Sono d'accordo che la diagnosi spetti allo psicologo e anche la cura.
Quello che volevo dire è che in alcuni casi può essere contemplata anche una cura farmacologica (mai da sola però!!!) e che su questo può essere io non mi sento di pronunciarmi: nè per NON DEVE MAI ESSERE nè per DEVE ESSERE.
Comunque nell'ADHD la diagnosi viene fatta con osservazioni (scuola, famiglia e clinico), test (per escludere altre patologie), colloqui ed esperienza.
Infatti è una delle diagnosi più difficili da fare, infatti l'incidenza del disturbo è del 4% anche se la percezione è molto più ampia (proprio per questa difficoltà a fare la diagnosi, che quindi fa sì che si sovrastimi la presenza del disturbo).
Le ricerche mostrano inoltre che nell'ADHD (parlo di questo perchè conosco approfonditamente il disturbo) la sola terapia farmacologica non serve a nulla (anzi in alcune situazioni peggiora) ma è stato dimostrato che può servire se accompagnata ad un intervento psicologico cognitivo nel primo periodo, per lasciare poi spazio al solo intervento psicologico.
Comunque in Italia il farmaco è ancora allo stato sperimentale: la diagnosi di ADHD deve essere fatta da un centro autorizzato di secondo livello (non uno psicologo o neuropsichiatra qualsiasi che magari non ha mai visto un bambino ADHD) e l'eventuale trattamento farmacologico può essere prescritto solo dal centro in questione, che monitora la situazione ed è tenuto a seguire rigidi protocolli (su dosaggio, tempi, modalità e controlli).
Certo che in casi di medicalizzazione selvaggia con prescrizione di farmaci fatta dal pediatra di base per migliorare il rendimento del bambino o perchè così è più facile per tutti, non posso che essere d'accordo con te (e con tutti quelli che si schierano contro).
Volevo solo sottolineare che però non sempre siamo di fronte a queste situazioni e che in altre potremmo non avere la stessa sicurezza nel capire quale sia la cosa giusta da fare...







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