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Discussione: diversamente abile?

  1. #16
    giorgia_pearl
    Ospite non registrato
    Ciao a tutti.Mi sono spesso chiesta quale fosse il termine più corretto...Una volta in un servizio televisivo, in una intervista una ragazza sulla sedia a rotelle disse che secondo lei il termine giusto è "disabile", rispetto ad altri..ma ancora non si parlava di "diversamente abile". Da quella volta uso il termine "disabile", anche perchè l'alternativa sarebbe handicappato...Insomma, sono d'accordo con chi dice che è giusto far decidere agli interessati il termine da usare! In fondo il problema si pone perchè non si vuole urtare la sensibilità di nessuno e perchè comunque sono termini che si usano.Se conosco qualcuno in sedia a rotelle ...posso dire "il mio amico in sedia a rotelle" ma se vado a fare un giro con un gruppo di disabili...come dovrei dire altrimenti? Comunque ,ripeto, se mi dicono qual'è il termine più gradito lo uso subito.L'idea di "diversamente abile" secondo me è corretta ma ...in effetti è "difficile" da usare, non so se mi spiego.
    E' un argomento importante, seguirò quello che avete da dire.Grazie, ciao

  2. #17
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LaRoby
    Scusate ma non sarebbe meglio lasciare decidere agli interessati come debbano essere chiamati? Chi siamo noi per decidere come devono essere etichettati gli altri? Perchè abbiamo tale bisogno di categorizzare?
    Se ho un amico su di una sedia a rotelle non lo chiamo "ehi disabile!" o "ehi tu che sei diversamente abile!", lo chiamo giuseppe, francesco, filippo... quale che sia il suo nome. E' come essere chiamata "psicologa" quando io prima di tutto sono Roberta!
    Sono/siamo persone... abili, disabili, diversamente abili... ognuno si faccia chiamare come vuole... ma resta il fatto che prima di ogni etichetta noi siamo tutti delle persone.
    Si concordo in parte.
    La questione non era se chiamare l'amico, disabile o Filippo. Ovviamente lo si deve chiamare col suo nome. Mica per strada ti metti a gridare "aò disabile annamo che è tardi!"
    Bensì era quella, semantica, se un termine, usato per necessità di economia mentale (copyright di Accadueo), piuttosto che un altro potesse creare disagi o potesse essere addiritura terapeutico.

    E' chiaro che il peso delle mie opinioni è diverso rispetto a quelle di un diretto interessato, ma non capisco perchè non se ne debba parlare. Io ho letto alcuni scambi di battute tra "disabili" sull'argomento e, senza stupirmi più di tanto, ho visto che più o meno loro le opinioni in merito ricalcano quelle mie e di Accadueo: ci sono alcuni che preferiscono essere rassicurate dal termine diversamente abile e altri che lo trovano profondamente ipocrita. Viene quasi da dire de gustibus.

  3. #18
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di LaRoby
    Data registrazione
    29-12-2002
    Residenza
    vagabondando alla ricerca di me stessa...
    Messaggi
    1,348
    Parods scusa, ma il tuo "aò disabile annamo che è tardi" mi sta facendo morire... mi sento cattivissima, ma mi vien troppo da ridere...
    Ho parlato dei nomi solo per far intendere che secondo me si stava dando troppa importanza all' etichetta piuttosto che alla persona ed alla sua libertà di scelta.
    Parlarne se ne può parlare, solo che noi non siamo nella loro situazione e, quindi, credo che non possiamo capire pienamente cosa sia più giusto. Del resto ognuno sa quel che è più giusto per se, no?
    "Anche a me piacerebbe condividere il resto della vita con una persona, ma non riesco a farlo con uno che non amo, solo perchè non c'è di meglio. La medaglia d'argento. Conosco un sacco di persone che stanno con la medaglia d'argento, la seconda classificata, piuttosto che star sole." (Il giorno in più - F. Volo)

  4. #19
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
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    2,536
    un secondo, non è che nel momento in cui si decidesse di optare per la definizione di diversamente abile automaticamente si perdono tutti i diritti che si sono acquisiti dopo millenni di storia umana! Non capisco una cosa, siamo tutti d'accordo che siamo tutti diversamente abili.. ma non siete d'accordo che in qualche campo siamo dei disabili? anche il termine disabile è molto generico, non spiega meglio! come diceva Barux, lui è diversamente abile nel senso che sa smontare un amplificatore, ebbene io in questo caso posso definirmi un disabile perchè non so farlo, non ne ho le capacità.
    Quando cerco di "difendere" il termine diversamente abile, penso soprattutto ai bambini e ragazzini che si ritrovano a dover affrontare molti disagi in seguito a traumi genetici, fisici e psicologici. Capisco il trentenne che ha passato la vita a sentirsi dire disabile e finalmente nel momento in cui arriva ad elaborare il proprio "trauma", accetta la sua "diversità". Ebbene, per me, accettare la propria "diversità" significa anche scoprire l'uguaglianza, l'essere comunque una persona nei suoi pregi e nei suoi difetti. Io penso che non sia necessario sottolineare sempre i difetti che siano o meno evidenti, portano solo a frustrazione, senso di incapacità, inadeguatezza.
    Tanto per fare un esempio, prendo un ragazzo/a in piena crisi adolescenziale e inizio a fargli/le notare i "difetti" che lui o lei pensavano di avere.. sto parlando di brufoli e sedere tondo tondo.. parlando in termini probabilistici potrei dire che se nessuno parla a questo ragazzo/a in termini di risorse, questo/a si rinchiuderà in casa per un bel periodo avendo in testa pensieri di inadeguatezza, incapacità e frustrazione.
    Quando il direttore editoriale di SuperAbile.it, F. Bomprezzi, dice che il termine disabile è utilizzato ovunque e specialmente nella lingua inglese che la considera come "elemento unificante e di chiarezza", posso dire che anche il termine people with different abilities viene utilizzato basta fare ricerca su qualsiasi motore di ricerca..
    "The work of Education International on the differences of ability

    Talking about the problems of discrimination of the invalided persons is a still taboo phenomenon. EI takes its interest in the situation of the teaching personel and the education workers, as well as the students with different abilities. These different abilities could be due to a handicap, an illness or even some psychologic difficulties.

    These persons are regularly discriminated on the place of work or during their scolarity, and even excluded because theay are considered as "anormal" or "unable". This exclusion guarantees inevitably the inequalities of the rights and sometimes also behaviors of violence against these persons.

    The European Comittee on Equality is interested in the problems of discrimination met by the people with different abilities in education (students and education personel). They furnished recomendations (Word) to the Executive Board of Europe in order that concrete politics and actions will be developed in favour of this target group. "



    qui

  5. #20
    Postatore Epico L'avatar di Ember
    Data registrazione
    22-07-2002
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    Urbino
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    11,724
    Secondo me ci facciamo troppi problemi sul modo di definire queste persone... un "diversamente abile" non accetterà meglio la sua condizione sentendosi chiamare in un modo piuttosto che in un altro.
    Possono fare tante cose, l'importante è farglielo capire: stargli vicini, trattarli come persone normali ma senza mai nascondere che il loro problema c'è, e si vede, e tutti lo vedono. E soprattutto fargli capire che questo handicap è non solo da accettare, ma anche da apprezzare in qualche modo, perchè fonte di abilità diverse e chissà, forse di ricchezza interiore...

  6. #21
    indiana
    Ospite non registrato
    Uhm...ho letto e riletto un pò tutte le risposte sulla necessità di accettare o meno un termine come diversamente abile al posto del termine dis-abile. Tra le tante cose che ho letto, mi ha colpito una frase in particolare, scritta da accaduedo: "La gente attribuisce un significato alle parole.. " Noi comunichiamo, pensiamo attraverso il linguaggio, le parole i suoi significati, attraverso questi noi diamo senso alla realtà. Una parola può essere negativa o positiva, questo è vero: negro è di certo diverso da nero, il passaggio nn è stato causale. In termini di significato linguistico, siamo tutti d'accordo che usare il termine negro equivale ad una connotazione dispreggiativa, usare il termine nero, forse indica il suo opposto, forse! Dico forse, perchè credo che al di là delle parole, esistano delle intenzioni, prettamente soggettive, emotive, di cui solo noi, quando usiamo le parole siamo consapevoli, a volte nemmeno questo. Voglio dire che non è usando un termine diverso come diversamente abile, necessariamente siamo persone "civili". E' altrettanto vero che le parole contribuiscono e sono parte della nostra cultura, l'evoluzione di un linguaggio è in netta relazione con l'evolversi del pensiero sociale. Che un termine del genere crei meno disagio nel gestire una diversità, che ben venga. Ma si parla appunto di diversità!! Una menomazione fisica, una mentale, un disagio emotivo, un trauma...e se vogliamo rientrare nella categoria della"normalità" religioni diverse, status diversi, colore della pelle diversi e addirittura modi di pensare diversi, ci fanno rendere conto che la normalità è un concetto mentale, piuttosto che la realtà. Il punto, credo, sia il come ognuno di noi gestisce se stesso con il diverso da sè. Questo però è un fatto prettamente individuale! Le parole fissano concetti!! Ma l'essere umano al potere di guardare oltre delle semplici categorie culturali.

  7. #22
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da indiana
    Voglio dire che non è usando un termine diverso come diversamente abile, necessariamente siamo persone "civili". E' altrettanto vero che le parole contribuiscono e sono parte della nostra cultura, l'evoluzione di un linguaggio è in netta relazione con l'evolversi del pensiero sociale. Che un termine del genere crei meno disagio nel gestire una diversità, che ben venga. Ma si parla appunto di diversità!! Una menomazione fisica, una mentale, un disagio emotivo, un trauma...e se vogliamo rientrare nella categoria della"normalità" religioni diverse, status diversi, colore della pelle diversi e addirittura modi di pensare diversi, ci fanno rendere conto che la normalità è un concetto mentale, piuttosto che la realtà. Il punto, credo, sia il come ognuno di noi gestisce se stesso con il diverso da sè. Questo però è un fatto prettamente individuale! Le parole fissano concetti!! Ma l'essere umano al potere di guardare oltre delle semplici categorie culturali.
    Ottime considerazioni.

  8. #23
    Ospite non registrato
    Brevi frammentarie considerazioni.

    diversamente abile=abile in modo diverso.

    diverso da chi?? o da cosa??

    e soprattutto abile in modo diverso "in cosa"??
    nell'allacciarsi le scarpe (anch'io quando avevo qualche chilo in piu')
    oppure "abile in modo diverso" nell'adempiere ad una funzionalità sociale che oggi, a differenza dei tempi in cui occorrevano gambe e braccia per inseguire la selvaggina, è talmente eterogenea.......

    E nell'epoca dei super-tecno-burocrati l'analfabeta di internet, inglese e impresa è anch'egli un diversamente abile??

    E per gli omosessuali che termine eufemistico troveremo: diversamente sexy??

    In una società che ancora teme la differenza non mi stupisce poi tanto se si tenta, in ogni modo, di etichettare l'apparentemente diverso dalla maggioranza.

    Il punto è che, ancora una volta, innanzi al demagogico valore della funzionalità sociale standardizzata, vedo il neofita termine come il tentativo, pur leggittimo, di trovare una "sistemazione" di ruolo socialmente accettata e quindi preliminarmente una "nouvelle definizione linguistica" per la persona con caratteristiche non comuni.

    E temo, innanzi tutto, che, da questo nuovo perbenismo linguistico, possa derivare una caduta del muro di solidarietà che, pur se parzialmente, è stato sinora utile.

    In fondo siamo tutti inabili.

    Provate a ricerca in internet informazioni su "sindromi e malattie rare". Potrebbe sorgere il sospetto che, al di là di una convenzionale idea di sanità psico-fisica, in fondo siamo tutti "sani e malati".

    Finchè ogni individuo non avrà la concreta possibilità di adempiere completamente a se stesso ed alla propria vita, ognuno di noi sarà sempre in balia di una etichetta sociale che lo abilita/disabilita alternativamente da una UTILITA', ripeto sociale, che ha poco a che fare con democrazia.

  9. #24
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Originariamente postato da ccarlo
    Brevi frammentarie considerazioni.

    diversamente abile=abile in modo diverso.

    diverso da chi?? o da cosa??

    e soprattutto abile in modo diverso "in cosa"??
    nell'allacciarsi le scarpe (anch'io quando avevo qualche chilo in piu')
    oppure "abile in modo diverso" nell'adempiere ad una funzionalità sociale che oggi, a differenza dei tempi in cui occorrevano gambe e braccia per inseguire la selvaggina, è talmente eterogenea.......

    perfetto ccarlo! Mi piacerebbe sentire adesso la tua sulla definizione di disabile.
    il termine disabile, ti fa venire in mente subito che non è abile in cosa?
    "In fondo", come anche tu hai detto, "siamo tutti inabili".

  10. #25
    Ospite non registrato
    Oggi è l'anniversario della nascita dell'antropologo e psicologo Cesare Lombroso.
    Cercando di lui in internet ho anche scoperto che teorizzava una proporzione fra genio e cretineria: ADDIRITTURA nel riferirsi a Lev Tolstoj. Fin qui innocua teoria: potrebbe anche piacere sentirsi dire genio/cretino.
    Il pericolo nasce invece dal rimedio prospettato dallo stesso Lombroso: internamento (ergo soppressione sociale) o soppressione fisica preventive.
    Mi viene poi in mente che in una accezzione volgare (vulgo=popolo=massa=maggioranza) si è spesso detto degli omosessuali come di "non buoni" e viceversa di persone sterili o anche di persone inclini ai piaceri carnali in maniera piu' sofisticata (diversa) come di "ricchioni" o " "perversi".
    Ecoo: li c'e' una funzionalità sociale non-adempiuta: la procreazione, la costituzione della famiglia, l'integrazione.
    La mia personale accezzione del termine "disabile" è assolutamente generica e indifferenziata, sapendo che si etichettano in tal modo persone che hanno diversità talmente eterogenee anche fra loro................ Collego l'etichetta solo ad una persona apparentemente diversa dalla maggioranza, e sottolineo apparentemente.
    Ho tentato, poi, sul dizionario, di trovare una definizione per comprendere quale possa essere il significato di disabile convenzionalmente (la lingua è pur sempre una tacita convenzione) accettato.
    Ecco cosa ho trovato:
    grammatica: aggettivo, non comune
    definizione: non abile. Lo stesso che andicappato.
    NON COMUNE. = ANDICAPPATO.

    Per concludere mi pare che il nuovo modo di dire "diversamente abile", pur se un tentativo di accogliere nel contesto sociale e produttivo persone che potrebbero starci a miglior titolo di altre che sono "normali", sia un fallimento ed una contraddizione in termini.

    Mi piacerebbe che le persone venissero rispettate piuttosto che qualificate, accettate in quanto persone piuttosto che riciclate in quanto diverse.

    Pensavo che sarebbe certamente più rispettoso, necessitando descrivere, nominare semplicemente la patologia, con cio' indicando una caratteristica dell'individuo e non l'individuo stesso.

    Ma, mi rinsavisco subito e penso che buffo sarebbe dire colecistico piuttosto che ipertiroideo. (la seconda, grave patologia con compromissioni anche vistosamente psichiche).

    Quindi?

    Quindi ho conferma che le etichette disabile, diversamente abile o anche inabile possono avere una incontestabile utilità solo in un ufficio di collocamento al lavoro.
    Guaio è che vengono invece usate nell'ufficio di collocamento sociale che è la società stessa.


    Senza dilungarmi poi sulle tremende falle che esistono nel meccanismo di introduzione delle persone nel do ut des sociale.

    Temo che, come oggi, ci saranno sempre minorante non-integrate ed una sterminata maggioranza male integrata.
    (persone con ottime predisposizioni al teatro inserite in politica, persone con buona predisposizione ai lavori manuali riciclate in uffici giudiziari, grandi predisposti ideatori impegnati alla catena di montaggio).

    Ma questa e un'altra storia che parla di predisposizione genetica, attitudini psico-fisiche e predisposizione sociale ed economica dell'individuo.




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