Vorrei lanciare una provocazione.
Come tanti di voi sto pensando al futuro professionale e come tanti la mia ricerca, a tirocinio quasi concluso, si volge alla scelta di una scuola di specializzazione.
Mi informo su intenet.
Ricerco per regione, Lazio: c'è molta scelta.
Ricerco per orientamento, da quello sistemico-relazionale a quello integrato: buone prospettive.
Leggo tutte le informazioni, leggo i commenti di chi già ha scelto, chiedo a chi sta facendo le scuole come si trovano.
Bene.
Ho tutte le informazioni che mi servono, ma non posso scegliere.
Perchè?
Alla faccia della legge antitrust tutte le scuole, fatti i conti con ore aggiuntive di analisi e supervisione, si aggirano su un costo di circa 5000 euro l'anno.
Qualcuno li vuole in 3 rate, qualcuno in 4. C'è chi concede di mese in mese.
Del resto son solo 400 euro ogni 30 giorni.
Per chi si fuma 3/4 pacchetti al giorno di sigarette, in fin dei conti, conviene: si toglie il vizietto e si paga la scuola.
Per chi ha un lavoro ed è abituato a pagare bollette, a farsi la spesa, pagare l'assicurazione e l'amministratore di condominio invece la soluzione è ancora più ecologista: basta che abbandoni la vita grigia e urbanizzata e si conceda ad una sana e gioviale vita campestre... la legge dentro di me e il firmamento sopra di me... magari con una tenda di mezzo, giusto in caso di pioggia...
Insomma.
Capisco benissimo che il mercato degli psicologi sia saturo e che sia indispensabile una certa selezione.
Ma mi domando e dico: possibile che l'accesso alle scuole dipenda, a conti fatti, dalle tasche di chi vuole accedervi (o nel migliore dei casi a quelle delle loro famiglie) e non dipenda invece dalla testa?
Per carità, scanso ad equivoci, non dico che denaro e testa non vadano daccordo.
Dico piuttosto che, come in molti altri campi, anche nella psicologia la possibilità di crescita professionale non è meramente di tipo meritocratico- e democratico- quanto piuttosto di tipo speculativo - ed elitario.
Provate a pensare per un attimo se le scuole costassero la metà.
E se la selezione dei partecipanti alle classi venisse tramite un bando di concorso con esame regolare, volto a valutare la preparazione dei singoli.
Come prima conseguenza avremmo un immediato innalzamento del livello di preparazione universitario, nonchè una maggiore competitività nell'approfondire e incrementare tale sapere.
Le scuole di specializzazione potrebbero limitare le loro ore di lezione accademica a favore dell' esperienza pratica, della supervisione e dell'analisi individuale e di gruppo.
Sul mercato del lavoro un neo-psicoterapeuta potrebbe affacciarsi tranquillamente e attivamente anche prima della soglia dei 35 anni, quasi sicuro di non fare danni.
E, deo gratia, se non riuscissimo ad accedere ad una professione che amiamo ce ne faremmo una ragione, certi del fatto che altri, più meritevoli, stanno avanzando per accreditare il ruolo che forse anche noi, un giorno, raggiungeremo!
Ma, lo so, l'Italia non è paese rivoluzionario, nè tantomeno meritocratico.
A voi la palla!







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non lo so ... ma potrebbe essere un'idea ... 