Lo so che mi si vede proprio pochino in questa stanza, e me ne scuso con tutti.... Ma chi mi ha conosciuto sa che la vita che faccio non è proprio "semplicissima" e quindi il tempo è sempre troppo poco....
Oggi però ho ritrovato un file scritto un po' di tempo fa e... mi è venuta voglia di condividerlo con voi. Si tratta di una paginetta, scritta di getto, che racconta il modo "rocambolesco" in cui il mio bimbo è nato.... Sicuramente si tratta di una cosa "davvero distante" dalla maggior parte di voi che, giovanissimi, non pensa ancora a "queste cose".... Ma forse può interessare chi, come me, ha iniziato questa avventura universitaria da grande e sa cosa vuol dire "avere un figlio".... E poi, come sanno i ragazzi che erano al raduno di Roma, Nicolò è nato esattamente lo stesso giorno di Ops... Quindi visto che ieri ops è nato una seconda volta con la sua nuova versione... mi è venuto spontaneo riandare con la mente alla nascita del suo gemello-Nicolò!!
Anche se non sono spesso qui... con affetto per tutti.
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Giovedì 10 maggio, ore 7.30 del mattino, Grande Raccordo Anulare di Roma. “La prossima settimana partirò prima”, penso tra me e me mentre sono bloccata in coda. Oggi vado a fare il mio primo monitoraggio al S. Eugenio e sto affrontando il viaggio da casa mia all’ospedale. Mi sento eccitata: sottopormi al primo monitoraggio mi fa capire che la nascita del mio bimbo è vicina e non vedo l’ora. Ne devo fare altri tre, e poi verso il 28 maggio dovrebbe nascere Nicolò. Non vedo l’ora anche perché i bruciori di stomaco sono diventati oramai insostenibili. Oltretutto la mia gattina stamattina ha fatto cadere e rotto la boccetta del Malox (che fosse un presagio??) e mi toccherà correre a comprarne un’altra appena finisco in ospedale. Comunque ho caricato in macchina anche la valigia, non si sa mai….
Arrivo a casa di mia madre, che abita vicino al S. Eugenio, e lei mi fa vedere tutta contenta la culla che ha preparato per il nipotino. C’è anche mia zia che gli ha confezionato un cestino per i prodotti di pulizia e tre completini di cotone. “E’ tutto così bello che Nicolò vorrà uscire oggi stesso per vedere queste cose di persona”, scherzo. Ancora non so quanto questa frase sarà profetica…..
Lascio la macchina sotto casa di mia madre e mia zia mi dà uno strappo fino all’ospedale. “Quando ho finito ti chiamo”, dico a mamma prima di andare via, “così mi vieni a prendere e ci andiamo a fare un giretto per negozi”….
Sono sul lettino del monitoraggio già da un po’ ma Nicolò sta dormendo. Mi fanno cambiare posizione e qualche cosa succede. “Una decelerazione cardiaca”, mi dice il ginecologo (che per fortuna è quello che mi ha seguito durante tutta la gravidanza), “ma non si preoccupi, sarà stata la posizione”. Passa un ora e mezza e il tracciato è pessimo. Si contano almeno 7 decelerazioni cardiache e anche le ostetriche che fanno il controllo mi sembrano preoccupate. Una di loro guarda il tracciato e dice: “Fosse per me ricovererei subito”. Io prego in cuor mio che si stia sbagliando. Mancano ancora tre settimane…. Il mio gine mi fa subito un’ecografia. “Mi spiace signora. Non c’è quasi più liquido amniotico e ci sono troppe decelerazioni. La devo ricoverare subito e dobbiamo fare un cesareo d’urgenza”. Mi cade il mondo addosso e sono sola lì in ospedale: non è così che volevo partorire. Ho paura: per il mio bimbo, per me, per il cesareo. Cerco di mantenere la calma, ma non è facile. E’ vero tutti (gine e ostetriche) dicono di non preoccuparmi, ma allora perché continuano a mettermi fretta, mi fanno l’elettrocardiogramma di corsa, mi tolgono il sangue mentre raccolgono i miei dati e continuano a dirmi: “Signora, si sbrighi, si sbrighi..” Cerco di avvertire qualcuno di casa, ma non riesco a trovare né mia madre né il mio compagno. Alla fine contatto mia sorella e la prego di far venire subito mia madre per portarmi la valigia. Accidenti, le chiavi della macchina le ho io, e mia madre dovrà prima venire in ospedale per prendere le chiavi, poi tornare a casa dove è parcheggiata la macchina, prendere la valigia e tornare di nuovo in ospedale. Finalmente mi telefona il mio compagno, che non sa nulla: “Come va?”, mi dice tranquillo. “Sto per entrare in sala parto per un cesareo d’urgenza”. Gelo dall’altra parte: “E me lo dici così”... “Non ho tempo per dirtelo in altro modo”, rispondo, e poi “Ho paura…”
Arriva mia madre anche lei ignara. Quando le spiego (di corsa perché incalzata dalle infermiere) la situazione sbianca e si precipita a casa a prendere la valigia. Entro in sala parto così come ero vestita e in cinque minuti eseguono tutte le procedure del caso. Intanto è arrivata mia sorella che, mi dicono, è fuori. Non ci posso parlare, ma saperla lì vicino mi conforta. Arriva anche la valigia: almeno Nicolò avrà qualche cosa da mettersi quando nascerà e non sarà nudo come il poverello d’Assisi.
Entro in camera operatoria. Ho una paura fottuta dell’anestesia generale perché in precedenti interventi mi ha dato al risveglio davvero molto fastidio, ma per l‘epidurale, mi dicono, non c’è tempo. Tutto si svolge velocissimamente. Il mio gine mi conforta prendendomi la mano. Mi sento così vulnerabile… Sono sul lettino e iniziano ad iniettare l’anestesia. Mi avvicinano alla bocca anche una mascherina. Ritraggo il viso e chiedo: “Cos’è?”. “Solo ossigeno”, risponde l’anestesista. “Balle, si sente una puzza di anestetizzante” è’ la penultima cosa che penso prima di addormentarmi. L’ultima cosa è un pensiero a mio padre che non c’è più da tanti anni: “Pippo (così lo chiamavo da piccola), proteggici tu.”
Mi sveglio quando sono ancora intubata. Cerco di parlare, ma non riesco. Levano il tubo e le mie prime parole sono: “Come sta?” “Benissimo”, mi dicono tutti. Non ci credo e ripiombo nel sonno.
Mi risveglio e ho accanto a me il mio compagno, mia madre, mia sorella. Sento le loro voci e ancora chiedo “Come sta”. “Benissimo” rispondono, e questa volta ci credo. “E’ bellissimo” dice il mio compagno, e ho già le lacrime agli occhi.
Mi racconteranno dopo che i medici si aspettavano di trovare un bimbo cianotico, ma Nicolò nonostante i due giri di cordone intorno al collo era bianco e rosa. Mi diranno dopo che si aspettavano un bambino di meno di due chili e per questo avevano chiamato il neonatologo d'urgenza, ma Nicolò pesava 2720. Mi diranno dopo che avevano temuto per la vita del bimbo, ma Nicolò stava benissimo… E’ nato alle 13 e 13 e l’anno messo alla culla numero 13: un bimbo fortunato…
Me lo portano per la prima volta solo alle 19.30. Siamo soli io e il mio compagno. Me lo mettono in braccio e…. un’emozione unica. Non la racconto: le parole non renderebbero l’idea.
Quella stessa sera viene a trovarmi l’ostetrica che durante il monitoraggio aveva detto che, fosse stato per lei, mi avrebbe ricoverato subito. Alcuni anni fa aveva avuto il mio stesso problema. Niente più liquido amniotico, decelerazioni cardiache e due giri di cordone intorno al collo. La sua bimba era nata morta. Ogni volta che guardo negli occhi Nicolò ringrazio Dio.







non sai che emozione leggerti...
a te e a Nicolò (che nome bellissimo
)
è bellisimo quello che hai scritto

