x Vincent

Forse mi sono formata in merito un'idea errata, ma da alcuni tuoi interventi ho avuto l'impressione che tu fossi fautore di una psicologia (e di una psicoterapia) votata ad alleviare le sofferenze psichiche e i disguidi relazionali dei pazienti.
Ripeto, forse ho capito male, o forse questo discorso non ci azzecca una fava con quello oggetto di questo 3d.
Fatto sta che io concepisco in questo senso le discipline psicologiche. Ma, stando così le cose, per me ne discende una visione, diciamo così, liberista, dell'esercizio della professione, nel senso che ogni operatore qualificato da un titolo di studio riconosciuto dallo Stato dovrebbe essere libero di esercitare secondo scienza e coscienza e sulla base delle teorie che preferisce.
Detto chiaramente personalmente sono contraria agli ordini professionali, a tutti gli ordini professionali, in quanto mi sembra che una laurea ed un esame di stato, se proprio si vuole aggiungerlo, bastino ed avanzino a garantire di un certo iter svolto. Sennò è come dire che la laurea la danno proprio a tutti, ma che la vera selezione viene dopo.
Secondo me gli ordini professionali sono semplici organismi di tutela degli interessi corporativi, nonchè luoghi dove si esercita un certo potere di controllo sulle opinioni dei membri.
Per dire: il codice deontologico degli psicologi è bellissimo e tutto, esplicita e sancisce norme di condotta che dovrebbero essere scontate. Ma chi controlla, poi, in effetti?
Ad esempio, anche nel caso dei primari delle Molinette che hanno impiantato per loro personale, pecuniario interesse, scadenti valvole cardiache brasiliane nel petto di poveri cardiopatici, vi risulta che l'ordine dei medici li abbia radiati? Temo di no. Mah!
Secondo me è giusto regolamentare una professione e i titoli richiesti per accedervi, ma poi eventuali controlli sulla liceità dell'operato dei professionisti andrebbe lasciato alla magistratura ordinaria, nel caso di illeciti.
Quanto al controllo sulla qualità dell'operato...
Qui si entra in un campo minato, a mio modestissimo avviso.
A volte ho la sensazione che qualcuno vorrebbe poter imporre una visione univoca della psicologia clinica e del suo esercizio.
Comunque, il timore che l'ordine possa diventare uno strumento di controllo della libertà di pensiero dei suoi membri secondo me è legittimo. Non è detto che sia così, si badi bene, allo stato non lo credo, davvero. Ma l'idea di una Pravda degli psicologi italiani mi inquieta, anche se so che è solo un incubo. Ahi, ahi, sono un po' paranoica, nel senso profano del termine.