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  1. #16
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
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    2,536
    louis, perfettamente d'accordo se per accettazione incondizionata si vuoleva intendere quella... c'è chi considera l'accettazione incondizionata come qualcosa che se sò che non so fare.. la provo lo stesso.. ad esempio, c'è un caso di depressione cronica che non so curare, ma ci provo lo stesso invece di "inviarlo" a gente più specializzata.

    "In fatto il peggior Pregiudizio è pensare di non avere pregiudizi."

    parole sante

  2. #17
    Ospite non registrato
    L'accettazione incondizionata è l'atteggiamento di apertura e di non giudizio preconcetto, è la capacità di vedere il mondo come lo vede un'altra persona e di partecipare alla sua esperienza; significa entrare in relazione con i pensieri e le emozioni di un altro senza per questo perdere il contatto con i propri pensieri e le proprie emozioni, nella consapevolezza che ognuno ha una sua storia e percepisce la realtà sulla base dei propri modelli di riferimento interni. Questa è "empatia", cosa ben diversa dalla "simpatia" che possiamo o non possiamo provare sulla base di quello che ci piace o non ci piace! Ed è questa che distingue la relazione terapeutica dalle altre relazioni che instauriamo in ambienti più informali (in cui, ovviamente, un pò di empatia non ci starebbe male!). Significa riuscire a comprendere gli aspetti cognitivi ed emotivi di un altro anche quando sono diversi dai propri.. significa riuscire a controllare e gestire la a volte inevitabile antipatia che si prova o il desiderio di prendere a "pedate" il paziente quando questo ti ricorda un fidanzato noioso ( mi è capitato!)
    Accettazione non significa assolutamente accettare tutti i pazienti anche quando le problematiche che mi riportano non sono di mia competenza... questa è deontologia!

  3. #18
    Ospite non registrato
    Posso dire che dopo avere io stesso sperimentata la medesima
    paura ed averla superata ho davvero qualche difficolta nei confronti di donne 'ninfomani' dare un epiteto di carattere spregiativo ...
    Comprendo il loro modo di essere , il mio problema non è la condivisione o meno , conosco di questa persona la sua
    particolare storia , e sebbene posso giudicare dei suoi comportamenti sbagliati , questo non inficia in me la sua 'dignità'
    di essere umano , che invece il liguaggio comune con i suoi epiteti
    tende a valutarne l'indegnità. Sono amico di questa persona , sono contento di esserlo , perchè mettendomi di fronte alle mie paure , mi ha insegnato molto.
    Ecco trovo in questo un esempio di accettazione incondizionata ,
    nel senso che ho imparato un passaggio da una condizione pregiudiziale a una un pò meno condizionata da pregiudizi.

    Ecco...questa è empatia.


    voglio dire che l'evidenza dovrebbe essere soprattutto in ambito
    clinico anche se , e qui metto in conto anche miei eventuali pregiudizi , ci sono degli omosessuali in cui la nevrosi sembra
    evidenziarsi direi 'ad occhio nudo' in una sorta di feticismo del pene. Ce l'hanno sempre
    in testa , e sembra occupare gran parte dei loro pensieri.


    Condivido, pur conoscendo uomini con il feticismo della vagina (molto fastidiosi a mio avviso, ma questo è solo un mio pre-giudizio) e donne con il feticismo del pene.


    Riguardo la capacità di prendere le distanze dalle proprie credenze ed esperienze personali, penso che ci si possa avvicinare con la consapevolezza, nel senso che se io faccio un tipo di domande che ci (terapeuta - utente) portano in una certa direzione, queste, sono consapevolmente guidate anche dalle proprie credenze ed esperienze personali (accadueo).

    Questo è quello che fa l'amico saggio...

  4. #19
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Chiar@, non poteva esserci migliore definizione di accettazione incondizionata!
    Se vi va, proviamo a riflettere sul discorso dell'omosessualità come possibile sintomo di una qualche impossibiltà di avere un rapporto etero, sarà o non sarà un pregiudizio?
    Perchè una persona ad un certo punto, asserisce che non riesce ad avere rapporti etero e necessariamente opta per rapporti omo? Potrebbe starci l'astinenza, una terapia, il passare del tempo.. questo potrebbe fare pensare che Freud aveva capito tutto, cioè che tutto si riduce a "trombate". Si potrebbe considerare il fatto che la persona sia sempre stata attratta(quasi geneticamente) dal desiderio omosex, o che abbia sviluppato con le esperienze interessi omo. Insomma, cosa impedisce a quella persona di avere rapporti etero? Louis, hai portato l'esempio della tua amica che ti confidò di essere lesbica:"mi capitò un incontro con una fanciulla che dopo qualche giorno
    mi confessò di essere lesbica.
    Cosa ho capito in questo caso ... esattamente quello che lei mi
    diceva ... vivere uno storia con un uomo sebbene desiderata la
    riempiva di angoscia ... da qui un conflitto che si è risolto in una
    più 'serena' scelta omo , con la consapevolezza di essere però
    etero."(louis) Questa angoscia perchè? come mai se.. allora..?
    (Louis, se ti da fastidio in qualche maniera che abbia preso l'esempio della tua amica, ti prego di dirmelo. Di seguito, azzardo ipotesi che possono entrarci niente con la storia della tua amica, soprattutto perchè non la conosco, non l'ho mai vista nè sentita, sono idee, pregiudizi e ipotesi che possono uscire fuori a seguito di una qualunque storia raccontata)
    In questa storia, i miei pregiudizi mi guidano nell'ipotesi iniziale che questa donna ha scelto consapevolmente di essere omosessuale, che ha ancora paura dei giudizi esterni dichiarandosi infatti etero e che, confusamente prova sporadiche attrazioni etero. Questi miei pregiudizi sono usciti fuori da una serie di informazioni che ho ricevuto e nè ho tratto delle "conclusioni"(pregiudizi appunto). Magari, se avessi avuto più informazioni, sarebbero usciti altri preconcetti riguardo questa storia.. quante volte capita di sentire solo la voce stile Flavia Vento e già immaginarsi come ragiona, magari cosa sogna..
    stesso discorso per un ragazzo/a visto in un pub che indossa un capo stile Platinette.. sono nevrotici, isterici, istrionici? Per loro, è sintomo di una qualche impossibilità di avere vestiti normali?

  5. #20
    louis
    Ospite non registrato
    Ciao Accadueo , possiamo parlare in merito al problema della
    omosessualita come una nevrosi della inacessibilità ad un rapporto etero , ma hai intuito bene , non mi va di entrare nel
    merito della storia di una singola persona , in questo caso l'amica
    che ho tirato in ballo.
    In generale da persone che mi hanno raccontato la loro storia e esperienze raccontante in modo letterarario da poeti e scrittori ( tra l'altro ho citato Pasolini) mi viene da pensare che esiste questa possibilità. E' come se , nell'ambita dell'ambivalenza sessuale, che poi è di tutti , in questo caso ciò che impedisce
    la scelta etero non è un aspetto di carattere genetico , come vero
    e proprio disinteresse , ma l'angoscia che si sviluppa quando si
    desidera accedere a tale esperienza.
    Persone che tendono a allacciare una relazione etero , che poi
    la notte dormono male , hanno sogni ricorrenti con tipiche caratteristiche edipiche , e si svegliano in uno stato di angoscia.
    C'è gente che non riesce più dormire e si rasserena solo se
    rinuncia a quella relazione.
    Come spiegare l'affetto o l'amore che si sviluppa per un persona di un altro sesso , e che ha nel sesso le sue difficoltà ...e che si
    risolve solo con l'evitamento e la fuga e quindi rinuncia a quell'affetto e a quell'amore?
    E' interessante Pasolini quando parla della sua omosessualità come 'blocco sessuale'non
    come scelta quindi, ma scelta indotta. Ci sono alcune lettere interessanti e per esempio la poesia 'Supplica alla madre' dove
    la sua inaccessbilità alle donne sembra dipendere dalla impossibilità di tradire la perfezione del rapporto con sua madre.
    Ma questa mi sembra più una forma di sublimazione di quello
    che poteva essere una 'paura di castrazione'.
    E se vai a vedere il film 'Edipo re' con molti riferimenti autobiografici , c'è l'immagine di un genitore
    suo padre , militare tutto d'un pezzo , che dice al figlio appena nato ' tu sei venuto al mondo per prendere il mio posto e mettermi
    da parte'. C'è da pensare dunque che in pasolini si fosse verificata la paura di castrazione mai superata , e quindi per tutta la vita l'accessibilita alla donna / madre veniva sentita come angoscia di castrazione appunto.
    Ora accolgo diciamo una tua possibile obiezione ... tu sembri
    dire che c'è la possibilità che una persona abbia paura dei giudizi
    esterni e quindi tenderebbe ad aggrapparsi alla eterosessualità pur essendo consapevolmente omo e confusamente prova delle
    attrazioni etero.
    (Mi è venuto in mente un'altro fim interessante sul tema ' L'altra faccia dell'amore ' di Ken russel .)

    L'angoscia di cui io parlo , accade a persone che già vivono più o meno tranquillamente la loro omosessualità , nel senso che questi
    sono stati accettati tranquillamente da genitori amici etc. etc.
    e mi sembra che oggi la cultura tenda anche a sostenerli ...
    allora come mai un risveglio più o meno confuso di tipo etero
    trova difficoltà di questo tipo se da questo punto di vista non
    c'è alcun divieto sociale?
    Posso capire il contrario , la paura del giudizio da parte di chi
    senta attrazioni omo , ma l'angoscia più o meno bloccante che deriva da un interesse etero , mi sembra debba avere radici
    di carattere nevrotico , dentro un tipico quadro descritto dalla
    psicoanalisi classica. La scelta dunque è , o un erotismo omo o
    nessun erotismo.

    Ora l'erotismo etero , non è una scelta dell'Io dell'individuo , ma
    appartiene all'altra soggettività che ha radici nella biologia che
    non ha altro interesse che rinnovare la vita.
    Quindi io non metterei mai sullo stesso piano i due istinti :
    la scelta omo sembra essere privata di qualsiasi necessità che ci trascende come individuo , per cui può valere come ricerca del
    piacere per il piacere, e affetto , relazione tutto ciò che si vuole e va benissimo. Ma a parte qualche gioco bizzarro della natura ,
    com'è che in alcuni casi si impedisce all'altra soggettività che ci
    abita , quella della specie , di portare avanti il suo compito ?



    C'è comunque un libro di Lowen , 'amore e orgasmo' , che sembra
    a favore di una eziologia nevrotica dell'omossessualità , anche questo molto interessante e molto discutibile .... però è la sua esperienza di clinico.

    Quello che io alla fine voglio dire , che non è l'omosessualità come
    esperienza di quell'ambivalenza che ci portiamo dentro il problema da trattare come normale o patologico , non c'entra niente .. ma quell'omosessualità che è solo l'aspetto di una
    eterosessualità impedita , o se vogliamo possiamo dire così:
    Non ci importa valutare l'omosessualità in se , qualunque sia
    il motivo della scelta. Valutiamo perchè si fallisce un compito che ci
    è stato assegnato ... a parte gli 'esenti' per natura.

  6. #21
    Ospite non registrato

    L'OMOSESSUALITA'!

    Ciao!
    Secondo me,l'omosessualità va fatta rientrare in tutte le tipologie di comportamenti sessuali esistenti!
    Va paragonata all'eterosessualità,alla bisessualità,alla transessualità,ecc...!
    e' una questione di scelta sessuale personale!
    Ma non va certamente paragonata alle deviazioni e perversioni sessuali!
    Le deviazioni e le perversioni sono risultati negativi delle scelte personali!
    L'omossessualità è una semplicissima variazione della scelta sessuale tipica!
    Dove x scelta sessuale tipica intendo l'eterosessualità!
    L'omosessualità è senza dubbio non patologica!
    Non è naturale xké la naturalità è la natura in senso biologico!
    Ma è difficile risolvere il quesito sulla normalità!
    Normale è un termine molto complesso!
    Normale non vuol dire ke non è patologico!
    Normale non vuol dire sano!
    Ciò ke è sano potrebbe non essere normale!
    Ciò ke è normale potrebbe non essere sano!
    Se prendiamo il vocabolario,normale vuol dire "conforme alla regola"!
    Cosa voglio dire!
    L'omosessualità non è patologica!
    Xò,in modo provocatorio,possiamo dire ke non è normale!
    Non è normale xké non è conforme alla regola!
    Per riprendere il discorso,l'omosessualità è sana ma potrebbe non essere normale!
    Le perversioni sessuali sono normali ma potrebbero non essere sane!
    Secondo questa teoria,abbiamo risolto il problema!
    L'omosessualità è sana,non naturale e non normale!
    La risposta è tutt'altro ke ovvia e risolta!
    La conformità alla regola è un concetto ke subisce trasformazioni temporali,spaziali,culturali e statistiche!
    E' un concetto temporale xké ciò ke vale nel 2003,non valeva nel medioevo e potrebbe non valere in futuro!
    E' un concetto spaziali xké ciò ke vale x un paese,non vale x un altro!
    E' un concetto culturale xké ciò ke vale x me,non vale x te!
    E statistico xké non si può definire la conformità solo come la maggioranza statistica!
    L'omosessualità non era normale qualke anno fa e potrebbe essere normale in futuro!
    Non è normale x certi paesi ed è normale x altri!
    Non è normale x certe culture ed esperienze,lo è x altre!
    Non è normale xké non è la maggioranza statistica!
    Ma è sufficiente dire ke la normalità dipende dalla quantità!
    Questi sono i motivi x cui non si riesce ad uscire da questo dilemma!
    Secondo la mia opinione,l'omosessualità è normale xké è qualcosa ke va aldilà del tempo!
    E' normale xké la cultura recente ci dice ke è normale!
    E' normale xké la maggioranza statistica non è il criterio di riferimento x definire la normalità!
    E' normale tutto quello ke è condiviso dalla società!
    LA società attuale condivide in modo ampio l'omosessualità!
    Xciò, x me l'omosessualità è normale!
    Ma il discorso non è di facile soluzione!
    Vi kiedo un favore!
    Mi spiegate di nuovo il discorso sull'accettazione incondizionata e sui vostri punti di vista!
    Dopo mi rileggo tutti i post!
    Xò voi aiutatemi a capire tutto il discorso!
    Così x me è più facile!
    Aiutami soprattutto tu Chiara!
    Ma anke gli altri!
    Grazie in anticipo!
    Ciao!

  7. #22
    Ospite non registrato

    LA CONSAPEVOLEZZA POSITIVA DEI PROPRI GIUDIZI

    Ora forse ho capito rileggendo tutti i post il significato dell'accettazione incondizionata!
    Prima di tutto,non sono 1 psicologo!
    Quindi,ho solo da imparare da voi!Lo ammetto!
    Cmq,non credo alla neutralità dello psicologo!
    Faccio 1 esempio letterario!
    Fu fatta tempo fa un'intervista a Calvino ke ha poi riportato in un suo libro autobiografico!
    Gli fu kiesto xké lui parlasse nei suoi libri di politica o di religione o di vacanze o di letteratura,ecc...
    Gli fu detto se fosse più giusto trattare di storie e astenersi dalla vita reale!
    E qualcuno si kiese il xké dei suoi riferimenti alle sue idee,esperienze e culture personali!
    Molti ritevano sbagliato il suo riferimento alla vita reale e ritevano ancora più sbagliato ke Calvino si riferisse nei suoi libri alle sue concezioni personali!
    La risposta di Calvino a questa domanda fu molto semplice:
    Io sono un essere umano!
    Ho le mie passioni,le mie esperienze,le mie convinzioni,le mie idee,ecc...
    Non posso parlare di una cosa astenendomi da quello ke penso!
    Non so se mi avete capito!
    Credo ke la letteratura non si possa totalmente paragonare alla psicologia!
    Xò,l'esempio va bene lo stesso!
    Anke nel giornalismo,molti dicono ke il giornalista deve essere imparziale!
    Non c'è più grande fesseria!
    E' la notizia ke deve essere imparziale!
    Il giornalista può pensarla come vuole purché col suo modo di essere,non cambi il significato della notizia!
    Lo psicologo è prima di tutto un essere umano!
    E' logico ke abbia pregiudizi!
    Anke nel parlare di pregiudizi bisogna stare attenti!
    Il pregiudizio è un qualcosa di sbagliato!
    Come dice la parola stessa,il pregiudizio è un qualcosa ke deriva dal fatto ke ci facciamo 1 giudizio prima di conoscere una persona o una situazione o ecc...
    Diverso dal pregiudizio è il giudizio!
    Il giudizio è quello ke viene dopo aver conosciuto la persona o la situazione o ecc...
    Lo psicologo non può essere esente da pregiudizi!
    Ma soprattutto ha dei giudizi!
    Come essere umano,lo psicologo ha le sue idee e le sue conoscenze personali!
    In questo lo psicologo deve stare attento!
    Lo psicologo deve cercare di controllare i suoi pregiudizi!
    E' giustissimo quello ke dice Chiara!:-)
    E' perfetta la sua definizione di accettazione incondizionata!
    Ed è perfetto e davvero bellissimo quello ke Chiara dice a riguardo dell'empatia della relazione terapeutica!
    Bisogna capire le emozioni e i pensieri di un altro!
    Questo vuol dire avere una grande capacità di governare i pregiudizi!
    Vuol dire avere una consapevolezza positiva dei propri pregiudizi!
    Ma x quanto riguarda i giudizi?
    Non sono sbagliati i propri giudizi!
    Lo psicologo può governare i suoi giudizi?
    In fondo,una persona antipatica è pur sempre una persona antipatica!
    E lo stesso per una persona simpatica!
    Allo stesso modo,una persona ke sbaglia è un essere umano e ha la sua dignità!
    Xò,è pur sempre una persona ke sbaglia!
    Di questo lo psicologo deve tenerne conto!
    Non voglio dire ke lo psicologo deve lasciarsi trascinare dai suoi giudizi nella relazione terapeutica!
    Sarebbe negativo farsi prendere!
    Ma sbaglio se dico ke esiste una consapevolezza positiva dei propri giudizi?
    Dove per giudizi si intendono le proprie concezioni personali derivanti dalle proprie esperienze,dalle proprie emozioni e dalla propria cultura!
    I pregiudizi sono negativi!
    Ma i giudizi sono la parte essenziale della persona e quindi dello psicologo!
    I giudizi sono le convinzioni della persona!
    Ecco xké dico ke lo psicologo non può essere neutrale!
    Può essere neutrale rispetto ai suoi pregiudizi!
    Xò,vi kiedo se può essere neutrale rispetto ai suoi giudizi?
    Forse può essere solo consapevolmente positivo!
    Nel seguire il paziente,lo psicologo non deve far accettare le proprie idee al paziente!
    Xò,lo psicologo deve essere guidato dalle proprie esperienze e credenze!
    Non può farne a meno!
    E' quello ke rende uno psicologo più adatto o diverso rispetto ad un altro psicologo!
    Forse la fantasia e la capacità di un bravo psicologo sta nell'applicare consapevolmente in modo positivo le proprie idee al paziente!
    Ditemi se sbaglio!
    E ditemi se ho capito tutto bene!
    Lo so ke non sono 1 psicologo!
    Ciao!

  8. #23
    Poeta forse sbagli pulsante alla fine della frase.......

    Questo è il mio primo reply "serio" in questo forum, e premetto che sono uno studente di 5° superiore odontotecnico che il prossimo anno si iscriverà a Psicologia clinica a Firenze...
    Bene, concordo pienamente sull'empatia che lo psicologo deve coltivare nei confronti del paziente, quest'accettazione incondizionata nasce dalla buona volontà o se vogliamo dall' "amore" verso il prossimo.
    E' un po' il mio stile di vita: niente è giusto quanto è ingiusto, e tutto quindi è relativo... Tramite questi ragionamenti il rapporto con il paziente non solo diventa un lavoro, ma un'occasione per crescere, per cambiare, per entrare in comunicazione. Quella comunicazione che unisce...

    Purtroppo non posso discutere molto con voi, non ho il vostro livello di conoscenza... Però posso leggere

  9. #24
    Postatore Compulsivo L'avatar di sunflower
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    non entro nel merito dei vostri interventi ma vi ringrazio per aver dato una buona riuscita all-esperimento!

  10. #25
    Ospite non registrato
    Omosessualità come possibile sintomo di una qualche impossibilità ad avere un rapporto etero... Vediamo un pò....
    Gli omosessuali che ho conosciuto nella mia esperienza professionale e personale non hanno mai parlato della propria sessualità come una "scelta", ma come una "condizione", condizione stabile e non voluta. Se questo sia dovuto a fattori genetici, ad assemblaggi neurali particolari, a un imprinting precoce o ad esperienze emotive ed affettive condizionanti, questo è ancora oggi difficile da stabilire. Ma ad un certo punto, spesso nella pubertà, si scopre l'attrazione verso persone dello stesso sesso. E la propria sessualità, anche cerebrale, viene rivolta a queste persone.
    Come ho detto tale condizione è descritta come non desiderata.
    E a questa condizione non desiderata alcuni rispondono attraverso l'ostentazione stessa della propria condizione: sono quelli che vengono chiamati dispregiativamente dalla cultura dominante e dagli stessi omosessuali "checche": "visto che sono così te lo faccio vedere per bene".
    Credo invece sia differente il discorso sull'omosessaulità come risposta all'angoscia dell'esperienza etero. Tale sofferenza non è presente nell'omosessuale "puro". In questo caso la presenza stessa dell'angoscia dimostra inequivocabilmente la presenza di una nevrosi. In alcuni casi potrebbe trattarsi di una fobia sessuale o comunque di una difficoltà a stabilire relazioni con persone di sesso opposto. Solo attraverso la ricostruzione della storia personale è possibile comprendere perchè la scelta di una sessualità omo e accedere al suo significato affettivo e relazionale. Un paziente, che rientra in questo caso particolare di omosessualità, mi ha descritto una figura materna estremamente fragile e morbosa nei confronti della quale ha dovuto assumere un ruolo pericolosamente protettivo; il padre, autoritario, contraddittorio e assente nelle sue manifestazioni di affetto ha fallito ne suo ruolo fondamentale; infatti non è riuscito a rappresentare la figura di identificazione per lo sviluppo di una identità sessuale stabile. A tutt'oggi il giovane ricerca attraverso relazioni omosessuali una figura di riferimento maschile protettiva e rassicurante che appaghi bisogni di tipo affettivo. L'angoscia generata dalla sessualità etero è la stessa angoscia provata dal bambino nei confronti di una madre opprimente e debole.


    Ciao a tutti!!

  11. #26
    Al di fuori dell'esperienza, che purtroppo non ho, penso sia molto importante cercare di mantenersi imparziali sù certe cose.
    è importante considerare alla stessa maniera, con la stessa attenzione e cura, omosessuali e eterosessuali. Ed una volta appresa la natura di questa considerazione risulta innaturale continuare a distinguere, ed è anche brutto farlo...

  12. #27
    louis
    Ospite non registrato
    "Al di fuori dell'esperienza, che purtroppo non ho, penso sia molto importante cercare di mantenersi imparziali sù certe cose.
    è importante considerare alla stessa maniera, con la stessa attenzione e cura, omosessuali e eterosessuali."

    Questo è sicuramente vero ...

    "Ed una volta appresa la natura di questa considerazione risulta innaturale continuare a distinguere, ed è anche brutto farlo..."

    questa non l'ho capita , me la potresti spiegare meglio?
    Parli dell'ambito clinico o in generale?

  13. #28
    Intendo che una volta arrivati alla conclusione che la nostra natura è la stessa, e che la comprensione ci unisce, non viene + istintivo, perlomeno viene molto meno, distinguere e categorizzare le persone, gli atteggiamenti... Non intendo dire che non categorizziamo, solo che la nostra coscienza vive diversamente le differenze

    Ovviamente parlo dell'ambito generale e quotidiano, quello clinico non l'ho ancora vissuto

  14. #29
    louis
    Ospite non registrato
    Adesso ho capito e sono d'accordo con quello che dici ,
    grazie.

    la nostra coscienza vive diversamente le diffreneze ad un certo
    punto , ma non è comunque 'brutto farlo' fino a quanto non siamo
    arrivati a quel punto .Non ce ne dovremmo preoccupare secondo
    me ... se viene quel modo di vivere diversamente le differenze
    verrà da sè.


  15. #30
    LiIa
    Ospite non registrato
    Una delle fantasie più diffuse che ruotano intorno all’omosessualità è che sia una specie di scelta “ripiego” che presto o tardi (magari grazie all’intervento magico del “terapeuta”) si rivelerà il surrogato di una attitudine più “sana” (ovvero socialmente accettabile). Credo che sia una interpretazione così radicata perché rassicurante e quindi preferibile all’angoscia di avere a che fare con qualcosa (o sentirsi “qualcosa”) che non rientra nella beata consuetudine. Doversi definire ed ottenere una solidità sufficiente per differenziarsi è un compito impegnativo per tutti, soprattutto quando coinvolge sentimenti dolorosi e contraddittori. Non mi sorprende che chi è molto spaventato dalla prospettiva di separazione e acquisizione di una propria identità sui generis ricorra volentieri a quest’idea, più o meno grossolanamente.
    Leggendo la discussione, mi sono venuti in mente quei padri o amici di alcuni giovani omosessuali che pretendendo di disincagliare il presunto “blocco” procurano appetibili incontri galanti, o addirittura il professionista (magari uno psicologo) che con intenti “curativi” fantastica di recuperare il “negativo sano” di una immagine poco accettabile. In questo quadro è spesso difficile ricostruire di chi è il problema e a chi appartenga davvero l’esigenza di scovare un “sintomo”. Se una inclinazione non lede la libertà altrui e non genera conflitti significativi nelle relazioni, può tranquillamente sussistere sollevandoci dall’ardua quanto inutile impresa di doverlo identificare come sintomo o meno. Se questa propensione reca sofferenza e spinge a rivolgersi ad un terapeuta, forse quest’ultimo potrebbe comunque risparmiarsi l’affanno di concentrarsi sul “sintomo” da estirpare e come già detto da altri, coadiuvare il paziente nella elaborazione dei conflitti che a volte accompagnano la consapevolezza di sé e delle proprie inclinazioni. Un percorso questo, chiaramente personalizzato e diverso per ciascun paziente.
    Ho l’impressione che sia pericoloso ragionare in termini di criteri diagnostici standard, laddove l’esigenza da soddisfare non sia il benessere psicologico del paziente ma la ricostruzione fittizia di una realtà universale ed omologante.

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