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Discussione: terapia personale

  1. #106
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Originariamente postato da Daidaidaidai
    sono molto d'accordo Squirrol... in un altro post dicevo che la psicoanalisi ha anche un'etica della terapia che consiste nell'idea positivista della ragione che trionfa sull'irrazionale: di fronte ad una cosa inspiegabile come la fobia il paziente deve affrontarla e alla fine trovarne una spiegazione logica. Al di là del clima ottocentesco e quasi romantico che si respira in questa descrizione è evidente che essa gettava le radici in un quadro culturale e non in un riferimento scientifico.
    Io, invece, non sono affatto d'accordo con quanto scrivi, anzi trovo riduttiva questa concezione della psicoanalisi che qui ci proponi, che oltretutto non è per niente "romantica" come dici, semmai umanistico-illuminista, nel senso che costringe l'abisso della follia nel recinto della ragione obiettivandola.
    Intendiamoci: quest'anima di Freud, figlia della cultura positivistica, esiste. Ma non è certo questa l'etica della psicoanalisi!! L'etica della psicoanalisi è, piuttosto, il suo contrario, ovvero l'altra anima di Freud: l'anima anti-riduzionista, extrapositivistica, intesa come ritorno alla follia, cioè alla dimensione abissale dell'inconscio: il taglio sovversivo del soggetto freudiano (cioè il soggetto dell'inconscio), che rompe in maniera radicale con la ragione filosofica classica (Cartesio) e con quella della psicologia scientifica: "l'Io non è padrone in casa propria!".
    E' questa dimensione "etica" che rende la psicoanalisi irriducibile rispetto al mondo della psicoterpia (e, in un certo senso, irriducibile anche a un certo post-freudismo, quello della Psicologia Psicoanalitica dell'Io, appunto): per questo dicevo che l'obiettivo di 1 analisi non è l'eliminazione di 1 fobia, nel senso che la clinica psicoanalitica non è 1 clinica ortopedica/riparatoria, ma 1 clinica che pone in primo piano la questione del soggetto dell'inconscio, quindi trovo fuorviante anche tutto il discorso sulle ricerche trasversali sull'efficacia delle diverse psicoterapie.

    Saluti a tutti,
    ikaro

    P.S. Conosco 1 pò di neuropsicologia, ma non mi ha mai appassionato, anzi... Comunque, si capirà, da quanto scritto sopra, la mia allergia alla Neuropsicoanalisi.
    Ultima modifica di ikaro78 : 18-12-2005 alle ore 17.43.40

  2. #107
    Daidaidaidai
    Ospite non registrato
    Ciao Ikaro78,
    sono molto contento di poterti finalmente leggere.
    A mio parere prima di inoltrarci nella discussione è bene chiarire due assi su cui si muove la molteplicità ambigua di volti che l'analisi ha ricoperto nel corso del tempo, dei contesti e di autore in autore. La prima questione è se l'analisi sia una psicoterapia oppure se sia un modo di vivere e di pensare al rapporto tra le parti interiori del sè e al rapporto tra individuo e società. Definirò la prima come la dimensione pragmatica della psicoanalisi mentre la seconda la definirò la dimensione estetica della psicoanalisi. La seconda querelle è se l'ambito di appartenenza del sapere psicoanalitico debba essere quello scientifico (e in conseguenza di ciò procedere ad una 'scientifizzazione' - passami il neologismo - della disciplina) oppure se il suo ramo di appartenenza sia quello delle filosofie esistenzialiste. A seconda della risposta che diamo a queste due domande le nostre posizioni saranno molto differenti. A mio parere la psicoanalisi autorizza entrambe queste interpretazioni che sono da considerarsi dunque pienamente legittime.
    Mi sembra anche che le nostre posizioni siano agli antipodi concettuali - correggimi se sono troppo interpretativo: io sostengo che la psicoanalisi sia una forma di psicoterapia non diversa dalle altre, se non dal punto di vista teorico (cioè è una forma di psicoterapia a priori nè migliore nè peggiore rispetto ad altre forme di psicoterapia). L'uso clinico della psicoanalisi nella cura di disturbi psichiatrici sin dal tempo di Freud con la cura di isterici e nevrotici legittima questa mia posizione. Non si può tuttavia negare la legittimità della posizione opposta ovvero che la psicoanalisi possa essere intesa non come un metodo clinico ma come una modalità di interrogarsi su sè stessi e di pervenire alla radice irrazionale che tanta cultura occidentale - anche cattolica - hanno per secoli brutalizzato e misconosciuto. Dopo il periodo aureo della prima cultura greca in cui Apollo e Dionisio convivevano la società occidentale ha fatto una scelta culturale e politica che oggi sono molti ad aver criticato pesantemente e altri, più moderati, a ritenerla una scelta ripensabile.
    Questa posizione è a mio parere molto vicina a pensare la psicoanalisi come una filosofia esistenzialista, con tanto di pratiche culturali (ad es. l'andare in analisi o leggere libri di autori psicoanalitici, scrivere saggi di ispirazione psicoanalitica ecc...) che mi sembrano riverberare le comunità filosofiche basate ad es. sul pensiero di Epicuro declinate con un moderno individualismo, una sorta cioè di religione privata. La domanda tuttavia che io mi pongo è: può la filosofia sanare le ferite dell'anima? Credo che dovresti leggere la risposta in Sasz, Il mito della psicoterapia, un libro 'contro' la psicoterapia che mi ha stimolato mille domande sul flebile confine che intercorre tra filosofie esistenzialiste, religioni private e psicoterapie scientifiche. La risposta che ti posso dare a titolo personale è che ritengo inadeguata la filosofia a rispondere alla sofferenza e alle difficoltà delle persone in modo efficace ed economico. Ritengo che le filosofie esistenzialiste siano modalità obsolete di definire la verità e che le domande poste da questi ambiti filosofici possano essere meglio riformulate sotto forma di problemi scientifici della moderna psicologia.
    Personalmente ritengo questi approcci eccessivamente intellettuali e più una forma di revival culturale che un modalità di intendere il significato della psicoanalisi. Non penso sia difendibile la posizione dell'essere freudiani ortodossi nel ventunesimo secolo.
    Per rispondere alla tua mail, quella che tu chiami etica della psicoanalisi io la chiamo filosofia freudiana, una filosofia ad personam che rispecchiava molte delle credenze di Freud come persona sulla vita, su sè stesso e su gli altri. Le persone sono tuttavia così diverse e complesse che la psicoanalisi intesa in questo senso rischia di diventare una cricca per persone simili a Freud e in più accumunate dall'hobby/passione/seconda anima della psicoanalisi.
    Per quanto riguarda la posizione della psicoanalisi come modalità di espressione dell'inconscio remoto del paziente posso dirti che sin da Anna Freud, L'Io e i meccanismi di difesa, cap. I la psicoanalisi ha abbandonato i sofismi relativi soltanto all'inconscio del paziente e si è avventurata nello studio delle dimensioni psichiche complete del soggetto. Il focus incentrato sull'inconscio era un lascito dell'ipnosi che tanto andava di moda ai tempi di Freud. Anna Freud scrive poi di questo fatto come un qualcosa di già avvenuto (1936) e come di una idea ormai accettata dai più.
    L'inconscio analitico inoltre è solo una delle molteplici rappresentazini teoriche dell'inconscio neurologico e del sub-conscio neurologico che si prestano ad essere indagati attraverso metodi scientifici e moderni. Non dobbiamo dimenticare che Freud si 'inventò' le sue istanze psichiche così come le loro proprietà e attributi nel tentativo di costruire un canovaccio teorico che lo aiutasse ad orientarsi nel caos apparente delle associazioni e dei racconti dei pazienti. Non vedo perchè si debba fare di un costrutto puramente ipotetico un assouto teorico. Freud rimarrà sempre un grande e un pioniere della storia della psicologia, ma oltre questo egli si guadagnerà il suo posto nel grande libro della scienza in base alla veridicità e alla plausibilità delle sue affermazioni sulla mente umana, al pari di tutti gli altri me e te compresi. Il resto è moda, religione o semplice passione personale.
    Spero di essere stato esaustivo. Aspetto un commento ovviamente. Grazie per lo spunto per questa stimolante discussione.

    Fabrizio

  3. #108
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  4. #109
    Daidaidaidai
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    ohhh... The Gathering... mi lusinghi sempre...


  5. #110
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  6. #111
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    Originariamente postato da Daidaidaidai
    La prima questione è se l'analisi sia una psicoterapia oppure se sia un modo di vivere e di pensare al rapporto tra le parti interiori del sè e al rapporto tra individuo e società. Definirò la prima come la dimensione pragmatica della psicoanalisi mentre la seconda la definirò la dimensione estetica della psicoanalisi.
    L'una e l'altra, nel senso che la psicoanalisi ha il grande pregio di essere ampia e comprensiva: nessun'altra teoria della personalità è paragonabile alla psicoanalisi per la gamma di comportamenti considerati e le interpretazioni offerte. Mi riesce difficile, piuttosto, capire cosa intendi per psicoanalisi come "modo di vivere".

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    La seconda querelle è se l'ambito di appartenenza del sapere psicoanalitico debba essere quello scientifico (e in conseguenza di ciò procedere ad una 'scientifizzazione' - passami il neologismo - della disciplina) oppure se il suo ramo di appartenenza sia quello delle filosofie esistenzialiste.
    Ora, possiamo star qui a dire che la psicoanalisi è una pseudo-scienza, una cattiva scienza o 1 filosofia esistenzialista, ma non è questo il punto, poichè è l'oggetto di studio a definire il metodo che utilizziamo, e non viceversa "da cui il bisogno che è sorto in noi, di porre il problema in altri termini, contrapponendo l'inconscio stesso alla scienza propriamente detta, ciò che ci permette di discernere meglio i rapporti fra il soggetto stesso della scienza e il soggetto della psiche, di sbarazzarci del mito di un soggetto "puro" che sembra ossessionare il percorso scientifico" (André Green, "Misconoscimento dell'inconscio").

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Mi sembra anche che le nostre posizioni siano agli antipodi concettuali - correggimi se sono troppo interpretativo: io sostengo che la psicoanalisi sia una forma di psicoterapia non diversa dalle altre, se non dal punto di vista teorico (cioè è una forma di psicoterapia a priori nè migliore nè peggiore rispetto ad altre forme di psicoterapia).
    Non ho mai detto che la psicoanalisi sia migliore o peggiore di altre psicoterapie, dico solo che la psicoanalisi è "altro", in controtendenza, rispetto al mercato delle varie psicoterapie che tendono a perseguire un obiettivo di adattamento, a meno che tu non voglia negare che larga parte della psicoterapia sia moralistica, perfettamente funzionale al conformismo del "discorso del padrone" di cui parlava Lacan. La psicoanalisi, al contrario, mira a far sì che il soggetto arrivi a decifrare il testo inconscio del suo lamento, accettando che il suo sintomo è determinato a sua insaputa da un desiderio al di là dell'Io.

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    La domanda tuttavia che io mi pongo è: può la filosofia sanare le ferite dell'anima? Credo che dovresti leggere la risposta in Sasz, Il mito della psicoterapia, un libro 'contro' la psicoterapia che mi ha stimolato mille domande sul flebile confine che intercorre tra filosofie esistenzialiste, religioni private e psicoterapie scientifiche. La risposta che ti posso dare a titolo personale è che ritengo inadeguata la filosofia a rispondere alla sofferenza e alle difficoltà delle persone in modo efficace ed economico. Ritengo che le filosofie esistenzialiste siano modalità obsolete di definire la verità e che le domande poste da questi ambiti filosofici possano essere meglio riformulate sotto forma di problemi scientifici della moderna psicologia.
    Che cosa è efficace e cosa non lo è e per chi?! Io, per fortuna, non ho questo furor sanandi. E spero di riuscire a far tesoro dell'insegnamento di Freud di accogliere ogni paziente come se fosse il primo. Non compete allo psicoanalista volere qualcosa per il suo paziente, né desiderare al suo posto. Se vi è una qualche guarigione, dice Freud, è un di più.

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    Per quanto riguarda la posizione della psicoanalisi come modalità di espressione dell'inconscio remoto del paziente posso dirti che sin da Anna Freud, L'Io e i meccanismi di difesa, cap. I la psicoanalisi ha abbandonato i sofismi relativi soltanto all'inconscio del paziente e si è avventurata nello studio delle dimensioni psichiche complete del soggetto. Il focus incentrato sull'inconscio era un lascito dell'ipnosi che tanto andava di moda ai tempi di Freud. Anna Freud scrive poi di questo fatto come un qualcosa di già avvenuto (1936) e come di una idea ormai accettata dai più.
    Sei proprio sicuro che la psicoanalisi ha abbandonato "i sofismi relativi all'inconscio del paziente"? Mai sentito parlare di Jacques Lacan, psicoanalista francese e freudiano dalla testa ai piedi? E' morto nel 1981, mica "ai tempi di Freud" o nella preistoria...

    Originariamente postato da Daidaidaidai
    L'inconscio analitico inoltre è solo una delle molteplici rappresentazini teoriche dell'inconscio neurologico e del sub-conscio neurologico che si prestano ad essere indagati attraverso metodi scientifici e moderni.
    Sì, stai a vedere che tra qualche lustro osserveremo 1 lapsus al microscopio... ;-)

    Saluti a tutti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 20-12-2005 alle ore 00.05.17

  7. #112
    Sigismonda
    Ospite non registrato
    Bello... molto bello questo discorso, ma dove porta?

    E' veramente questo il modo di discutere di psicoanalisi? Si discute di questo facendo riferimento alla moda, alla scienza, alla filosofia?
    Non sarebbe più adeguato affrontare le questioni per quello che sono nella pratica clinica, visto che della dissertazione teorica, oggi, nessuno sembra più interessarsene, come fosse vecchiume per filosofi?

    Sono disposta a ripensare ed a riconsiderare i miei pensieri su tutto... a patto che mi si dia una lettura altrettanto convincente di quella freudiana, una lettura che spieghi il sintomo, il sogno, l'atto mancato, il lapsus ed il motto di spirito. Una teoria che spieghi il motivo per il quale il sessuale umano è essenzialmente perverso e polimorfo, una teoria che spieghi in termini metapsicologici il conflitto, le ambivalenze, i meccanismi di difesa. Una teoria che mi sappia convincere culturalmente e che mi possa aiutare clinicamente nella comprensione del paziente.

    Questo non c'è... forse un giorno l'avremo ma ad oggi è ancora una pura illusione e, se volete la mia opinione, non sarà con l'utilizzo di macchine per medici e neanche con lo spostamento su un costrutto scientifico stile hard sciences che potremo ottenere le risposte che attendiamo.

  8. #113
    io mordo
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Sigismonda
    Bello... molto bello questo discorso, ma dove porta?

    E' veramente questo il modo di discutere di psicoanalisi? Si discute di questo facendo riferimento alla moda, alla scienza, alla filosofia?
    Non sarebbe più adeguato affrontare le questioni per quello che sono nella pratica clinica, visto che della dissertazione teorica, oggi, nessuno sembra più interessarsene, come fosse vecchiume per filosofi?

    Sono disposta a ripensare ed a riconsiderare i miei pensieri su tutto... a patto che mi si dia una lettura altrettanto convincente di quella freudiana, una lettura che spieghi il sintomo, il sogno, l'atto mancato, il lapsus ed il motto di spirito. Una teoria che spieghi il motivo per il quale il sessuale umano è essenzialmente perverso e polimorfo, una teoria che spieghi in termini metapsicologici il conflitto, le ambivalenze, i meccanismi di difesa. Una teoria che mi sappia convincere culturalmente e che mi possa aiutare clinicamente nella comprensione del paziente.

    Questo non c'è... forse un giorno l'avremo ma ad oggi è ancora una pura illusione e, se volete la mia opinione, non sarà con l'utilizzo di macchine per medici e neanche con lo spostamento su un costrutto scientifico stile hard sciences che potremo ottenere le risposte che attendiamo.
    Gianluca Mattioli? ti dice niente?

  9. #114
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    sull' illusione della psicoanalisi

    Originariamente postato da ikaro78
    La psicoanalisi, al contrario, mira a far sì che il soggetto arrivi a decifrare il testo inconscio del suo lamento, accettando che il suo sintomo è determinato a sua insaputa da un desiderio al di là dell'Io.

    ikaro [/B]
    Non sarebbe il titolo del thread ma visto che si parla in termini profondi della psicoanalisi voglio fornire in sintesi il mio contributo...

    Bella frase Ikaro. Mi chiedo, ma questo è possibile ?...credi realmente che un soggetto possa arrivare a comprendere il proprio inconscio grazie all' intervento ed alle interpretazioni del suo analista?...ti fornisco un altra metafora...in base ad un lungo lavoro analista e paziente arrivano a costruire una mappa dell' incoscio...che è una delle molteplici rappresentazioni della realtà ...o un' arco di circuito come amava definirlo Bateson... .

    Una pura digitalizzazione dell' incoscio....che ovviamente sarebbe cambiata se avessi optato per un altro analista....una sorta di grande razionalizzazione...per riprendere un meccanismo di difesa freudiano...alla quale lavorano e credono sia paziente che psicoanalista...

    la psicoanalisi è questo...una grande razionalizzazione dell' incoscio...un' interpretazione...un' illusione che utilizzo per gestire meglio i momenti bui del divenire...

    Altre scuole di pensiero pensano che il complesso mondo dell' inconcio non sia comprensibile e si occupano più direttamente della produzione di un cambiamento piuttosto che di una costruzione di un sentiero dentro un mondo vasto, selvaggio, ed incomprensibile.

    La digitalizzazione delle emozioni...come misurare le onde del mare con un righello...

    Rubens
    Ultima modifica di wrubens : 20-12-2005 alle ore 22.52.54
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  10. #115
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    io ho cominciato da poco, ho fatto tre sedute, ad 1 seduta a settimana, con un membro ordinario SPI.
    nei prossimi mesi stiamo valutando l'ipotesi di passare da 1 a 2 a settimana... io mi trovo abbastanza bene uso il lettino, anche se ho delle perplessità ad 1 sed. a sett., ad ogni modo mi trovo bene non mi inibisce ma mi sento bene anche se siamo in fase di conoscenza/anamnesi penso e sento che mi serve sia come terapeuta che come persona, forse tutti dovrebbero farla, di qualsiasi orientamento sia. sono anche io curiosa sulla terapia di gruppo però tra tutti gli impegni studio analisi individuale come si fa?

  11. #116
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    Re: sull' illusione della psicoanalisi

    OT:non riesco a cancellare il messaggio scusate
    Ultima modifica di Pedrita : 21-12-2005 alle ore 01.26.52

  12. #117
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da Pedrita
    io ho cominciato da poco, ho fatto tre sedute, ad 1 seduta a settimana, con un membro ordinario SPI.
    nei prossimi mesi stiamo valutando l'ipotesi di passare da 1 a 2 a settimana... io mi trovo abbastanza bene uso il lettino, anche se ho delle perplessità ad 1 sed. a sett., ad ogni modo mi trovo bene non mi inibisce ma mi sento bene anche se siamo in fase di conoscenza/anamnesi penso e sento che mi serve sia come terapeuta che come persona, forse tutti dovrebbero farla, di qualsiasi orientamento sia. sono anche io curiosa sulla terapia di gruppo però tra tutti gli impegni studio analisi individuale come si fa?
    Ciao Pedrita, grazie del contributo e complimentin per l' Avatar che hai scelto...

    Assieme al tuo analista vi siete posti degli obbiettivi?...o più in generale prima affrontate una conoscenza reciproca?...
    Ti sei rivolta a lui per risolvere qualche problema o per affrontare un percorso individuale?..

    Ciao

    Rubens
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  13. #118
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Re: sull' illusione della psicoanalisi

    Originariamente postato da wrubens
    Non sarebbe il titolo del thread ma visto che si parla in termini profondi della psicoanalisi voglio fornire in sintesi il mio contributo...

    Bella frase Ikaro. Mi chiedo, ma questo è possibile ?...credi realmente che un soggetto possa arrivare a comprendere il proprio inconscio grazie all' intervento ed alle interpretazioni del suo analista?...ti fornisco un altra metafora...in base ad un lungo lavoro analista e paziente arrivano a costruire una mappa dell' incoscio...che è una delle molteplici rappresentazioni della realtà ...o un' arco di circuito come amava definirlo Bateson... .

    Una pura digitalizzazione dell' incoscio....che ovviamente sarebbe cambiata se avessi optato per un altro analista....una sorta di grande razionalizzazione...per riprendere un meccanismo di difesa freudiano...alla quale lavorano e credono sia paziente che psicoanalista...

    la psicoanalisi è questo...una grande razionalizzazione dell' incoscio...un' interpretazione...un' illusione che utilizzo per gestire meglio i momenti bui del divenire...

    Altre scuole di pensiero pensano che il complesso mondo dell' inconcio non sia comprensibile e si occupano più direttamente della produzione di un cambiamento piuttosto che di una costruzione di un sentiero dentro un mondo vasto, selvaggio, ed incomprensibile.

    La digitalizzazione delle emozioni...come misurare le onde del mare con un righello...

    Rubens
    Perchè dici "vasto", "selvaggio" ed "incomprensibile" ?
    Secondo Lacan, ad esempio, è il contrario: "l'inconscio è strutturato come un linguaggio", e come tale decifrabile.
    Mi preme, piuttosto, sottolineare che il paziente in analisi è in realtà "analizzante" e non "analizzato", quella che tu chiami "interpretazione" non è quindi dell'analista. E in ogni caso l’analisi è 1 ritorno al desiderio che abita il soggetto, e non 1 suo addomesticamento, così come lo intendi tu. Quanto alla psicoanalisi come meccanismo di difesa credo sia 1 metafora del tutto fuori luogo, a meno che tu non voglia dire che ogni processo di conoscenza (non solo psicoanalitico) sia 1 meccanismo di difesa della razionalizzazione? Ma in ogni caso, non si tratterebbe comunque di 1 meccanismo di difesa, o almeno non psicoanaliticamente inteso.

    Saluti,
    ikaro

    P.S. La digitalizzazione delle emozioni, se esiste, è tipica di altre scuole di pensiero.
    Ultima modifica di ikaro78 : 21-12-2005 alle ore 11.03.14

  14. #119
    Sigismonda
    Ospite non registrato

    Re: sull' illusione della psicoanalisi

    Originariamente postato da wrubens
    Non sarebbe il titolo del thread ma visto che si parla in termini profondi della psicoanalisi voglio fornire in sintesi il mio contributo...

    Bella frase Ikaro. Mi chiedo, ma questo è possibile ?...credi realmente che un soggetto possa arrivare a comprendere il proprio inconscio grazie all' intervento ed alle interpretazioni del suo analista?...ti fornisco un altra metafora...in base ad un lungo lavoro analista e paziente arrivano a costruire una mappa dell' incoscio...che è una delle molteplici rappresentazioni della realtà ...o un' arco di circuito come amava definirlo Bateson... .

    Una pura digitalizzazione dell' incoscio....che ovviamente sarebbe cambiata se avessi optato per un altro analista....una sorta di grande razionalizzazione...per riprendere un meccanismo di difesa freudiano...alla quale lavorano e credono sia paziente che psicoanalista...

    la psicoanalisi è questo...una grande razionalizzazione dell' incoscio...un' interpretazione...un' illusione che utilizzo per gestire meglio i momenti bui del divenire...

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    La digitalizzazione delle emozioni...come misurare le onde del mare con un righello...

    Rubens
    Pensavo fosse un refuso ed invece pare essere piuttosto un "diffuso". Si scrive inconscio e non incoscio... è difficile pensare di conoscere qualcosa e ritenere di poter argomentare su temi complessi che non si sa neanche scrivere, non credi?

    Per Pedrita:
    Sono totalmente d'accordo con te, in bocca al lupo!

  15. #120
    io mordo
    Ospite non registrato

    Re: sull' illusione della psicoanalisi

    Originariamente postato da wrubens


    Bella frase Ikaro. Mi chiedo, ma questo è possibile ?...credi realmente che un soggetto possa arrivare a comprendere il proprio inconscio grazie all' intervento ed alle interpretazioni del suo analista?...ti fornisco un altra metafora...in base ad un lungo lavoro analista e paziente arrivano a costruire una mappa dell' incoscio...che è una delle molteplici rappresentazioni della realtà ...o un' arco di circuito come amava definirlo Bateson... .
    Perchè tu invece di cosa campi?
    Una delle molteplici rappresentazioni della realtà contiene almeno una parte di essa... è l'unico modo che abbiamo se non sbaglio... e non è che se ne possa fare a meno, concordi?

    Originariamente postato da wrubens

    Una pura digitalizzazione dell' incoscio....che ovviamente sarebbe cambiata se avessi optato per un altro analista....
    quindi? a parte che certi aspetti dell'inconscio sono abbastanza ripetitivi e conoscibili, a prescindere dall'analista rimangono quel che sono... e comunque, avere una rappresentazione dell'inconscio equivale ad appropriarsi di una parte della nostra realtà quantomeno...


    Originariamente postato da wrubens

    una sorta di grande razionalizzazione...per riprendere un meccanismo di difesa freudiano...alla quale lavorano e credono sia paziente che psicoanalista...
    la psicoanalisi è questo...una grande razionalizzazione dell' incoscio...un' interpretazione...un' illusione che utilizzo per gestire meglio i momenti bui del divenire...

    Wrubens, in questa prospettiva anche tutto quello che sai tu è una pura illusione, personalmente non credo che questa sia la parola adatta poi... io parlerei invece di costruzione casomai... tutta la tua mente è una costruzione ma non vuol dire che non sia reale... così io credo che la psicoanalisi sia il metodo per costruirsi, per crescere... questo non significa che ci si inventa insieme all'analista... il metodo è comunque modellato sulle potenzialità innate dell'uomo...
    ...non mangio libri a colazione io ma penso di essermi spiegato...

    Originariamente postato da wrubens

    Altre scuole di pensiero pensano che il complesso mondo dell' inconcio non sia comprensibile e si occupano più direttamente della produzione di un cambiamento piuttosto che di una costruzione di un sentiero dentro un mondo vasto, selvaggio, ed incomprensibile.
    Personalmente credo che sia importante trovare un'equilibrio tra queste due modalità di far fronte ai propri disagi... l'analisi è certamente il modo più dignitoso di affrontarsi, è crescita, è difficile e non offre scorciatoie... d'altro canto penso anche che certe strade siano troppo lunghe e bisogna fare un bilancio, perchè la vita non è così lunga... quindi credo che in certi casi, un'intervento di tipo cognitivo-comportamentale, ad esempio, potrebbe essere la scelta più giusta... ma queste forme di terapia sono spesso diseducative secondo me in quanto tendono a trascurare e a far trascurare completamente le ragioni dei nostri disagi.

    Originariamente postato da wrubens

    La digitalizzazione delle emozioni...come misurare le onde del mare con un righello...
    ...credo che questa metafora non sia poi così corretta... ad una "digitalizzazione" dell'inconscio corrisponde una trasformazione\elaborazione dell'analogico... o no?

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