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Discussione: notizie dall'estero

  1. #16
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da Yezidism
    lo psicologo del lavoro non è legato dalla forma professionale terapeuta/paziente ma solo da committenti.
    Questa tua affermazione apre una polemica diretta da parte mia,e mi piacerebbe su questo sentire cosa ne pensano altri colleghi/e.

    Lo psicologo del lavoro (se vuole fare bene il suo lavoro) è legato dal codice deontologico, prima di tutto. Ora, facciamo l'ipotesi di uno psicologo del lavoro chiamato a selezionare dei candidati e che intrattenga una relazione sentimentale, sessuale o anche solo di amicizia con i candidati... In base a quali caratteristiche li sceglierà? E davvero sarà capace di dire all'amante: "No, tu non sei adatto/a per questo impiego?".

    Ipotizziamo che, invece che con il/la candidato/a, questo nostro psicologo del lavoro abbia una relazione con il/la committente. Davvero saprà resistere alla tentazione (umana) di selezionare i/le candidati/e che sa saranno più "simpatici" al committente?

    Carissimo Yezidism. L'etica non è, come si dice in bergamasco, "come la pèl de i bale", che si possa tirare dove si desidera. Se non ti va l'idea che tu non puoi "farti" le/i clienti né le/i committenti (anche se lo vorrebbero loro e anche se siete tutti maggiorenni), cambia lavoro. Ne guadagnerai tu in salute e i colleghi in compagnia.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  2. #17
    L'avatar di crissangel
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    Io posso solo ribadire velocemente quanto ho già espresso in alcuni post tempo fa e quanto ho sinteticamente detto ai moderatori quando ho riportato loro il post di questo individuo, ammesso e non concesso che sia veramente uno psicologo.
    Il codice deontologico è uno e uno solo e io di solito non faccio i favori di linkare e indicare tutti i possibili siti sull'argomento perchè uno psicologo il codice se lo procura oppure può benissimo fare lo sforzo di cercarselo in rete e darci un'occhiata (volevo dire scaricarselo ma sorvoliamo); "uno solo" significa che qualsiasi sia il tuo indirizzo di laurea, agli occhi dello stato sei comunque uno psicologo. La psicologia è una disciplina molto vasta, un ampio cappello di ambiti di studio e di intervento che sono regolamentati da norme, tanto più necessarie quanto più questa professione è a rischio di sovrapposizioni da parte di altri professionisti (e viceversa a volte) e di incadere in situazioni potenzialmente pericolose, dato che in genere si ha a che fare con persone, dato che la relazione e la comunicazione sono realtà cangianti e che si sviluppano in maniere tal volta inaspettate, dato che gli attori in questione sono persone con la loro individualità e profesionalità.
    I casi riportati da Guglielmo sono solo alcuni, ottimi, esempi di quanto le distinzioni tra psicologo clinico, del lavoro ecc siano per lo più utili come principi esplicativi della figura professionale e dell'intervento nello specifico, ma anche di come questa distinzione sia del tutto subordinata al codice che regolamenta la figura dello psicologo in generale, dato che, torno a dire l'Albo è unico e non diviso per sezioni.
    Poi dopo uno magari passa la vita a studiare, a formarsi e specializzarsi e a sputare sangue perchè non ha i contatti giusti e non trova lavoro e nel momento in cui legge determinate "trollate" (non dico veramente ciò che penso altrimenti scatta il ban a vita) allora a quel punto, si, ci si può anche spingere a consigliare a cert'uni di cambiare lavoro, di intraprendere un mestiere che puoi fare liberamente senza sfidarne i regolamenti perchè non ti sono chiari o non li condividi o per qualsiasi altro motivo: ne guadagnerebbero in salute e i colleghi in compagnia.

    Cristian
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  3. #18
    Partecipante Assiduo L'avatar di cinzia
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    si iscrive all'albo e deve rispettare il codice deontologico come il clinico, uguale, poi dai che domande..la hilton la và a dare a te...che ridere

  4. #19
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Non ho capito che problema c'è se la lewinsky ha preso un master in psicologia.Guardate che non ho capito davvero,che problema c'è?al tempo credo fosse una studentessa,senza regole particolari da seguire.

    Mi sembra anche spropositata la reazione verso yezidism.
    Da quanto ho capito non è ancora uno psicologo e quindi non è tenuto a conoscere la deontologia dello psicologo.
    Da persona che non ha l'obbligo di conoscere la deontologia non ha fatto una domanda del tipo:come psicologo del lavoro posso prendere a bastonate paris hilton? in quel caso la risposta sarebbebbe stata,ovviamente: sì!ma solo nel caso di paris hilton.

  5. #20
    psicologiaela
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Parsifal

    Mi sembra anche spropositata la reazione verso yezidism.
    Da quanto ho capito non è ancora uno psicologo e quindi non è tenuto a conoscere la deontologia dello psicologo.
    Da persona che non ha l'obbligo di conoscere la deontologia non ha fatto una domanda del tipo:come psicologo del lavoro posso prendere a bastonate paris hilton? in quel caso la risposta sarebbebbe stata,ovviamente: sì!ma solo nel caso di paris hilton.


    sono d'accordo su paris hilton!
    ed anche sulla reazione nei confronti di yezidism

  6. #21
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    Originariamente postato da Parsifal
    Mi sembra anche spropositata la reazione verso yezidism.
    Da quanto ho capito non è ancora uno psicologo e quindi non è tenuto a conoscere la deontologia dello psicologo.
    Da persona che non ha l'obbligo di conoscere la deontologia non ha fatto una domanda
    veramente lui ha detto più volte di essere già uno psicologo... quindi il codice lo devo conoscere.
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  7. #22
    L'avatar di crissangel
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    [QUOTE]Originariamente postato da Parsifal
    [B]

    Da quanto ho capito non è ancora uno psicologo e quindi non è tenuto a conoscere la deontologia dello psicologo.

    Lui dice di esserlo....Parsifal
    Sulle reazioni mi pare di averne viste di peggiori soprattutto da altrE utenti spesso richiamate dai moderatori e che adesso ritengono queste esagerate.....
    anche perchè magari basta fermarsi a riflettere un attimo e capire che definire "esagerata" una reazione è estremamente soggettivo e dunque uno ne spiega il motivo per lo meno, come ad esempio il fatto che un non psicologo ancora non sarebbe tenuto a conoscere l'etica della professione, cosa condivisibile in parte dato che comunque si appresta a diventarlo e l'utente in questione ha comunque più volte detto di esserlo già (.....). Poi dopo non tanto di reazioni si tratta quanto di commenti di Psicologi iscritti all'albo che hanno risposto ad un Collega che ha semplicemente lanciato un quesito. Inoltre, e chiudo qui, se le reazioni sembrano esagerate magari è anche perchè sono la risultante di una sommatoria di interventi decisamente sconclusionati e che vanno spesso a detrimento della figura dello psicologo, disseminati in vari thread di cui più volte ci si è spesso lamentati.
    Ultima modifica di crissangel : 23-01-2007 alle ore 13.19.08
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  8. #23
    psicologiaela
    Ospite non registrato
    crissangel mi pare che le nuove linee della moderazione avevano avvertito ,nel 3d qui sopra, di evitare frecciatine, se non sbaglio....
    non credi sia meglio tornare all'argomento del 3d iniziale e non fare un'analisi della preparazione professionale di Yezidism?
    anche perchè non mi sembra molto carino nei suoi confronti ..
    se vuoi rispondermi fallo in pm per favore, evitiamo incomprensioni...

  9. #24
    L'avatar di crissangel
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    Era esattamente quello che volevo ricordare a te.
    Io non ho fatto alcuna frecciatina ma ho esposto chiaramente la mia opinione in merito e poi ho altrettanto chiaramente risposto ai post seguenti il mio.
    Nelle linee di moderazione si era pure suggerito di argomentare un minimo le risposte e di non postare a solo ed esclusivamente emoticon o attestazioni di accordo o disaccordo, quindi onde evitare di potare in discarica questo thread per la terza volta e sempre grazie a tuoi interventi (almeno nelle prime due occasioni è stato così) TI RIPETO che il mio era un post per rispondere all'appello lanciato da Guglielmo che comunuqe riguardava l'etica professionale dello psicologo e non la preparazione di uno specifico utente, mi pare; ed ho pure usato la frase "chiudo qui".
    Ultima modifica di crissangel : 23-01-2007 alle ore 13.56.56
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  10. #25
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    Comunque da parte di uno psicologo,che quindi ha studiato la deontologia per l'esame di stato,la domanda sarebbe effettivamente pessima

    Ora vi propongo un'impressione che non è legata strettamente alla questione,ma che mi è venuta in mente.
    Tra tutte le sensazioni che si possono provare nei confronti di un paziente..aggressività,fastidio,disprezzo,mi sembra che l'attrazione sessuale sia la più difficile da ammettere

  11. #26
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da Parsifal
    Ora vi propongo un'impressione che non è legata strettamente alla questione,ma che mi è venuta in mente.
    Tra tutte le sensazioni che si possono provare nei confronti di un paziente..aggressività,fastidio,disprezzo,mi sembra che l'attrazione sessuale sia la più difficile da ammettere
    Credo di sì. O meglio, è la più difficile da ammettere come tale. Perché a nasconderla dietro montagne di razionalizzazioni si fa presto.
    Non ho idea del perché le cose stiano così. Provare attrazione sessuale per una persona mi pare una cosa "normale". Forse il problema sta in due aspetti:

    1) Ci si sente stretti tra l'adesione ad un ruolo (quello del professionista), che implica il rispetto di una "distanza" tra professionista e cliente, e il fatto di essere nella situazione (clinica o di altro tipo) anche come esseri umani, con tutto il nostro carico di affetti, sensazioni, desideri.

    2) Che lo si voglia o meno, il ruolo che assumiamo (specialmente in ambito clinico) è anche un ruolo di "potere". Nel senso che, seppure tentiamo in ogni modo di non porci come coloro che "hanno la soluzione dei problemi", il cliente/paziente farà di tutto per metterci in quella posizione.

    Ora, ognuno di noi ha i suoi nuclei più o meno narcisistici, più o meno oscuri. Può essere che, alcune volte, essi vengano sollecitati in modo tale da mettere in atto i desideri senza pensarli. Certo, supervisione e confronto con i colleghi possono aiutare. Ma basterebbe, forse, leggere un po' di più sulle conseguenze (sul paziente, ma anche sullo psicologo) delle relazioni sentimentali tra professionista e cliente (a partire da Sabina Spielrein in poi la lista è piuttosto lunga, mi pare) per capire che sarebbe meglio mantenere i desideri in una parte del cervello, pensarli, e non attuarli.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  12. #27
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Lepre*marzolina
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    nei peggiori bar di caracas...
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    1) Ci si sente stretti tra l'adesione ad un ruolo (quello del professionista), che implica il rispetto di una "distanza" tra professionista e cliente, e il fatto di essere nella situazione (clinica o di altro tipo) anche come esseri umani, con tutto il nostro carico di affetti, sensazioni, desideri.
    infatti secondo me il motivo è questo..... l'attrazione sessuale è la più difficile da ammettere ed accettare perchè è quella che annulla le distanze...
    l'odio, il fastidio, il disprezzo mettono un confine tra il paziente ed il professionista e gli permettono di porsi ad un gradino piu' alto...mentre l'attrazione sessuale pone allo stesso livello, fa si che si resti "invischiato" con il paziente e mette davanti alla questione che ,tra paziente e terapeuta (o quel che è) la differenza non è poi molta...senz'altro è minore di quanto si pensi..almeno credo
    dove c'è gusto non c'è perdenza

    ho sempre amato il mio prossimo...finchè era poco....



    Questo è il mio pesciolino numero 641 in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. 640 pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà
    C.P.



    E' cosi' difficile divertirsi di questi tempi, anche sorridere fa male alla faccia

  13. #28
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    Willy e Lepre avete dato 2 risposte interessanti,e,tra l'altro,avete pensato tutti e 2 ad aspetti narcisistici.
    Narcisismo che porta ad attuare i desideri,indipendentemente dagli effetti,e narcisismo che porta a considerarsi in una posizione più elevata rispetto al paziente.

    Comunque direi 2 cose

    1-relazioni sessuali con i pazienti sono,indipendentemente dalla deontologia,sempre dannose.

    2-la percezione,ad esempio, di sentimenti aggressivi,ovviamente senza relizzarli,verso il paziente, ha un' utilità; ad esempio ci fa capire perchè,come accade in noi,il paziente provochi negli altri gli stessi sentimenti.questo non avviene nel caso dell'attrazione sessuale,che mi sembra meno utile come strumento di comprensione.

    Forse la maggiore difficoltà ad ammettere un'attrazione sessuale piuttosto che sentimenti considerati negativi,come la rabbia,sta in una diversa spiegazione che può darsene il terapeuta.
    Sentire rabbia o attrazione sessuale per un paziente sono entrambe cose poco "psicologiche",ma,mentre della prima se ne può individuare facilmente una causa nel comportamento insopportabile del paziente,nella seconda è più difficile.

  14. #29
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Originariamente postato da Parsifal
    Sentire rabbia o attrazione sessuale per un paziente sono entrambe cose poco "psicologiche",ma,mentre della prima se ne può individuare facilmente una causa nel comportamento insopportabile del paziente,nella seconda è più difficile.
    hmmm.... Secondo me, no. Ma è un punto di vista prettamente "psicodinamico" e altri potrebbero avere opinioni differenti sulla questione.
    Se consideriamo le emozioni o i sentimenti del terapeuta verso il paziente (il mitico "controtransfert", se il termine non disturba) come dei "segnali" o delle indicazioni circa i movimenti proiettivi del paziente nei confronti del terapeuta, allora da un sentimento di attrazione sessuale potremmo dedurne che il paziente sta cercando di spostare il terapeuta dalla sua posizione a quella di amante, diminuendo in tal modo la distanza tra di loro. Ora, a mio parere, questa è un'indicazione clinica non di poco conto, e che sarebbe interessante e possibile analizzare nel setting terapeutico.

    Tu come la vedi, Parsifal?

    Buona vita

    Guglielmo
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  15. #30
    psicologiaela
    Ospite non registrato
    io penso che al terapeuta spetti il delicatissimo compito di arginare il suo controtransfert , facendo autoanalisi, non so in che modo possa rendere il paziente partecipe di cio', forse potrebbe essere rischioso ai fini dell'alleanza terapeutica ( fondamentale per il successo terapeutico) nel senso che non possiamo sapere che "tipo" di paziente ci troviamo di fronte......non necessariamente potrebbe avere la capacita' di capirci.......potrebbe sentirsi minacciato proprio perchè non ha la conoscenza delle dinamiche psicologiche che invece sono note al terapeuta.......
    analizzare col paziente il transfert di quest'ultimo, invece si, è indispensabile......
    ( spero di esser riuscita a spiegarmi.....)

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