Originariamente postato da Doni
Il problema è che spesso ragioniamo come facevano i nostri padri, che però hanno vissuto un periodo molto diverso.
Ora non c'è crescita economica, ed i laureati sono aumentati in numero spropositato. Avere una laurea dà meno valore aggiunto di quanto accadesse in passato.
E poi, si fa una figura migliore a dimostrare che si lavora, anche in un ruolo poco "prestigioso", piuttosto che restare a casa ad attendere il lavoro della propria vita.
Da selezionatrice, vedo che in genere è motlo apprezzato chi si dà da fare... Non solo da me!
Scusa la durezza, ma sono stupidaggini.
E' da quando frequentavo il liceo che continuo a sentire questo genere di discorsi: il mercato ora è flessibile, valorizza l'auto-imprenditorialità, bisogna sapersi adattare, attraverso la dinamicità si raggiungono posti di eccellenza...balle. Il mercato inglese è così. Quello statunitense è così. Quello canadese, quello finlandese, quello danese, perfino quello spagnolo.
In Italia non è così.
Non sono assolutamente contrario alle forme di lavoro flessibili: ben vengano gli stage, i contratti a progetto, le collaborazioni saltuarie. Servono a me per fare esperienza ed alle organizzazioni sia per far crescere professionalmente chi segue i lavoratori flessibili sia per investire in toto sulla propria evoluzione.
I contratti, però, non devono diventare precari: non si possono fare SOLO stage senza finalità di assunzione. Non si possono proporre stage "formativi" che non c'entrano una beneamata mazza di nulla con il corso di studi del candidato. Non si possono assumere segretari e tuttofare mascherandoli con contratti a progetto/stage formativi. Non è possibile che per i due anni successivi alla laurea il 90% delle offerte di lavoro accessibili siano SEMPRE e SOLO stage malpagati. Non si possono fare tutte le schifezze dilettantistiche che si vedono oggigiorno nel mercato del lavoro italiano.
Personalmente non sono schizzinoso: ho lavorato e lavorerò come commesso, ora lavoro come promoter, faccio volontariato, non sto a casa a girarmi i pollici. Non sono nemmeno un sessantottino arrabbiato che sbraita contro la Legge Biagi, anzi.
Questo però non mi impedisce di incazzarmi di brutto quando guardo lo stato penoso in cui verte il mondo del lavoro del mio paese. Per quanto mi concerne, continuerò a rifiutare idiozie come gli stage della più famosa azienda che somministra lavoro temporaneo in Italia: tre mesi di "Stage Selezione e Reclutamento", non pagati e con mansioni di segreteria spicciola. Prendere appuntamenti, fare telefonate, copiare i curricula nel database, cose così.
Terminati i tre mesi cosa succede? Tu vai via, e loro scrivono un altro annuncio identico per ottenere un altro "neolaureato materie umanistiche preferibilmente con esperienza/master in HR" che vada in filiale a fare da aiuto-segretario gratis. Via lui, altro annuncio e altro neolaureato, ed avanti così finche qualcuno non si sveglia e fa casino.
Bello, eh? Personalmente piuttosto che adeguarmi e svilire la mia intelligenza preferisco dire le cose come stanno e andare a scaricare le casse di verdura ai Mercati Generali. Non venitemi però a dire che chi sceglie di non adeguarsi a questo schifo è uno che vive ai tempi di Berlinguer o con la puzza sotto il naso![]()







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TI QUOTO CLARI!