ho letto un pò random i vari interventi, ma mi sembra che manchi un pò il senso di autocritica positiva e propositiva che invece, per certi aspetti, ci dovrebbe contraddistinguere.
la domanda è: quanti di noi sono davvero in grado di lavorare con un paziente (questo chiaramente in ambito clinico, ambito che più "conosco", ma la cosa potrebbe estendersi anche alla psicologia scolastica, ad esempio, o ad altri ambiti di intervento), appena usciti dalla facoltà? quanti di noi sono in grado di trattare un disturbo psicologico-se ne scelga uno a caso- dopo un anno di tirocinio? estendendo il ragionamento mi viene quasi da chiedermi anche quanti di noi siano in grado di trattare un paziente dopo 4 anni di psicoterapia...
durante il tirocinio il 90% dei neolaureati in psicologia passa il tempo a fare fotocopie, addirittura qualcuno raccontava di portarsi la playstation portatile, e spesso per responsabilità sicuramente degli stessi tutor, che non sempre lavorano come si dovrebbe (cito andando a memoria di colloqui clinici che si riducevano al come stai e poco altro).
se il tuo tutor non dà prova di quello che sia effettivamente il mestiere, come puoi aspettarti di essere in grado di lavorare dopo 500 ore di tirocinio? non bastano 4 anni di tirocinio volontario (svolto solitamente solo se riesci ad acquisire quel filo di maturità che ti porta a riconoscere le tue lacune), figuriamoci un anno scarso di tirocinio obbligatorio.
1900 euro per uno specializzando di medicina, 0 per uno specializzando di psicologia. ingiusto?? uno specializzando di medicina lavora ed è utile, è operativo già dopo pochi mesi di pratica. durante il corso di studi si è fatto un culo come una capanna (scusate il termine) mentre noi stavamo in piazzetta a fumarci una sigaretta o a guardare il/la collega figo/gnocca. e in questa prtatica diffusissima negli atenei di psicologia pure io ero praticante assiduo, sia chiaro.
tornando indietro al percorso di studi, chiediamoci quante volte abbiamo sbirciato sul libro durante l'esame, chiediamoci quante volte abbiamo accettato un venti nell'esame di fisiologica per pigrizia (e in cose del genere per fortuna ho la coscienza pulita, perciò me ne tiro fuori, ma tutti abbiamo visto scene del genere), pensiamo a quanto spesso ci siamo "arrangiati".colpa nostra, ma colpa anche dei docenti
la verità è che un sistema formativo che non sia SELETTIVO produce professionisti scarsamente preparati.
però ricordo manifestazioni su manifestazioni per abolire il numero chiuso, spesso mandate avanti da persone che spesso non erano nemmeno studenti di psicologia (ma tante pecore gli andavano appresso

)
vogliamo imporci e far vedere cosa siamo in grado di fare? ok. ma prima facciamoci una domanda:
cosa sappiamo fare? e come?
l'epoca di "iosperiamochemelacavo" è finita. una selezione naturale è in corso, e sbaglia chi non se ne rende conto.
In sardegna attualmente ci sono 1700 iscritti, contro un milione e mezzo circa di abitanti da 0 a 100 anni. direi che domanda e offerta non sono proporzionate. eppure c'è chi ancora si iscrive in una Facoltà come quella di Cagliari, satura di persone che si iscrivono in Psicologia senza aver mai letto uno scritto di Piaget (e non oso citare Freud, of course

). tutte persone che passano giornate intere a lamentarsi, ma che poi ancora sbagliano la H nel verbo avere terza persona singolare o plurale, che per accento sulla e si riferiscono ad inflessioni dialettali, e così via. e non si tratta di un errore di battitura, è una cosa sistematica.
io comincerei con un bell'esamino di coscienza. nel momento in cui i post relativi alla "cattiveria" dei professori saranno inferiori come numero a quelli che iniziano col titolo "ho letto il libro XXXX", potremo cominciare a darci un tono.
prima di essere pagati per il lavoro bisogna lavorare, tutto qui.
scusateil post chilometrico, ma credo che cose del genere vadano dette, specie agli studenti, in particolar modo alle matricole. a me non lo hanno detto, ne sto pagando le conseguenze adesso. mettiamo il sedere sulla sedia e iniziamo a studiare, poi vedremo di lamentarci.