
Originalmente inviato da
Picciosa
Allora, va anzitutto diviso da quello emotivo, perché son due cose diverse
"Per quanto concerne, nello specifico, la sfera emotiva, l’attenzione si è concentrata sulle interazioni sociali che il bambino intreccia con il proprio ambiente esterno e alle relazioni interiorizzate, che egli espanderà nel proprio mondo interno; per quanto riguarda, invece, lo sviluppo affettivo, l’attenzione si sposta sul ruolo delle esperienze soggettive lungo la polarità piacere/dispiacere, analizzando così aspetti quali i sentimenti, le emozioni e l’umore."
Detto questo, ti copio il mio riassunto:
Studiare lo sviluppo affettivo significa analizzare tutti gli elementi che influenzano positivamente o negativamente lo sviluppo del bambino, in particolare analizzare le relazioni tra il bambino e l’ambiente in cui vive e cresce. Aspetti di ordine ambientale che condizionano la qualità delle relazioni affettive possono essere: il comportamento dei genitori, in modo specifico quello della madre nei primi anni di vita; l'atteggiamento di accettazione o di rifiuto dell'ambiente; la possibilità di sperimentare esperienze sociali positive.
Particolarmente importante è la relazione madre-figlio, infatti la madre offre la prima relazione oggettuale del bambino, sull'esperienza della quale egli costruirà le successive relazioni interpersonali. Se questo rapporto manca o viene significativamente alterato precocemente, nel bambino si genereranno, dal punto di vista emozionale, carenze che influenzeranno negativamente e spesso irreversibilmente, il suo sviluppo psicofisico. Per carenza affettiva si intendono diverse sindromi caratterizzate da una condizione prolungata di non soddisfazione dei bisogni primari del bambino nel rapporto diadico con la madre. I bambini che tipicamente sperimentano una condizione di carenza affettiva sono quelli istituzionalizzati, ospedalizzati, o quelli che sono allontanati per lungo tempo dalla famiglia senza la possibilità di godere di un valido sostituto materno.
4.1 TEORIE E RICERCHE
Autori quali Spitz, Bowlby e Brofenbrenner hanno studiato approfonditamente molti casi clinici di bambini cresciuti in condizioni affettivamente deprivanti, e hanno conseguentemente evidenziato come tali carenze producano effetti diversi, negativi, a seconda del tipo di separazione, dell'età del bambino, della presenza o assenza di un precedente rapporto con la madre. Fra questi effetti si trovano un progressivo rallentamento delle funzioni psicofisiche, difficoltà o impossibilità di stabilire adeguate relazioni interpersonali, fino ai casi più gravi di deterioramento irreversibile delle funzioni cognitive e alle gravi alterazioni della sfera affettiva.
Spitz distingue l’azione di fattori biogenetici indipendenti dall’ambiente e dei fattori propriamente ambientali. Su tali basi, ha osservato la presenza di tre organizzatori psichici nel bambino:
La risposta al sorriso (si stabilisce intorno ai 2-3 mesi, quando di fronte al volto umano si ha la prima percezione esterna dal Sé),
L’angoscia dell’ottavo mese (con l’emergere della distinzione tra Io e non-Io, il bambino reagisce col pianto alla presenza di un estraneo)
La risposta del no (compare al secondo anno di vita, quando il bambino sa distinguere perfettamente fra Sé ed oggetto materno e quindi ha relazioni sociali; qui compare anche la capacità di concettualizzare in modo astratto, simbolico).
Spitz è stato tra i primi ad individuare la presenza della depressione infantile osservando, in lattanti già al sesto mese di vita, la relazione tra le urla, la perdita di peso, l’arresto nello sviluppo di alcune funzioni principali e il ritiro-rifiuto del contatto.
Bowlby ha sviluppato una teoria in chiave etologica , secondo cui l’attaccamento tra la madre e il bambino inizia dall’ottavo mese e dura sino al secondo anno di vita, con un comportamento manifesto verso la madre (ad esempio, la tocca, si aggrappa, manifesta angoscia in presenza di estranei se non c’è la madre, la quale rappresenta una base sicura). Il primo anno di vita è, pertanto molto critico, perché il modo in cui viene vissuto determina la comparsa o meno di quel fondamentale senso di fiducia negli altri e la speranza verso il futuro. A partire dal terzo anno di vita, la relazione con la madre diviene connotata di reciprocità, poiché grazie al pensiero simbolico il bambino diviene in grado di immaginare la presenza della madre, anche quando quest’ultima è assente.
Come Spitz, Bowlby individua tre fasi caratteristiche del bambino deprivato: fase di protesta (pianto e agitazione), fase di disperazione (il bambino smette di mangiare, non si veste e pare depresso) e fase del distacco (il bambino accetta le cure ma potrebbe non riconoscere la madre).
Secondo Bowlby, l'individuo agisce spontaneamente per soddisfare le richieste dell'ambiente, e non, come perché spinto dagli impulsi biologici come sostengono Freud e la psicoanalisi. La critica di Bowlby alla teoria psicoanalitica si rivolge anche al principio secondo il quale lo stabilirsi della relazione con l'oggetto libidico avvenga per soddisfare il bisogno orale. Bowlby appare in contrasto anche con la teoria dell'apprendimento, la quale vede la madre come rinforzo secondario; al contrario, l'autore ritiene che l'attaccamento del bambino alla madre sia in funzione di comportamenti innati, tipici della specie; la prova di quanto affermato si ritrova nell'osservazione di bambini nati ciechi o sordi che acquisiscono ugualmente il sorriso sociale all'età di sei settimane. Questi comportamenti hanno la funzione di mantenere il piccolo vicino alla madre e viceversa.
Brofenbrenner sottolinea l’importanza di osservare il bambino nel proprio contesto, perché lo sviluppo è dato dall’interazione reciproca dell’individuo nel proprio ambiente e l’ambiente è importante per come viene percepito.
L’autore ha descritto la diade madre-bambino attraverso tre forme di funzionamento, fondamentali per la crescita psicologica successiva:
- Attenzione, quando il genitore presta attenzione al bambino e si accorge dell’attenzione che quest’ultimo gli dedica;
- Attività comune, quando si percepisce di fare qualcosa insieme. Tale forma di funzionamento è a propria volta caratterizzata da: reciprocità (influenzarsi a vicenda), equilibrio di potere (il potere del caregiver sul bambino è pari a quello del bambino sul caregiver) e relazione affettiva;
- Diade primaria, quando i membri della diade sono ciascuno nei pensieri dell’altro e si influenzano reciprocamente.
Freud ha messo a punto una concettualizzazione inerente alle diverse tappe dello sviluppo sessuale e affettivo del bambino (se si sceglie Freud, come eventuale approfondimento, proseguire citandole)
In realtà, io penso di dare proprio un accenno veloce agli altri spunti teorici qui sopra (Spitz, Freud e brofenbrenner), ma di concentrarmi poi su Bowlby, parlando dei diversi stili di attaccamento!