della loro storia oppure volete che tocchino un ragno? Ma questo è un sito per psicologi o per veterinari?
    Considerando quanto emerso in questa discussione non posso non intervenire.
    Concordo abbastanza con siò che è stato detto da Parsifal, Accaduo e altri.

    Mi chiedo che fine abbia fatto Letizzetta...avrà perso la testa scappando di casa con un cognitivista?...

    Visto che noi siamo psicologi e non veterinari iniziamo a portare esempi che possano confutare o meno le tesi esposte.
    Mi sembra che la Letizzetta si stia comportando con assai poca professionalità...ed accusa gli altri di non averne...mah..

    cmque
    Letizzetto : "Il fatto è che con altre forme di terapia (compresa quella farmacologica) puoi magari riuscire a prendere un ragno in mano. Stai pur certo, però, che poco tempo dopo svilupperai una fobia per qualcos'altro."

    Quali riferimenti bibliografici, tecnici sostengono la testi che in casi come questo si sviluppi inesorabilmente ciò che viene definito 'spostamento del sintomo?'

    Contro questa tesi esistono una serie di studi seri che affermano proprio il contrario. In uno studi al Follow up di 3, 6, 12 mesi è stato verificato che curando le fobie con tecniche brevi non si sviluppa affatto lo spostamento del sintomo.
    Ne è anche stata data una spiegazione. Ciò che avviene in terapia non è esclusivamente la cura ' estetica' del sintomo.
    Agendo e risolvendo il sintomo il paziente arriva ad acquisire una consapevolezza ben maggiore. Viene definita tecnicamente 'ristrutturazione cognitiva', viene ristrutturato un intero sistema e non esclusivamente una classe di sintomi.

    Se interessano posso postare anche qualche titolo in merito all' argomento citato e credo che anche altre persone in questo forum abbiano la possibilità di disporre di materiale scientifico a sostegno di tale tesi.

    Sarei veramente lieto di scoprire che anche la psicoanalisi dispone di strumenti in grado di valutare la propria efficacia ed efficienza.

    Gentile Letizzetta, con questo intervento ho volutamente spostato il discorso su un piano più tecnico, più professionale e meno veterinario, visto che questa era la sua richiesta.
    Mi auguro che sia ora lei a non scendere di livello con disquisizioni meno tecniche e sceintifiche.

    Letizzetta scrive : " un mare di chiacchiere che gli darebbero solo l'illusione di aver superato i problemi."

    Io in verità ho sempre avuto la stessa impressione sua........però nei confronti della psicoanalisi ...

    Saluti

    Rubens
    Ultima modifica di wrubens : 27-08-2005 alle ore 22.51.44
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  5. #35
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da letyzzetta
    La fobia dei ragni sparisce senza che, talvolta, il paziente non sa neanche spiegare il motivo e tutto senza che debba toccarli in una seduta di psicoterapia (cosa che tra l'altro trovo assurda).
    Ma allora è magia!!!

    A parte le magie con questi fobici, perchè la psicoanalisi non funziona con chi ha veramente bisogno d'aiuto? sembra che sia il paziente che deve adattarsi alla terapia anziché il contrario... sono gli psicotici che non vanno bene per la psicoanalisi e non il contrario...
    Io sono costruttivista, ritengo comunque che la psicoanalisi sia efficace anche se non molto efficiente, per questo mi permetto di suggerirle di farsi qualche altro annetto d'analisi.

  6. #36
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Wrubens scrive:

    Contro questa tesi esistono una serie di studi seri che affermano proprio il contrario. In uno studi al Follow up di 3, 6, 12 mesi è stato verificato che curando le fobie con tecniche brevi non si sviluppa affatto lo spostamento del sintomo.



    Tra l'altro vorrei far notare un particolare: di solito è chi fa un affermazione che dovrebbe dare prove a sostegno;gli psicoanalisti sono andati avanti per decenni sostenendo lo spostamento del sintomo senza aver mai voluto dimostrarlo,questo già rende la loro idea priva di valore.Sono stati altri che hanno dovuto fare ricerche per falsificare la loro idea.Si spera non se ne debba più parlare,amen

  7. #37
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    Originariamente postato da Parsifal
    Wrubens scrive:

    Contro questa tesi esistono una serie di studi seri che affermano proprio il contrario. In uno studi al Follow up di 3, 6, 12 mesi è stato verificato che curando le fobie con tecniche brevi non si sviluppa affatto lo spostamento del sintomo.



    Tra l'altro vorrei far notare un particolare: di solito è chi fa un affermazione che dovrebbe dare prove a sostegno;gli psicoanalisti sono andati avanti per decenni sostenendo lo spostamento del sintomo senza aver mai voluto dimostrarlo,questo già rende la loro idea priva di valore.Sono stati altri che hanno dovuto fare ricerche per falsificare la loro idea.Si spera non se ne debba più parlare,amen
    Capisco che la psicoanalisi possa essere una disciplina estremamente attraente, anche io ho ceduto per anni alle sue lusinghe , purtroppo ahimè, non posso che trovarmi d'accordo con chi sostiene che la psicoterapia analitica si "dimentichi" di effettuare periodici follow-up sull'efficacia dei lunghi (e costosi) trattamenti che propone, o propina...

    Parliamoci chiaro, la psicoanalisi potrà essere efficace nel trattamento di alcune patologie, e questa non è la sede per discuterne. ma una cosa è certa, le pazienti isteriche che parlano altre lingue si sono estinte da un bel pezzo e la madre edipica di vittoriana memoria ha smesso di stare a casa ad allevar marmocchi per iscriversi all'università o girare per il mondo......insomma, qualcosa è cambiato in un secolo e passa!
    Di contro i nostri manuali di casi clinici straripano di tossicodipendenti, anoressici-bulimici e vomitanti, adolescenti con disturbi di personalità e quant'altro.
    Fortunatamente anche le modalità di intervento sono aumentate così come i costrutti teorici che le sottendono.

    In sostanza, nonostante la psicoanalisi rimanga per me il primoamorechenonsiscordamai in presenza di un soggetto fobico metterei da parte le passioni ancestrali e gli consiglierei la soluzione migliore per lui, ergo, una soluzione rapida e di efficacia testata e dimostrabile.

    Mi viene da pensare...se il fobico in questione non fosse un aracnofobo ma un agorafobico e gli fosse suggerita una psicoterapia analitica, cosa dovrebbe fare questo poveretto, barricarsi in casa per 5 anni finchè pof! la paura di uscire gli passa senza che sappia spiegarsene il motivo?

    Dove c'è la Ragione c'è il dispotismo, dove ci sono le ragioni c'è la libertà.
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    (T. Tasso)

    -Membro del Club Del Giallo - tessera n°6-SEGRETARIA DI REDAZIONE

    TUTTO CIO' CHE NON CI UCCIDE CI RENDE PIU' FORTI

  8. #38
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Cari amici, Letyzzetta è tornata.
    Non è scappata con un cognitivista, con il quale non avrebbe molto da dirsi (Letyzzetta non parla con i fascisti), ma si è andata a fare un fine settimana al mare.
    Ci sono almeno due modi di affrontare le questioni dello psichismo umano:
    1. Ritenere, come purtroppo la stessa "buonanima" di Freud fece a suo tempo, che la prospettuva da cui guardare questi fenomeni sia quella, in senso lato, medica. Pensare cioè che il funzionamento psichico stia al cervello come il funzionamento metabolico sta all'apparato digerente. In questo senso siamo costretti a fare la "famosa" ipotesi del 'come se', già fatta da Freud (disse: parlo dello psichismo come se la neurobiologia potesse confermare le mie ipotesi). Questo tipo di prospettiva (newtoniana, positivista) ci invita ad utilizzare la metodologia medica nello studio del funzionamento psichico. Questo si traduce nell'utilizzo di un metodo scientifico che è quello delle scienze cosiddette dure, il metodo matematico. Dunque se io indico nel meccanismo dello spostamento l'origine della sintomatologia fobico-ossessiva dovrò, come per altre discipline scientifiche, dimostrarlo con il metodo matematico. Questa è la prospettiva della maggior parte delle teorie sul funzionamento della mente (tra queste c'è anche una discreta fetta della psicoanalisi stessa, dell'International Psychoanalitic Association; questa fetta si chiama main stream dell'IPA).
    2. Pensare, invece, che il funzionamento psichico sia una sorta di 'perversione' del funzionamento cerebrale. Qualcosa che il nostro cervello produce non perchè è originariamente deputato a questo ma, invece, qualcosa che nasce dall'incontro tra il nostro cervello ed un ambiente umano che perverte il funzionamento stesso. Forse è complicato e allora riprendo il banale esempio della nonna e dello squalo. Quel bambino, immagino, sa nuotare e vorrebbe spingersi più a largo. Sua nonna, per motivi che hanno a che fare esclusivamente con il suo psichismo (inconsci), è turbata da un pensiero: "se mio nipote va al largo muore affogato (badate bene che questa è una rappresentazione della nonna che non ha a che fare con la realtà ma soltanto con le angosce della nonna). Per far fronte al turbamento che origina da questa rappresentazione, e non come qualcuno ha detto perchè è genericamente deficiente, questa donna organizzerà una difesa. La difesa ha lo scopo di escludere dalla coscienza l'orrore che nasce dall'aver avuto in mente questa rappresentazione. Quando dice al nipote che a largo ci sono squali mangiagambe al bambino arriva un messaggio enigmatico ed incomprensibile: a)mia nonna mi ama e vuole salvare la mia vita; b) mia nonna mi odia ed ha avuto in mente la rappresentazione della mia morte. Dall'incontro tra la realtà dei fatti (il bambino che sapendo nuotare sente di poter andare un pò più al largo), e l'inconscio della nonna, nasce lo psichismo dell'infante.
    La psicoanalisi così come la conoscete è effettivamente superata, ma questo gli psicoanalisti lo sanno. La madre isterica che faceva il figlio nevrotico non c'è più, ma questo è sufficiente ad eliminare una prospettiva teorica della portata della psicoanalisi dal panorama conoscitivo? Cento anni fa un bambino cresceva con una madre, due zie zitelle e sei fratelli. Oggi il bambino cresce con una babysitter russa che non parla la sua lingua e ha in mente i suoi figli lasciati nelle campagne della Siberia, come potrebbe, il bambino, crescere nello stesso modo?
    Il funzionamento psichico è la cosa più complessa che c'è, possiamo prevedere una navicella spaziale che giorno a che ora di quale anno atterrerà sul satellite di Giove ma non possiamo prevedere quel bambino che esce di casa che cosa farà nel tragitto che lo porta a scuola. Questa complessità tentiamo di evitare di semplificarla facendo 2+2 perchè con la psiche umana i conti non tornano mai.

  9. #39
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Letizzetta scrive : Letizzetta non parla con i fascisci.
    Forse ha un blocco di natura psicologica che le impedisce di prendere in carico i fascisti?. Ci lavorerà sopra con uno psicoanalista alla ricerca dell’ insight?...

    Intanto desidero ringraziarla per la sua disponibilità al confronto. Da quando frequento questo forum non mi era mai capitato un confronto con una psicoanalista formata. Eppure dovreste essere in tanti, anzi probabilmente la maggioranza…

    Visto che ha scelto una digressione sul tema di carattere epistemologico mi permetto di apportare alcune informazioni omesse o tralasciate.
    I 2 punti da lei elencati sono interessanti ma affatto esaurienti.
    Consideriamo allora Ylia Prigogine e la teoria del caos, la cibernetica di primo e secondo ordine nonché gli studi di Gregory Bateson. Una parola riassume perfettamente questo filone di pensiero.
    APPROCCIO BIOPSICOSOCIALE. Come saprà in netta contrapposizione all’ approccio Freudiano, meccanicistico e newtoniano che viene considerato inapplicabile poiché troppo riduttivo.

    Letizzetta scrive : Il funzionamento psichico è la cosa più complessa che c'è, possiamo prevedere una navicella spaziale che giorno a che ora di quale anno atterrerà sul satellite di Giove ma non possiamo prevedere quel bambino che esce di casa che cosa farà nel tragitto che lo porta a scuola. Questa complessità tentiamo di evitare di semplificarla facendo 2+2 perchè con la psiche umana i conti non tornano mai.

    Rubens:
    Proprio per ciò che ha scritto, nella genesi del problema mentale si ritiene inapplicabile il paradigma diretto di causa-effetto tanto caro agli psicoanalisti.
    L’ approccio biopsicosociale che fa parte dell’ epistemologia di riferimento dell’ approccio sistemico-relazionale si pone nell’ ottica di considerare l’ individuo all’ interno di un sistema ben più ampio e complesso dove i parametri da valutare vanno ben oltre la considerazione dell’ intrapsichico e dei fenomeni ad esso connessi.

    Ma tutto ciò è accademia, anche se è sempre un piacere confrontarsi con colleghi su squisiti aspetti epistemologici.

    Torniamo per cortesia al punto di partenza. Parliamo di risultati quantificabili e misurabili e di studi al follow up. Come stato asserito anche da altri, la psicoanalisi si è mai posta il problema di documentare la sua efficacia ed efficienza?. Il focus delle critiche è proprio questo quindi, a parte l’ epistemologia gradiremmo (mi permetto di usare il plurale) una risposta.

    In parole povere, Qualunque epistemologia che non si ponga uno studio di efficacia ed efficienza dei propri metodi secondo la mia opinione è assolutamente inutile e degna solo di un bel cestino!

    Teorie a parte. Girando in complicate interpretazioni ho l’ impressione che ci stiamo dimenticando il compito del nostro lavoro : offrire un aiuto verso la soluzione di problemi mentali.

    Oggi non possiamo più pensare, come accadeva con la psicoanalisi che sia sufficiente prendere in carico una persona e pensare…si vedrà come procede la terapia…

    Oggi le persone hanno il diritto di conoscere i tempi, i metodi ed i costi, in altre parole efficacia ed efficienza di una terapia.

    Saluti

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  10. #40
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Gli studi sull'efficacia di una terapia non possono che partire dalla verifica di quegli obbiettivi che una terapia si è posta al momento della presa in carico del paziente.
    Rubens pensa che l'obbiettivo di un'analisi sia la soluzione della aracnofobia, è probabile che non mi sappia spiegare ma questo non è l'obbiettivo di una psicoanalisi ma, invece, l'obbiettivo delle terapie a cui vi riferite e l'obbiettivo della farmacoterapia.
    Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo. Fai un disegno sperimentale attraverso il quale questo è verificabile e poi torna a discuterne.
    Mi piacerebbe parlare con persone formate almeno quanto me.

  11. #41
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Originariamente postato da letyzzetta
    Gli studi sull'efficacia di una terapia non possono che partire dalla verifica di quegli obbiettivi che una terapia si è posta al momento della presa in carico del paziente.
    Rubens pensa che l'obbiettivo di un'analisi sia la soluzione della aracnofobia, è probabile che non mi sappia spiegare ma questo non è l'obbiettivo di una psicoanalisi ma, invece, l'obbiettivo delle terapie a cui vi riferite e l'obbiettivo della farmacoterapia.
    Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo.
    Questo intervento mi sembra che definisca bene la situazione.Effettivamente la psicoanalisi si pone obiettivi diversi,o meglio: obiettivi definiti in modo diverso.
    la terapia cognitiva si propone la modificazione di sintomi,comportamenti,pensieri e metacognizioni.Esistono scale che possono misurare cambiamenti in questi aspetti;se lo scopo è quello di ampliare il campo di coscienza queste scale non sono adatte; inoltre,si potrebbe anche non condividere il linguaggio usato per definire i disturbi: se ad esempio non accetto che la depressione sia definita in base a sintomi o a contenuti di pensiero non ha senso fare una ricerca per valutare se la psicoanalisi ha modificato la depressione definita in base a sintomi o contenuti di pensiero.

    A questo punto però per la psicoanalisi si pone un problema pratico: in base a cosa si decide ciò di cui ha bisogno un paziente?
    Ad esempio nella psicoterapia cognitiva è previsto un accordo tra il paziente e il terapeuta: la terapia ha lo scopo di... (eliminare dei sintomi,modificare la percezione che il paziente ha di sè ecc.); lo scopo è definito in base allo scopo del paziente,al suo modo di considerare la terapia e i suoi problemi e in base a come il terapeuta valuta la situazione.Viene definito un obiettivo chiaro.
    In che modo viene definito lo scopo della terapia da parte della psicoanalisi?Tra questi obiettivi è prevista anche la scomparsa dei sintomi?

  12. #42
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    questione di atteggiamento

    Originariamente postato da letyzzetta
    Gli studi sull'efficacia di una terapia non possono che partire dalla verifica di quegli obbiettivi che una terapia si è posta al momento della presa in carico del paziente.
    Rubens pensa che l'obbiettivo di un'analisi sia la soluzione della aracnofobia, è probabile che non mi sappia spiegare ma questo non è l'obbiettivo di una psicoanalisi ma, invece, l'obbiettivo delle terapie a cui vi riferite e l'obbiettivo della farmacoterapia.
    Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo. Fai un disegno sperimentale attraverso il quale questo è verificabile e poi torna a discuterne.
    Mi piacerebbe parlare con persone formate almeno quanto me.
    Non so quanto lei sia formata ma posso assicurare che all' interno di questo forum ed in particolare dentro questa stanza si possono trovare anche persone molto competenti in grado di esprimere un' opinione seria.
    Seria nel senso che a parte ciò che potrebbero essere gusti personali si legittima una presa di posizione con riferimenti tecnici importanti....e si continuerà su questa strada…

    Per ciò che mi concerne, senza entrare nel dettaglio della mia formazione (sarebbe piuttosto volgare fare un rilancio di titoli) posso dire che ancora la sua presenza non mi ha provvocato quella sensazione di imbarazzo come quando ci si sente degli 'sprovveduti' nei confronti dei 'dotti' tipo questo...

    Letizzetta scrive: 'Una psicoanalisi si pone l'obbiettivo di ampliare il campo di coscienza dell'individuo. Fai un disegno sperimentale attraverso il quale questo è verificabile e poi torna a discuterne.'

    Rubens: Allora è proprio un vizio!. Già Parsifal ha ricordato che abbiamo dovuto rispondere alle accuse non comprovate di 'spostamento del sintomo' attraverso una serie di sperimentazioni...ora dovrei essere io a proporre uno studio sperimentale per verificare l' efficacia della psicoanalisi...mah...


    Il problema non è solo della psicoanalisi ma è anche all’ interno di altri orientamenti. Sono anni che si discute sulla possibilità di testare l’ efficacia delle diverse psicoterapie presenti sul territorio.
    Non mi risulta che si sia arrivati ad una soluzione che metta d’ accordo un po’ tutti quindi ancora non se né fatto nulla. Il problema, come ricordava, è che necessariamente si debba produrre una riduzione di quelli che potrebbero essere gli effetti di una psicoterapia a discapito della psicoterapia stessa.
    Considerare il sintomo è riduttivo, considerare i risultati di ogni singolo individuo non fa statistica.

    Credo sia una questione di atteggiamento. Quanto interessa arrivare ad un comune denominatore che possa permettere alla comunità scientifica di valutare le diverse psicoterapie?. E’ necessario porsi prima questa domanda, ciò che chiede lei è necessariamente il passo successivo.

    Ho l’ impressione che in realtà non vi sia neanche questo gran interesse a risolvere questo ‘empasse operativo’, e l’ intero settore ne sta pagando pesanti conseguenze.

    Ogni giorno mi arrivano a casa una serie di brochure informative con i più svariati corsi di psicoterapia, accreditati e non…le scuole di formazione crescono come funghi…è addirittura difficile per noi, tecnici del settore, orientarsi verso una scelta formativa che assicuri competenza…

    E figurarsi per il malato!!!...e per il medico che intuisce la necessità di un intervento psicologico su un caso?.
    L’ argomento è delicato e drammatico. Se non si trova una soluzione velocemente si rischiano seri danni…ed i primi a rimetterci saranno gli utenti.

    Forse sarebbe sufficiente sedersi attorno ad un tavolo e parlarne umilmente…ma fino a quando vi saranno atteggiamenti spocchiosi si perde solo del gran tempo.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  13. #43
    letyzzetta
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Parsifal

    A questo punto però per la psicoanalisi si pone un problema pratico: in base a cosa si decide ciò di cui ha bisogno un paziente?
    Ad esempio nella psicoterapia cognitiva è previsto un accordo tra il paziente e il terapeuta: la terapia ha lo scopo di... (eliminare dei sintomi,modificare la percezione che il paziente ha di sè ecc.); lo scopo è definito in base allo scopo del paziente,al suo modo di considerare la terapia e i suoi problemi e in base a come il terapeuta valuta la situazione.Viene definito un obiettivo chiaro.
    In che modo viene definito lo scopo della terapia da parte della psicoanalisi?Tra questi obiettivi è prevista anche la scomparsa dei sintomi? [/B]
    Bene Parsifal, hai ragione.
    Si decide in base ad una teoria sull'essere umano e sul funzionamento psichico.
    Anche nella psicoanalisi c'è un accordo con i pazienti che sanno bene quali sono gli obbiettivi del percorso che, eventualmente, andranno ad intraprendere. Tra le persone che incontro indico solo ad alcuni il percorso analitico, non essendo, per differenti motivi, un percorso per tutti. Non è un caso che un terapeuta cognitivo-comportamentale ha, al massimo della sua carriera, più pazienti di un analista che, però, vede i suoi pazienti con maggiore frequenza. Il sintomo è uno degli obbiettivi di un'analisi e, in linea di massima, l'obbiettivo che si raggiunge per primo. Ma sai cosa? Dopo aver risolto il sintomo il paziente stesso ha, ormai, coscienza di cosa questo andasse a rappresentare. Potremmo definire un sintomo come l'anello più debole di una catena, è quello l'anello che cede per primo ed è da lì che si evidenzia il malessere che, tuttavia, origina altrove. E' proprio il fatto che al malessere resta preclusa la via alla coscienza che origina il sintomo, come una sorta di male minore.
    Bada bene che la psicoanalisi ha molti problemi e tantissimi sono i temi in discussione all'interno della Società, per questo ci si incontra due volte al mese per discutere presso tutti i Centri di psicoanalisi sparsi sul territorio. Tuttavia tra i tanti problemi della psicoanalisi non ci sono quelli emersi in questa discussione.
    Ti saluto e ti ringrazio della chiacchierata.

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