Ciao,mi rivolgo in particolare a chi già lavora come psicologo clinico;oggi ho assistito a una prima visita psicologica al consultorio;era una donna che piangendo ha raccontato di come la morte qualche anno fa di suo padre ha sconvolto la sua vita;il problema è questo:in questa situazione (è una delle prime visite che vedo)ero emotivamente troppo coinvolto;insomma quando piangeva mi commuovevo anche io;questa reazione non è positiva perchè occorre mantenere un minimo di distacco,sia per essere più obbiettivi,sia per non essere distrutti dopo qualche anno dal lavoro di psicologi.Come si assume la giusta distanza dai problemi che ci vengono presentati?è solo questione di pratica o si può fare qualcosa attivamente per trovarla?o dipende soprattutto dalla personalità dello psicologo?







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bè penso anche io che l'amore incondizionato sia terapeutico,ma se non esiste un minimo distacco non si finisce per confondere ciò che è esterno,l'altra persona, e ciò che è interno,noi stessi?se cioè la comprensione e la condivisione diventano confusione o contagio emotivo?
nel momento che ti sei commosso, cosa avresti voluto fare?
e ai fini terapeutici ciò è negativo o positivo?