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Discussione: Farsi analizzare

  1. #136
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ma i risultati si devono
    Che bel lapsus!

    Cmq osservando la reazione di ninfadora sono rimasta molto delusa. La prima cosa che mi aspetto da uno psi è un atteggiamento non giudicante e non aggressivo. Invece di trovare un atteggiamento aperto verso una disciplina sconosciuta ho visto un immediato barricarsi dietro le proprie convinzioni. Invece di una sana curiosità ho visto una reazione estremamente aggressiva e drammatica.
    Non mi aspetto che il tipo di analisi che ho intrapreso sia condivisa da tutti, ma penso che nella vita prima di giudicare ed etichettare si debba conoscere. Ed osservare una simile reazione in una persona che vuole lavorare nel campo della mente è piuttosto preoccupante.
    Hai insinuato che la mia analista sia una specie di Vanna Marchi, poco professionale, avida, pericolosa... Non è una reazione equilibrata a mio parere! E cmq hai parlato come se questa donna mi avesse imbrogliata o incastrata o roba del genere. Nè io nè i miei genitori siamo persone stupide, sappiamo guardarci intorno e di fronte a più scelte abbiamo optato per questa disciplina. Parli come se gli analizzati fosse pecorelle smarrite disposte a dare retta al primo venuto!

    Mah...

    Tutto questo detto come "comune mortale". Non sono nè psicologa nè analista o altro, non uso paroloni.. Ma le mie opnioni le ho anch'io
    Non aggiungo altro, sottoscrivo in toto!

  2. #137
    Partecipante L'avatar di chicca_girasole
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    Originariamente postato da ikaro78
    [B]Che bel lapsus!
    ahahahah è vero!
    Chicca

  3. #138
    Partecipante Esperto L'avatar di TheGathering
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    Originariamente postato da chicca_girasole
    questo tipo di analisi è terribilmente impegnativo, faticoso e (purtroppo) come avete detto è accessibile a pochi. Ma i risultati si devono, questa donna mi ha preso in cura che ero ridotta ad uno straccetto, con una depressione grave, un disturbo alimentare terribile, non andavo più a scuola ed evitavo i luoghi affollati perchè avevo paura della gente, ritrovandomi circondata da persone sconosciute avevo attacchi di panico ecc. ecc.
    ero in condizioni tali che mi hanno portata da uno psichiatra (dico mi hanno portata visto che a 17 anni non potevo fare molto da sola) che voleva imbottirmi di farmaci e antidepressivi. Ho rifiutato categoricamente avendo visto mia madre dipendere per anni da quelle terribili sostanze e sono riuscita a liberarmi di quell'uomo.
    A quel punto andavo a letto la sera sperando di svegliarmi morta.
    Pensate davvero che in quelle condizioni una terapia di un'ora (anzi spesso 50 minuti la settimana) sarebbe stata utile? Qui non si parla di una persona che davanti a un problema della vita decide di sottoporsi ad una terapia per capire se stesso o roba del genere. C'era bisogno di un intervento serio.
    Cara chicca,
    a parte il problema alimentare grave (io vomitavo ogni tanto ma mai a livello di bulimia da DSM-IV), io avevo tutte le cose che avevi tu e avevo anch'io 17 anni! (poveri adolescenti!)
    Purtroppo la mia famiglia non poteva pagarmi un'analisi, così sono andata all'ASL, ero io stessa in cerca di psicofarmaci perchè sentivo che senza non ce la facevo più (purtroppo la cura più economica alla fine è quella, considerato che gli antidepressivi me li passava la mutua) e poi ho iniziato una psicoterapia presumo supportiva una volta alla settimana. Che dire? Il percorso è lungo e faticoso, non l'ho ancora finito, ma non pensare che una terapia una volta alla settimana valga poco solo perchè è più di rado.
    La qualità si misura anche per altre cose e poi certi cambiamenti avvengono anche spontaneamente, perchè si cresce, si cambia e ci si evolve...
    Certo, avendone tempo e possibilità sarebbe bello x tutti fare una bella analisi intensiva, ma anche una psicoterapia 1-2 volte alla settimana ha una sua dignità.
    E dalla fase critica sono uscita comunque anch'io....certo, con qualche strascico però non sono certo com'ero a 17 anni!
    In ogni caso buona continuazione e in bocca al lupo!

    Ps: mi sa che sei nella fase dell'idealizzazione del terapeuta...
    Controlling my feelings for too long..
    They make me....
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  4. #139
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    Originariamente postato da TheGathering
    Cara chicca,
    a parte il problema alimentare grave (io vomitavo ogni tanto ma mai a livello di bulimia da DSM-IV), io avevo tutte le cose che avevi tu e avevo anch'io 17 anni! (poveri adolescenti!)
    Purtroppo la mia famiglia non poteva pagarmi un'analisi, così sono andata all'ASL, ero io stessa in cerca di psicofarmaci perchè sentivo che senza non ce la facevo più (purtroppo la cura più economica alla fine è quella, considerato che gli antidepressivi me li passava la mutua) e poi ho iniziato una psicoterapia presumo supportiva una volta alla settimana. Che dire? Il percorso è lungo e faticoso, non l'ho ancora finito, ma non pensare che una terapia una volta alla settimana valga poco solo perchè è più di rado.
    La qualità si misura anche per altre cose e poi certi cambiamenti avvengono anche spontaneamente, perchè si cresce, si cambia e ci si evolve...
    Certo, avendone tempo e possibilità sarebbe bello x tutti fare una bella analisi intensiva, ma anche una psicoterapia 1-2 volte alla settimana ha una sua dignità.
    E dalla fase critica sono uscita comunque anch'io....certo, con qualche strascico però non sono certo com'ero a 17 anni!
    In ogni caso buona continuazione e in bocca al lupo!

    Ps: mi sa che sei nella fase dell'idealizzazione del terapeuta...
    io non voglio assolutamente sminuire la terapia di un'ora settimanale, ma avendo categoricamente rifiutato gli antidepressivi, non penso che mi sarebbe bastata un'ora... e non so come (nel mio caso almeno) sarei riuscita sopravvivere ai 7 giorni di attesa tra una seduta e l'altra!

    Una cosa che ho notato (e che mi dispiace) è che sembra quasi che ci sia una forte rivalità tra le varie branchie della psi! io sono arrivata riportando la mia esperienza e questa è stata immediatamente sezionata, criticata, attaccata.
    Di conseguenza ho cercato di spiegare e in qualche modo difendere la validità del percorso che ho intrapreso e mi dispiace vedere che gatering abbia subito pensato che intendessi dire che le analisi di una, due ore a settimana "valgano poco"! Non ho mai detto nulla del genere! Guardate quanti approcci terapeutici ed analitici si sono sviluppati, quante alternative ci sono sul mercato! Non penso che lo scopo di questa varietà sia combattersi a vicenda, ma semplicemente quella di dare la possibilità ad ognuno di scegliere il cammino più adatto al proprio problema, alla propria mentalità, alla propria disponibilità economica! Il mondo è bello perchè è vario! Se quando ho mal di testa il medicinale che preferisco è il moment, ciò non esclude che a voi possa dare più sollievo l'aspirina (tanto x fare un esempio)... Tante volte leggendo certe discussioni si ha l'impressione che ci sia una sorta di guerra, una voglia di dimostrare che il proprio percorso sia il migliore, la tendenza a sentirsi attaccati o sminuiti quando qualcun'altro loda una diversa tipologia di approccio!
    Sto iniziando un percorso di studi che trovo affascinante, e qualsiasi specializzazione sceglierò mi rifiuto di guardare alle altre discipline come a una minaccia o ad un rivale! Sono soltanto approcci diversi e diversi punti di vista della stessa grande affascinante materia: la scienza della mente! Perchè non mostrare apertura e curiosità verso gli altri invece di creare delle specie di partiti?

    Io ho letto le vostre esperienze con interesse e ho riportato la mia con la voglia di condividere qualcosa, non con un atteggiamento del tipo "io mi sono trovata bene con questo metodo e quindi è l'unico che vada bene!". Solo con la voglia di scambiare, condividere, comunicare. senza giudicare o premunirmi. e sono convinta che questo sia l'atteggiamento migliore se si vuole imparare qualcosa dalla vita!


    cmq difendere qualcosa in cui credo perchè l'ho provato sulla mia pelle non significa idealizzare. la fase dell'idealizzazione devo ammettere che l'ho passata (tempo fa), ma qui si tratta semplicemente di dare alla persona che mi sta seguendo (e al suo metodo) il rispetto che nel mio caso si è pienamente meritata!


    p.s. volevo chiedere scusa a ninfaverde, mi sono accorta solo adesso di averle storpiato il nome chiamandola ninfadora! sorry.
    Ultima modifica di chicca_girasole : 13-09-2007 alle ore 04.54.04
    Chicca

  5. #140
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    Per quel che conta, la mia esperienza di analisi - per ora - è positiva. Due sedute a settimana, 60 euro a seduta rigorosamente fatturati, da due anni e mezzo. L'impressione che ne ricavo è di una maggiore flessibilità e libertà, una accresciuta consapevolezza di cosa mi muove e un aumento nella capacità di progettare e finalizzare.
    Non è facile. Pur se il prezzo è basso, un'analisi è comunque costosa (mi piacerebbe passare a tre sedute la settimana ma ho anche una figlia e, per ora, non mi è possibile) ma questo - se da un lato può essere un limite - da un altro punto di vista è anche un vantaggio, perché mi spinge ad agire e a costruirmi un lavoro che mi porti in tasca più soldi. E non tutti questi soldi vanno a finire in tasca all'analista.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  6. #141
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    Cara chicca, guarda che quella sull'idealizzazione era una battuta (d'altronde io sono la prima ad adorare il mio psic ) anzi volevo un po' sdrammatizzare questa discussione.
    Forse non hai capito quello che stavo dicendo, ho capito benissimo che tu avevi bisogno di una terapia più intensiva, che una volta alla settimana x te non bastava.
    Il discorso sul costo della terapia però non lo archivierei con un "chi ha più possibilità economiche può anche scegliersi le cure che vuole o quelle migliori e gli altri si devono accontentare".
    Ora ti parlo da studentessa di psicologia, archiviamo le nostre terapie personali.
    Ho avuto modo di fare una tesi all'Ospedale di Niguarda sul Piano di Trattamento Individuale, in quanto sono interessata alle cure prestate in ambito pubblico, perchè purtroppo non tutti possono permettersi cure costose e lunghe e quindi si tratta di ottimizzare l'uso delle risorse, fare un'analisi costi/benefici, parlare di efficacy e effectiveness, efficacia e efficacia applicata nella pratica (efficienza). Per esempio: un paziente ottiene ottimissimi risultati facendo una terapia 3 volte alla settimana,a ma avrebbe ottenuto cmq buoni risultati (anche se non ottimi) facendo una terapia solo una volta alla settimana -> si fa la terapia una volta alla settimana. Il tema costi/benefici in ambito pubblico è fondamentale e consente di fare un ragionamento sulla qualità che vada oltre il semplice miglioramento, ma che comprende anche un discorso di investimenti e disponiblità.
    Nel provato ovviamente si trova di tutto, ma non tutti se lo possono permettere quindi io sono dell'idea che si dovrebbe potenziare il servizio pubblico, il quale, per ovvi motivi, non potrebbe mai finanziare una terapia quale quella che hai seguito tu...troppo dispendiosa.
    Secondo me si dovrebbero trovare buone terapie di comprovata efficacia, da poter far seguire a chi ne ha veramente bisogno, che si possano attuare in ambito pubblico.
    Ripeto: non si parla della TUA terapia, è un discorso più ampio sui costi e sui benefici delle varie terapie in circolazione..
    Insomma qual è il minimo di cura che può far ottenere notevoli risultati? Quello dovrebbe essere preferito rispetto a cure ugualmente efficaci (o poco di più) ma che costano e durano molto di più. In tal modo nel pubblico non ci sarebbe questa penuria di personale di credibilità che affligge il mondo "psi".
    Se ti interesserai dell'argomento "valutazione dell'efficacia in psicoterapia" soprattutto in ambito pubblico forse rivaluterai la questione.
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  7. #142
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Cara chicca, guarda che quella sull'idealizzazione era una battuta (d'altronde io sono la prima ad adorare il mio psic ) anzi volevo un po' sdrammatizzare questa discussione.
    Forse non hai capito quello che stavo dicendo, ho capito benissimo che tu avevi bisogno di una terapia più intensiva, che una volta alla settimana x te non bastava.
    Il discorso sul costo della terapia però non lo archivierei con un "chi ha più possibilità economiche può anche scegliersi le cure che vuole o quelle migliori e gli altri si devono accontentare".
    Ora ti parlo da studentessa di psicologia, archiviamo le nostre terapie personali.
    Ho avuto modo di fare una tesi all'Ospedale di Niguarda sul Piano di Trattamento Individuale, in quanto sono interessata alle cure prestate in ambito pubblico, perchè purtroppo non tutti possono permettersi cure costose e lunghe e quindi si tratta di ottimizzare l'uso delle risorse, fare un'analisi costi/benefici, parlare di efficacy e effectiveness, efficacia e efficacia applicata nella pratica (efficienza). Per esempio: un paziente ottiene ottimissimi risultati facendo una terapia 3 volte alla settimana,a ma avrebbe ottenuto cmq buoni risultati (anche se non ottimi) facendo una terapia solo una volta alla settimana -> si fa la terapia una volta alla settimana. Il tema costi/benefici in ambito pubblico è fondamentale e consente di fare un ragionamento sulla qualità che vada oltre il semplice miglioramento, ma che comprende anche un discorso di investimenti e disponiblità.
    Nel provato ovviamente si trova di tutto, ma non tutti se lo possono permettere quindi io sono dell'idea che si dovrebbe potenziare il servizio pubblico, il quale, per ovvi motivi, non potrebbe mai finanziare una terapia quale quella che hai seguito tu...troppo dispendiosa.
    Secondo me si dovrebbero trovare buone terapie di comprovata efficacia, da poter far seguire a chi ne ha veramente bisogno, che si possano attuare in ambito pubblico.
    Ripeto: non si parla della TUA terapia, è un discorso più ampio sui costi e sui benefici delle varie terapie in circolazione..
    Insomma qual è il minimo di cura che può far ottenere notevoli risultati? Quello dovrebbe essere preferito rispetto a cure ugualmente efficaci (o poco di più) ma che costano e durano molto di più. In tal modo nel pubblico non ci sarebbe questa penuria di personale di credibilità che affligge il mondo "psi".
    Se ti interesserai dell'argomento "valutazione dell'efficacia in psicoterapia" soprattutto in ambito pubblico forse rivaluterai la questione.
    Gli "ovvi motivi" di cui parli non sono poi mica così ovvi secondo me, nel senso che è il sistema delle cure della "società medico-politica" (e aziendale) cortocircuitato nella logica minimo sforzo-massima resa, che dopo 6 mesi di terapia breve di individuazione (quando va bene) ti sbatte fuori ad essere perverso, questa secondo me è la vera truffa, altro che la micropsicoanalisi di chicca, che almeno sa in che mani è capitata...
    Ultima modifica di ikaro78 : 13-09-2007 alle ore 13.57.44

  8. #143
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    Originariamente postato da TheGathering
    Cara chicca, guarda che quella sull'idealizzazione era una battuta (d'altronde io sono la prima ad adorare il mio psic ) anzi volevo un po' sdrammatizzare questa discussione.
    Forse non hai capito quello che stavo dicendo, ho capito benissimo che tu avevi bisogno di una terapia più intensiva, che una volta alla settimana x te non bastava.
    Il discorso sul costo della terapia però non lo archivierei con un "chi ha più possibilità economiche può anche scegliersi le cure che vuole o quelle migliori e gli altri si devono accontentare".
    Ora ti parlo da studentessa di psicologia, archiviamo le nostre terapie personali.
    Ho avuto modo di fare una tesi all'Ospedale di Niguarda sul Piano di Trattamento Individuale, in quanto sono interessata alle cure prestate in ambito pubblico, perchè purtroppo non tutti possono permettersi cure costose e lunghe e quindi si tratta di ottimizzare l'uso delle risorse, fare un'analisi costi/benefici, parlare di efficacy e effectiveness, efficacia e efficacia applicata nella pratica (efficienza). Per esempio: un paziente ottiene ottimissimi risultati facendo una terapia 3 volte alla settimana,a ma avrebbe ottenuto cmq buoni risultati (anche se non ottimi) facendo una terapia solo una volta alla settimana -> si fa la terapia una volta alla settimana. Il tema costi/benefici in ambito pubblico è fondamentale e consente di fare un ragionamento sulla qualità che vada oltre il semplice miglioramento, ma che comprende anche un discorso di investimenti e disponiblità.
    Nel provato ovviamente si trova di tutto, ma non tutti se lo possono permettere quindi io sono dell'idea che si dovrebbe potenziare il servizio pubblico, il quale, per ovvi motivi, non potrebbe mai finanziare una terapia quale quella che hai seguito tu...troppo dispendiosa.
    Secondo me si dovrebbero trovare buone terapie di comprovata efficacia, da poter far seguire a chi ne ha veramente bisogno, che si possano attuare in ambito pubblico.
    Ripeto: non si parla della TUA terapia, è un discorso più ampio sui costi e sui benefici delle varie terapie in circolazione..
    Insomma qual è il minimo di cura che può far ottenere notevoli risultati? Quello dovrebbe essere preferito rispetto a cure ugualmente efficaci (o poco di più) ma che costano e durano molto di più. In tal modo nel pubblico non ci sarebbe questa penuria di personale di credibilità che affligge il mondo "psi".
    Se ti interesserai dell'argomento "valutazione dell'efficacia in psicoterapia" soprattutto in ambito pubblico forse rivaluterai la questione.
    ok adesso ho capito il discorso che intendi fare e sono d'accordo sul fatto che questo sia un problema importante! Non esprimo grandi opinioni in proposito perchè non mi sento preparata nè altro, non ne so molto e preferisco stare a vedere se leggendo le vostre opinioni in merito potrò imparare qualcosa.
    scusa se ho ripsosto in modo scocciato alla battuta sull'idealizzazione ma dopo le risposte di ninfaverde ero un pò prevenuta perchè mi sembrava di essere stata trattata come una sempliciotta!

    lasciami solo spiegare che io non ho mai inteso dire che
    chi ha più possibilità economiche può anche scegliersi le cure che vuole o quelle migliori e gli altri si devono accontentare
    ma è ovvio che chi ha + disponibilità economica abbia una scelta più ampia, anche se non necessariamente migliore! Quello che intendevo dire quando ho affermato che la varietà permette di scegliere in base alle proprie caratteristiche (anche economiche) non volevo sminuire la posizione di chi non potrebbe permettersi una terapia come la mia!
    Ma prendi per esempio una famiglia che deve scegliere dove mandare a scuola il proprio figlio. se la famiglia ha una buona disponibilità economica può prendere in considerazione anche le scuole private e avere una scelta + ampia. Se alla fine la scelta cadrà proprio su una privata probabilmente la famiglia avrà avuto buone ragioni (personali, non universali) per decidere in questo modo. A questo punto mandano il bambino a scuola e (per fortuna) egli si trova molto bene e rende moltissimo. questa situazione però NON significa che:
    1) la famiglia si senta superiore a chi ha scelto di mandare i figli alla scuola pubblica
    2) chi non ha grandi possibilità economiche non possa mandare il figlio in una scuola dove si senta soddisfatto e valorizzato
    3) chi frequenta la scuola pubblica debba fare i conti in tasca agli alunni della privata, per dimostrare che quei soldi sono uno spreco di denaro.

    la situazione mi sembra + o meno la stessa!
    Chicca

  9. #144
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    Il tema costi/benefici in ambito pubblico è fondamentale e consente di fare un ragionamento sulla qualità che vada oltre il semplice miglioramento, ma che comprende anche un discorso di investimenti e disponiblità.
    Nel provato ovviamente si trova di tutto, ma non tutti se lo possono permettere quindi io sono dell'idea che si dovrebbe potenziare il servizio pubblico, il quale, per ovvi motivi, non potrebbe mai finanziare una terapia quale quella che hai seguito tu...troppo dispendiosa.
    Secondo me si dovrebbero trovare buone terapie di comprovata efficacia, da poter far seguire a chi ne ha veramente bisogno, che si possano attuare in ambito pubblico.
    Ripeto: non si parla della TUA terapia, è un discorso più ampio sui costi e sui benefici delle varie terapie in circolazione..
    Insomma qual è il minimo di cura che può far ottenere notevoli risultati? Quello dovrebbe essere preferito rispetto a cure ugualmente efficaci (o poco di più) ma che costano e durano molto di più. In tal modo nel pubblico non ci sarebbe questa penuria di personale di credibilità che affligge il mondo "psi".
    Se ti interesserai dell'argomento "valutazione dell'efficacia in psicoterapia" soprattutto in ambito pubblico forse rivaluterai la questione.
    Sono totalmente d'accordo.Si può anche aggiungere,ad esempio,che l'efficacia di qualsiasi psicoterapia varia notevolmente nel tempo.In pratica dalla ventesima alla cinquantesima seduta non ci sono che lievissimi miglioramenti: per avere ulteriori miglioramenti occorre attendere dopo la cinquantesima.In questa condizione ridurre il numero di colloqui taglierebbe notevolmente le spese per la sanità senza ridurre di molto l'efficacia della terapia.Poi se il problema è molto grave si può tenere un paziente nel pubblico per anni,ma per il 70-80% dei pazienti basta una terapia breve.
    e per un 30-40% basta una consulenza di pochi colloqui.
    Pian piano ci si arriverà anche qui in Italia,ma come sempre siamo completamente incentrati sulla forma e poco sulla sostanza delle questioni,sempre così incentrati sul metodo e così poco sul risultato

  10. #145
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    ma come sempre siamo completamente incentrati sulla forma e poco sulla sostanza delle questioni,sempre così incentrati sul metodo e così poco sul risultato
    "Fatti, non pugnette!"

  11. #146
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  12. #147
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    Eh già,magari fosse così ,ma siamo nel paese dove costruire un'autostrada costa il quadruplo che nel resto dell'europa.e non mi sembra che siano autostrade d'oro.lo stesso per la psicoterapia nel servizio pubblico

    Ma che palle sta cosa! tutte le volte che schiaccio enter mi invia il messaggio ancora vuoto.che rottura,quando quoto devo andare a capo e devo schiacciare enter
    Ultima modifica di Parsifal : 13-09-2007 alle ore 15.12.17

  13. #148
    Tra l'altro sta girando in questi giorni una proposta di legge che se ho capito bene dovrebbe portare ad avere psicoterapeuti convenzionati col servizio sanitario pubblico....
    cmq quoto totalmente quello che dice TheGathering

  14. #149
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    Bene, sono contenta che qualcuno abbia colto il succo del mio intervento.
    Se vogliamo parlare di analisi interminabili e di lavoro nel profondo parliamo di una cosa, se parliamo di salute mentale parliamo di un'altra cosa.
    Non tutti hanno BISOGNO di un'analisi.
    Io sono la prima che ha intenzione, non appena potrò permettermelo, di fare un'analisi, ne ho anche parlato ieri col mio psic.
    Ma di fatto, so che potrei benissimo farne a meno. Riesco ad avere una vita abbastanza soddisfacente, non sono più in balia di atroci sofferenze e questo lo devo a me stessa e agli psicoterapeuti che mi hanno seguita in questi duri anni.
    la mia fortuna è stata che per ben 2 anni ho potuto fare una terapia una volta alla settimana all'ASL, All'epoca avevo 18 anni e me la pagavano i miei quindi di più non avrei potuto fare.
    Io credo che si debbano potenziare questo tipo di terapie, che consentono una graduale ma rapida ripresa del tono dell'umore e del senso di autoefficacia, oltre all'esame di realtà e chi più ne ha più ne metta.
    Ora come ora all'ASL le psicoterapie prolungate vengono fatte in rari casi, il più delle persone usufruisce solo dei farmaci! So cosa dico perchè di pazienti psichiatrici ne ho visti parecchi.

    Quindi per me l'ideale sarebbe:
    - convenzionare psicologi con il servizio pubblico;
    - privilegiare quel tipo di terapie che garantiscono un certo livello di miglioramento in poco tempo, fornendo i mezzi per magari approfondire la cosa poi privatamente ma intanto garantendo un certo livello di salute mentale e sostegno;
    - fare ricerca sull'esito delle psicoterapie, non solo a livello sintomatico, ma anche a livello più profondo e multidimensionale (relazioni, meccanismi di difesa, rapporti sociali, inserimento lavorativo, cura di sè, ecc) per vedere quali sono i fattori che influenzano un esito positivo della terapia, quali un drop out ecc...Esistono molti strumenti per questo tipo di valutazione, si tratta solo di estendere la ricerca, cosa difficile perchè la ricerca di questo tipo si basa solo sul volontariato e sulle tesi di laurea. Quindi potenziare la ricerca;
    - fare studi di follow up a lungo termine su trattamenti ultimati da anni. Solo così si può capire se la terapia è servita a qualcosa veramente o se si è trattato solo di una momentanea diminuzione sintomatica.

    Sia chiaro che io seguo un orientamento psicodinamico, quindi non sono per le terapie brevi da 6 mesi e via per tutti.
    Ma usare le risorse in modo ottimale dovrebbe essere una priorità per chi opera in un contesto sanitario, tanto più se pubblico. Anche chi opera nel privato però dovrebbe cercare di valutare gli esiti dei suoi interventi per non far sprecare tempo e denaro ai suoi pazienti...
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  15. #150
    ninfaverde
    Ospite non registrato
    Non parlo dei casi individuali, ma di ciò che se ne estrapola a livello ideologico.. Per frequentare questi forum e mettersi in gioco bisogna partire da questo presupposto. Ognuno ha i propri schemi di riferimento e i propri atteggiamenti. Purtroppo ognuno di noi è cieco ad un qualcosa, ognuno ha le proprie barricate e i propri schemi difensivi. Negarlo e omologarsi ad un'immagine possibilista e forzatamente astensionistica non è sempre la scelta migliore nè da psicologi nè da esseri umani, a maggior ragione se questa volontà è frutto non di un sentito modus vivendi ma solo di tante nozioni accademiche mal digerite. Da questa consapevolezza poi si può scoprire se stessi senza paura, e migliorarsi. Mi oriento in modo differente e ho i miei occhi per valutare e giudicare il mondo, d'altronde il giudizio è il prodotto di un processo cognitivo ineliminabile. Se da uno psicologo ci si aspettano pochi prodotti cognitivi, è un gran peccato.

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