Alberag, per quanto riguarda il rapporto psicologia della percezione/pubblicità è verissimo, e non volevo certo negare la presenza di applicazioni di quel tipo nei miei post precedenti; ti ripeto, la mia intenzione era solo quella di ribadire l’esistenza, certo non esclusiva, di ricerche finalizzate unicamente ad ampliare la conoscenza teorica su un certo argomento (come ha scritto Itsuki).
Per quanto concerne, invece, quello che ha scritto Paperinus, ritornando al mio post iniziale, è largamente una questione di etica, non di scienza. Seguendo Alberag che scrive “segui le procedure per perseguire il tuo scopo che ti sembrano più adeguate”, queste procedure devono essere accettabili per il ricercatore e la società in cui vive. Per fare un esempio assurdo, in neuropsicologia, se si potesse lesionare ad hoc il cervello di migliaia di esseri umani, la ricerca farebbe passi da gigante, ma, come è ovvio, queste sono procedure inaccettabili (opinione ovviamente condivisa da tutti).
Per quanto riguarda gli animali, le opinioni sono certo molto variegate: ci sono persone per cui è inaccettabile impiegare gli animali per i cosmetici, limitando il loro impiego alla ricerca medica, per altri invece gli animali non devono essere toccati per nessun motivo, etc. Vorrei però sottolinearvi come la scienza, di per sé, non c’entri niente: sono la coscienza individuale di ogni ricercatore (perché agisce in prima persona) e le leggi dello stato in cui opera (e di riflesso quindi, l’opinione della maggioranza dei cittadini dello stato, per lo meno idealmente) che sono cruciali in questa questione.






