Originariamente postato da Tursiope
Ciao Lara00,
le differenze sono infinite, cioè diciamo che sono proprio cose diverse :-)
Il comportamentismo, almeno nella sua parte più severa e rigorosa, sostiene che bisogna abbandonare tutti i concetti classicamente psicologici della psicologia del senso comune o della psicologia filosofica come il concetto di pensiero, intenzione, desiderio, volontà, intuizione etc, perché sono concetti metafisici, non studiabili con metodi scientifici. Bisogna invece assumere il comportamento, che appunto è l’unico oggetto vero della psicologia in quanto è ciò che è osservabile, a differenza della mente e della psiche che non sono osservabili. Per studiare il comportamento quello che bisogna fare è osservare gli stimoli che l’organismo riceve e le risposte. Ciò che c’è nel mezzo è semplicemente una scatola nera. Abbiamo quindi un sistema in cui c’è un’entità non analizzata che sta in mezzo all’input e all’output. L’input è ciò che il sistema riceve, cioè lo stimolo, mentre l’output è ciò che si osserva, cioè la risposta. Tra stimoli e risposte non si può fare teoria se non in termini di associazioni che si sono stabilite nel tempo.
In sostanza immaginiamo un topino messo in una gabbietta che ha fame e si agita ed esplora (come è il comportamento normale dei topi) e che in questa esplorazione spinge una levetta. Allo spingere di questa leva esce del cibo, viene somministrato del cibo. Il topo, molto rapidamente, in un breve numero di prove (e così anche il piccione o altri animali) apprende, quando ha fame, a spingere la leva per ottenere il cibo. Questo è il condizionamento strumentale o operante. Sulla base di questi modelli di apprendimento e di condizionamento, basati sull’idea che c’è una associazione tra stimoli e risposte o tra comportamenti e risultati, si supponeva che si potesse fare teoria anche delle funzioni superiori dell’uomo. Invece il cognitivismo è partito in primo luogo proprio dall’idea che questi modelli di apprendimento e di associazione non sono sufficienti ed adeguati per dar conto del pensiero o del linguaggio o di altre attività superiori cognitive umane. Il secondo punto, su cui il cognitivismo si contrappone, è proprio su quale è l’obiettivo della scienza psicologica e di che cosa si deve fare teoria. Mentre per il comportamentismo si può fare teoria soltanto di ciò che si osserva (degli stimoli quindi e dei comportamenti o risposte perché il resto è fuori della portata della scienza: è metafisica e non è oggetto della scienza positiva), per il cognitivismo, invece, ciò di cui la psicologia deve fare teoria è proprio ciò che avviene nella scatola nera, cioè quello che avviene tra lo stimolo ambientale e il comportamento esterno osservabile, il processo che c’è nel mezzo. Il cognitivismo è sviluppare dei modelli di cosa avviene dentro la scatola nera, la natura di questi modelli.
La concezione del soggetto tipica del cognitivismo è una concezione molto più attiva nel senso che il soggetto elabora attivamente e in base a quello che ha dentro l’informazione. Il comportamento è assai meno prevedibile, non è una pura risposta e può inoltre cercare attivamente informazioni nel mondo per i propri fini.
Spero che tutto ciò ti abbia chiarito un pò.... :-)
L'approccio cognitivo comportamentale è molto completo....contando anche che il cognitivismo è stato creato da psicodinamici insoddisfatti da tale modello, vedi Beck e Ellis......
in più ha inglobato anche le teorie dell'attaccamento, un'analisi della persona a 360°.
bye bye
Vorrei aggiungere una cosa: quali sono gli sviluppi in corso del cognitivismo come pratica terapeutica?
Io credo che,trovando una matrice comune tra tutte le numerose strade aperte che si trovano ora nel cognitivismo,ci sia il tentativo di intervenire sui processi piuttosto che sui contenuti del pensiero.
Sono gli studi costruttivisti,metacognitivi e la super-rivelazione che è per me la mindfulness![]()







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mamma miaaa; una cosa potentissima.scrivimi in pm!