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Come funziona? Cosa facciamo? Ecco, pressappoco questo
Ciao
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Come funziona? Cosa facciamo? Ecco, pressappoco questo
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Ultima modifica di Megiston Matema : 09-11-2011 alle ore 08.17.12
Cosa fate più o meno lo si capisce, o ci si stende sul lettino a parlare con l'altro dietro che ogni tanto interviene, o si parla faccia a faccia con una scrivania in mezzo, o si chiacchiera seduti su delle poltrone.
Quel che non si capisce è lo scopo...
Vincere le "resistenze a guarire" di una persona?
Se ho capito bene per far questo bisogna assumere due cose:
1) La persona non vuol guarire secondo il vostro senso, ma può farlo.
2) La persona ovviamente non intende il suo disagio così come lo intendete voi se no sarebbe già guarita, se il punto 1 è vero.
Se l'interpretazione riesce e la persona si convince che il suo disagio coincide con quello ridefinito da voi, (ecco qua l'autoconsapevolezza di cartone in cui si conosce "il vero disagio" e si osserva realmente la propria mente chiacchierando con qualcuno) agirà di conseguenza e il gioco che innesca il cambiamento è concluso, ha riidentificato il suo disagio nel vostro.
E' come dire A ha un debito con B, e B si lamenta con A per il fatto che non gli restituisce i soldi, C analizza la mente di B e gli fa comprendere che il problema non consiste nel fatto che A dovrebbe restituirgli i soldi, ma nel fatto che B desidera riaverli. Il conflitto viene risolto grazie all'autoconsapevolezza di B che può gestire meglio i suoi desideri, con una bella fregatura direi, ed a me non sta bene.
All'inizio voi c'avete in testa una cosa, la persona tutt'altra, quel che fate è cercare di persuaderla a "voler guarire", che in concreto significa "convincersi a voler fare certe cose volentieri", a voler "esser migliore", a cambiare così come voi desiderate. Avete in mente dei "cambiamenti significativi" e se avvengono affermate che la terapia è riuscita. Si può sapere più o meno quali sono questi cambiamenti? Tanto per vedere se sono cose che vogliamo davvero, raggiungere tutti, adesso.
Esser matti, secondo il giudizio di qualcuno, non è detto che debba esser sentita come una condizione peggiore della sanità (definita sempre da questo qualcuno) dal matto stesso. Tornando al tema principale della discussione c'è chi dice "io esisto" credendo ingenuamente che la cosa sia perfettamente sensata, quando poi a veder bene le cose chi dice "io non esisto" non è che produca una frase maggiormente insensata della prima.
Se una persona sta male e non riesce a vivere tanto bene secondo altri modelli disponibili, la sanità consiste nel convincerla (per amore di qualcuno) a buttarsi ed incastrarsi a forza in questi altri modelli in cui sembra altre persone si trovino perfettamente a loro agio?
Guardate che oggi si riesce anche a convincere qualcuno a mangiar la merda, io la merda volontariamente per amore non la mangio, ho delle forti resistenze, e menomale (ripeto sempre), si fotta pure chi dice di amarmi! Se vuole che io "migliori" in certi sensi che per me sono così sgradevoli, vuol dire che non mi ama per nulla, e di questo amore io non me ne faccio nulla.
Voi negate in continuazione 'ste cose, dite che non è così, ma poi da come vi esprimete, dalle espressioni che usate, dagli obiettivi che dite di voler far conseguire alla persona e tutto il resto sembra proprio che sia così.
Questo tipo di "cure" danno alle persone quel che non vogliono, sono "cure" che le persuadono a voler fare quel che ora non vogliono fare.
Mi piacerebbe conoscere certe tecniche per manipolare la volontà e le motivazioni altrui e non "me stesso", applicando 'sta forma di violenza contro certi miei affetti, con quest'autoconsapevolezza finta. La mia guarigione coincide con un risanamento ambientale. Vorrei che gli altri "fossero più consapevoli" in tal senso, che fossero consapevoli che vogliono e desiderano quel che voglio io, 'ste cose bisogna solo fargliele scoprire agli altri, altroché
, se non lo sanno è perché non sono ancora abbastanza consapevoli di sé stessi, è tutto là nel loro inconscio, se non si comportano ancora di conseguenza è perché hanno delle resistenze al cambiamento, si ostinano a "non voler guarire".
Il gioco che volete portare avanti ve lo rifletto contro, volevate una riflessione e questa avrete davvero, volevate analizzare, ed io analizzo il processo stesso che vorrebbe analizzare la mente per mostrarne l'inconsistenza. Uno specchio solo produce un'immagine abbastanza semplice, piazziamo più specchi (non siete solo voi a riflettere) e vediamo che succede. Si voleva filosofeggiare e filosofeggiamo fino in fondo!
Ci sono stati della realtà a cui non vuoi adattarti? Il problema non consiste nel trovare un modo agevole per modificarla quella realtà (ammesso che esista), il problema consiste nel fatto che tu rispetto ad altri non ti ci sei adattato ancora volentieri.
Se funzionano, a questo servono 'ste "cure" qua, e per molti perciò risultano inutili rispetto al proprio disagio, questo secondo me bisognerebbe comunicarlo chiaramente.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 09-11-2011 alle ore 13.50.32
vedi, Char-Lie loro non ci parlano del loro controtransfert.
Per esempio Megiston pare abbia sempre delle emozioni positivissime nei confronti di tutti!
Non è possibile!
Invece tu, quqndo dici che ti piacerebbe conoscere le tecniche per manipolare la gente sei inquietante!![]()
Char_lie, provo a dare una mia interpretazione su quale sia il problema.
Si può introdurre con una piccola metafora: i vestiti. Diciamo che un capo d'abbigliamento ha vari stati di esistenza. Creazione, vita autentica (con esistenza normale), problemi (con conseguenti attività per risolverli), disuso.
Se il panno in questione è sporco, o ha uno strappo, si avranno ben definite le operazioni da compiere per portarlo allo stato originario. Il problema del come si arriva alla tecnica ottimale di queste operazioni, è solo questione di tempo.
Quello che voglio sottolineare di queste operazioni, è che hanno uno scopo, raggiungere l'autentica esistenza del capo, possiamo dire naturale.
In questo piano del discorso, le operazioni sono guidate da uno scopo ben preciso. Il contenuto dello scopo è lo stato autentico.
Se lo scopo invece cambia, mettiamo, il capo d'abbigliamento autenticamente serve per ammortizzare la caduta di un oggetto, risolvere i problemi di sporco o usura non ha più senso. Si può ben vedere come lo scopo è la norma che definisce il senso delle azioni.
Ora uscendo di metafora, ci dobbiamo chiedere. Qual'è lo stato autentico dell'uomo? Lo stato che definisce gli scopi (eventualmente per tornare o raggiungere quello stato) che danno senso alle azioni.
Nella storia questo fondamento è lo stato naturale. "E' nella natura dell'uomo.." "Per sua natura.." "Naturalmente.." sono argomentazioni molto forti usate nel discorso quitidiano. Portando in luce la sua natura, questa può essere un centro di irraggiamento per tutti gli scopi.
La peculiarità dello stato naturale delle cose è che non può essere dato da un senso prodotto dell'uomo. Si deve scoprire, o imporre di per se stesso.
Se invece è l'uomo stesso che produce questo stato, perderebbe i suoi tratti fondamentali, ed entrerebbe nelle norme dell'uomo. Queste hanno invece la peculiarità di non essere universali, ma variare da luogo a luogo, e nel tempo.
Tornando al tuo problema (anzi al nostro problema), se siamo sicuri che esiste uno stato naturale dell'uomo, l'analista non può suggerire o educare o imporre niente che non rientri in ultimo nello stato naturale. Non può comandare una sua norma della guarigione. Non può dare lui uno stato autentico al capo d'abbigliamento, ma lo stato di vestito da indossare pulito e intatto si imporrebbe di per se stesso. Dirigendo gli scopi che danno senso alle azioni.
E ora mi chiedo, questa confusione, questa difficoltà nel dare senso agli eventi, che nasca dall'inesistenza dello stato naturale??
E se lo stato naturale esistesse ma non riuscisse ad imporsi di per se stesso? perchè sopraffatto dalla norma culturale diventata troppo forte?
Ricordiamoci che viviamo in una società molto diversa da come l'evoluzione ci ha programmato.
Ed è anche da considerare che la felicità potrebbe non far parte di quello stato autentico che è nella natura umana ed a cui naturalmente tendiamo.
Io sono più incline verso questa idea qua, non esiste uno stato naturale autentico verso cui l'uomo tende, almeno non esiste all'interno della sanità mentale. Si può condurre qualche studio statistico, su 10 persone 6 possono risultare inclini a far questo e quell'altro, 4 hanno preferenze omosessuali e via dicendo, ma non è rintracciabile uno sviluppo naturale da nessuna parte. Esistono stati preferenziali di ogni singolo individuo, e qua il "noi" che proclamava Megiston viene a cadere per me.Originalmente inviato da Giulio_MZI
Lo stato naturale dell'uomo non esiste, non è l'eterosessualità o la sessualità genitale e via dicendo. Non c'è uno sviluppo lineare in fasi. Abbiamo innescato già una serie di modifiche selettive rispetto alla "vecchia selezione naturale", che magari condannava a fare una brutta fine chi non ci vedeva bene, oggi queste cose si possono modificare, mica erano in qualche progetto originario? Non credo ci fossero i geni degli occhiali da vista. Le donne che hanno un bacino stretto possono partorire adesso, ed anche qua è stata innescata un'altra modifica... Ce ne sono state moltissime altre già, non tendiamo verso nulla di particolare in generale.
Il problema individuale per ogni uomo è come vivere e come vivere bene, e non assecondare certe fasi di sviluppo universale (a meno che per quest'uomo vivere bene e star bene non consista in questo), o tendere verso uno stato naturale fittizio che dovrebbe garantire la salute. Il benessere per una persona potrebbe consistere nell'avere un lavoro e fare certe attività, per un'altra potrebbe consistere in tutt'altro, non c'è uno stato naturale all'interno del quale tutti sono in salute e stanno bene, 'sta cosa almeno a me non mi ha mai convinto davvero.
La salute mentale perciò non può essere definita con un riportare l'individuo sui binari di un fantomatico sviluppo "naturale" verso la soggettività autoconsapevole o la risoluzione dell'Edipo o l'eliminazione di pensieri disfunzionali o la repressione del sadismo e del masochismo (supponendo pure che sia tutto vero), lo sviluppo "naturale" (e ci possiamo riferire anche a qualcosa di concreto e comprensibile come l'evoluzione) potrebbe far star bene qualcuno e far vivere malissimo qualcun altro. E' un'idea questa di "stato naturale dell'uomo" che ognuno s'è costruita a modo suo. Io ad esempio sto veramente bene in città, vivere in una foresta o in campagna e cose del genere mi ha sempre fatto stare più male che bene... Che i miei antenati vivessero in questi ambienti, credo che c'entri poco. Ci sono persone che sono convinte poi che i disagi dipendono esclusivamente da questo, semplicemente dal fatto che non viviamo come i nostri antenati o come i nostri simili, che non tendiamo verso il nostro "stato naturale" come gli altri, e quale sarebbe?Ce lo dovrebbero dire certi esperti poi?! Vivere agrestemente?
Il vivere bene, il senso ultimo di questo stato, può essere anche una forma di felicità, che la selezione naturale, diciamo così, non ha previsto affatto, la selezione in fin dei conti è un meccanismo, produce di tutto, variazioni genetiche, ed elimina gli individui non adatti (in pratica i geni di quelli che non si riproducono non si diffondono molto)... Gli adatti coi geni molto simili tendono allo stato naturale selettivo dell'ambiente dei loro antenati, ma i non adatti, che nel frattempo comunque nascono, a cosa tenderanno?
Una domanda di cura non è detto che coincida col desiderio di tendere verso uno stato naturale, ma verso stati piuttosto innaturali, può darsi che nessun "medico" della salute mentale sappia davvero rispondere a queste richieste, ma non si può stravolgerne il senso supponendo che inconsciamente tutti tendono verso lo stesso stato di benessere.
Nonostante tutto noi stessi poi siamo individui nuovi (siamo comunque diversi dagli altri per quanto simili), perciò perché si assume che il senso di salute mentale nostro e personale debba coincidere con quello dei nostri antenati o dei nostri simili? Tutti tendiamo verso uno stato naturale di benessere comune? Non credo, tendiamo verso il nostro benessere, io tendo verso il mio, tu verso il tuo, ma non è mica detto che coincidano!
Buona parte del disagio esistenziale e mentale umano, io spesso osservo che consiste in questo, un'insoddisfazione di fondo che si prova proprio rispetto alle linee di sviluppo "usuali", l'idea che lo sviluppo naturale s'è bloccato è semplicistica e non coglie davvero certi disagi umani per me, se l'individuo fosse stato bene nello svilupparsi così come hanno fatto altre persone, si sarebbe già sviluppato così. Ci sono mancanze, voragini affettive che sono individuali e personali, quindi non è l'uomo (un'idea astratta) che si deve curare, ma l'individuo, la persona. Il problema perciò non consiste nello spingerlo verso una qualche trasformazione che si ritiene più idonea ed appropriata naturalmente (che magari l'individuo ha pure già osservato), ma aiutarlo davvero a costruire qualcosa che lo faccia star bene secondo il suo senso e non quello della "natura" (che in pratica si può dire non esista), e questo non è detto che si possa davvero costruire (si potrebbe essere fondamentalmente in lotta con gli altri ed in un disaccordo inconciliabile). Insomma la lotta non è semplicemente interna all'individuo tra uno stato naturale e uno stato culturale, ma è oggettivamente presente nel mondo tra diverse tipologie uomane, che diversi individui vogliono affermare, lo stato naturale insomma per me in quest'ottica non esiste proprio, non è rintracciabile alcuna ragione universale in base alla quale un omosessuale è meno naturale di un eterosessuale, un nevrotico più vicino allo stato naturale di benessere di uno psicotico e via dicendo (sempre assumendo che queste categorie siano ben definite).
La definizione di cosa "debba essere l'uomo, per far di uomo un uomo in salute dal punto di vista mentale", la natura non ce l'ha data affatto in generale. Tipi diversi di umanità possono distruggere altre tipologie con atti diretti o indiretti ritenendole "non sane", questo tipo di medicina qua è violenta verso l'individuo, non serve più a curare il male individuale, ma ad affermare il benessere di altre tipologie. La mia salute mentale può coincidere con la malattia di qualcun altro e viceversa.
La medicina se vuol davvero curare deve tornare a curare gli interessi individuali, quelli che la persona espone, non dell'uomo o sociali, del soggetto o relazionali, altrimenti così per me non si cura più nessuno in particolare ma solo gli interessi di certe classi. Certe malattie, i virus, in fin dei conti sono agenti patogeni che invadono la persona per sopravvivere (pure questi hanno le loro buone ragioni per fare quel che fanno), ma chi dobbiamo far vivere bene, la persona o il virus? E fuor da questa metafora, l'individuo che chiede una cura, o tutti gli altri?
Nell'ambito della salute mentale vengono a scontrarsi i miei interessi con quelli di altre persone, lo psicoterapeuta da che parte sta?![]()
Non credo esista una parte naturale dentro di me da far emergere seppellita sotto incrostazioni culturali, non regge questo discorso a mio avviso, non si riesce a capire bene poi quale sarebbe la parte culturale e quale quella naturale.
"coloro che ci vorrebbero imporre la propria causa, [...] col far ciò essi si dimostrano teneri della lor salute, non già della nostra."
Se si vuol manipolare la domanda di cura supponendo che ce ne sia una più naturale, per me si agisce in modo violento, tanto è vero che l'individuo seguendo questo processo, lo dite voi stessi, soffre molto. Si stanno curando davvero gli interessi della persona quando si agisce così? O non piuttosto quelli di un coniuge, di un'orientamento sessuale, della famiglia, in conclusione dell'organizzazione sociale che non ha a disposizione un individuo "ben funzionante" capace di amare e lavorare che va persuaso a "prendersi cura di sé" in tal senso? Di essere migliore (come diceva Megiston in un suo precedente messaggio) e comportarsi in modo sempre più coerente alle varie richieste?
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 10-11-2011 alle ore 13.41.08
Non c'entra nulla però 'sta scena qua è troppo divertente
Così devo imparare a parlare, sono sulla buona strada...
Lalangue 'sto film qua è bellissimo
Nel secondo spezzone il chirichetto è il futuro critico cinematografico che rivaluterà le produzioni della trinacria cinematografica.
Dopo la visione del film...
"Eminenza mi scusi, un vero esempio di cinema surreale - (La madre) Bella figghio mio, Bella figghio mio! Bella figghio mio!!! - Zitta Tu!!! Restivo... Che diceva? - "surreale" Eminenza... - surreale na minchia!!!"
"Il barone Cammarata, il più grande esperto de' conte di Callostro - Cagliostro Eminenza... Cagliostro - Vabbé è a stessa cosa"...
Ultima modifica di Char_Lie : 11-11-2011 alle ore 17.49.27
Io però questa critica la rivolgerei di più agli psichiatri, che agli analisti.
Gli psichiatri davvero si preoccupano dell'aspetto sociale, di rendere una persona accettabile e integrata secondo le esigenze della società civile.
certo, se per la tua autorealizzazione pretendi di andare a prendere a mazzate il prossimo, altolà all'individuo.
La mia libertà termina dove comincia quella altrui.
Niente in contrario a eremiti, barboni, uomini persi.
In ogni caso, c'è chi ha accusato proprio gli analisti di creare persone che in nome della propria liberazione prendono a calci il prossimo.
No?
Mi pare proprio un certo hillmann, ora mi sbaglierò, ma c'era un libro..
Qualche calcio ben piazzato, per star bene a mio avviso, lo si deve dare, e farlo male pure il prossimo, ma nel far questo non dico certo che lo aiuto, aiuto me contro quest'ultimo, in questo io c'ho un pessimismo di fondo. Se gli analisti aiutano chi ha "cattive intenzioni" e non le sente come estranee e non possiede i mezzi per realizzarle, a me starebbe pure bene. Bo, io non li accuso certo di questo.Originalmente inviato da complicata
Nerone, ad esempio, mi sembra che abbia fatto fuori la madre, ha fatto bene o male? Un analista cosa ci dice in proposito? Quand'è che analiticamente un'azione è salutare per la nostra mente? Di sicuro questa azione non ha fatto bene alla salute della madre di Nerone.
Sono 'ste situazioni qua che ho in mente, non vedo come si possa ottenere la salute mentale di tutti in un mondo in cui esistono molti conflitti ed interessi che si escludono a vicenda.
Un saluto
Ultima modifica di Char_Lie : 10-11-2011 alle ore 15.09.20
Qui non si tratta di un conflitto di interessi, perchè ammazzare la mamma è un crimine orrendo, gli sarà servito per diventare prima imperatore, boh.
la liberazione dai propri sensi di colpa non è l'autorizzazione a delinquere, e gli analisti come gli psichiatri hanno una responsabilità enorme nei confronti della società.
Io il ritorno allo stato di natura proprio non ce lo vedo, perchè nello stato naturale siamo "homo homini lupus"
Stato naturale che vor dì, l'età dell'oro?
Secondo me il fine ultimo dell'analisi è arrivare a capire un po' della propria storia, perdonarsi gli errori commessi eventualmente, arrivare a perdonare gli altri come esseri umani imperfetti e con i propri limiti, genitori, fratelli sorelle ecc, e da lì essere un po' in pace con il mondo, che nell'esame di realtà ci rispecchia nelle nostre debolezze e difetti.
Capire come siamo con gli altri, perchè spesso quello che vediamo negli altri sono nostre fantasie, e cercare di fare del nostro meglio per lasciare qualcosa di buono in eredità ai nostri figli, qualcosa di buono interiormente, intendo.
ecco, un po' così, tanto altro non mi aspetto.
( E così s'è mandato a puttane la discussione di Megiston, lo scopo primario era questo)
Ultima modifica di complicata : 10-11-2011 alle ore 16.02.42
Ultima modifica di Char_Lie : 10-11-2011 alle ore 21.01.00
Ultima modifica di Char_Lie : 10-11-2011 alle ore 22.25.38
Ultima modifica di Megiston Matema : 11-11-2011 alle ore 09.05.27