Non mi sento di dire se stimare o no il “nostro caro e incompreso” Galimberti, di lui ricordo, oltre al suo nome citato nella bibliografia di alcuni miei testi universitari, gli interventi televisivi. Sicuramente, almeno per me, quello che emerge ascoltandolo è una capacità d’essere schietto e tagliente che non ricordo essere tipica dei filosofi (che tra l’altro si perdono nei meandri dei loro pensieri!!!).
Indubbiamente anche in questo articolo non si è smentito; ma come Ezechiele ricordava:
“per elevare una categoria professionale al lavoro psicoterapeutico deve necessariamente agire in negativo affossandone altre due...”.
L’errore + grosso e grossolano sta proprio qui, non trovo elegante e intelligente mettersi a giudicare con certi termini un corso di laurea quale quello in psicologia…..se l’intenzione era di criticare i programmi universitari avrei compreso meglio quel ”UN PO’ DI ….UN PO’ DI ….” ma trasformare gli studi in psicologia in una specie di calderone ove ci sono mescolate materie diverse, alcune oggetto di studio sia della medicina che della filosofia…allora stiamo esagerando!
Quanto a:
“La psicoterapia…non dispone di un sapere oggettivo, perché la psiche di uno è diversa dalla psiche di un altro, e perché gli strumenti conoscitivi …non sono universalmente validi e soprattutto non sono verificabili secondo i criteri delle scienze esatte”
Credo che di questo siamo tutti coscienti (con le dovute obiezioni), … un bravo psicoterapeuta non si eleva a “guaritore o a santone”, non ha bisogno, credo, di rifarsi forzatamente ad una sola corrente di pensiero, perché, dopo aver visto “l’universale”, sa riconoscere “il particolare”…e lo sa riconoscere solo se gli sta a cuore quello specifico paziente che ha di fronte! ( e che prima di essere paziente è individuo)
Ma forse il problema sta proprio qui, il sig. Galimberti ha visto troppi psicoanalisti o psicoterapeuti rattrappiti e rinchiusi nelle loro teorie e nel loro modo di pensare, condizione che li ha resi incapaci di aver voglia di impegnarsi con chi si presenta nello studio.
In questo mestiere non è importante sapere o seguire una sola teoria (messa poi in discussione da chi dice che non si può parlare di scienza esatta!) ma NON FARE DANNI.
A quanto pare Galimberti non crede in questo e riduce tutto ad una questione di tariffario:
“Unico criterio di discernimento, anche se purtroppo un po’ costoso perché dallo psicoterapeuta non si va gratis è… la sensazione precisa del paziente…che…“sente” se lo psicoterapeuta che ha di fronte incide nella sua anima, o le passa semplicemente accanto senza neanche sfiorarla.”.
Quanto a:
…la psicoterapia non è una scienza, ma un’arte. E come ogni arte si impara nella bottega dell’artigiano, senza che la sua frequentazione garantisca che da quella bottega uscirà un’artista.
Non mi sembra abbia detto nulla di nuovo, sorvolando sulla poetica metafora, a me pare che esistano ancora fortunati studenti (apprendisti stregoni?) col beneficio di poter seguire il loro maestro e che durante questa affiliazione si iscrivono ad una scuola perché così la legge italiana prevede.
Permettetemi di dire, a questo punto, che questi sono i discepoli di cui parla la domanda:
“quanti oggi possono dire di esserlo, avendo compiuto una formazione autentica, di lacrime e sangue, e non soltanto una sua caricatura standardizzata”.
Sono coloro che hanno avuto la fortuna di essere scelti dal maestro artigiano, che diventano la sua ombra e che con gli anni finiscono a far parte di una setta piuttosto che di una scuola, divenendo la caricatura del loro fondatore.
Forse il sig. Galimberti è stato uno di questi e oggi si trova a difendere la scelta fatta diversi anni fa. Forse oggi è più facile proiettare alcune insoddisfazioni in quei poveri (compresa me) laureati in psicologia che hanno speranza di incidere sull’animo umano…o forse, cosa ancor peggiore il “filosofo con tanta capacità critica”, si è reso conto che c’è del marcio nei posti che ha frequentato e quindi, solo un filosofo, libero dalle passioni e dalla corruzione (moderna e non nel senso stretto del termine filosofico!), potrebbe raddrizzare la situazione così come già la filosofia antica aveva previsto.
Per ultimo:
bastano 2000 anni di storia della filosofia per erigersi a colonne portanti del sapere?
“Sono stati invece rigorosamente esclusi i filosofi, che…qualcosa di più assennato saprebbero dire rispetto ai medici… e rispetto agli psicologi, la cui mentalità non è gravata da nulla, non avendo la qualità dei loro studi alcun peso”.
Le persone che fanno affermazioni di questo genere, piuttosto che darmi l’idea di “curatori dell’anima” e sostenitori della “superiorità intellettuale”, mi sembrano portatori di un fardello chiamato “inferiorità intellettiva”…meglio noi psicologi su cui non grava nulla!!!







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