Ciao psicosarix, provo a raccogliere il tuo invito. Attualmente in Europa, nonostante la Comunità Europea, ogni Stato è sovrano nella regolamentazione delle professioni. Dunque, che che se ne dica, un primo monito: diffidate da tutti coloro che "offrono" sedicenti titoli abilitanti anche all'estero in quanto allo stato attuale non è così. Ogni paese infatti ha le sue Leggi in materia di regolamentazione. Se, ad esempio, in Germania la professione di Avvocato è regolamentata, non è possibile per un Avvocato italiano andare ed esercitare: deve prima richiedere l'autorizzazione. Questo è possibile, anche all'inverso, in Italia. Uno Psicologo estero, ad esempio, può far richiesta di riconoscimento del titolo al Ministero di Giustizia. Se sussistono particolari requisiti potrà esercitare la professione.

C'è poi la questione del titolo. Poiché il titolo è una cosa, il percorso di studi (che eventualmente ti ha portato a conseguire quel titolo) è un'altra.

In Francia, ad esempio, non esiste né un ordine degli Psicologi né una Legge che regolamenti la professione. O meglio, la Legge esiste (del 2004), ma tuttora è inapplicata. Poniamo il caso che uno Psicologo francese voglia esercitare in Italia: che succederebbe?

Il problema poi si accentua se consideriamo gli stati extra UE. Allo stato attuale dei fatti l'Australia è equiparata all'Uganda. Pertanto uno Psicologo australiano, regolarmente iscritto all'Ordine australiano (ovvero ad una struttura equivalente al nostro Ordine) con la laurea in Psicologia avrebbe serie difficoltà ad esercitare in Italia.

Ora si pone un problema non da poco: se è vero che attualmente le cose stanno così, è anche vero che nel giro di pochi anni i titoli e le professioni saranno liberamente circolanti tra gli Stati membri. Dunque come risolvere il problema?

Consideriamo ad esempio che, sempre in Francia, meno del 50% degli Psicoterapeuti sono laureati in Psicologia o Medicina. La maggior parte sono operatori sociali, infermieri, educatori, etc. Questo intanto significa che, evidentemente (almeno in Francia) la "terapia psico" può essere esercitata al di là della laurea specifica. E la Francia non è certo rinomata per gli innumerevoli danni compiuti da questi cialtroni... quindi evidentemente la strada c'è.

Per un momento voglio concordare con chi sostiene della necessità di avere una laurea in Psicologia per fare la Psicoterapia. Bene, ma allora i Medici che c'azzeccano (come direbbe un Ministro della Repubblica...)? Mi sono andato a rivedere il piano di studi di Medicina, ma continuo ancora a non capirne la ragione. Se qualcosa mi sfuggisse, prego qualcuno di voi di farmi chiarezza.

Intendo questo: se un esperto di anatomia ha i numeri per fare lo Psicoterapeuta, perché non può averli anche un esperto di latino e greco? Mi si perdoni, non volevo ridurre Medicina allo studio dell'anatomia, era solo per fare un esempio.

Perché, se si sostiene che è necessaria una preparazione in Psicologia allora non c'è storia: solo il laureato in Psicologia dovrebbe fare lo Psicoterapeuta.

Ma qui la storia ci insegna qualcosa: laddove, ad esempio, la Psicoanalisi si è sviluppata in terreno medico, ecco che anche le Leggi si adeguano al tessuto sociale e, infatti, in Italia la Medicina è riuscita a mantenere la supremazia.

In Francia, invece, dove prevaleva l'impostazione filosofica, vediamo come la maggior parte degli Psicoanalisti abbia alle spalle una formazione in filosofia.

Il vero problema qui, a voler parlare seriamente, è di tipo epistemologico (e va avanti fin dai tempi di Freud) ovvero se una domanda genericamente definita "di cura" debba necessariamente essere un qualcosa di oggettivabile, standardizzabile, scientificizzabile.

A mio parere la storia dell'uomo dimostra il contrario. Qui si parla di problemi di potere. Del potere di certe categorie che in certi luoghi e in in certe epoche si estrinsecano e si sollevano a Legge.

Ma tra qualche anno queste "storie" inevitabilmente si incontreranno, si scontreranno, saranno cioé chiamate ad interagire tra di sé in quanto non è logico supporre che un affermato professionista tedesco con venti anni di esperienza clinica alle spalle, si debba rimettere a studiare Psicologia per esercitare in Italia.

Un altro problema è che noi accomuniamo sotto un unico tetto molti saperi diversi tra di sè. Questo fatto, ad esempio, non accade per gli Ingegneri: un Ingegnere spaziale tedesco è lo stesso di un Ingegnere spaziale italiano. Così come un meccanico francese sa fare (e fa) esattamente le stessa cose di un meccanico svedese. Ma per la Psicologia e, ancor più, per la Psicoterapia le cose stanno diversamente. La materia è ancora veramente giovane e ancora deve trovare una una sua forma. Ecco perché in Francia un infermiere può diventare Psicoterapeuta mentre qui in Italia si griderebbe al colpo di Stato...

Voglio infine ricordare che quando si volle formare l'Ordine degli Psicologi ed affrancare così la Psicologia della Medicina i Medici si ribellarono e si gridò allo scandalo.

Ora si sta cercando di fare lo stesso, ma nella parte dei Medici ora ci sono gli Psicologi. E se lo Psicologo ora si indigna vuol dire che segue la legge dei due pesi e delle due misure (allora per lui andava bene, ma oggi per gli altri non va più bene!).