Ciao Accadueo , possiamo parlare in merito al problema della
omosessualita come una nevrosi della inacessibilità ad un rapporto etero , ma hai intuito bene , non mi va di entrare nel
merito della storia di una singola persona , in questo caso l'amica
che ho tirato in ballo.
In generale da persone che mi hanno raccontato la loro storia e esperienze raccontante in modo letterarario da poeti e scrittori ( tra l'altro ho citato Pasolini) mi viene da pensare che esiste questa possibilità. E' come se , nell'ambita dell'ambivalenza sessuale, che poi è di tutti , in questo caso ciò che impedisce
la scelta etero non è un aspetto di carattere genetico , come vero
e proprio disinteresse , ma l'angoscia che si sviluppa quando si
desidera accedere a tale esperienza.
Persone che tendono a allacciare una relazione etero , che poi
la notte dormono male , hanno sogni ricorrenti con tipiche caratteristiche edipiche , e si svegliano in uno stato di angoscia.
C'è gente che non riesce più dormire e si rasserena solo se
rinuncia a quella relazione.
Come spiegare l'affetto o l'amore che si sviluppa per un persona di un altro sesso , e che ha nel sesso le sue difficoltà ...e che si
risolve solo con l'evitamento e la fuga e quindi rinuncia a quell'affetto e a quell'amore?
E' interessante Pasolini quando parla della sua omosessualità come 'blocco sessuale'non
come scelta quindi, ma scelta indotta. Ci sono alcune lettere interessanti e per esempio la poesia 'Supplica alla madre' dove
la sua inaccessbilità alle donne sembra dipendere dalla impossibilità di tradire la perfezione del rapporto con sua madre.
Ma questa mi sembra più una forma di sublimazione di quello
che poteva essere una 'paura di castrazione'.
E se vai a vedere il film 'Edipo re' con molti riferimenti autobiografici , c'è l'immagine di un genitore
suo padre , militare tutto d'un pezzo , che dice al figlio appena nato ' tu sei venuto al mondo per prendere il mio posto e mettermi
da parte'. C'è da pensare dunque che in pasolini si fosse verificata la paura di castrazione mai superata , e quindi per tutta la vita l'accessibilita alla donna / madre veniva sentita come angoscia di castrazione appunto.
Ora accolgo diciamo una tua possibile obiezione ... tu sembri
dire che c'è la possibilità che una persona abbia paura dei giudizi
esterni e quindi tenderebbe ad aggrapparsi alla eterosessualità pur essendo consapevolmente omo e confusamente prova delle
attrazioni etero.
(Mi è venuto in mente un'altro fim interessante sul tema ' L'altra faccia dell'amore ' di Ken russel .)
L'angoscia di cui io parlo , accade a persone che già vivono più o meno tranquillamente la loro omosessualità , nel senso che questi
sono stati accettati tranquillamente da genitori amici etc. etc.
e mi sembra che oggi la cultura tenda anche a sostenerli ...
allora come mai un risveglio più o meno confuso di tipo etero
trova difficoltà di questo tipo se da questo punto di vista non
c'è alcun divieto sociale?
Posso capire il contrario , la paura del giudizio da parte di chi
senta attrazioni omo , ma l'angoscia più o meno bloccante che deriva da un interesse etero , mi sembra debba avere radici
di carattere nevrotico , dentro un tipico quadro descritto dalla
psicoanalisi classica. La scelta dunque è , o un erotismo omo o
nessun erotismo.
Ora l'erotismo etero , non è una scelta dell'Io dell'individuo , ma
appartiene all'altra soggettività che ha radici nella biologia che
non ha altro interesse che rinnovare la vita.
Quindi io non metterei mai sullo stesso piano i due istinti :
la scelta omo sembra essere privata di qualsiasi necessità che ci trascende come individuo , per cui può valere come ricerca del
piacere per il piacere, e affetto , relazione tutto ciò che si vuole e va benissimo. Ma a parte qualche gioco bizzarro della natura ,
com'è che in alcuni casi si impedisce all'altra soggettività che ci
abita , quella della specie , di portare avanti il suo compito ?
C'è comunque un libro di Lowen , 'amore e orgasmo' , che sembra
a favore di una eziologia nevrotica dell'omossessualità , anche questo molto interessante e molto discutibile .... però è la sua esperienza di clinico.
Quello che io alla fine voglio dire , che non è l'omosessualità come
esperienza di quell'ambivalenza che ci portiamo dentro il problema da trattare come normale o patologico , non c'entra niente .. ma quell'omosessualità che è solo l'aspetto di una
eterosessualità impedita , o se vogliamo possiamo dire così:
Non ci importa valutare l'omosessualità in se , qualunque sia
il motivo della scelta. Valutiamo perchè si fallisce un compito che ci
è stato assegnato ... a parte gli 'esenti' per natura.







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