Questa tua affermazione apre una polemica diretta da parte mia,e mi piacerebbe su questo sentire cosa ne pensano altri colleghi/e.Originariamente postato da Yezidism
lo psicologo del lavoro non è legato dalla forma professionale terapeuta/paziente ma solo da committenti.
Lo psicologo del lavoro (se vuole fare bene il suo lavoro) è legato dal codice deontologico, prima di tutto. Ora, facciamo l'ipotesi di uno psicologo del lavoro chiamato a selezionare dei candidati e che intrattenga una relazione sentimentale, sessuale o anche solo di amicizia con i candidati... In base a quali caratteristiche li sceglierà? E davvero sarà capace di dire all'amante: "No, tu non sei adatto/a per questo impiego?".
Ipotizziamo che, invece che con il/la candidato/a, questo nostro psicologo del lavoro abbia una relazione con il/la committente. Davvero saprà resistere alla tentazione (umana) di selezionare i/le candidati/e che sa saranno più "simpatici" al committente?
Carissimo Yezidism. L'etica non è, come si dice in bergamasco, "come la pèl de i bale", che si possa tirare dove si desidera. Se non ti va l'idea che tu non puoi "farti" le/i clienti né le/i committenti (anche se lo vorrebbero loro e anche se siete tutti maggiorenni), cambia lavoro. Ne guadagnerai tu in salute e i colleghi in compagnia.
Buona vita
Guglielmo








