BERGAMO - "Questa è dedicata al vostro governo di destra" dice Thom Yorke annuciando il primo dei bis, The gloaming, ovvero "il crepuscolo", un pezzo del nuovo album Hail to the thief (a sua volta dedicato a Bush), che pulsa come un flipper impazzito, con parole distorte e tetri fondali. "Stiamo lanciando l'allarme" canta Yorke, e la sua voce rimbalza tra portici del bellissimo campo del Lazzaretto, una delle strutture "artistiche" che i Radiohead hanno voluto per il breve tour italiano (questa sera saranno a Firenze, in piazzale Michelangelo e venerdì e sabato a Ferrara, in Piazza Castello, dove è ancora disponibile una manciata di biglietti).
Il concerto sembra un lungo, estatico e straziante grido di dolore, suonano e cantano come se nell'isola del concerto si fosse rimasti soli, come sopravvissuti a un apocalisse delle coscienze, sono grandiosi con modestia, antidivi, sgraziati, ma dispensano gocce di brutale poesia. Definirli o meno rock è difficile, e tutto sommato insensato.
Quando attaccano i nuovi pezzi, There there e 2+2=5 (ispirato a Orwell) rock lo sembrano davvero, ma poi lo slittamento verso qualcosa d'altro è evidente, inesorabile: chitarre e batteria scivolano dentro loop elettronici, la voce, da realistica diventa soprannaturale, sembrano rose appassite con spine elettriche.
Ipnotizzano il pubblico fino all'apice di National anthem, uno dei pezzi più amati, all'inizio del quale con un sintonizzatore cercano stazioni radio in tempo reale e (per caso o per ironica scelta?) a Bergamo entra la Radio Vaticana. Backdrifts e Sail to the moon, sono altri tasselli della "waste land" descritta nell'ultimo album, e preparano la crescita che porta a Paranoid android, Idioteque e Everything in it's right place, pezzi devastanti che per alcuni momenti ricordano antichi corali di chiesa, per poi virare in distorte panoramiche elettroniche dove, al contrario, nulla sembra al suo posto.
Un'immagine per tutte: a un certo punto un faro proiettato a scatti, produce un effetto irreale. Yorke sembra essere in tre punti diversi del palco, anzi non essere in alcun luogo preciso, esattamente come quello che trasmettono in musica. Del rock, per quanto ce n'è rimasto nei loro dischi, sono la cattiva coscienza, diavoletti impuri che fanno sembrare qualsiasi altra musica un compromesso commerciale. Sembrano aver cominciato là dove i Beatles si erano spinti più oltre, ovvero dalle chitarre sgangherate di "Helter skelter" o dai loop rovesciati di "Strawberry fields forever", hanno raccolto un testimone lasciato cadere dalla voce lunare di Robert Wyatt, dall'elegante amarezza dei Blue Nile, e continuano, coltivando il fascino di essere pericolosamente prossimi alla vita.







non conosco la maggioranza dei live a cui ti riferisci.... onestamente conosco quasi solo le canzoni originali... e ciò mi porterà subito a rimediare cercando le versioni a cui cenni!!!
e ne approfitto per chierderti se sai a che album appartiene la canzone "I'm a rabbit in your headlight", io so solo che l'hanno fatta con dj shadow...