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  1. #46
    Partecipante Esperto L'avatar di australia
    Data registrazione
    16-12-2005
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    cittadina del mondo
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    A me risulta per es. che i counselor non possano fare diagnosi e che questo li deresponsabilizzi nell'inviare a psicologi e/o psicoterapeuti i propri clienti che eventualmente fossero affetti da una qualche psipatologia non assolutamente conclamata ed evidente a tutti come per es. un disturbo del pensiero. Questo implica che questi professionisti possano 'trattare' i loro clienti anche se hanno delle patologie: non potendo fare diagnosi non sanno che sono affetti da psicopatologia e quindi 'trattano'... secondo la legge.
    Non so se questo valga anche per i pedagogisti.

    Secondo me, bisogna guardare il caso particolare, per es. se il pedagogista dice ai suoi clienti che fa il pedagogista (e non lo psicologo) e al cliente che non sa o non vuole riconoscersi malato va bene essere 'trattato' dal pedagogista .. secondo la legge c'è poco da fare. Si può perseguire solo chi avendo un titolo, o nessuno, dichiara di averne un altro e quindi trae in inganno l'utente ... e questa sarebbe pubblicità ingannevole ...
    .. e si può perseguire chi indipendentemente da ciò che dichiara, esercita una professione per cui non ha i titoli ... ma in questo caso, se dichiarasse per es. di essere pedagogista ed invece esercitasse come psicologo sarebbe pressocchè impossibile dimostrarlo... anche con l'aiuto dell'utente.... se un odontotecnico fa il dentista lo si può capire dall'attrezzatura del suo studio e da ciò che riportano i clienti, ma come si fa a distinguere una tecnica pedagogica da una psicologica di cui non resta traccia e circa le quali il cliente non è certo in grado di differenziare?
    Forse nemmeno noi saremmo in grado di differenziarle .. considerando anche che vengono insegnate tutte nelle stesse scuole/master e dagli stessi docenti!! E forse concretamente differenza non c'è, ma questo porta il problema molto più a monte del professionista scorretto!

    Penso che questa distinzione stia alla base del fatto che in alcuni casi l'Ordine può intervenire e in altri no. Considerando anche il fatto che non possono fare denunce, che sarebbero denunce penali cioè che prevedono il carcere in caso di condanna, senza avere le prove, credo che il giudice non prenderebbe nemmeno in considerazione l'accusa, ma in ogni caso, dato che l'iter delle cause è costoso e che se non riuscendo a dimostrare la colpevolezza è probabile che si venga poi denunciati a propria volta per infamia, calunnia ecc. e condannati a risarcire danni di vario genere: all'immagine personale, a quella professionale, per lo stress del procedimanto, per mancato utile mentre magari all'indagato è impedito di lavorare... in fondo è per proteggersi da questo che ci si rivolge all'Ordine pur pèotendo denunciare come singolo cittadino! Ma anche l'Ordine ci va cauto se non ritiene che ci siano sufficienti prove.

    Questo è il mio pensiero ... secondo voi?
    Ultima modifica di australia : 12-02-2007 alle ore 21.23.22

  2. #47
    infolenlen
    Ospite non registrato
    x australia


    io non conosco a fondo la figura del counselor ma mi aspettavo che per esempio fossero professionisti ed educatori che, colloborando con scuole, potessero segnale casi gravi a degli specialisti senza dover fare diagnosi ma semplicemente riscontrandone la necessità.
    Quindi (magari ho capito male ) se io ho una figlia alle elementari che ha un problema sia di comportamento che di attacchi di panico che di calo del peso (e chi ne ha più ne metta) ,mi troverò davanti un counselor che non può fare diagnosi e quindi non può dire al genitore cosa ha sua figlia ,non consiglia uno specialista e la "tratta" con i suoi metodi. Mi chiedo cosa tratti senza aver e poter diagnosticare nulla?
    Non voglio parlare male di questi professionisti ,credo che essi siano molto importanti ,ma pensavo che una delle loro mansioni potesse e dovesse essere quella di segnalare casi a degli specialisti.

    Il caso che ho descritto nei messaggi precedenti è complicato perchè l'utente è maggiorenne, perchè come hai detto te (australia) ci vogliono prove , e perchè ci troviamo di fronte ad un pedagista che si definisce tale e (forse) non lo è.
    Aspetteremo che la sua utente sparisca nelle pieghe della sua poltrona diventando sempre più magra (ripeto per ora è 40 kg per 1,58).

    Alcuni Item del codice deontologico del Pedagogista che trovate per intero :
    http://www.anpe.it/chi_siamo/albo/co...ologico.it.php

    Capo II

    Regole di comportamento del Pedagogista

    1. Il Pedagogista si impegna a favorire il rapporto professionale solo finché la situazione lo richieda o finché si renda necessario.

    2. Il Pedagogista, quando esistono condizioni obiettive, può avvalersi di altre consulenze specialistiche concordando modalità e contenuti con la persona utente e cliente.

    TITOLO V
    LA RESPONSABILITA' NEI CONFRONTI DI COLLEGHI ED ALTRI PROFESSIONISTI

    1. Il Pedagogista è tenuto ad una collaborazione leale, corretta e fiduciosa con i colleghi e gli altri professionisti e promuove un sistema di rete integrato fra gli interventi per dare risposte adeguate salvaguardare la globalità dell'utente e del cliente e realizzare una buona comunicazione interpersonale



    Per concludere io credo che esista un momento giusto per guarire e non la cura o il sostegno o il trattamento giusti.
    E molte volte non vogliamo o riusciamo a guarire affatto e ci "fa comodo "(passatemi il modo di dire) rivolgerci a persone che non possono fare diagnosi e ci attacchiamo come cozze allo scoglio a queste persone siano esse stregoni siano esse specialisti che di più non sono in grado e non possono fare.

    "i cicli di guarigione non significano necessariamente guarire, sono semplicemente delle occasioni per guarire, noi possiamo scegliere come reagire quando essi si presentano , ma ogniqualvolta rifiutiamo o ignoriamo un'occasione di guarire facciamo si che il ciclo seguente sia più pressante , più lacerante , più difficile da negare."

    Questo vale sia per l'utente della pedagogista che per la pedagogista stessa, come vale per me e per tutti coloro che la pensano un pò così...

    Grazie australia e rimango sempre in attesa di chiarimenti , confutazioni e pareri .

  3. #48
    Partecipante Super Esperto L'avatar di quattrostracci
    Data registrazione
    06-07-2006
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    717
    Ragazzi, che casino...! Io trovo che sia stiano confondendo un po' le aqcue... scusate, ma prima di far domande, basterebbe leggere il 3d dall'inizio dove sono già state inserite le risposte...

    La pedagogia, la pedagogia clinica, il counseling, la mediazione familiare, il coaching, la sociologia etc. NON sono professioni regolamentate. Pertanto chiunque le può esercitare in quanto il titolo (counselor, pedagogista, mediatore, sociologo, etc.) NON ha alcuna riserva di Legge.

    Questo allo stato dell'arte dove per stato dell'arte si intende: Leggi vigenti, normative vigenti e, ove presente, giurisprudenza vigente. Dove per giurisprudenza vigente si intende che un qualche Giudice di un qualche Tribunale si è espresso in proposito.

    Il resto sono tutte chiacchiere buone per passare un po' di tempo...

    Il problema dei confini professionali è un'altra cosa ancora. Ovvero: fino a dove il Pedagogista fa il Pedagogista e da che punto in poi fa qualche cosa di competenza di un'altra figura professionale (ad esempio lo Psicologo).

    E' sempre la stessa questione... e credo che di questo sia importante discutere.

    A patto però che la questione sia reciproca ovvero fino a dove lo Psicologi fa lo Psicologo e da che punto in poi fa qualche cosa di competenza di un'altra figura professionale.

  4. #49
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da australia
    [...] Forse nemmeno noi saremmo in grado di differenziarle .. considerando anche che vengono insegnate tutte nelle stesse scuole/master e dagli stessi docenti!! E forse concretamente differenza non c'è, ma questo porta il problema molto più a monte del professionista scorretto![...]
    forse l'abuso di professione nasce anche da quì! se io frequento un corso con psicologi o dove studio un po' di psicologia o che ha un prefisso psico ... poi penso di poter fare quello che fa lo psico-logo ...
    forse si dovrebbe partire col chiarire in modo definito ed univoco alcuni punti:
    a) definire con estrema chiarezza le competenze dello psicologo ... di solito una professione ben definita, con competenze riconosciute, è meno frequentemente "abusata" ... noi dovremmo farlo per la psicologia e gli altri per la loro professione,
    b) conoscere ben le competenze delle altre professioni e stabilire con loro le aree in cui si sovrappongono le competenze e dunque si deve lavorare in collaborazione,
    c) rendere note soprattuto all'utenza le competenze di ogni professione in modo che anche l'utenza sia in grado di discriminare più facilmente ciò di cui ha bisogno.

    Ultima modifica di psicosarix : 14-02-2007 alle ore 03.08.36

  5. #50
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da australia
    [...]se un odontotecnico fa il dentista lo si può capire dall'attrezzatura del suo studio e da ciò che riportano i clienti, ma come si fa a distinguere una tecnica pedagogica da una psicologica di cui non resta traccia e circa le quali il cliente non è certo in grado di differenziare?[...]
    riprendendo l'esempio di australia,
    se io conosco la differenza fra odontotecnico e dentista entrando nello studio di uno che si spaccia per l'altro sarò in grado di capire che qualcosa non va osservando gli strumenti.
    anche se la nostra professione non ha strumenti immediatamente visibili una persona che conosce la differenza può valutare chi ha difronte.

    ad esempio se definiamo (anche vocabolario alla mano) i termini:

    * psicologia: scienza che studia la mente, descrive, interpreta la fenomenologia dei processi mentali e dei processi che ne derivano (il comportamento) e che caratterizzano il modo di agire o di pensare di un individuo o di una collettività,

    * pedagogia: disciplina che studia le teorie, i metodi e i problemi relativi all’educazione dei bambini e dei ragazzi e alla formazione della loro personalità,

    * counseling: consiglio, assistenza - counselor: consigliere/consulente (... in Italiano però questi termini non si traduco perchè come riporta il sito della s.I.Co. " è una definizione insostenibile sia sotto il profilo linguistico che come presentazione professionale" http://www.sicoitalia.it/152,152.html)

    .
    secondo me, partendo dalle definizioni si possono già vedere molte differenze, poi il fatto che in Italia, in particolare, troppe persone credano di poter fare tutto senza studiare e formarsi e non rispettino il lavoro e el competenze altrui ... beh ... è un malcostume odioso che spero venga presto eliminato
    Ultima modifica di psicosarix : 14-02-2007 alle ore 03.07.48

  6. #51
    infolenlen
    Ospite non registrato
    Pedagogia Clinica

    La pedagogia clinica è una scienza che trova nei fondamenti epistemologici i criteri di validità del sapere scientifico e in tecniche e metodologie proprie le risposte necessarie al vasto panorama dei bisogni educativi della persona.
    Le basi epistemologiche, i metodi e le strategie che la sostanziano sono il risultato dello studio e della ricerca di quanti, assieme al fondatore Prof. Dr. Guido Pesci, si sono impegnati e si impegnano a garantirne i presupposti teorici e pratici.
    La pedagogia clinica ha i il compito di studiare, approfondire e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a liberarsi da ogni stato di disagio psicofisico e socio-relazionale e raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.


    Pedagogista Clinico

    Il Pedagogista Clinico è il professionista che si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i molteplici bisogni dell’individuo. Egli concretizza, in strutture pubbliche o private, diagnosi pedagogico-cliniche per conoscere la persona e svolge il suo impegno attuando interventi su soggetti di ogni età o su gruppi, per favorire un’equilibrata evoluzione soci-relazionale e psico-affettiva.


    Il Pedagogista clinico è un professionista laureato che ha seguito un corso di specializzazione post laurea triennale. Egli si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i bisogni dell’individuo, in strutture pubbliche o private e in collaborazione con altre figure professionali mediche e paramediche. Le sue competenze si rivolgono a soggetti di ogni età già a partire dalla gravidanza, in un rapporto duale o di gruppo. Attraverso un'accurata diagnosi pedagogico clinica è in grado di conoscere in modo approfondito e multidisciplinare i disagi della persona, per strutturare un percorso evolutivo socio-relazionale e psico-affettivo che riporti a una situazione di equilibrio.

    Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Pedagogia_clinica"

  7. #52
    infolenlen
    Ospite non registrato
    Il problema che ho riscontrato io non è solo di definire le due scienze (psicologia-pedagogia clinica) ma di tracciare una netta separazione tra pedagogia clinica e psicoterapia.
    Perchè vi ripeto(sempre ricordando che la prima non è una professione regolamentata) le due sono ben definite a termini ma non per quanto il campo di applicazione e la durata di applicazione.
    La pedagogia clinica (adulti e bambini) non può fare terapia ma può fare diagnosi pedagogica e può "trattare tutti i disagi" per portarli all'equilibrio.
    Quindi , sembra che si voglia dimostrare che il termine trattamento ( che non ha limiti di applicazione o tempo se non quelli di adottare le tecniche che ho già citato precedentemente)e terapia siano 2 ottimi modi per aiutare qlsiasi disagio.

    Non so se sia il caso di attaccarsi tanto alle definizioni,in quanto come si dice e ridice (giustamente )una è regolamentata l'altra no, forse è meglio indagare su quello che fanno, su quello che accolgono in studio,su quello che trattano.
    Es:
    l'utente può essere benissimo una persona che si presenta con un disagio derivato da abuso sessuale e viene trattato per questo disagio,ma si ammetta che in realtà questa persona possa avere altri disturbi ,essere una gran millantatrice ed essere depressa e non avere mai subito violenza perchè semplicemente ha sedotto ,ha avuto un rapporto sessuale ed è stata abbandonata .Quindi il pedagogista clinico usa tecniche ed interventi educativi per alleviare le ferite dell'abuso sessuale. La paziente manifesta altri sintomi e il pedagogista li tratta ,poi sposta il sintomo ed il pedagogista lo tratta e così via.....

    Posso chiedervi in modo umilmente arrogante se non essere regolamentate è un vantaggio o meno e che cosa comporta non essere regolamentate? Forse dovrebbe essere un avvertimento fatto all'utente?
    Es per riflettere:
    Il massaggio cranio sacrale non è riconosciuto, le costellazione famigliari non hanno ancora valenza scientifica ,le discipline olistiche sono regno di santoni e sette come le diverse discipline religiose non riconusciute dalla chiesa e segnalate da molte associazioni anti setta(come l' ARIS che è un associazione veneta )la stessa psicologia un tempo non erà nemmeno una laurea(in Italia), quindi non solo non regolamentata ma nemmeno esistente.

    Per segnalare un abuso di professione di un pedagogista all'ordine degli psicologi esso deve aver usato il termie psicologico (fatture e verbali e registrazioni) e deve aver fatto terapia ed usato tecniche che solo lo psicologo o psicoterapeuta può usare,secondo l'ordine degli psicologi non importa cosa tratta bensì come lo tratta.

    Figuramoci se l'utente è maggiorenne e i genitori non possono fargli seguire altri professionisti perchè questo dipende fortemente dal pedagogista,e legalmente hanno solo la possibilità di farlo momentaneamente interdire(non so se sto usando il termine giusto) perchè il plagio in Italia non è perseguibile come in Francia......


    Purtroppo le acque del discorso ,amio modesto parere, devono essere confuse, Si ci fermassimo alle definizioni da dizionario tutto il discorso di 4 pagine sarebbe stato inutile.
    La definizione delle professioni va anche discussa non esibita e messa a tacere perchè si teme che"qui fugit patellam cadit in prunas"(chi fugge dalla padella cade nei carboni accesi).Poi si può tornare anche al punto di partenza ma è giusto fare questi percorsi affinchè altri non perdano più tempo a percorrerli.


    Grazie per il vostro aiuto in qualsiasi modo gradito.

  8. #53
    Partecipante Affezionato L'avatar di korsy
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    89
    ciao, ho modificato la definizione di wikipedia in questa maniera:

    la pedagogia clinica è una disciplina profondamente dedicata alla persona, che trova in tecniche e metodologie proprie le risposte necessarie al vasto panorama dei bisogni educativi dell'individuo. Le basi epistemologiche, i metodi e le strategie che la sostanziano sono il risultato dello studio e della ricerca di quanti si sono impegnati e si impegnano a garantirne i presupposti teorici e pratici. La pedagogia clinica ha il compito di studiare, approfondire e rinnovare metodi educativi finalizzati ad aiutare il singolo individuo e il gruppo a crescere in senso armonico (pedagogia), per raggiungere nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri.

    Il Pedagogista clinico è un professionista laureato che ha seguito un corso di specializzazione post laurea triennale. Egli si avvale di tecniche e metodologie proprie ed esclusive per affrontare i bisogni dell’individuo, in strutture pubbliche o private e in collaborazione con altre figure professionali mediche e paramediche. Le sue competenze si rivolgono a soggetti di ogni età già a partire dalla gravidanza, in un rapporto duale o di gruppo. Attraverso un'accurata valutazione pedagogica è in grado di conoscere in modo approfondito e multidisciplinare i disagi della persona, per strutturare un percorso educativo socio-relazionale e affettivo che riporti a una situazione di equilibrio.

    Il "Pedagogista clinico" non è una professione riconosciuta dallo Stato e pertanto non è regolamentata da legge o soggetta a controllo di organi ordinistici.

    Il Pedagogista Clinico non può:

    - Fare diagnosi: per legge tale funzione è prerogativa di medici(chirurghi,odontoiatri,veterinari) e psicologi;

    - Fare psicoterapia: per legge tale funzione è riservata a psicoterapeuti(psicologi o medici);

    - Prescrivere farmaci (prerogativa dei medici;

    - Fare counselling psicologico (prerogativa degli psicologi);

    Non è ancora esaustiva ma chi ha altre idee può aggiungerle semplicemente clikkando sul link "modifica"
    Ultima modifica di korsy : 14-02-2007 alle ore 16.02.25

  9. #54
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da infolenlen
    [...]Purtroppo le acque del discorso ,amio modesto parere, devono essere confuse, Si ci fermassimo alle definizioni da dizionario tutto il discorso di 4 pagine sarebbe stato inutile.
    naturalmente non ci si può fermare alla definizione del vocabolario , questo è pacifico però secondo me sono fondamentali e un necassario punto di partenza.
    secondo me il vocabolario ha il merito di vincolare le persone alla realtà delle terminologie (senza le "interpretazioni" che in troppi accampano) e soprattutto una definizione permette di ragionare sulle cose e quindi di capirle meglio.

    faccio un esempio, ti esprimo il mio ragionamento partendo dalle definizioni:
    se la pedagogia è la disciplina dell'educazione allora il pedagogista ha un compito educativo e se ci metto vicino l'agettivo clinico, non significa che diventa "un clinico" (nel senso che fa diagnosi o cura), ma che lavora in un conteso clinico.

    dalla teoria passo allora alla pratica e allora mi viene in mente un'esperienza fatta durante l'università. ho frequentao per l'esame di psicopatologia un centro di riabilitazione dove afferivano pazienti ex psichiatrici. c'era lo psichiatra, lo psicologo clinico e il pedagogista. quest'ultimo aveva il compito di occuparsi degli aspetti educativi del percorso riabilitativo dei pazienti e lo faceva organizzando corsi di pittura, visite culturali, ma anche colloqui di lavoro e stage ecc. e soprattutto supervisionando il tutto in modo che fossero funzionali al recupero sociale (e dunque anche psico-affettivo) delle persone.

    e mi pare che questo collimi con quanto scritto da korsy (col cui posto condordo )
    ovviamente non tutti possono avere questa esperienza pratica, però tutti possono fare un ragionamento sulla base delle definizioni e la conoscenza può fare chiarezza, anche per chi non è dell'ambiente o non ha esperienze dirette


    secondo me il problema, infondo, resta quello espresso dal thread, ci sono persone che commettono degli abusi di professione e poi, mi ripeto, il fatto è che troppe persone credono di poter fare tutto ... è un malcostume odioso che non si può eliminare nemmeno con definizioni, ragionamenti, confronti, ecc. .


    Originariamente postato da infolenlen
    [...]Posso chiedervi in modo umilmente arrogante se non essere regolamentate è un vantaggio o meno e che cosa comporta non essere regolamentate?
    ottima provocazione!!! vorrei saperlo anche io

  10. #55
    psicosarix
    Ospite non registrato
    scusate lo sfogo!
    ma è possibile che "padri" di queste figure simil-co-psicologiche siano sempre degli psicologi e/o psicoterapeuti che hanno messo su una loro scuola? che poi hanno fatto riconoscere legalmente, in qualche modo, come formazione post universitaria, corsi , scuole, ecc???

    ma non se ne può più!!! secondo me ce la dobbiamo prendere con queste persone ... ma la smettano di inventare fantastiche discipline innovative. vogliono innovare??? ben vengano! evviva!!! ma innovino la psicologia!!! e la promuovano ... che ne ha proprio bisogno!!!

    mi ha incuriosito la definizione data da infolenlen (e ben modificata da korsy). così sono andata a vedermi chi è il Dott. Guido Pesci e trovo:

    "BIOGRAFIA

    GUIDO PESCI, pedagogista clinico, reflector, psicologo, psicoterapeuta, giornalista pubblicista. Docente di Pedagogia Speciale all' Università degli Studi di Siena. Direttore scientifico dell' ISFAR Post Università delle Professioni di Firenze e Presidente dell' ANPEC (Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici) è direttore della rivista Pedagogia Clinica-Pedagogisti Clinici (http://www.clinicalpedagogy.com/prof.../biografia.htm)"


    ... che poi sono davvero psicologi o sono stati graziati con la moratoria dell'89??? no perchè continuo a pensare che sia stato un vero danno per la psicologia ... ma è solo la mia opinione.


  11. #56
    infolenlen
    Ospite non registrato
    x korsy

    Scusa per la citazione errata, avevo messo un pezzetto di un altro sito. Grazie per la correzione
    Per quanto riguarda la diagnosi e altro:

    Dal sociale emergono domande diversificate e nuovi bisogni che sollecitano un ripensamento di contenuti, principi e metodologie delle scienze pedagogiche: non è più possibile continuare a parlare di educazione in termini generici o relegati solo a specifici ambiti (quello scolastico e dell’infanzia, per esempio).

    Questo cambiamento culturale e scientifico ha imposto il superamento del divario tra teoria (pedagogia) e prassi (educazione), e la Pedagogia Clinica come nuova scienza, ha recepito tali istanze e da oltre trenta anni risponde con soluzioni educative indirizzate al rafforzamento delle capacità individuali ed al progresso sociale e culturale; rendendo operativi i suoi principi educativi è in grado di aprirsi al vasto panorama dei bisogni della persona, offrendo anche risposte concrete, con chiarezza metodologica e seri presupposti scientifici.


    L’accezione di clinico, in estensione a pedagogia, definisce la finalità educativa come un’azione umana di aiuto alla persona e al gruppo.

    La Pedagogia clinica ha una sua specifica competenza che trova nei fondamenti epistemologici i criteri di validità del sapere scientifico e, con le scienze ad essa ausiliarie, garantisce nuovi equilibri nell’uomo e nella società. Questa scienza ha acquisito i suoi metodi diagnostico-clinici , recuperandoli dalla pedagogia sperimentale e dalla psicologia eclettica, integrati da strumenti e modalità attuali: procedimenti capaci di previsione e di verifica o di comprensione dei problemi e dei fatti, con cui rilevare ogni potenzialità, abilità e disponibilità dei soggetti presi in carico.

    Per la pedagogia clinica la conoscenza di ciascun individuo è la condizione essenziale dell’opera educativa, poiché essa deve adattarsi ai bisogni e alle possibilità di ogni persona.

    Osservare l’individuo significa tenere conto della sua complessità e della sua globalità neuro biologica, psico-affettiva e fisica: comprenderlo attraverso un approccio di tipo olistico che permetta di trovare valide alternative al disagio esistenziale.

    Il Pedagogista Clinico è il professionista abilitato all’esercizio della pedagogia clinica nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e dell’intervento educativo di individui , gruppi, organismi sociali e comunità.

    La formazione in Pedagogia Clinica si acquisisce attraverso la partecipazione ad un Master triennale post-laurea (in pedagogia a indirizzo psicologico o psicologia o scienze dell’educazione) gestito dall’ISFAR , Post-Università delle professioni (Istituto Superiore Formazione Aggiornamento Ricerca) e organizzato e promosso dall’Istituto Internazionale di Pedagogia Clinica di Firenze.

    Il Master, riconosciuto dal CNEL, a livello europeo, tra le nuove professioni, è titolo per l’ammissione all’Associazione Italiana Pedagogisti Clinici (ANPEC) e per l’iscrizione all’Albo dei Pedagogisti Clinici.

    La formazione è basata non solo su lezioni teorico/didattiche, ma soprattutto su esperienze pratiche e diverse ore di tirocinio in strutture pubbliche e private e consente l’acquisizione di nuove modalità operative di aiuto alla persona.

    Competenze del Pedagogista Clinico:

    Conduzione dell’assessment pedagogico clinico.

    Diagnosi pedagogico clinica per disturbi di apprendimento e ADHD.

    Diagnosi pedagogica per conoscere l’individuo e le sue abilità e potenzialità.

    Interventi preventivi le cui strategie educative siano capaci di favorire un’equilibrata evoluzione socio-relazionale e psico-affettiva.

    Utilizzo di tecniche e metodologie pedagogico cliniche per permettere alla persona di superare difficoltà e disagi relativi a espressività, apprendimento, comunicazione, fiducia in sé e rapporti interpersonali.

    Consulenza tecnico-scientifica a enti pubblici e privati per riconoscere, osservare e studiare all’interno di strutture educative i processi relazionali, organizzativi e didattici (teacher training).

    Counseling pedagogico clinico al singolo e alla coppia (parents training).

    Organizzazione e conduzione di ateliers educativi per soggetti in età evolutiva, adulti e terza età.

    Attività di sperimentazione, ricerca e didattica in ambito psicopedagogico.

    http://www.aifa.it/anpec.htm

    Io vi segnalo a titolo informativo questi siti.


    x psicosarix

    Hai perfettamente ragione riguardo l'importanza delle definizioni, quando dicevo di andare oltre non intendevo dire di non considerarle bensì di andare a considerare anche eventuali evoluzioni di tali definizioni.
    Il tuo sfogo è legittimo ed è anche il mio per quanto riguarda i padri di queste nuove "correnti", ma è normale che sia così perchè solo da chi conosce bene la sua materia può nascere l'alternativa poi ,per esagerare, questa alternativa può diventare la coca cola o un arma chimica .

    Magari un giorno anche la pedagogia (clinica) troverà la sua legittima collocazione ,facendo diversi errori,e magari grazie a critiche e a segnalazioni fatte da persone con senso morale e civico e che possono essere semplicemente Signori o Signor-dottori.

    Lo so che tutti abbiamo paura di essere denunciati, ma se si hanno le prove ( e non è cosa da poco !)non c'e da esitare non solo perchè si debba difendere un ordine.

    Sarebbe utile essere a conoscenza di precedenti ,di persone che hanno segnalato magari sia all'ordine degli psicologi che alle associazioni tipo Anpec .
    Io mi sto muovendo su entrambi i fronti, e dopo aver consultato sia l'uno che l'altro sto verificando l'esistenza di prove o oltraggi al codice deontologico :registrazioni fatte senza il consenso dell'utente, letture di verbali di un utente ad un altro utente solo per diffamare etc, verifiche comunali per es il libero professionista non deve avere nessuna autorizzazione dal comune mentre tutti gli altri si.(il pedagogista che non ha una professione regolamentata è un libero professionista?) etc.....
    Attenzione!
    Spesso in questi studi (pseudo associati) esercitano psicologi e pedagogisti ,un consiglio ..... state attenti a queste colloborazioni perchè spesso il pedagogista fa partecipare da testimone lo psicologo (la cui attività può essere compromessa nel momento in cui il pedagogista agisce male).E' già capitato.

  12. #57
    infolenlen
    Ospite non registrato
    Dimenticavo...per quanto riguarda le autorizzazioni comunali esista una legge nuova ed una,per così dire in cantire ,che (quella in cantiere)abolisce la necessità di essere autorizzati per praticare qlsiasi cosa ! Se lo sapete datemi conferma o smentita,grazie.
    Un alternativa,l'unica che rimarrà agibile: Striscia la Notizia.
    Ogni tanto anche io ho un calo di stile...

  13. #58
    infolenlen
    Ospite non registrato
    PER PSICOLOGI E NON

    http://www.sipap.org/

    http://www.enpap.it/

    sapete Tutti cosa sono queste società e associazioni?
    Tenetele sempre presenti e contattatele per avere informazioni se ne avete bisogno.

  14. #59
    atenanike
    Ospite non registrato
    Ciao a tutti,ora che hanno chiuso gli orfanotrofi non sarebbe meglio aiutare anche con dei finanziamenti chi volesse aprire una casa famiglia?Il docente delmiomaster anni fa aveva provato,ma si aveva lasciato perdere pechè ci volevano un sacco di autorizzazioni e tanto per cambiare conoscenze!

  15. #60
    Partecipante Esperto
    Data registrazione
    19-09-2005
    Messaggi
    380

    Counseling vero e onestà intellettuale

    X tutti,

    ho trovato la discussione interessantissima e condotta con al fondo i fatti e le notizie reali.
    X quanto riguarda il Counseling: i Programmi di formazione seri (ad es. quelli approvati SICO) possiamo anche obiettare, come so fanno molti Psicologi, che siano aperti anche ai "non Psicologi", ma so per certo che le prime lezioni sono appunto sulla Psicopatologia e non x curarla, ma x imparare a distinguerla ed inviare gli eventuali casi allo Psicoterapeuta o nel dubbio allo Psicologo per una Consulenza psicologica.

    Io sono "Counselor aziendale" (e Trainer di PNL, certificato negli Stati Uniti dalla Society of NLP),quindi, non ho seguito tali lezioni, ma quando mi è capitato (un amico: "Ti invio una persona che dice di aver bisogno di Coaching PNL") ed ho visto che nel caso si trattava di tutt'altro che di "bisogno di Coaching PNL" ho alzato il telefono ed ho chiamato un'amica Psicoterapeuta e gliel'ho inviato!

    Secondo me ci vuole al fondo l'onestà intellettuale oltre che professionale: a partire da chi inventa nuove "Scuole di specializzazione" triennali e sa benissimo che si tratta di figure indefinite e "non riconosciute" dalla legge italiana, ad alcuni Counselor scolastici che affrontano casi chiaramente da "psicoterapia" (es. anoressia), ma anche allo Psicologo che s'improvvisa psicoterapeuta e conduce sessione di "Coaching" di 2 h ciascuna in cui fa tutt'altro che Coaching.

    Quindi lo "sconfinamento" al momento riguarda casi che appartengono a molte o quasi tutte le figure professionali che operano nel settore e non solo gli "Psicopedagogisti"!

    Ciao,
    psi_net

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