Ciao Andreaurbino,
come vedi l'uditorio umanistico è duretto di comprendonioe non si preoccupano certo di sostenere tesi irrazionali visto che non possiedono l'istruzione di base per comprendere i problemi, i metodi e le soluzioni scientifiche. Personalmente ho trovato improduttivo continuare una sterile discussione con persone che fanno della loro difficoltà a capire concetti matetematici, fisici o scientifici una virtù morale che trascende quella degli altri e addirittura ci dovrebbe guidare 'nel nuovo secolo': quando ascolto questi discorsi mi vengono in mente le migliaia di poveracci e diseredati che spinti dalla possibilità di salvarsi l'anima se ne andavano a piedi dalla Francia, dall'Italia e dalla Germania per andare a liberare il santo sepolcro. Inutile dire quanti pochi ne arrivassero vivi e quanti ancora in condizione di combattere. L'umanesimo, in ogni sua forma, non è più sostenibile come modalità di prendere decisioni o di orientarsi nel mondo; per contro io apprezzo molto ogni forma d'arte (l'autentica sede dell'umanesimo) e in particolare sono un musicista e uno scrittore dilettante.
Risponderò alla mail di Ikaro che dall'alto del suo sapere psicoanalitico non si è certo abbassato ad avere toni più offensivi dei miei. Come dire la mucca che dice cornuto al bue.
>
Ho semplicemente detto che la poesia (e in generale, potrei aggiungere, l'arte) è - a mio modesto parere - 1 forma di conoscenza qualitativamente più avanzata rispetto alla scienza. Sottoscrivo e rilancio.
>
Attento perchè io vedo: e sono così gentile da dirti che ho scala reale. Ti consiglio di passare mano.
>
Capisco anche che per 1 come te
>
Come me?
>
...questo possa suonare come decadente o pietoso, ma credimi: lo prendo come 1 complimento.
>
Complimenti sei il degno erede di Baudelaire, o se preferisci una specie di Nick Cave della psicoanalisi. Hai indovinato: il decadentismo mi annoiava un po' a scuola però ho sempre avuto l'impressione che di decadenti bastavano i poeti (che se permetti sono meglio degli psicoanalisti).
>
Quanto al resto, leggo 1 pò di confusione: dalla poesia alla scienza, passando per psicoanalisi, CHHR, umanesimo, ossa nel naso, divinità punitive ed errori del mondo occidentale: "deragliamento del pensiero", direbbe 1 esperto in semeiotica psichiatrica.
>
Astigmatismo direbbe un esperto di oculistica (noi del mondo moderno li chiamiamo OCULISTI... e sono i medici degli occhi).
Credo che la mia prosa sia stata chiara, pulita e molto comprensibile.
Un esperto di semeiotica psichiatrica si preoccupa di leggere più attentamente i referti dei pazienti, prende 100 euro l'ora e di norma non fa diagnosi online.
Sembra quasi che tu non sia un esperto di semeiotica psichiatrica.
>
Lo stesso vale per te, mi auguro: esiste un altro mondo che continua a scegliere la psicoanalisi, che - per quanto esiliata - continua a resistere e a tener banco. Al punto che anche i suoi detrattori non riescono a fare a meno di parlarne. E parlarne. E parlarne. E parlarne. "Ossessione", direbbe l'esperto di cui sopra.
>
AH AH AH AH! Se solo sapessi le notti tranquille che passerei se vi sapessi esiliati dalle accademie e con le pezze al culo con i vostri amati 'pazienti', invece che a dettar banco nelle università, nel mondo clinico (l'80% della clinica è di matrice psicoanalitca...), a spergiurare contro la scienza che vi riscalda le case, vi vaccina dalle malattie e vi fa stampare i libri che imbrattate con le vostre 'teorie'! Credimi, sono orizzonti di godimento difficilmente comprensibili...
Però su una cosa hai ragione: sapere che l'ignoranza spadroneggia vendendo inganno, autosuggestione, sfruttamento e indottrinamento per trattamento dei 'mali moderni' o 'dei mali dell'anima', credimi, mi fa dormire notti difficili; e come me sono tanti i colleghi psicologi che si vergognano per la vostra esecrabile presenza nelle accademie e persino in alcuni circoli scientifici. La vostra presenza nella clinica e la vostra patetica teoria della clinica è un ostacolo al progresso paragonabile solo al veto della Chiesa per lo studio dell'anatomia. Che mi debba studiare le obsolete e fatiscenti teorie freudiane per fare della clinica in contesti non psicoterapeutici perchè 'questo è il sapere clinico che rifugge ad ogni riduzionismo scientifico: il soggetto è un soggetto infinitamente complesso e irriducibile' mi fa sinceramente cascare le braccia. Delle vostre panzane nè ho sentite veramente sin troppo a tal punto che le conosco come qualsiasi psicoanalista: l'unica differenza è che io - almeno - ne sono disgustato.
>
Toh, non ricordi il titolo del libro che (s)parla degli psicoanalisti?
>
A sua immagine e somiglianza... mi riferivo alla Bibbia.
>
Che casualità! Beh, certo... non significa nulla: "disturbo della memoria di rievocazione", direbbe l'esperto di cui sopra.
>
Basta con il solito clichè sottinteso dei lapsus freudiani che hanno tediato il mondo intero per un secolo e passa... L'altro (Kanadams) scimmiotta Jung e parla con gli dei nei sognitu ste minchiate freudiane... Raga' siamo nel 2006... LARGO AI GIOVANI!
![]()
Ti lascio vaneggiare da solo riguardo il disturbo della memoria di rievocazione (tralaltro una forma di memoria molto singolare...).
>
La storia della psicoanalisi la conosco, sicuramente meglio di te.
>
A me basta che tu mi dica se hai letto P. Roazen, Freud e i suoi seguaci, Einaudi.
Quanto al resto ne sono sicuro: è il tuo mestiere conoscere la psicoanalisi; mi stupirei che uno studente alle prime armi ne sappia più di uno che sta facendo un training analitico. Mi accontento di 'aver quasi fatto pari'
>
Quanto all'idea di "psicoanalisi rivoluzionaria" è 1 argomento molto affascinante: non è certo 1 caso che la psicoanalisi si sia impiantata solo nei paesi democratici e che sia stata messa al bando dai regimi dittatoriali. E' un argomento che potremmo affrontare altrove (qui sarebbe off topic), ma con gente preparata e veramente interessata alla questione. Quindi non credo ti riguardi!
>
Hai ragione; di questa cosa proprio non me ne importa una cippa.
>
Avanti, raccontaci degli "orrori" della psicoanalisi. Metti in piazza tutto quello che sai. "Dai, dai, dai, dai" racconta!
>
Al momento sono sotto esame e non posso dedicarci del tempo ma raccoglierò il tuo invito per aprire quanto prima un 3d sull'argomento in cui editerò tutto il materiale che puntualmente ricostruisce fatti documentati che fanno tutt'altro che parte della 'controcultura' o delle testimonianze online a cui facevano capo Kanadams e Darkgianlu all'apertura di questo 3d.
Per ora le mie fonti saranno il Roazen (libro di testo al corso di psicologia dinamica a Urbino), il testo di Mecacci e le testimonianze affascinanti di autori come Ackerman o Bowlby e di altri grandi esiliati o ripudiati della psicoanalisi.
Si potrebbe cmq cominciare a parlare delle nevrosi di freud, del suo imperante tabagismo o perchè no della tossicodipenza della Jacobson o dei danni che gli 'esperimenti' (che di scientifico ovviamente non avevano nulla) di Melanie Klein sui suoi figli che produssero dei danni così marcati che dovette porvi rimedio (con scarso successo viste le intrusioni isteriche della madre) Donald W. Winnicott.
Non ti preoccupare, di 'orrori' psicoanalitici ne ho quanti ti pare e sicuramente troppi rispetto alle stesse persone che vorrebbero 'indicarci il cammino di liberazione di noi stessi'.
>
"Restiamo analisti - diceva 1 psicoanalista - per scelta ossia per desiderio dell’atto analitico nel cui stesso compiersi consiste il cuore dell’avventura soggettiva: di quell’avventura che il soggetto sofferente – prima di fare la sua analisi – riesce a permettersi solo sotto le spoglie trasfigurate dei più acuti disagi e della malattia (ossessioni, deliri, somatizzazioni, fobie)". E ancora: "quindi non affermiamo certo che solo noi (in nome della psicanalisi freudiana) abbiamo capito il senso recondito dei grandi o dei piccoli dilemmi della modernità, né sosteniamo che l’unica cura cui aspirare sia la cura analitica, né meno ancora che il tipo di guarigione proposto dalla psicanalisi sia garantito o migliore. Ma precisiamo che la psicanalisi freudiana (così come l’abbiamo intesa e studiata noi) è questa esperienza e non un'altra". Ovvero: indubbiamente costa e dura troppo rispetto ad altri rimedi più soddisfacenti per risultati di adattamento, di conformità, di funzionalità e di benessere. Se è questo che volete, rivolgetevi altrove.
Ma non rompete le palle a noi, che preferiamo osservare il mondo dalla mongolfiera piuttosto che non osservarlo dallo shuttle!!!
>
Ne riparleremo quando aprirari il tuo studio e ti ritroverai senza un paziente perchè tutti - noi pazzi del mondo moderno ovviamente - aspiriamo ad un briciolo di felicità o a essere sollevati dalle sofferenze dirette o indirette che la malattia mentale provoca e allora anche tu, sta pur certo, ti terrai stretti i tuoi pazienti a cui farai fare analisi interminabili, perchè sennò come arrivi a fine mese? Ecco qui spiegata la filosofia della psicoanalisi che ambiva ad andare tanto lontano e alla fine non arriva più in là di un mercato che si autosostiene sfruttando gonzi, malcapitati e ricchi annoiati. Che vuoi che ti dica?
I gusti sono gusti... ma ci terrei a distinguere le lusinghe del meretricio psicoanalitico da un trattamento scientifico di entità nosologiche esistenti e distinte. Chi ha una malattia mentale non sta giocando e merita un trattamento efficace e valido: non è tollerabile che entri per sbaglio da un analista (magari perchè ha messo l'annuncio più grosso sull'elenco) e venga trascinato (ovviamente senza essere informato, ridiretto ad un collega più competente in quel settore e ancor più oviamente senza una diagnosi nè un piano del trattamento) nella tua fantomatica quanto pittoresca mongolfiera psicoanalitica.
> In questo senso dicevo che il DSM è normativo: quello stesso sistema che dà ad 1 studentello presuntuoso qualsiasi la liceità di stabilire chi è sano e chi è malato, chi è normale e chi non lo è, chi è "storto" e chi è "dritto", cosa è "feccia" e cosa non lo è. Ah, sia chiaro: non ho mai detto di disprezzare Gabbard, dico solo che non provo simpatia per il suo manuale e che è stato sopravvalutato: altra cosa è definire "feccia" 1 persona solo perchè ha idee diverse dalle mie.
>
Con il metodo scientifico uno studentello presuntuoso come me (mi pare sia questo il sottinteso) può calcolare il moto di rivoluzione dei pianeti oppure l'energia liberata da una reazione chimica o la crescita attesa di un organismo vivente. Quindi con un metodo nosografico chiaro, dettagliato e ben definito è possibile che uno studentello come me possa avanzare un'ipotesi diagnostica plausibile che dovrà essere ulteriormente approfondita per escluderla o confermarla.
Ovviamente tutto questo è possibile se si accetta l'idea che la psicologia clinica sia scienza e non stregoneria. Ovviamente un'apprendista stregone non ha gli stessi poteri di uno stregone esperto; ed è necessario un intenso training, bisogna ascoltare gli spiriti (nella psicoanalisi, l'inconscio), valutare il proprio spirito guida (l'analista didatta o l'immagine idealizzata di Freud o Jung), aspettare che la soluzione arrivi in sogno. Personalmente io trovo ridicolo questo approccio 'sacro' alla malattia mentale e ai problemi ad esso connessi in nome di un rispetto della persona che mi sembra più un timore religioso che un reale interesse per le difficoltà del paziente: quando un chirurgo mi opera io non voglio che durante il suo training abbia avuto rispetto per i morti su cui eseguiva le autopsie: voglio che sappia quello che fa e che non mi ammazzi sotto i ferri. NOn è certo sostenendo l'inconoscibilità del mondo interiore, o la sua conoscibilità solo tramite i complicati rituali analitici che si forgia un nerbo di clinici capaci, pronti e preparati. Non stupiamoci poi se ci fanno le barzellette...
Per finire, io non considero feccia gli psicoanalisti perchè la pensano diversamente da me: ci sono ad esempio molti altri terapeuti e psicologi come i gestaltisti o i neo-piagetiani con i quali non condivido alcuen posizioni epistemologiche ma non trovo il motivo di chiamarli feccia. Viceversa l'origine e la vita di molti psicoanalisti - salvo rare ma presenti eccezioni - è la vita di gentaglia esclusa da tutti i circoli competenti che hanno iniziato a 'dettare legge' su un problema di cui non si occupava nessuno seriamente e che costituiva un presunto male dei tempi: l'isteria. Sarebbe come dire che ci mettiamo a fondare un circolo scientifico mettendo assieme Jucas Casella, il mago Othelma, Roberto Vacca - il futurologo per intenderci-, Platinette e Raffaele Morelli: il circolo scientifico dello stress quotidiano (Società psicoanalitica del mercoledì)(oggi infatti l'isteria non va più di moda: va di moda ad es. lo stress). Questo è ne più ne meno quello che è accaduto in psicoanalisi. Freud. l'unico ricercatore di un certo talento tra i primi psicoanalisti, ha aperto la strada ad una manica di gentaglia e di briganti, gente più da ribalta che da cattedra ed ecco... un secolo più tardi, i risultati del loro sconesso latrare...
>
Ci sono diversi autori, ben più autorevoli di te, che sostengono che la psicoanalisi sia 1 scienza. Per me non è 1 questione così importante, in ogni caso.
>
Hai ragione Ikaro: gli autori di cui parli (ma che non citi... mi piacerebbe che tu dicessi nomi e cognomi in modo che io possa controllare ed eventualmente darti ragione) se la cavano in un modo molto astuto. Infatti non dicono chiaro e tondo che la psicoanalisi NON E' una scienza, NON E' NESSUNA forma di scienza, ma dicono (giocando con l'ingenuità dei lettori/possibili pazienti) dicendo che la psicoanalsii è una 'scienza della soggettività, nella quale l'empatia dell'analista è lo strumento di indagine fondamentale' (cito letteralmente il testo di Nancy Mc Williams, Il caso clinico, p. XX; l'autrice cita come sostenitori di questa prospettiva Kohut (1977: la Guarigione del Sè), Mitchell (1993, Speranza e timore in psicoanalisi), e Orange, Atwood, Stolorow (1997; Intersoggettività e lavoro clinico: il contestualismo nella pratica psicoanalitica).
Inutile dire che questa definizione di scienza è in realtà un vero e proprio acting out della psicoanalisi come forma assolutamente NON scientifica di conoscenza. Giocando con l'uso comune del termine scienza (ovvero qualsiasi forma di sapere dotata di autorità e prestigio accademico) queste persone godono dei privilegi accademici propri di una scienza (quale quello di avere numerose cattedre a Psicologia) guardandosi bene dal chiarire un punto su cui Freud e non solo sono stati volutamente ambigui...
Al meglio la psicoanalisi è una teoria costruzionista della realtà ma NON è una scienza che, in quanto tale, rifiuta forme di costruzionismo radicale o semi radicale quali quelle proposte dagli autori della moderna psicoanalisi che si giocano la carta: 'ah beh avevamo detto di essere scienziati della psiche (pensa al nome psico-analisi) ma ci eravamo sbagliati: volevamo dire che siamo scienziati della soggettività! Scusate!'
>
Serie B, C, D, Z, fuori serie, pensala come ti pare, non me ne può fregà de meno!! La psicoanalisi continuerà, io spero, a porre al soggetto post-moderno la questione della sua ragione inconscia. Nonchè la questione di una pratica e di un’etica fondate sul transfert, ovvero sul gioco imprevedibile (e non generalizzabili) delle incognite di ciascuno. Che vi piaccia oppure no.
>
Dlin dlon: notizia delle 18.18--- tutte le forme di terapia sono basate sulla relazione terapeutica. La presunta specificità della relazione trasnferale rispetto ad altre forme di relazione paziente terapeuta è un mito: nel Gabbard c'è scritto che il transfert è ubiquitario: se così fosse perchè dovrei studiare psicoanalisi se in tutte le psicoterapie il cosiddetto transfert prende piede (presto o tardi) e se alla fine le altre terapie (a cui tu riconosci efficacia) fanno lo stesso? La psicoterapia guarisce in molti modi che possono passare a seconda delle scuole dentro o fuori della relazione ma in nessun modo la relazione non è centrale nel processo psicoterapeutico, incluso ad esempio in una psicoterapia direttiva o ad es. comportamentista. Se ti sei iscritto al corso di specializzazione in psicoterapia psicodinamica per questo ti comunico che i tuoi colleghi e maestri ti hanno appena fregato.
Ma veniamo all'exploit finale:
>Già, e hai capito tu invece come si utilizza la tassonomia zoologica del DSM? Su queste pagine hai scritto nientedimeno che "il DSM è utile perchè consente di identificare a partire dai sintomi lo squilibrio biologico sottostante il disturbo psicologico e suggerire delle possibilità di trattamento farmacologico", e vieni qui a dirmi che non ho capito 1 mazza del DSM? Ma torna a studiare, va! Quanto al resto non ti preoccupare, il DSM non mi è servito nemmeno per preparare l'Esame di Stato, figurati per fare - semmai ci riuscirò - 1 diagnosi su 1 paziente...
>
Quello che ho scritto è vero se consideri che ti stavo spiegando il significato del DSM per lo psichiatra all'interno della logica patologia->trattamento. Rileggiamolo e vediamo se ha più senso:'il DSM è utile perchè consente di identificare a partire dai sintomi lo squilibrio biologico sottostante il disturbo psicologico e suggerire delle possibilità di trattamento farmacologico'
Adesso, come l'ho scritto io per inciso, mi pare che suoni molto bene.
Le sindromi identificate dal DSM sono infatit gruppi di sintomi che sono spesso correlati a specifici pattern di alterazione biochimica o sono l'esito di specifici disturbi neurologici. Una volta stabilita la stretta (ma non assoluta) correlazione tra sintomi comportamentali e processi ideativi caratteristici e sottostanti squilibri biologici (trovati, provati e controllati sperimentalmente in decine di migliaia di ricerche delle quali immagino tu non abbia mai letto una riga...) l'identificazione del disturbo DSM ci suggerisce in modo automatico una forma di trattamento farmacologico che si è dimostrata efficace nel riportare i parametri neurofisiologici alterati nella norma. Spero ora di non doverti ripetere che non penso che i farmaci curino le malattie mentali ecc...ecc.... perchè finiamo a notte fonda...
> e vieni qui a dirmi che non ho capito 1 mazza del DSM? Ma torna a studiare, va!
>
Per inciso io il DSM l'ho studiato e lo studio (aggiungerei anche uno stizzito e legittimo 'anche più di te'). Se vuoi mettermi alla prova, cmq, io sono qui in ogni momento.
>
Sto addì, quello che sto addì: ovvero che la psicoanalisi E' fuori legge. Ma non nel senso (superficiale ed ignorante) che hai inteso tu. Nel senso che non esiste, dal punto di vista legislativo, il diploma di Psicoanalista. Nel senso che lo Stato non può disciplinare/sindacare sulla formazione in psicoanalisi, ma solo su quella in psicoterapia.
>
Qui non mi è molto chiaro quello che intendi dire. Ad ogni modo saranno i riconoscimenti ufficiali della SPI o di altre società che riuniscono i terapeuti analitici a dare conto della specificità della tua formazione psicoterapeutica.
Direi che con l'aria che tira - e che non fa che farmi piacere - è molto che abbiate ancora un diploma in psicoterapia (e non ad esempio in ciarlataneria applicata) sempre che questo vi serva per trovare lavoro...
Spero di aver risposto in modo chiaro e comprensibile quali sono le mie posizioni e le mie critiche alla psicoanalisi che a differenza di molti approcci critici esterni alla disciplina parte da una conoscenza accademica solida delle basi teoriche e pratiche della disciplina.
A presto,
Fabrizio







e non si preoccupano certo di sostenere tesi irrazionali visto che non possiedono l'istruzione di base per comprendere i problemi, i metodi e le soluzioni scientifiche. Personalmente ho trovato improduttivo continuare una sterile discussione con persone che fanno della loro difficoltà a capire concetti matetematici, fisici o scientifici una virtù morale che trascende quella degli altri e addirittura ci dovrebbe guidare 'nel nuovo secolo': quando ascolto questi discorsi mi vengono in mente le migliaia di poveracci e diseredati che spinti dalla possibilità di salvarsi l'anima se ne andavano a piedi dalla Francia, dall'Italia e dalla Germania per andare a liberare il santo sepolcro. Inutile dire quanti pochi ne arrivassero vivi e quanti ancora in condizione di combattere. L'umanesimo, in ogni sua forma, non è più sostenibile come modalità di prendere decisioni o di orientarsi nel mondo; per contro io apprezzo molto ogni forma d'arte (l'autentica sede dell'umanesimo) e in particolare sono un musicista e uno scrittore dilettante.


