ecco il comportamento dirompente NAS non lo avevo proprio considerato, in linea generale tendo sempre a non considerare i disturbi NAS ma temo sia un errore, uff
ecco il comportamento dirompente NAS non lo avevo proprio considerato, in linea generale tendo sempre a non considerare i disturbi NAS ma temo sia un errore, uff
se ti va possiamo provare a fare un altro caso
questo è dell'eds di firenze e infatti mi pare molto diverso dai soliti ma possiamo provare lo stesso...io francamente non ci ho capito molto :-)
La mamma di Leonardo, inviata dal proprio medico, chiede un colloquio con lo psicologo per problemi del e
con il figlio che ha adesso 10 anni e frequenta la V elementare. Racconta che il bambino, secondogenito dei
suoi tre figli, soffre di enuresi notturna da sempre. Non ha un pediatra, ma viene seguito dal medico di
famiglia che però non ha mai dato soverchio peso alla cosa, perché Leonardo per il resto ha avuto uno
sviluppo psicofisico nella norma.
Tra Leonardo e la sorellina minore ci sono circa tre anni di differenza, mentre tra lui e la maggiore ce ne sono
quattro. Il rapporto con le sorelle è conflittuale: Leonardo si lamenta di non godere degli stessi “privilegi” che
secondo lui i genitori accordano alla sorella maggiore, mentre con la minore sono continui litigi sul possesso
dei giocattoli, libri, ecc...oppure sull’uso della televisione e dei videogiochi.
Riferisce che il marito, magazziniere in una grande distribuzione, è assente per gran parte della giornata. Con
il padre, Leonardo ha un buon rapporto, anche se limitato dai pochi momenti di presenza paterna, cosa di cui
il bambino spesso si duole.
Secondo la madre, con lei invece Leonardo è “insopportabile”: oppositivo, lagnoso e rivendicativo, mai
contento. Lei si sente “irritata” nei suoi confronti: vorrebbe che lui fosse più “responsabile” e maturo, che
desse un aiuto in casa, invece di crearle problemi. Fra loro due c’è sempre tensione.
Su richiesta dello psicologo, rispetto ai fatti salienti avvenuti durante la gravidanza, la nascita e la crescita del
bambino, la madre, agente di polizia, racconta che dovette assentarsi da casa per lavoro per circa sei mesi,
dopo circa due anni dalla nascita di Leonardo, lasciando il marito e i due figli ancora piccoli a Firenze. Non ci
furono contatti tra loro, se non telefonici e solo il marito poté andare a trovarla una volta durante la missione.
Al suo ritorno a casa, era già incinta della terza bambina. Dal suo ritorno, il rapporto con il bambino era
cambiato: Leonardo era stato solare e affettuoso, molto attaccato a lei, ora era diventato permaloso, chiuso,
silenzioso e testardo; addirittura diventava violento al punto che – se veniva contraddetto o rimproverato –
arrivava ad insultarla e a picchiarla, cose queste che le provocavano un grande dispiacere ma che tuttora le
risultavano incomprensibili.
Leonardo aveva poi avuto un ottimo rapporto con le insegnanti della scuola materna, giovani e molte
affettuose a cui era molto affezionato; ma già dall’inizio della scuola elementare, il bambino aveva avuto
difficoltà di socializzazione con i compagni. Durante la terza elementare, la famiglia aveva cambiato casa e
paese di residenza e quindi Leonardo aveva dovuto cambiare scuola. Nel nuovo ambiente si era poco
integrato, non aveva fatto amicizie significative e l’unica sua attività extra scolastica era rappresentata dal
giocare in una squadra di calcio per bambini, cosa che lo appassionava molto. Comunque a scuola aveva un
rendimento più che sufficiente.
La madre riferisce di essere preoccupata rispetto al passaggio alla scuola media inferiore e di aver richiesto
la consultazione proprio per questo motivo.
Il candidato illustri ed argomenti un ipotetico progetto di lavoro per lo psicologo, specificando:
1) gli aspetti psicodiagnostici e prognostici;
2) gli eventuali approfondimenti clinici necessari;
3) il progetto di intervento con il bambino e/o con i genitori;
motivando le proprie scelte sulla base dei dati forniti dalla traccia.
Allora, ragionando e idnividuando sinteticamente i sintomi abbiamo:
- comportamento aggressivo e oppositivo nei confronti della figura materna
- scarsa capacità di socializzazione
- accudimento inadeguato da parte dei genitori: madre fisicamente assente per ben 6 mesi, padre poco presente, la madre tende ad usare punizioni eccessive nei confronti dei comportamenti del figlio,
- rendimento discreto a scuola
- scarse attività extra scolastiche
Se ci si sofferma sui sintomi comportamentali mi verrebbe da pensare al dist. oppositivo-provocatorio, però l'accudimento inadeguato e la scarsa capacità di socializzazione mi ha fatto pensare al dist. reattivo dell'attaccamento. Non c'è presenza di RM e l'enuresi notturna potrebbe essere intenzionale rientrando in una modalità di comportamento vendicativa nei confronti della madre.
Non saprei...è un pò complicato come caso!QUesta prova non la supererò mai T_T
non ti scoraggiare okkiblu, anche se ti capisco, ma non ci serve...questo caso effettivamente è complesso, anche io avevo pensato a un dop, però ci sono tanti elementi strani, tipo l'assenz adella madre, la nascita della sorellina..mah
mettoun altro caso:-D
A.F. è una bambina di 7 anni che frequenta la prima elementare in una scuola cittadina, con una lieve paresi al braccio sinistro, esito di un parto difficile.
Nel dicembre scorso le insegnanti hanno fatto una segnalazione al Servizio materno-infantile della ASL ravvisando in A. F. i seguenti problemi:
- pur non evidenziando particolari difficoltà di apprendimento, presta attenzione al lavoro per un tempo molto ridotto;
- il comportamento in classe è difficile: disturba i compagni mentre lavorano o giocano, portando loro via gli oggetti e rispondendo alle proteste usando a volte le mani e parolacce; quando le insegnanti la richiamano, nel lavoro o nel gioco, non accetta di essere sgridata e risponde alzando la voce e, a volte, mettendosi a correre nell’aula.
La madre riferisce alle insegnanti che a casa i comportamenti segnalati sono poco frequenti e che la bambina riferisce di trovarsi bene soprattutto con l'insegnante di matematica. Le insegnanti sono preoccupate per lo sviluppo della situazione e per le possibili ripercussioni sull’apprendimento. La bambina vive con la madre e con una sorella ventenne; dopo una visita domiciliare l’assistente sociale riferisce di un livello di vita decoroso, anche se né la madre né la figlia maggiore hanno un lavoro stabile.
Il/la Candidato/a indichi quali procedure adotterebbe per inquadrare ed approfondire la conoscenza del caso, quali strumenti eventualmente utilizzerebbe a questo scopo, quali ipotesi diagnostiche potrebbe indicare e quali suggerimenti offrirebbe agli insegnanti per affrontare la situazione immediata
io sono indecisa fra un DOP e un DDAI, perchè per il ddai è necessario che l'anomali del comportamento sussista in almeno due contesti e la madre dice che a casa i comportamenti segnalati sono poco frequenti, però questo vuol dire che sono...non saprei, sono indecisa..riflettendoci bene propenderei per un disturbo oppositivo provocatorio
certo poi sviluppare il tutto è un problema
Ultima modifica di melita74 : 27-01-2011 alle ore 21.10.03
Secondo me non può essere il disturbo reattivo dell'attaccamento:è vero che le cure sono inadeguate, ma l'esito non è un'atteggiamento inibito o disinibito nei confronti delle relazioni sociali.per me potrebbe essere un disturbo dell'adattamento, divenuto cronico, in seguito alla presenza instabile delle figure di accudimento, al cambiamento abitativo, a tutti i fattori stressanti cui è stato esposto e che non sono stati colmati da un'ambiente familiare sufficientemente supportante.
Tutto ciò ha portato ai vari disagi sociali ed emotivi del bambino, a cui si associa l'enuresi e l'atteggiamento oppositivo-provocatorio nei confronti della madre, che evidenzia un problema relazionale madre-bambino. questo è secondo me, in linea generale.
Potrebbe essere un disturbo oppositivo provocatorio, in associazione con adhd con disattenzione predominante.andando ad approfondire, magari questa disattenzione è presente anche in altri contesti e non è stata rilevata dalla famiglia perchè è un sintomo meno evidente nei comportamenti a casa
se ci chiedono il modello teorico di riferimento che dobbiamo mettere?![]()
anche io pensavo così, ma non ne sono più tanto sicura...temo si riferisca al modo che abbiamo di approcciare l'analisi del caso, quindi chi ha un'impostazione psicodinamica segue quella, ecc ecc...
poi tanti usano sta analisi della domanda, memole diceva di non usarla, io non ci sto capendo nulla...tu per lo svolgimento del caso segui una sorta di scaletta ?
vogliamo provare a buttarne giù una con dei punti da seguire?
per il disturbo post traumatico da stress che test si usano?se ci sono
sono stanchissima...non ce la faccio più a studiare, ho un sonno.
per la scaletta non ho molte idee, provo a buttarla giù e poi la vediamo/integriamo insieme:
- dichiariamo il modello diagnostico dicendo:per le finalità diagnostiche richieste ci riferiremo al manuale diagnsotico e statistico dei disturbi mentali ecc ecc
-poi facciamo una sorta di elenco dei sintomi e di tutto ciò che ci sembra rilevante ai fini dell'analisi del caso, quindi ad es riferimenti allo stile di vita, decoroso o meno, all'abbigliamento ecc
-facciamo le ipotesi diagnostiche, meglio un paio, e dapprima inquadriamo nell'area generale, ad esempio disturbi dell'umore oppure disturbi d'ansia.
poi dentro ai disturbi dell'umore prendiamo il disturbo che secondo noi e in base ai sintomi può essere ad es un disturbo distimico e diciamo quali sono le aree da approfondire attraverso colloquio con genitori, bambino, insegnanti, raccolta dati anamnestici riguardo gravidanza, parto, vita prenatale, perinatale, tappe evolutive (deambulazione e linguaggio), attività extrascolastiche (amicizie, tempo libero, …),area relazionale/affettiva,area familiare,area medica,area scolastica, e i test psicodiagnostici che possiamo usare per approfondire ulteriri aspetti; dire quali elementi sono mancanti per completare l'potesi diagnostica(principlae), qundi ad esempio se non sappiamo da quanto tempo durano i sintomi dire che per il dist distimico la durata deve essere di almeno un anno e che quindi indagheremo tale dato mancante.
facciamo poi la diagnosi differenziale quindi ad esempio in questo caso con il disturbo depressivo maggiore (se ho capito bene eh)
facciamo poi la seconda ipotesi(secondaria) diagnostica e idem come soprae che fatica...mi pare troppo
poi diciamo che alla luce dei dati che potrebbero emrgere se viene confermata l 'ipotesi diagnostica principale potremmo orientare il paziente a una TCC che si avvarrà dei seguenti strumenti.....e se necessario si utilizzerano figure come logopedista, neuropsichiatra infantile, psicomotoricista, si consigliano attività ludche, appoggio a centri di aggregazione, oratorio ecc ecc
secondo voi ho cpaito bene oppure non ci ho capito un tubo?![]()