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  1. #16
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
    Data registrazione
    04-03-2002
    Residenza
    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    2,719
    Originariamente postato da tatee
    Spero di essere stata chiara, ma il concetto che volevo esprimere è questo: molto spesso sarebbe molto più vantaggioso fare terapia personale che immatricolarsi a psicologia...
    è vero che è più utile una terapia personale dello studio della psicologia se lo scopo è risolvere un proprio problema.
    è vero anche che spesso una delle motivazioni per le quali ci si iscrive a psicologia è affrontare problemi personali,ma quali conclusioni ne trai?

  2. #17
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
    Data registrazione
    21-10-2004
    Residenza
    Firenze
    Messaggi
    497
    Le conclusioni non sono positive a mio avviso....
    Se si pensa di non aver bisogno di un aiuto professionale ma di poter risolvere da soli, probabilmente non si considera la psicologia una scienza ma una sorta di insieme di buoni consigli, tipo quelli contenuti nei manuali di auto aiuto....
    Inoltre se si studia per se stessi, ovvero per pensare ai propri problemi, si scardina uno dei principi che stanno dietro alla professione dello psicologo (a mio avviso) e cioè quello di lavorare per aiutare gli altri, dove infatti occorrono doti di empatia, sensibilità, altruismo, pazienza... doti che non si imparano all'università e che se non sono presenti "naturalmente" in una persona possono essere fatte emergere tramite la psicoterapia personale, qui il cerchio si chiude di nuovo.
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

  3. #18
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Ale_è_Ale
    Data registrazione
    22-07-2005
    Residenza
    Nord Est...
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    1,046
    Io sono convinta che la terapia personale sia indispensabile per avvicinarsi a questa professione con la mente abbastanza libera, fugare il dubbio (inconscio spesso) di voler studiare psicologia per aiutare se stessi... questo penso accada spesso, è un tranello nel quale credo sia facile cadere, e che miete vittime temo...

    nel momento in cui si pratica una terapia personale e il desiderio di arrivare alla professione non svanisce, forse vuol dire che davvero è il lavoro che fa per noi... no?

    Avete qualche esperienza a riguardo?

    Ale
    Alessandra -------<---<---@


    "(...) I riflettori chiudono gli occhi, le lampade contemporaneamente chiudono le palpebre, e la folla spalanca la sua enorme bocca per l'applauso (...)" F. Depero; Notturno Metropolitano; da Prose Futuriste


    "Great Karen Walker!" - "Honey, what's going on with your hair?" - "Give me a Martini, and don't waste room with those olives!"

  4. #19
    Neofita
    Data registrazione
    30-04-2006
    Residenza
    Roma
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    3
    hmm io sono molto perplessa da queste discussioni...sono laureata in psicologia e sto concludendo il tirocinio al dipartimento di salute mentale di un'asl a roma...mi occupo di pazienti psichiatrici...allora vediamo se riesco a spiegarmi bene...lo psicologo e lo psicoterapeuta non hanno a che fare con la patologia (o almeno non con quella che si è inteso qui...psicotico depresso...)ma con il comportamento umano e con il disagio e la sofferenza psichica...forse di patologia se ne occupano più gli psichiatri...tanto è vero che nelle strutture psichiatriche gli psicologi hanno un ruolo molto marginale rispetto a quello degli psichiatri (almeno per quello che ho potuto vedere)..e non penso si possa parlare di guarire, di curare in questo campo così prettamente soggettivo...una psicoterapia ha un diverso effetto in base a come un paziente se la vive...quindi non penso che si possa parlare di persone che hanno superato una patologia e aiutano gli altri..hmmm non mi convince..

    per quanto riguarda la scelta del percorso penso si possa parlare di vocazione..non so è qualcosa che senti, ma a cui non sai dare una spiegazione..anche se la curiosità di capire e di risolvere i miei disagi psichici ha influito molto..e mi sto conoscendo attraverso la psicoterapia..ed è bellissimo anche se un pò doloroso...

    un bacio a tutti

  5. #20
    BiancaMarco
    Ospite non registrato
    Ciao a tutti sono nuova, ho trovato interessante il quesito di Santiago perchè da sempre mi sono fatta le stesse domande.
    Io ho scelto di studiare psicologia per curiosità verso gli altri e me stessa, l'illusione di "risoluzione dei miei problemi" mi fu annullata il primo giorno di corso dalla prof. Del Miglio (facoltà di psicologia di Roma) che ci disse subito che se la nostra idea era di risolvere i propri conflitti tarmite la facoltà tanto valeva fermarsi subito e dedicarsi prima ad una psicoterapia per riprendere solo dopo, eventualmente gli studi (delicatissima ).
    Oggi da psicoterapeuta sono convinta che un percorso personale sia indispensabile per affrontare il rapporto terapeutico; i miei quasi 2 anni di psicoterapia ( ) sono serviti a guardarmi dentro, ad affrontarmi, a perdonarmi e a perdonare gli altri ma soprattutto a prepararmi all'accoglienza dell'altro. Non puoi approcciarti all'altro senza avere prima risolto le tue disfunzioni, non puoi mentire ad un cliente (paziente lo trovo poco carino) e avere l'illusione di guarigione dell'altro se non hai avuto il coraggio di "rivedere" il tuo Sè. In fondo la Psicoterapia è un pò questo, riparare i guasti, non parlo mai di guarigione, la terapia non cancella il passato, ti fornisce, però gli strumenti per riprenderti e rivivere le esperienze di base che nella crescita sono state assenti o poco piacevoli.
    spero di non avervi annoiato ciao a presto!

  6. #21
    Postatore OGM L'avatar di willy61
    Data registrazione
    20-09-2004
    Residenza
    Albino (BG)
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    4,192
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    281
    Carissimo Santiago.

    Rispondere alle tue domande non è semplice, per fortuna. Vuol dire che sono domande fatte bene. Comunque ci provo, per come riesco.

    Per me la "voglia di conoscermi" è venuta dopo, col tempo. Lo so che apparteniamo a "scuole di pensiero" differenti, e che quindi quel che dico lo leggerai poi con le tue "lenti" professionali, di scuola. Non importa. I nomi non sono le cose, anche se molti pensano il contrario.
    Alla base del mio desiderio di diventare psicologo e poi psicoterapeuta, dal mio punto di vista, c'era più il desiderio di entrare nella testa di altri che non nella mia. Illusioni di potere, speranze di salvezza, ipotesi di onnipotenza. Scopofilia, in termini analitici.
    Per fortuna l'analisi a me serve, è servita. Soprattutto a imparare ad essere più umile. Non rassegnato, né sottomesso. Solo più cosciente dei miei limiti. Solo più capace di trasformarli in appigli, in punti di forza.
    Indispensabile? No. Continuo a pensare che sia una risorsa utile. Ma che non sia "necessaria". Non per tutti, quantomeno. Per me lo era, lo è. Per altri, probabilmente, no. Questione di carattere, di storia, di interpretazione del mondo, di costruzione della propria visione del mondo.
    Inoltre, "vivere la patologia come passo indispensabile per curare"? No. Credo di no. Altrimenti i legislatori migliori sarebbero gli psicopatici (ma possiamo sempre provare, e non è detto che siano peggio di quelli che ci governano ora). Cercare di capirla, di non "classificarla", di "comprenderla", questo sì. Dopotutto i neuroni-specchio i possediamo tutti (tranne, forse, gli autistici). Poi, spetta a noi farne l'uso che riteniamo più giusto.

    Buoa vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  7. #22
    Partecipante Esperto L'avatar di tatee
    Data registrazione
    21-10-2004
    Residenza
    Firenze
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    497
    Guglielmo, le tue parole mi hanno commossa... senti, io vado a pelle, ma sento del vero in quello che dici e anche qualcosa che mi appartiene.
    Con il post penso che si possa chiudere la discussione :-)
    Buona vita anche a te.
    Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
    Keats

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